ELISA S. AMORE.
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LA CAREZZA DEL DESTINO.
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Parte 1.
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2013. Editrice Nord. MILANO.
ISBN 978-88-429-2364-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista
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PRESENTAZIONE.
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Uno sguardo, e Gemma Bloom capisce di essere perduta. Non ha idea di chi sia quel ragazzo, ma da quando lha incontrato non fa che pensare a lui, al suo sorriso enigmatico e ai suoi occhi impetuosi come il mare in tempesta. E anche Evan  rimasto stregato da lei e dalla forza del legame che si  subito creato tra loro. Potrebbe essere linizio di una storia damore perfetta, eppure Gemma 
divorata dai dubbi. C qualcosa di oscuro in Evan, qualcosa che la spaventa. Forse perch, a volte, Gemma  lunica a notare la presenza di Evan, mentre per tutti gli altri sembra invisibile? O perch alcune persone sono state trovate morte poco dopo essere state viste con lui? Una sola cosa  certa: in fondo al cuore, Gemma sa che la sua vita dipende da Evan. E in effetti  cos... anche se non nel modo in cui lei simmagina. Il destino di Gemma, infatti,  segnato: il suo tempo sta per scadere. E la missione di Evan  accompagnarla nel regno dei morti. Questa volta per  diverso. Questa volta Evan si trova di fronte a una scelta dolorosa: obbedire agli ordini e uccidere la donna di cui  perdutamente innamorato, o sfidare le leggi del cielo e degli inferi per salvarla?
Diventato un fenomeno editoriale prima ancora della sua pubblicazione, La carezza del destino unisce passioni dirompenti e segreti inconfessabili, decisioni impossibili ed emozioni profonde, dando vita a una storia damore intensa come i sentimenti che legano Evan e Gemma e ineluttabile come il destino che incombe su di loro...
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L'AUTRICE.
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Elisa S. Amore  nata nel 1984 e vive in un paesino nel cuore della Sicilia insieme al marito, al figlio e a un carlino che dorme tutto il giorno e da cui non si separa mai. In famiglia si  guadagnata il titolo di divoratrice di libri. Ama scrivere di notte, quando il resto del mondo dorme e lei sa che, l fuori, le stelle le fanno compagnia. Le piace nuotare, passeggiare tra i boschi e sognare a occhi aperti. Colleziona libri e film danimazione, il tutto gelosamente custodito sottochiave. La carezza del destino  il suo romanzo desordio.
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A mio marito Giuseppe e al piccolo Gabriel Santo.
Grazie a voi sono una persona migliore.
Siete tutto per me.
Cosa sei disposta a sacrificare quando lunica persona
che pu salvarti...  la stessa che deve ucciderti?
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PROLOGO.
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Detroit, Michigan, 17 marzo, ore 1.45.
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Lombra del destino lo attendeva nascondendosi nella notte, avvolta dalle sue spire talvolta
protettive, talvolta minacciose. Gelide, come il cuore di chi la dominava.
Avrebbe continuato ad attendere, perch lui sarebbe arrivato.
Un vento gelido soffiava da nord, camuffando i suoni che si diffondevano per le strade in un
rantolo lugubre e inquietante; trascinando con s lodore acre del vizio che sfuggiva dagli spifferi delle
finestre, superando la coltre spessa dei tendaggi tirati per celarne i segreti: un paradiso perduto velato
da un cocktail letale di polvere bianca e desideri concessi.
Il rombo di unauto si frapponeva al ritmo frenetico che proveniva dallinterno man mano che si
avvicinava alla struttura, fino a fermarsi davanti al suo imponente ingresso, spezzando i toni scuri della
notte con il suo rosso Ferrari.
Come argento liquido, occhi di ghiaccio brillarono nelloscurit, affilati come la lama di un
coltello, come quelli di un felino che ha avvistato la sua preda, mentre un uomo dalla chioma ramata
scendeva dalla sua auto ostentando unaria fiera.
Il vento soffi pi forte, mentre un sorriso scaltro si nascondeva nella penombra.
Ehi! esclam con voce arrogante luomo muovendo due dita verso il parcheggiatore in
completo grigio perch si avvicinasse. Dico a te.
Il parcheggiatore si avvicin immediatamente, come se il richiamo delluomo fosse stato un
ordine, e chin il capo con cortesia reverenziale, per poi afferrare al volo le chiavi che il proprietario
dellauto gli aveva appena lanciato. Mr Mason, benvenuto al Royalty Pleasure.  un piacere riaverla
qui con noi.
Prenditi cura della mia signora, gli ordin luomo senza preoccuparsi di ricambiare la
cortesia, facendo scorrere un dito sulla carrozzeria lucente. Poi un sorriso beffardo gli illumin il volto.
Sono sicuro che stasera ne avr fin troppe cui concedere le mie attenzioni. Apr la portiera del
passeggero con un sorriso sornione.
Delle lunghe gambe nude si affacciarono oltre la portiera rossa e una donna, avvolta in un
succinto abito nero, usc dalla vettura ignorando la mano che luomo le offriva. Lo oltrepass con
grazia, lasciandolo con la mano sospesa a mezzaria, per rifarsi del torto subito. Luomo sbatt le
palpebre, colpito nel suo orgoglio, e richiuse la bocca appena un secondo prima della portiera. Poi si
avvicin al parcheggiatore, che lo fissava con la schiena dritta e il capo sollevato, e afferr la targhetta
che portava al petto, avvicinando il viso per esaminarla alla scarsa luce al neon che proveniva
dalledificio alle sue spalle.
Byron Sullivan, lesse con difficolt, come se i suoi occhi faticassero a mettere a fuoco le
parole. Gli sistem il colletto della giacca, lisciandolo con cura mentre il parcheggiatore continuava a
fissarlo, impassibile. Sono pronto a scommettere che non basterebbe tutto ci che possiedi a
ripagarmi, sentenzi in modo crudo, quasi volesse sfogare sulluomo il rifiuto della donna. Vedi di
riportarmela senza un graffio, lo avvis, indicando lauto.
Jasper! Ti decidi a entrare o devo farlo da sola?! lo richiam la donna dallingresso. Il vento
soffi pi forte, costringendola a trattenere quel po di tessuto che le lambiva la pelle mentre un brivido
di freddo gel le vene di Jasper, in modo inaspettato. Unagghiacciante sensazione lo costrinse a
guardarsi le spalle. Un vecchio lampione lampeggi e si spense. I suoi occhi corsero oltre il
marciapiede vuoto allaltro lato della strada, seminascosto da unoscurit arcana, come se la minaccia
che avvertiva provenisse da quel punto. Aggrott la fronte quando scopr che cera solo il vento.
Scosse la testa, deridendo se stesso. Pensare che non ci ho ancora dato dentro, stasera,
comment sottovoce, non pi del solito, almeno. Devessere questo posto.
Diamine, Jass! Sto gelando qui fuori! lo incalz la donna.
Jasper si riscosse da quei pensieri insoliti e circond la nuca della ragazza con un braccio,
mentre nascondeva delle banconote nel taschino delluomo alto e imponente che sovrastava le loro
sagome minute, stazionando sullentrata del night club. Il buttafuori nerboruto si scost appena, come
se non li avesse visti.
Bene, replic lei inviperita, iniziavo a pensare che ne avessi troppe cui concedere le tue
attenzioni, per ricordarti di me.
Nonostante il rimprovero nelle sue parole, Jasper riusc a cogliere la nota di rammarico nel tono
di voce. Sbuff con nonchalance mentre tornava a stringerla per un fianco. Ma che dici, piccola!
Perch sarei qui con te altrimenti? Non vorrai tenermi il broncio?! Lalba  lontana, continu,
abbassando la maniglia dellingresso. Dallinterno i rumori giungevano soffocati e smorzati finch la
porta non si apr. ... lasciamoci trascinare in questinferno!
Il ritmo frenetico e assordante della musica li invest con tutta la sua forza, provocando una
scarica di adrenalina nelle loro vene.
Poi la porta si richiuse alle loro spalle, risucchiandoli al suo interno.
Ore 3.49
Lo scatto furioso di una porta di servizio squarci la quiete della notte, mentre Jasper si
trascinava a fatica nelloscurit, costringendo una donna in abito rosso a seguirlo.
Mr Mason! Mi lasci! Le ho detto che non ho alcuna intenzione di seguirla! La voce della
donna tradiva il suo sgomento mentre lei tentava di tener testa alluomo che a stento si reggeva in piedi,
il cervello annebbiato da un cocktail di sostanze illegali persino in quel posto.
Il vicolo sul retro assorbiva ogni suono, soffocandolo nella tetra oscurit che copriva le pareti
strette di quellangolo scuro dimenticato da Dio, quasi fosse uno spesso mantello nero. La polvere
ricopriva immobile ogni superficie, mescolandosi allodore acre dei rifiuti che riempivano i
marciapiedi, trasformando laria in un sarcofago notturno.
Andiamo, piccola scommettitrice... La versione ubriaca e sopraffatta da un mix di alcol e
droghe di Jasper continuava a trascinarla, tentando di vincere le sue labili difese. Nonostante lo stato di
stabilit precaria in cui luomo si trovava, lei non avrebbe mai potuto contrastare la sua forza.
Uno strattone ancora alla donna e la porta si richiuse con un tonfo sordo, lasciando che la notte
li avvolgesse interamente con il suo manto scuro.
Non... non pu costringermi a stare qui con lei! La voce le usc in un rantolo disperato. Il suo
autocontrollo iniziava a mostrare cedimenti mentre il corpo di lui la costringeva contro il muro. Mi
lasci, ho detto! url, sullorlo del pianto. ... la prego, squitt, vicina alla rassegnazione. Poi un
barlume di speranza la folgor, come luce nelloscurit. Quella donna! Vi ho visti insieme! Era con
una donna, nel locale! Cosa penserebbe se ci vedesse la sua fidanzata?! lo spron per indurlo alla
ragione.
Una tetra risata vibr tra i capelli della donna, gelandole il sangue: il suo tentativo disperato non
aveva sortito leffetto desiderato. Luomo si prendeva gioco di lei.
Come potrebbe... la mia fidanzata mi crede gi a letto, ma tu parli di Jasmine, adorabile, certo,
ma solo una sgualdrina. Una delle tante. Jasper si scost un istante, per mettere a fuoco il suo viso
attraverso il velo nero di cui laria si era rivestita. Proprio come te. Non ci vedr nessuno, stai
tranquilla.
Lei scosse la testa, spaventata, ma Jasper le blocc le labbra con un dito. Dimmi il tuo
nome...
La donna non rispose, bloccata dallo sgomento.
Attenta, piccola... potrei decidere di non essere pi tanto gentile...
Vanessa! Mi chiamo Vanessa.
Nessa, valut lui scrutandola con attenzione. Sembrava che quel nome gli piacesse. Non
devi essere di questo posto, parli bene la mia lingua eppure hai un accento cos delizioso... francese,
non  cos? Ti confesso che mi fa impazzire.
La prego...
Sstt... non voglio farti del male, le sussurr nellorecchio, abbassando il tono della voce
mentre le sfiorava il collo con il naso. Voglio solo divertirmi un po con te. Alla fine mi ringrazierai.
Le lecc il lobo dellorecchio con la lingua mentre Vanessa si contorceva dal disgusto.  una
promessa, aggiunse in un sussurro sempre pi eccitato.
La prego... per favore, io...
Ti piacer... ansim. Le afferr le natiche, sollevandola contro il muro, mentre spingeva
verso di lei con il suo corpo, in balia del desiderio. Credi che non abbia notato il modo in cui mi hai
guardato tutta la sera?
Oh, no! precis lei in fretta, quasi avesse intravisto una possibilit duscita. Si... si sta
sbagliando.  il mio lavoro. Sono qui solo da due sere, mi lasci, la prego. Mi hanno semplicemente
detto di essere gentile con i clienti mentre fanno le loro scommesse...
Luomo grugn di desiderio al suono prolungato della sua voce. Vedi? Le scost i capelli
dietro la spalla.  proprio questo che farai per me, devi solo essere gentile, penser io a tutto il
resto... Le sue labbra le lambirono la base del collo, mentre Vanessa iniziava a tremare, il corpo
scosso dalle lacrime represse. E poi... Io non sono un cliente qualunque, sono un uomo molto potente,
sai? Non vorrai che ti faccia licenziare? bisbigli sulla sua pelle mentre le abbassava le mutandine
fino alle ginocchia.
No! No... si fermi, la prego, lo implor lei, inerme come una bambina.
Con una sola mano, luomo si liber della cintura e sbotton i pantaloni, mentre con laltra
risaliva la coscia della donna, fin sotto il vestito. Il piacere lo stord e gli sfugg un gemito, nello stesso
istante in cui una lacrima, calda, solcava il viso di Vanessa, rassegnata al peggio.
Non fare la difficile... Siete tutte puttane, qui, ansim Jasper, ma un fragore metallico
squarci quellintimit forzata, rimbombando in tutto il vicolo in un suono tetro e minaccioso. Jasper
sollev la testa, mentre il suo cuore si scagliava con forza contro il petto, impulsivamente e senza alcun
controllo. Quella fulminea distrazione bast perch listinto di sopravvivenza di Vanessa prendesse il
sopravvento sul suo corpo, liberandola dalla presa ferrea delluomo. Nello stesso istante in cui Jasper
alz la testa, allarmato dal rumore improvviso, lei lo stratton con pi forza di quanta si aspettasse di
possedere, divincolandosi fino a sciogliersi dalla sua presa, mentre un tombino di ferro, qualche metro
pi distante, dondolava ancora sullasfalto, ignorando le leggi della fisica.
Ma che diavolo... si lasci sfuggire Jasper, ancora scosso da quellinterruzione violenta.
Quasi ipnotizzato dal suono del tombino che oscillava, si accorse che Vanessa era scappata solo
dallincedere furioso dei suoi tacchi a spillo che si allontanavano dal vicolo. Un gatto dal pelo ispido
balz sui cassonetti, facendolo sobbalzare.
Stupido gatto, imprec con il cuore ancora in gola, liberando laria che gli si era bloccata nei
polmoni. La forza indotta dalla droga iniziava a scemare, lasciando al suo posto aritmie e tremori
improvvisi e involontari. Stupide donne! ringhi ancora, sibilando nelloscurit. Corri! Scappa!
Tanto ero solo venuto per pisciare! grid al ticchettio sempre pi fievole della donna, ormai lontana.
Puttana, sibil a denti stretti. Non sarei mai dovuto venire in questo buco. Sono tutti pazzi qui.
Ricopr il muro bagnandolo con le sue scorie liquide.
Il rumore della lampo dei suoi jeans che si richiudeva risuon nel vicolo in modo innaturale.
Il corpo di Jasper fu scosso da un tremore, ma lui non era sicuro che dipendesse dalla droga.
Qualcosa, sepolto dentro di lui, si stava risvegliando, mettendolo in allarme. Si guard intorno,
improvvisamente preoccupato, quasi sentisse di non essere solo. Come se qualcuno lo stesse
osservando. Chi c?! url in preda a un panico inaspettato. Avanz di qualche passo, lentamente,
guardingo. Il rumore delle sue scarpe riecheggiava nel vicolo, riproducendo un suono spettrale. La
porta cigol alle sue spalle, facendolo sobbalzare, ma, quando si volt di scatto, con il cuore in gola,
scopr che era gi chiusa. Che cazzo... Ogni nervo del suo corpo era teso, e il suo cuore pulsava a un
ritmo frenetico, minacciando di fargli esplodere le vene. Una folata di vento lo schiaffeggi e Jasper la
segu come impazzito, quasi si fosse trattato di una presenza concreta. Chi  l?! ripet.
Un fragore lo sorprese alle spalle, mentre in fondo al vicolo qualcosa si riversava al suolo
cadendo dai cassonetti putridi. In un istinto incontrollato, Jasper si port la mano sulla schiena serrando
le dita sul ferro e cinque colpi frenetici squarciarono la notte prima che lui potesse controllare la sua
reazione, riecheggiando fino a scomparire. Il suo respiro si faceva sempre pi smorzato, mentre il corpo
veniva nuovamente scosso dai tremori.
Tutto intorno a lui taceva.
Lentamente, Jasper si avvicin al punto in cui aveva appena sparato, sforzandosi di mettere a
fuoco ci che loscurit tentava di nascondergli. Con un piede, scost una grossa sagoma scura riversa
al suolo, ma scopr subito essere un sacco della spazzatura. Un topo squitt, facendolo trasalire. Topo
di merda, ora ti ammazzo! Sollev la pistola per colpire il roditore, ma il lugubre latrato di un lupo, da
qualche parte in lontananza, risuon come il lamento di una bestia infernale, riecheggiando nel vicolo
in uneco minacciosa, facendogli accelerare il battito cardiaco come un timer impazzito. Jasper si
sfreg gli occhi con una mano, la fronte imperlata di sudore freddo. Cazzo! Devo ricordarmi di non
prendere pi questa roba! si ripromise con le mani tremanti.
Una leggera nebbia, gelata e inquietante, si insinuava nelloscurit, rendendo latmosfera ancora
pi spettrale di quanto il suo istinto non suggerisse gi. Dun tratto Jasper avvert lesigenza di
allontanarsi da quel posto. Si convinse a rientrare, percependo ancora sulla schiena lalito di quella
presenza agghiacciante, come di un fantasma deciso a tormentarlo.
Il silenzio era tornato a dominare la notte, mentre i suoi respiri si sforzavano di tornare regolari.
Ma, per qualche ragione, non riusciva a muoversi, brividi di freddo ancora lo scuotevano. Si chiese se
quella notte non avesse esagerato, se il suo corpo avrebbe continuato a reggere i lussi che lui si
concedeva.
Qualcosa, in un angolo remoto della sua coscienza, continuava a sussurrargli che la droga non
centrava. Un altro brivido gli sferz la pelle. Deglut, cogliendo un suono che non sembrava avere
provenienza. Era nellaria, nella terra o forse dentro di lui. Non riusciva a stabilirlo, ma quel rumore
minaccioso gli aveva gelato il sangue nelle vene, paralizzandolo. Rivoli di sudore gli scorrevano sulle
tempie, mentre un ringhio spettrale, disumano, lo faceva tremare. Si prepar a premere il grilletto. Chi
cazzo...
Un rumore violento, dietro le sue spalle, lo costrinse a girarsi e una fitta lancinante al petto lo
colse impreparato, strappandogli il respiro dai polmoni, come una pianta sradicata con violenza dal
terreno. Le pupille fremettero un istante, cogliendo con terrore il ferro arrugginito che gli trafiggeva il
corpo da parte a parte, allaltezza del cuore. Ma subito le palpebre persero vigore, arrendendosi.
Sprazzi di vita scarlatti scivolarono sul ferro gocciolando sul terreno umido, in una pozza
cremisi.
Con la vernice scrostata imbrattata di sangue, la rampa pi bassa della scala antincendio vibrava
ancora, ferro nella carne, dove la sua improvvisa, folle corsa si era fermata, scivolando sui binari senza
controllo. Un ultimo spasmo involontario e la morte, fulminea, lo strapp alla vita mentre sul suo
sguardo era ancora impresso il grido soffocato del suo muto sgomento.
Boccheggi, lasciandosi sfuggire lultimo anelito di vita, il collo abbandonato in una posa
disumana.
Il vento soffi ancora.
Come argento liquido, occhi di ghiaccio brillarono nelloscurit, affilati come la lama di un
coltello, come quelli di un felino che ha catturato la sua preda.
Poi un silenzio spettrale avvolse il suo corpo mentre, come un Angelo della notte, unombra si
rifletteva nelle sue iridi ormai spente. Lombra del destino.
Allora il Signore Dio fece cadere
un sonno profondo sulluomo che si addorment,
poi gli tolse una delle costole,
richiuse la carne al suo posto e ne form una donna.
Genesi 2,22
La morte, se sopraggiunge senza avviso, per quanto crudele non fa cos paura, se non ti lascia
il tempo di realizzare ci che sta per accaderti.
Conoscere il proprio destino, invece,  una condanna terrificante, forse peggiore della morte
stessa. Un preludio alla follia.
Temere lo spettro della morte a ogni respiro  uno straziante conto alla rovescia che ti sfinisce,
privandoti della volont di opporti purch leco del suo sussurro si plachi nel gelido silenzio che porta
via ogni cosa.  come un veleno letale che agisce silenzioso prosciugando le tue forze, abbattendo le
difese della tua mente, fin quando arrivi al punto di desiderare di arrenderti al suo conforto, lasciando
che ti avvolga con il suo manto nero, pur di evitare che sia la paura stessa a ucciderti... lentamente.
QuellAngelo della Morte era l per me e sarebbe presto venuto a prendermi perch, in un
modo o nellaltro, io dovevo morire. Era il mio destino. E chi ero io per contrastarlo?
1
BAGLIORE
Guardavo in silenzio fuori dalla finestra, mentre il professor Butler aveva gi iniziato la sua
lezione dinglese. Quello era uno di quei giorni in cui avrei preferito saltare la scuola: non che non mi
piacesse, al contrario, ma, dopo settimane di pioggia incessante, era finalmente apparso il sole.
Marzo spingeva linverno perch lasciasse il suo giaciglio di cristallo e si ritirasse, risvegliando
la primavera dal suo lungo letargo. La natura mi lasciava senza fiato in quel periodo, cos come in ogni
altro, a dire il vero. In quel piccolo ritaglio di paradiso nascosto tra le montagne, non contava quanto
spesso mi soffermassi a osservarne i dettagli o con quanto zelo mi sforzassi di carpirne i segreti, perch
ogni volta non era mai come la precedente e, in ogni stagione, qualunque fossero il mio umore o i miei
pensieri, bastava un rapido sguardo al paesaggio a rapirmi da tutto ci che mi tenevo dentro, come se la
natura stessa mi richiamasse a s. Persino la luce del sole sembrava brillare in modo innaturale sulle
superfici, come in nessun altro posto, rivestendo ogni cosa di un magico incantesimo.
Non riuscivo a staccare gli occhi dalla finestra nemmeno per un istante, nonostante la lezione
stesse per finire e il professore continuasse a schiarirsi la voce nel tentativo di attirare la mia attenzione
e quella di chi, come me, era rapito da quellassaggio di primavera.
Osservavo il groviglio di verde che si intravedeva allesterno, a poche centinaia di metri,
immaginando di vagare tra gli alberi del bosco, in cui spesso mi rifugiavo estraniandomi dal resto del
mondo, di percepire il profumo del muschio levarsi dalla terra ancora inumidita dagli ultimi sprazzi di
neve, di trovare il giaciglio perfetto tra i rami che si intrecciano sul suolo e, con un libro in grembo e la
corteccia rugosa a premere sulla mia schiena, immaginavo di allontanarmi dal mondo, liberando la
mente oltre confini inaccessibili al corpo, mentre gli occhi, rincorrendo le parole tra le righe, come
velieri alati, mi trasportavano in luoghi lontani e la foresta, selvaggia e misteriosa, mi offriva la sua
protezione.
Da bambina, genitori e insegnanti insistevano perch socializzassi, invece io continuavo a
chiudermi nel mio guscio, sempre pi spesso e inaccessibile agli altri. Con il tempo avevano finito per
desistere, abbandonando lidea di plasmare il mio carattere fin troppo fermo e tuttaltro che
arrendevole. Avevo sempre preferito la tranquillit di un buon racconto a una chiassosa compagnia di
persone. Ed era quasi surreale il modo in cui ogni volta, entrando al Bookstore Plus, era come se fosse
il libro a scegliere me. Una percezione sotto pelle, quasi fosse un desiderio reciproco.
Ovunque locchio riesca a posarsi, qualunque distanza si sforzi di coprire, ogni luogo 
circondato dagli alberi e la vegetazione cresce rigogliosa nella piccola cittadina in cui sono nata e
cresciuta. Immersa nel cuore delle Adirondack Mountains, sperduta tra maestose foreste e incantevoli
distese dacqua, a 568 metri di altitudine, esiste la piccola cittadina di Lake Placid, nella Essex County,
nello Stato di New York, dove la natura regna indisturbata e tutto  ricoperto di verde. 2638, le anime
cordialmente riunite in questo piccolo paradiso perduto.
 difficile non rimanere intrappolati nel suo fascino, bench la maggior parte della gente che
conosco preferisca le grandi citt.
Personalmente ho sempre ritenuto le citt luoghi grigi e freddi e, incapace di coglierne il
fascino, non sono mai riuscita a entusiasmarmi di fronte agli enormi palazzi, ai negozi o allatmosfera
caotica delle grandi metropoli.
Ho sempre preferito laria pulita allo smog. Probabilmente per un innato istinto di
autoconservazione.
Un unico inconveniente mi limita dal ritenere Lake Placid il luogo perfetto in cui vivere: qui...
Tutti conoscono Tutti.
Nessun segreto. Nessuna privacy, soprattutto a scuola. Come se la vita di ognuno di noi fosse
completamente, costantemente esposta in una vetrina cui tutti i duecentoquaranta studenti della Lake
Placid High School hanno libero accesso.
Eventi banali archiviati dopo qualche giorno.
In realt non succede mai niente di particolarmente entusiasmante qui, escludendo attivit e
manifestazioni di natura sportiva, nulla di incredibile o emozionante scuote la tranquillit di questo
posto... e delle nostre vite.
Di tanto in tanto guardavo lenorme orologio appeso alla parete, ma il tempo sembrava essersi
congelato; avevo limpressione che quella lezione fosse pi lunga delle altre, ma forse era il mio
costante desiderio di uscire che la rendeva tale. Per fortuna era lultima, quel giorno. Un calvario che
stava per finire.
Anche se il monotono mormorio del professore riusciva a penetrare il silenzio dei miei pensieri,
infastidendomi, non lasciai che mi distraesse dallirrealistico paesaggio cui solo io, nella mia mente,
avevo accesso.
Psst! Ehi... Psst!! Gemma...
Udii a stento il brusio sommesso di una voce maschile.
Un colpo secco alla mia sedia mi fece sobbalzare.
Gemma... bisbigli ancora.
Qualcuno alle mie spalle cercava di attirare la mia attenzione.
Affinai ludito, inclinando la testa oltre la spalla nel tentativo di riconoscerne il timbro,
smorzato dal debole tono di voce con cui soffocava le parole.
Ehi, Gemma... diamine, mi senti o no?! sbuff, esasperato. Unocchiata fugace mi permise di
riconoscere Peter Turner, che mi chiamava dal banco retrostante al mio.
Sstt... Ti ho sentito! lo canzonai, mimando appena le parole.
Scusa,  da unora che provo a chiamarti... si pu sapere su quale pianeta ti trovavi, questa
volta?
Che c?! Ancora infastidita dal fatto che il suo richiamo avesse soffiato via la nuvola di
beatitudine in cui mi ero rifugiata, mi ero lasciata sfuggire un tono pi aspro, ma il senso di colpa mi
strinse in fretta lo stomaco.
Dammi la mano. Peter non dava limpressione di essersi offeso.
Cosa? replicai, perplessa per la sua richiesta.
Dai, dammi la mano! Ho una cosa da darti.
Allungai il braccio oltre lo schienale alle mie spalle, cercando di non farmi notare dal
professore. Non appena avvertii qualcosa di freddo e spigoloso sul mio palmo, lo ritrassi senza
voltarmi. Aprii il pezzettino di carta che Peter aveva ripiegato in quattro parti. Due parole scritte in
nero spiccavano sullo sfondo bianco del foglio.
Remember me.
Cosa?! mi lasciai sfuggire prima ancora di rifletterci, un po per lo stato di quiete
meditabonda in cui la mia mente si ostinava a crogiolarsi, un po per limpulsivit con cui la mia bocca
continuava a eludere i controlli del cervello. Che diavolo significa? Tuo padre ha accettato quel lavoro
in Europa? Una sensazione impellente di panico mi sovrast, mettendomi improvvisamente in
allarme. Tentai di tenerla a freno camuffando le parole in bisbigli agitati e coprendo istintivamente la
bocca nel rendermi conto di aver alzato il tono di voce. Dun tratto la mia mente si era svuotata e non
cera pi nessuno, in aula, a parte me e il tamburo che dal cuore riverberava fino a scuotermi il
cervello. Come avrei fatto senza Peter?
Poi lo sentii soffocare una risata. Non riuscivo a vederlo, ma sapevo con certezza che stava
scrollando la testa in quel preciso istante, le guance pizzicate ai lati da due fossette. No, Gemma! 
solo un film! Mio padre continuer a fare il fabbro proprio qui! Sei fuori dal mondo! Volevo chiederti
se ti andava di vederlo insieme, magari stasera. Potrei passare da te o, se ti va, possiamo andare al
Palace Theatre e vedere cosa danno al cinema...
Senza farmi notare, tirai un sospiro di sollievo, mentre il cuore riprendeva il suo ritmo regolare.
Per nessuna ragione al mondo avrei sopportato di perdere Peter, il migliore amico su cui si potesse
contare. Non posso... Con dispiacere, fui costretta a declinare il suo invito, concedendomi solo un
breve istante per valutare la sua proposta. Domani abbiamo il test di matematica... sono un po
indietro e devo studiare, mi dispiace...
Mmm... indietro tu. S, come no. Okay...  davvero un peccato allora.
Anche se il mormorio di Peter era stato basso, avevo comunque colto la nota di delusione nella
sua voce.
Allora? La voce decisa del professore mi fece sobbalzare. Cos questo ronzio di
sottofondo? Scrut la classe, mantenendo unespressione vaga.
Mi costrinsi a sostenere il suo sguardo nellaccorgermi che indugiava nella nostra direzione.
Mr Turner... Non le chieder di rendere tutti noi partecipi della vostra conversazione,
semplicemente perch non ritengo possa essere cos importante da permettervi di sottrarre altro tempo
alla mia lezione. Il professore fece una breve pausa in cui mi lanci una fugace occhiata. Ma vi sarei
grato se vi uniste a noi in un dibattito sullargomento in questione.
Panico.
Il professore represse un sorriso sornione, lasciando che trapelasse dai suoi occhi, attraverso le
lenti spesse. Scrutava Peter oltre la mia testa, con sguardo accusatore, attendendo una sua risposta.
Dalle mie spalle arrivava solo un silenzio carico dimbarazzo. Listinto mi indusse a intervenire. Non
ritenevo giusto che la mia media scolastica mi escludesse da certi trattamenti.
Professor Butler, Peter non centra;  stata colpa mia, intervenni dimpulso, senza
soffermarmi a riflettere sulle conseguenze.
Linsegnante guard accigliato nella mia direzione, nel tentativo di suggerirmi che il mio
intervento non era necessario, ma io ignorai il suo tacito rimprovero e terminai ci che avevo iniziato.
A dire il vero si tratta di una cosa davvero stupida. Inscenai un sorriso, poco convincente.
Non riuscivo a trovare la mia penna, sa... per gli appunti... e ho chiesto a Peter se poteva prestarmene
una delle sue. Le mie labbra si erano mosse velocemente, non appena il cervello era riuscito a
formulare qualcosa di concreto da dire, una scusa plausibile, mentre la mia mano reagiva istintivamente
mostrando allinsegnante la penna che stringevo tra due dita.
Il professore valut le nostre espressioni, incerto su cosa replicare. Approfittai dellattimo in cui
ci rivolse le spalle per avvicinarsi alla cattedra per cercare il volto complice di Peter, dietro di me.
Lui mi strizz un occhio, dolcemente, nel suo insolito modo per ringraziarmi.
Bene, annu il docente dinglese, ritornando a fissare lo sguardo sul mio. Il cuore mi balz in
petto, cogliendo la minaccia celata nel suo sorriso. Dal momento che ha preso lei la parola, Miss
Bloom, voglio accertarmi che abbia seguito la lezione...
Perfetto. Adesso ero io a trovarmi nei guai. Davvero grandioso.
Si ferm a guardarmi da sopra gli occhiali. Sarebbe in grado, Miss Bloom, di farmi un
riassunto conciso ed esplicativo su quanto  stato detto oggi? O la mia lezione non  stata di suo
gradimento? Strinse gli occhi impercettibilmente, velando la sua accusa.
Il suono di quelle parole, pronunciate dalla sua bocca contorta in una smorfia di ammonimento,
risuon quasi come una vendetta personale per la semplice ragione di averlo contraddetto.
Era piuttosto evidente che si era gi accorto della mia distrazione in aula, quel giorno, tanto
quanto fosse chiara la sua decisione di farmela pagare solo dopo il mio non richiesto intervento.
Allarmata, spulciai tra i ricordi a breve termine, cercando di riportare a galla qualcosa: una
parola, una frase, un gesto, qualsiasi cosa che potesse ricondurmi allargomento in questione. Mi
sarebbe bastato davvero poco per venirne fuori, ma lo sforzo fu veloce quanto inutile. Non ricordavo
niente.
Mi schiarii pi volte la voce, cercando aiuto tra gli sguardi dei miei compagni, nel tentativo di
temporeggiare.
Sul punto di confessare e ammettere ogni colpa, il trillo acuto della campanella mi vibr nella
testa.
Trattenni il fiato per un istante mentre il professore non lasciava il mio sguardo. Ti sei salvata
in extremis, ma la prossima volta pretendo che mi portiate una relazione scritta sullargomento... Tutti e
due. E, per prossima volta, intendo domani.
Attesi che il professore si voltasse per espirare laria che avevo trattenuto nei polmoni.
Perfetto! si lament Peter con tono sarcastico.
Riuscivo a comprendere il suo rammarico e mi sentivo terribilmente in colpa. Se la mia mente
non avesse divagato per tutta lora, non avremmo dovuto scontare quella punizione. Era solo colpa mia
se ci trovavamo in quella situazione. Non preoccuparti, lo rassicurai, far io la relazione per
entrambi.
Una scintilla gli illumin gli occhi, malgrado il suo tentativo di reprimerla. Peter non
apparteneva certo alla cerchia dei nerd. Davvero, non serve... replic, mantenendosi sul vago perch
io non prendessi realmente in considerazione il suo rifiuto. Si stava sforzando di simulare il proprio
disinteresse per la mia proposta, ma io possedevo la chiave per leggere attraverso i suoi occhi.
Lo guardai per un istante inarcando le sopracciglia, senza parlare.
Sulle sue labbra sorse lentamente un sorriso caldo quanto il sole, appena poco prima che il suo
entusiasmo esplodesse abbattendo le pareti erette attorno alla sua farsa.
Ti compro un nuovo libro al Bookstore Plus! esclam, nel tentativo di sdebitarsi.
Non serve, lo hai gi fatto appena due giorni fa e non ho ancora avuto il tempo di leggerlo!
Questo perch non fai che leggere sempre la stessa storia...
Lo colpii alla testa sporgendomi oltre la sedia e Peter afferr il mio schienale, fingendo di farmi
cadere.
Sono stata impegnata con i compiti! Certo non pretendo che tu sappia cosa siano. E, per la
cronaca, leggere Jane Eyre  ogni volta unesperienza nuova.
Se lo dici tu...
Finger di non averti sentito e far lo stesso la relazione per entrambi.
Peter mi sorrise, astenendosi dal pronunciare le parole che aveva sulle labbra e, zaino in spalla,
allung velocemente una mano per frizionarmi la testa. Sei davvero la migliore, ma non posso
prendermi il merito per qualcosa cui non ho partecipato. Davvero. Non voglio che tu faccia tutto il
lavoro da sola, potrei... collaborare. Cos nel frattempo passiamo un po di tempo insieme, che ne
pensi?
Non so quanto ci guadagnerei con una tua collaborazione, replicai con sarcasmo, cercando di
ignorare il luccichio di speranza che gli velava gli occhi. E poi sai che finiamo sempre per tralasciare i
compiti. E domani c anche il test di matematica...
La luce nelle sue pupille si spense con la stessa rapidit con cui le aveva illuminate e il velo di
tristezza che si lasci dietro mi spinse a cambiare idea. Mi rendevo conto di aver un po trascurato la
sua amicizia negli ultimi tempi, a favore di un serrato studio e di incessanti pomeriggi sui libri, mentre
la neve, oltre la finestra, accarezzava i vetri osservandomi nella mia stanza. Quello di cui non mi ero
resa conto era il fatto che a uno dei due pesasse pi che allaltra. Anchio avevo bisogno di Peter, ma la
consapevolezza che lui era sempre l per me, appena a due passi dalla mia casa, probabilmente mi era
bastata pi che a lui.
Avevo in mente di andare al Mirror Lake, dopo la scuola. Potresti raggiungermi... se ti va...
gli proposi, certa che una passeggiata sulla Grassy Knoll, la collinetta erbosa in riva al lago, avrebbe di
certo ristabilito gli equilibri. Ci andavamo spesso, in estate, per abbronzarci o fare il bagno, soprattutto
quando la spiaggia pubblica era affollata.
Grandioso! La sua risposta arriv come una cannonata. A volte era davvero difficile riuscire
a contenere il suo entusiasmo. Ci vediamo alle quattro! esclam, prima di alzarsi e uscire dallaula.
Prov a scompigliarmi di nuovo i capelli, ma lo fermai in tempo sollevando una mano in segno
dammonimento.
Alle quattro, confermai alle sue spalle, nascondendo un sorriso.
Lespressione di Peter era bastata a convincermi a godermi quella splendente giornata di sole e
non sarebbe stato sufficiente il compito del professor Butler a ostacolarmi. La sua compagnia avrebbe
riempito la mia giornata di colori. A prescindere dalle circostanze, riusciva sempre a farmi divertire con
le espressioni bizzarre del suo volto e lottimismo che irradiava la sua pelle, come unaura invisibile di
cui non si svestiva mai. E, quando ne avevo bisogno, lui cera. Sempre.
Cera stato un periodo in cui eravamo inseparabili. Poi, non sapevo come n quando, era come
se fosse cambiato qualcosa tra noi, sebbene non riuscissi a spiegare nemmeno a me stessa cosa fosse.
Una cosa non era mai cambiata: ci che provavo per Peter. Lui non era mai stato un semplice
amico per me.
Era un fratello.
La classe si era gi svuotata quando sollevai la testa. Riposi i libri nello zaino e mi alzai,
impaziente di uscire da quelledificio e respirare laria fresca, intrisa di profumi che promettevano
primavera.
Non volevo sprecare neanche un raggio di quel sole che splendeva alto e mi incamminai verso
casa ignorando lautobus, mentre lo sguardo di Peter, sollevato agli angoli da un caldo sorriso, mi
puntava oltre il vetro, allontanandosi lentamente.
Lungo il tragitto mi stupii nel trovare i marciapiedi affollati di studenti che evidentemente
avevano prediletto la mia stessa soluzione.
Hai gi scelto il tuo vestito per la festa?
Sollevai gli occhi al cielo, chiedendomi se quelle due trovassero mai qualcosa di diverso su cui
discutere: due ragazze del mio stesso corso di trigonometria, Ashley Kane e Brenna Wyle, mi
precedevano sin dalluscita della scuola, obbligandomi a sorbirmi i loro futili e superficiali discorsi. La
pi alta delle due, Ashley, attendeva una risposta.
Mio Dio! Ho una tale confusione! Credi che mi stia meglio quello blu o quello rosso? replic
lamica, la voce nel panico.
Ashley riflett un istante prima di darle il suo giudizio. Quello blu  decisamente pi
intrigante, le sugger infine.
Scherzi? Mi fa sembrare grassa! Brenna le url contro il suo rimprovero, le pupille dilatate in
preda allo sconcerto.
Come se fosse stato possibile... Con unocchiata rapida, valutai le due stecche che si ritrovava al
posto delle gambe. Un fisico asciutto e lineare, privo di qualsivoglia forma di grasso, non riuscivo a
capire perch non se ne rendesse conto.
Perch me lo hai chiesto, allora?! la accus Ashley, restituendole la stessa dose di acidit.
Presa da quei discorsi, mi lasciai sfuggire una risata a denti stretti, attirando la loro attenzione.
Leffetto che dest nelle ragazze mi concesse un po di pace e mi sentii sollevata quando accelerarono
il passo allontanandosi da me in tutta fretta.
Mentre le osservavo svoltare langolo in fondo alla strada, il loro discorso torn a ronzarmi
nella testa, come una mosca fastidiosa. Avevano parlato di una festa... lultima cui Peter era riuscito a
trascinarmi con forza si era tenuta il fine settimana precedente, a casa di Daryl Donovan, il campione di
hockey della scuola, e non ricordavo di nessun altro invito recente... mi sforzai di riportare alla mente
le ultime conversazioni, ma cera sempre un velo tra me e gli altri ultimamente, come se mi fossi
rifugiata in un involucro caldo e rassicurante e non riuscissi pi a tornare alla realt. Mi sentivo una
crisalide rinchiusa nel suo bozzolo. O forse avevano ragione, tutti quanti, e la mia capacit di
socializzazione continuava a regredire con gli anni, invece che migliorare.
Il ballo! Quel pensiero esplose nella mia testa come un palloncino aerostatico.
Ero cos distratta ultimamente... ero certa che a scuola non si parlasse daltro, il ballo era stato
anticipato, quellanno. Mi riusciva cos difficile concentrarmi su qualsiasi cosa non fosse stampata e
rilegata, nellultimo periodo... mi estraniavo dagli altri senza accorgermene. Come se la mia mente
fosse costantemente altrove. Come se non esistesse niente, oltre ai libri, per cui valesse la pena
concentrarsi.
Il profumo del pranzo si avvertiva sin dal vialetto. Il pi delle volte, i miei genitori
consumavano un pasto veloce al lavoro, mentre io pranzavo a scuola alle undici e mezzo, insieme alla
mia classe. Il cibo veniva servito in mensa in diversi orari, a seconda dellanno che si frequentava.
La sera, difficilmente i miei genitori rientravano prima del tramonto, o abbastanza presto da
trovarmi sveglia. Il lavoro nella piccola caffetteria in centro li impegnava completamente. Tuttavia, a
mia madre piaceva cucinare e di tanto in tanto, quando il lavoro concedeva loro un po di tregua, ci
teneva a riunire la famiglia e al mio rientro, verso le due e mezzo, li trovavo a casa, con la tavola
imbandita. Probabilmente era il suo modo di non farmi sentire troppo la sua mancanza. Cos io
mangiavo praticamente due volte. Non che mi dispiacesse, avevo sempre avuto un debole per il cibo,
soprattutto nei momenti di tensione.
Apprezzavo le attenzioni di mia madre, per cui a volte era davvero difficile allontanare quella
sensazione che lasciava la loro assenza e la casa appariva cos vuota... pi grande di quanto non fosse
in realt. Forse non era poi cos difficile immaginare come io avessi trovato compagnia nei libri, sin da
bambina. Succedeva spesso che mi sentissi sola, soprattutto da qualche anno prima, quando la morte
improvvisa di mia nonna non mi aveva pi lasciato altro conforto, o compagnia. Afferrai distinto il
ciondolo a forma di farfalla con le ali chiuse che portavo al collo, ricordando il suo sorriso affabile nel
giorno in cui me lo aveva regalato. Sorrideva sempre. Le dita si soffermarono sullincisione che recava
il pendente. Il mio nome. Cos come il suo. Non potrei immaginare come avrei mai potuto superare la
tragica esperienza della sua morte, la prima con cui avevo dovuto fare i conti, se non avessi avuto Peter
a squarciare la nebbia delloscurit con il calore del suo sorriso e, nei momenti peggiori, a sconfiggere
la solitudine come un prode cavaliere.
La sera, molto spesso toccava a me preparare qualcosa da mangiare, ma raramente i miei
genitori tornavano in tempo per consumare la cena insieme.
Il lavoro alla caffetteria assorbiva sempre pi le loro energie e il loro tempo e la clientela non
faceva che aumentare per via del turismo. Non potevo certo lamentarmene. Era lincessante e illimitato
orario di lavoro a preoccuparmi.
Lodore di patate al forno mi invest le narici non appena varcai la soglia.
Scricciolo, sei tu? domand mia madre avvertendo il tonfo sordo della porta richiudersi alle
mie spalle.  quasi pronto.
Odio quando mi chiama cos, mormorai tra me lasciando cadere lo zainetto verde scuro sul
linoleum del corridoio.
Ho fatto le patate al forno, mi annunci quasi fosse un vanto, mentre la raggiungevo in
cucina.
Mi avvicinai a lei, un lieve sentore di cibo le profumava la pelle, la baciai velocemente
sfiorandole appena la guancia per ringraziarla, prima di uscire dalla stanza per sciacquarmi le mani.
Percorsi lingresso attraversando il grande arco che si apriva sul salone, arredato con gusto da
mia madre, come il resto della casa.
Salii le scale per raggiungere il bagno, collegato alle camere da letto da un lungo corridoio che
mi induceva sempre ad accendere le luci, al vago ricordo di un film dellorrore che Peter mi aveva
costretto a vedere e che per fortuna ricordavo appena.
Allora scendi o no? Muoio di fame! mi implor con scherno mio padre. Prima che li
raggiungessi udii dagli scalini il suono familiare delle loro risa.
Avevo sempre ammirato come i miei genitori riuscissero a conservare quella spensieratezza e
leggerezza nonostante il lavoro li sfinisse. In un mondo in cui la maggior parte dei matrimoni finiva per
collassare, loro rimanevano uniti.
Eccomi, esclamai scendendo i gradini tre alla volta.
Guardai divertita i loro volti impazienti e, con studiata lentezza, indugiai prima di sedermi al
tavolo in noce della cucina. Mio padre si stava consumando dal desiderio di far sparire la sua porzione
dal piatto, mentre lodore delle spezie si levava fino alle narici, spronando il suo appetito da leone. Tra
un boccone e laltro, li osservavo in silenzio evitando di farmi notare, mentre si scambiavano tenere
occhiate e sguardi pieni di complicit. Mi chiedevo se anchio, un giorno, avrei mai trovato qualcuno
da amare cos intensamente. I miei genitori avevano lavorato una vita fianco a fianco, eppure non si
erano mai lasciati scalfire dalle avversit e, dai loro sguardi, percepivo che il loro amore, intenso e
duraturo, non era mai cambiato.
Si amavano come il primo giorno, ne ero certa.
Ottimo, esclamai masticando lultimo boccone.
Davvero, Josephine, conferm il mio giudizio mio padre con entusiasmo. Hai davvero
superato te stessa.
Hai ripetuto davvero due volte! E poi, mi state forse prendendo in giro? Mia madre era
abituata al sottile sarcasmo con cui mio padre si esprimeva spesso e, con diffidenza, minacci di
colpirlo con il cucchiaio in legno che reggeva tra le mani, ma lui la ferm prontamente e, con un balzo
repentino, la afferr tirandola a s sulla sedia.
Josh!! protest, fingendosi allibita dalle sue attenzioni in mia presenza. In realt, con il tempo
mi ero abituata alle effusioni che si scambiavano, fino a considerarle nella norma. Eppure, gi da un
po mi ero resa conto che la loro unione aveva iniziato a suscitare in me un sentimento diverso che non
riuscivo a definire con esattezza. Solitudine, forse. Mista a rassegnazione e alla consapevolezza che
non avrei mai provato sentimenti cos profondi per qualcuno. Un lieve fremito che si agitava nel mio
stomaco solo da qualche tempo.
Joshua Alexander Bloom! Fammi scendere immediatamente! Mia madre si dimenava sulle
sue ginocchia mentre mio padre continuava a stuzzicarla strappandole risolini dimbarazzo. E poi si 
fatto tardi, gli ricord ammonendolo con lo sguardo perch si fermasse. Abbiamo una consegna,
ricordi?
 gi cos tardi? obbiettai guardando lorologio. Okay, andate pure, qui penso a tutto io. In
ogni caso avevo degli impegni, dopo pranzo, li tranquillizzai, rassegnata, accendendo senza
accorgermene la curiosit di mia madre.
Impegni? indag, sollevando un sopracciglio. Che genere di impegni? Si morse il labbro
inferiore, ma un sorriso le sfugg lo stesso e gli occhi le si infiammarono. Ha a che fare con un
ragazzo... di la verit, mi stuzzic con tono sempre pi curioso.
Non c nessun ragazzo, replicai con una smorfia,  solo... Peter.
Lultima volta che lho visto ricordo che fosse un ragazzo... si inser mio padre con il suo
assurdo sarcasmo. Lo  ancora, giusto? Si finse preoccupato velando lironia.
Pap, il tuo strano senso dellumorismo  tramontato negli anni, replicai indispettita.
E chi scherzava? Non si sa mai, con i tempi che corrono...
Sbuffai, annoiata. Non sempre il suo sarcasmo riusciva a scalfirmi.
Dai, sai cosa voglio dire, aggiunse ritornando serio. Quel ragazzo  pazzo di te, come fai a
non accorgertene?
Lo fissai inebetita mentre il mio corpo si raffreddava alleffetto suscitato dalle sue parole, come
colpito da un improvviso getto dacqua gelida.
Non riuscivo a immaginare Peter e io insieme... in quel senso. Come potevano anche solo
pensarlo?
Non c niente tra noi! mi affrettai a dissentire. Mia madre riusc a cogliere la nota di
imbarazzo e sorpresa che avevo tentato di nascondere dietro il tono duro e inflessibile.
Non avevo mai pensato a Peter da quel punto di vista. Lidea era semplicemente assurda.
Possibile che non se ne rendessero conto?
Scricciolo, si inser mia madre tra i miei pensieri, non puoi negare che sia plausibile. Forse
tu non provi niente per Peter, ma hai mai pensato che per lui potrebbe non essere cos? La sua
domanda mi lasci del tutto frastornata. Eppure seguiva una logica piuttosto semplice, perch non
riuscivo pi a trovare laccesso alle parole? Forse tu non te ne sei mai resa conto, continu
abbassando il tono della voce, ma io ho visto il modo in cui ti guarda.
Non stava succedendo davvero. Quella conversazione non poteva portare da nessuna parte.
Mamma, Peter e io siamo solo amici! la canzonai sperando la smettesse. Sai bene quanto io
tenga a lui, ma il nostro  un legame fraterno. Sarebbe come un incesto per me! Non c e non ci sar
mai niente di romantico tra di noi, rabbrividisco solo a pensarci. Di questo sono pi che certa, devi
credermi.
Mia madre corrug le labbra, un gesto che ripeteva spesso quando le parole non bastavano a
esprimere la sua preoccupazione. Dico solo che dovresti fare attenzione a non illuderlo. So che non lo
vorresti mai, piccola, ma... inconsapevolmente potresti ferire i suoi sentimenti. A guardarlo non si
direbbe, ma tu sai bene quanto sia sensibile quel ragazzo.
Hai ragione,  sempre pi grosso, i ragazzi crescono pi in fretta di questi tempi!
Lanciammo entrambe unocchiata di traverso a mio padre, che sollev le mani, sgusciando via
dal discorso: ... davvero, davvero sensibile.
Mia madre mi incalz con lo sguardo perch cogliessi il suo avvertimento.
Me ne ricorder, mi costrinsi a replicare, ancora turbata dal peso delle sue parole.
Rimpatriato solo oggi a Los Angeles il cadavere di un noto giocatore di calcio, Jasper Mason,
ritrovato nella notte nel retro di un dubbio night club di Detroit, nel Michigan, abbandonato in una
pozza di sangue, dopo che la punta acuminata di una scala antincendio gli ha lacerato il petto. Nato e
cresciuto in California, giocava da qualche anno nella Rotherham United, squadra inglese promossa
di recente alla League two. Non ci sono testimoni che possano aiutare gli inquirenti a far luce sul caso.
La polizia ha rinvenuto una pistola abbandonata accanto alla vittima e diversi bossoli di proiettili in
fondo al vicolo fanno pensare a uno scontro a fuoco, anche se non ci sono tracce che indichino la
presenza di altri, sul luogo della morte. La fidanzata, sconvolta, sostiene di non averlo sentito dal
pomeriggio dellincidente, quando lo stesso Mason laveva chiamata per annullare il loro
appuntamento. A trovare il corpo, la ragazza con cui la vittima ha raggiunto il locale, Jasmine, che,
allarmata dalla sua assenza, ha perlustrato ledificio nelle prime ore del mattino. Lautopsia ha
rivelato tracce consistenti di sostanze stupefacenti nel corpo delluomo, che pare abbiano avuto un
ruolo decisivo nella morte. Rimangono incerte le dinamiche dellincidente...
Lanciai unocchiata allorologio e zittii la telecronista, spegnendo la TV dopo aver ripulito
tutto, ancora scossa dalle parole di mia madre. Davvero Peter provava qualcosa per me in quel senso?
Come avevo fatto a non accorgermi di niente?
Salii distrattamente le scale, quasi inebetita, e mi trascinai fino a raggiungere la mia camera in
fondo al corridoio. Quando aprii la porta, Iron, il carlino paffuto dal pelo fulvo che avevo ormai da
dieci anni, mi accolse sulla soglia scodinzolando. Non si scollava quasi mai dal suo cuscino, anche se la
porta della mia camera aveva uno sportellino che gli permetteva di entrare e uscire quando voleva. Mi
bast guardare i suoi enormi occhioni neri per dimenticare ogni pensiero grigio. Avevo scelto di dargli
quel nome perch mi era stato regalato dai miei in occasione dellIronman Triathlons, un importante
evento sportivo che Lake Placid ospita ogni anno, in cui i concorrenti arrivano da ogni parte del
mondo. Un altro tentativo di mia madre di riempire il vuoto lasciato dalla loro costante assenza.
Raccolsi il guinzaglio dallarmadio e glielo infilai per portarlo al lago, approfittando del bel tempo. Mi
affrettai a uscire, certa che con Iron al seguito avrei impiegato il doppio del tempo aspettando ogni sua
esigenza di fermarsi e marcare il territorio. In genere gli concedevo qualunque cosa desiderasse,
bastava che alzasse la sua testolina dalla fronte rugosa, e avevo come limpressione che avesse
imparato a usare quel suo trucco a piacimento. Avevo portato con me la mia reflex, il regalo dei miei
genitori per il mio quindicesimo compleanno. Avevo sempre avuto una smodata passione per la
fotografia, forse spinta dal desiderio di cogliere ogni piccolo dettaglio delle cose e renderlo immortale,
cos le pareti della mia stanza erano tappezzate di ricordi e scatti rubati.
Peter mi aveva inviato un messaggio perch ci incontrassimo sulla sponda del Placid Lake,
anzich alla Grassy Knoll del Mirror Lake. Ma, in realt, conoscevo bene la ragione dietro quella
scelta: al Mountain Mist, avevano il gelato pi buono di tutta la contea, lunica delizia del palato che
Peter si concedeva, di tanto in tanto.
Dopo aver contemplato il lago, rubando qualche scatto, mi sedetti in fondo al pontile, con i
piedi penzoloni sullacqua. Era sempre stato il nostro posto di incontro, sin da bambini, e negli anni
avevamo costruito l un sacco di ricordi. In estate, ci piaceva starcene sdraiati al sole a contemplare il
cielo o a tuffarci dalla sponda.
Un gruppo di canoisti mi pass di fronte, formando delle onde che facendosi via via pi piccole
mi raggiungevano. Quando si furono allontanati, il movimento si acquiet e il lago torn a essere uno
specchio perfettamente immobile. Aprii con rassegnazione il libro dinglese che avevo infilato nello
zaino e Iron si acciambell al mio fianco. Come sotto un incantesimo, non riuscivo a raggiungere pi di
qualche riga senza perdere la concentrazione. Le parole scivolavano via, disperdendosi nellaria. Per
quanto mi sforzassi di riportare lattenzione sul testo, inevitabilmente mi ritrovavo a leggere e rileggere
le stesse strofe, senza cogliere alcun significato dalle parole. Concentrarmi sembrava unimpresa folle e
irraggiungibile. La voce di mia madre continuava a ronzarmi nella testa, cancellando il testo di
letteratura inglese. Intuendo limpossibilit di quellimpresa esasperante, i miei buoni propositi
svanirono in fretta e io mi lasciai cadere con la schiena sulle travi in legno, arrendendomi al cinguettio
confortante degli uccelli. Gli occhi si chiusero, scontrandosi con la luce calda che irradiava il sole. Era
piacevole percepire le guance riscaldarsi lentamente ai raggi delicati. Un calore tenue che mi infondeva
un profondo senso di pace.
Quel lieve torpore fungeva da balsamo calmante. Laria soffiava gentilmente, scorrendo sulla
pelle con un tocco carezzevole. Dopo un po, avevo limpressione di trovarmi l da ore, oscillando tra la
veglia e il sonno, mentre il battito dali degli uccelli alzati in volo mi cullava innalzandomi nel vento
con la leggiadria di una piuma sotto il suo controllo. Le foglie degli alberi si rincorrevano, scorrendo
luna sullaltra, comunicando tra loro in un lieve fruscio mentre io, persa in quel silenzio, riuscivo a
distinguere ogni suono: lacqua che sincrespava sulla superficie, lo squittio degli scoiattoli sui rami...
Laria fresca era intrisa di profumi confortanti e familiari. Crogiolandomi a quei raggi di calore,
con gli occhi ancora chiusi, respirai a fondo e, dietro le palpebre, il mondo si oscur, come se qualcuno
avesse improvvisamente spento il sole. Aprii gli occhi: come unombra senza volto, una sagoma scura
si stagliava immobile alle mie spalle, frapponendosi tra me e la luce.
Pet, sei tu? indagai rimanendo ferma, riconoscendone a stento il profilo delle spalle. Non
appena gli occhi si abituarono alla nuova luce il suo volto mi riapparve nitido, lespressione confortante
quanto il sole. Nonostante lo vedessi al rovescio e in controluce, persino da quella posizione riuscivo a
scorgere le fossette affacciarsi timidamente sul suo sorriso caldo. Non avevo mai fatto caso a quanta
dolcezza imprimessero al taglio sottile dei suoi occhi. N mi ero mai accorta di come la sua carnagione
scura risaltasse perfettamente sui suoi ricci neri, dal taglio molto corto. I suoi capelli erano ancora un
po bagnati. Dopo lallenamento di Lacrosse, doveva aver fatto una doccia negli spogliatoi maschili
della scuola e probabilmente non aveva perso tempo ad asciugarli, per arrivare puntuale al nostro
appuntamento.
Persino il suo fisico mi appariva improvvisamente pi atletico. O forse erano i miei occhi che
non riuscivano pi a guardarlo sotto la stessa luce? In fondo Peter era sempre stato uno sportivo, come
la maggior parte dei ragazzi, a Lake Placid.
Sentii uno strano calore pervadermi le guance. Arrossii, trovandolo per la prima volta
affascinante. Davvero ero arrossita per Peter? Imbarazzata dalla direzione che avevano preso i miei
pensieri, sperai che Peter non notasse limprovviso afflusso di sangue sulle mie gote.
Gemma, perch sei diventata tutta rossa? Il suo improvviso acume mi lasci senza parole.
Che dici?! lo smentii in fretta.  solo il sole... cercai di convincerlo, sfregandomi le guance
con le mani. Devo... devo essermi addormentata. Dio, ho il viso in fiamme! esclamai, nel tentativo di
smorzare limbarazzo che si faceva largo in un crescendo.
Fammi sentire... Le sue labbra mi sorrisero mentre lui si sporgeva nella mia direzione, con il
chiaro intento di verificare di persona la temperatura della mia pelle.
Mi scansai, sfuggendo il suo tocco ed evitando quasi bruscamente il suo contatto. Peter parve
confuso dalla mia insolita reazione.
Ehi, che ti prende? esclam, sorpreso dalla rapidit con cui mi ero mossa. Riuscivo a capire
come il mio comportamento bizzarro potesse confonderlo. Non era cambiato niente dallultima volta in
cui ci eravamo visti, solo qualche ora prima. Non cera niente dinsolito nei suoi gesti, nel suo modo di
avvicinarsi e toccarmi. Eppure non riuscivo pi a vederlo con gli stessi occhi. Il suggerimento di mia
madre riaffior ad ammonirmi.
Non volevo fare niente che potesse illuderlo.
Non mi prende proprio niente! Perch? replicai, cercando di mantenere unespressione vaga.
Che ne dici di un gelato? chiesi, certa di anticipare il suo desiderio.
Peter sollev una mano e mi scompigli i capelli. Era una cosa che non sopportavo, ma Peter
continuava a non curarsene.
Non sei mai stata brava a cambiare discorso! esclam, divertito, cogliendomi in fallo per
lennesima volta.
Ti ho mai detto che sei insopportabile?! lo rimproverai, ironica, riducendo lo sguardo a una
fessura. I suoi occhi ricambiarono stringendosi dolcemente.
Impieg qualche secondo cercando a voce alta la risposta. Vediamo... forse quando... no,
aspetta, oppure quando... No, sono quasi sicuro che tu non lo abbia mai detto ad alta voce! replic con
studiata lentezza, mentre la sua bocca si apriva in un bellissimo sorriso che gli illumin il volto.
Frenai il fremito allo stomaco, mantenendo un tono ilare. Vorr dire che sar la prima volta:
sei davvero insopportabile, Peter Turner! Mi morsi le labbra senza per riuscire a trattenermi dal
ricambiare il suo sorriso.
Insopportabile e adorabile, pensai tra me mentre lo osservavo allontanarsi indietreggiando,
senza voltarmi le spalle.
Aspettami qui, musona... come lo vuoi, questo gelato? mi chiese procedendo a ritroso. No,
aspetta! Non dirmelo... Fragola e cioccolato, disse senza lasciarmi il tempo di controbattere. Qualcun
altro che ti conosce meglio di me? Non era una domanda. Persino lui sapeva la risposta.
Non esiste, pensai.
Nessuno mi conosceva pi a fondo di Peter. Era il primo ad arrivare quando avevo bisogno di
lui. E non era lultimo ad andarsene, perch lui non se nera mai andato. Sapeva starmi accanto
ascoltando i miei silenzi. Gli bastava guardarmi negli occhi per capire cosa provavo. Avevo sempre
pensato che per me fosse lo stesso... fino a quel pomeriggio.
Mentre guardavo Peter allontanarsi, un lampo squarci improvvisamente il cielo sereno sopra la
sua testa, appena oltre le sue spalle. Mi abbassai distinto e sgranai di colpo gli occhi, il cuore scagliato
in gola. Il vento si fece pi forte e una ventata daria gelida mi attravers la schiena come un muto
avvertimento. Gli uccelli svolazzarono per aria, spaventati.
Wow! E quello cosera?! balbettai incredula a voce sostenuta mentre brividi delettricit mi
attraversavano le braccia. Sentivo ladrenalina riempirmi le vene. Mi sentivo eccitata e... spaventata,
non riuscivo a capire quale emozione tentasse di dominarmi. La respirazione era diventata difficile da
controllare, trascinata dalle pulsazioni incostanti e irregolari del mio cuore, che batteva forte come un
tamburo.
Cosera... cosa? domand Peter in tutta tranquillit, scosso unicamente dal mio
atteggiamento.
Anche gli uccelli, che si erano alzati tutti in volo al suo passaggio, sembravano avere avvertito
quello strano fulmine.
C-come... vuoi dirmi che non lo hai visto?! Avanti, Peter, non scherzare! Era enorme e... cos
vicino! esclamai, sorpresa dalla sua espressione. Non puoi non averlo visto!
Non poteva non essersene accorto, persino Iron non smetteva di abbaiare.
Ma di che diavolo stai parlando? Non ho visto proprio niente! ripet, sempre pi convinto.
Unenorme... cosa... come un lampo...  passata proprio sulla tua testa! spiegai, cercando di
convincerlo che non fossi impazzita.
Peter rise, abbandonando la testa allindietro. Un lampo?! Ma se non c una nuvola!
Lo spavento iniziava a lasciare il posto allirritazione. Ti dico che lho visto! Lho visto con i
miei occhi!
Ahhh... Peter annu lentamente, come se avesse finalmente compreso, ma qualcosa in quel
movimento lasciava intendere che stava per prendersi gioco di me. Non era per caso... sferico...
illuminato da tante lucine colorate... domand, divertito, muovendo il dito in cerchio sopra la sua
testa.
Non prendermi in giro, sono seria!
Aspettami qui, vado a prendere i gelati! url esasperato, soffocando un sorriso mentre
riprendeva ad allontanarsi. Oh... E non farti rapire dallomino verde o dalluomo nero! mi avvert da
lontano.
Strinsi le ginocchia al petto, preoccupata, mentre Peter spariva dal mio raggio visivo e il dubbio
che avessi realmente immaginato quel lampo iniziava a insinuarsi tra i miei pensieri, come un tarlo si fa
spazio nel legno. Mi guardai intorno, scrutando i volti dei pochi passanti, ma nessuno dava
limpressione di aver notato qualcosa di insolito.
Che fosse precipitato un aereo? Scartai in fretta quellipotesi, considerandola uneventualit
assurda: in quel caso, qualcuno avrebbe pur visto qualcosa! Eppure nessuno sembrava scosso.
Probabilmente Peter aveva ragione. Probabilmente era stato il riflesso del sole ad avermi
abbagliato, ingannandomi.
Mi rilassai, cercando di tranquillizzare anche Iron che non voleva saperne di calmarsi.
Strano... non lo avevo mai visto cos irrequieto. Un comportamento davvero insolito da parte
sua. Prima di allora non ero nemmeno sicura che Iron possedesse tutte quelle energie, pigro comera.
Ehi... che diavolo ti prende? Calmati, Iny. Il suo atteggiamento iniziava a rendermi nervosa.
Iron emise un grugnito cupo, un rantolo basso che scaten una scossa di terrore lungo la mia schiena.
Abbaiava come un forsennato, ignorando i miei tentativi di calmarlo. Per quanto mi sforzassi,
era come se un demone lavesse posseduto. Un altro brivido mi sferz la schiena, ma stavolta si
propag fino al cuore mentre mi accorgevo che Iron puntava lo sguardo oltre la foresta, che non mi era
mai sembrata tanto ostile. Come se avvertisse una minaccia.
Calma... sstt... gli sussurrai ma, ignorando i miei ammonimenti, la sua voce si faceva sempre
pi intensa e stridula mentre continuava a strattonare il guinzaglio, sempre con pi forza, quasi
implorandomi di accompagnarlo oltre quella massa scura che continuava a fissare senza distogliere lo
sguardo.
La foresta non era mai stata motivo di inquietudine per me, al contrario, molto spesso cercavo il
suo conforto, era stato cos sin da bambina. Eppure non riuscivo a dominare la tensione che mi aveva
assalita.
Come se per la prima volta nascondesse qualcosa di oscuro e sinistro, con tutti quei rami che si
contorcevano sul terreno come a volermi intrappolare e inghiottire.
Ora basta, Iron! gli ordinai sforzandomi di mantenere la voce ferma, ma dalla mia gola usc
uno squittio impaurito che lui non ud nemmeno. Iron, calmati! Cos mi spaventi... bisbigliai con un
filo di voce. Dovevo proprio smetterla di leggere storie sul paranormale.
Ma quanto ci mette Peter a tornare? mormorai tra me guardandomi intorno, gli occhi colmi di
preoccupazione.
Ancora non sapevo che quella distrazione mi sarebbe costata cara.
In quel breve istante, sentii il guinzaglio scivolarmi dalle mani, strattonato dallincessante
insistenza di Iron. Come una molla, si allontan talmente in fretta da impedirmi di afferrarne il lembo
sulle travi. Listante dopo era scomparso tra gli alberi.
Un panico frenetico mi assal alla gola, schiacciandomi il petto. Dovevo fermarlo prima che
fosse troppo tardi. Se Iron si fosse inoltrato nella foresta, non avrei pi avuto speranze di trovarlo vivo.
Qualche animale selvatico ne avrebbe fatto il pasto, nella notte.
Bloccata in quel tormento, con il respiro spezzato e le lacrime agli occhi, scattai dietro di lui,
per poi fermarmi davanti alla coltre scura di alberi, combattuta tra sgomento e preoccupazione.
Quindi, facendo appello a un coraggio sconosciuto, lasciai i raggi caldi del sole oltre le spalle e
la foresta mi inghiott nella sua oscurit.
2
ATTRAZIONE DIROMPENTE
Iron... Iny, dove sei? Avanti, piccolo, vieni fuori... La mia voce riecheggiava timidamente
nella foresta umida mentre il mio respiro affannato dalla disperazione copriva ogni altro suono. Per
qualche assurdo motivo, avevo uno strano timore a rivelare la mia presenza in quel posto. O forse era
linsolita quiete che aleggiava tra gli alberi a enfatizzare ogni rumore. Non ricordavo niente di pi
sinistro di quel cupo silenzio. Mi sforzai di seguire le tracce di Iron ma aveva smesso di abbaiare e non
riuscivo pi a sentirlo. Continuavo a chiamarlo incessantemente, ma di lui non cera alcuna traccia,
come se la foresta lavesse inghiottito.
Il mio cuore martellava sempre pi forte, in cerca di un segnale, mentre il panico mi divorava a
ogni passo, sul selciato umido e scosceso. Iron occupava una fetta troppo importante del mio cuore
perch rinunciassi a lui. Non sarei mai tornata a casa senza prima averlo ritrovato, anche a costo di
trascorrere la notte in quel luogo per la prima volta cos spettrale.
Ehi! Ti sei persa?
Mi voltai di scatto, a quella voce sconosciuta. Un uomo dalla testa pelata era apparso
dimprovviso alle mie spalle. Lo avevo gi visto, da qualche parte, solo non ricordavo dove.
Ti serve aiuto? Posso accompagnarti a casa...
Sto cercando il mio cane, replicai in fretta.
Mi dispiace, non ho visto nessun cane.
La ringrazio, continuer a cercarlo, dissi mentre indietreggiavo per allontanarmi. L, da sola
con lui nella foresta, era meglio non fidarsi troppo.
Come vuoi, ma fai attenzione, tra poco sar buio, potrebbe essere difficile tornare indietro.
Annuii e accelerai il passo per allontanarmi.
Valutai la distanza percorsa cercando di memorizzare il tragitto. Il lago ero totalmente
scomparso alle mie spalle, nascondendosi al di l degli alberi e non ero del tutto certa di saper ritrovare
la strada di ritorno. Ma quel pensiero non mi scoraggiava, purch ritrovassi Iron.
Senza i miei passi a muovere le foglie e i rami secchi, il silenzio si era fatto ancora pi
penetrante, come se la foresta si fosse addormentata. No, non era affatto quel genere di quiete, placida e
serena. Piuttosto aleggiava nellaria una calma minacciosa, mistica, quasi surreale, come se gli alberi,
le foglie, lintera foresta trattenessero il respiro per paura di qualcosa... o qualcuno. Persino il vento si
era placato bruscamente.
Alzai lo sguardo scrutando le cime degli aceri sopra la mia testa: immobili come se qualcuno li
avesse congelati. I raggi del sole filtravano attraverso le foglie, proiettando giochi di luce sulla mia
pelle. Percepii una crepa che si apriva nel mio cuore allidea di non rivedere pi il mio carlino, quando
il fruscio violento di un cumulo di foglie secche mi fece sobbalzare. Mi bloccai impaurita a fissare il
punto da cui proveniva. Poteva trattarsi di Iron... O forse no.
Iron... bisbigliai debolmente fissando un groviglio di verde che si muoveva appena.
Latmosfera era diventata cos spettrale e inquietante, che in quellansiosa attesa il mio cervello
scandagli ogni possibile minaccia.
Poi un tartufo nero e umido si affacci tra le foglie, restituendomi il respiro.
Iron! Scattai nella sua direzione, mentre la morsa che mi stringeva il petto si scioglieva e il
sollievo, dal cuore, si disperdeva in ogni parte del corpo, distendendo i muscoli. Cosa ti  saltato in
mente? lo rimproverai sottovoce, come se potesse replicare. Non farmi mai pi uno scherzo del
genere! Si pu sapere dove ti eri nascosto? mormorai, china sulle ginocchia, sollevandolo contro il
mio petto.
Un altro rumore, pi secco e a breve distanza, mi mise in allarme. Aprii gli occhi di colpo.
Qualcosa si mosse dietro le mie spalle, fermandomi il cuore.
Cera qualcun altro, l con noi nella foresta.
Il mio corpo fu scosso dai brividi, mentre il sangue defluiva dal mio volto con violenza.
Ogni muscolo del mio corpo si ferm allistante, immobilizzato da un terrore sconosciuto.
Riuscivo a scorgere una sagoma sfocata, con la coda dellocchio. Un altro brivido, di avvertimento, mi
attravers la schiena prima che riuscissi a voltarmi.
Mi girai con un movimento fluido ma repentino, sperando si trattasse di unillusione indotta da
un gioco di luci e ombre, un inganno della foresta.
Fu allora che lo vidi.
I suoi occhi penetranti mi catturarono come un magnete, liberando una feroce scossa elettrica
che mi attravers la pelle e tutto intorno a me scomparve, risucchiato da quel ragazzo.
Il mio sguardo rimase intrecciato al suo, derubato di ogni coscienza.
La sua sagoma si stagliava immobile contro un enorme tronco di pino che copriva la luce alle
sue spalle rendendo i suoi contorni sfocati, quasi fosse un miraggio, una proiezione della mia mente.
Una piccola ruga gli rigava la fronte, riuscii a scorgerla a dispetto della penombra. Come se
fosse confuso. Come se la mia attenzione su di lui lo sorprendesse. Come se avessi potuto fare a meno
di guardarlo...
Per qualche mistica ragione, non riuscivo a evitare di fissarlo. Mi sentivo totalmente,
fisicamente incapace di staccare gli occhi da lui, pervasa dalla strana consapevolezza che le mie forze
si sarebbero prosciugate allistante se solo ci avessi provato. Una forza oscura e minacciosa che mi
stringeva il petto.
Il suo corpo era atletico, le braccia indurite dalla forza con cui serrava i pugni lungo i fianchi.
Come se un enigma lo turbasse. I capelli, scuri e ribelli, gli ricadevano sulla fronte, conferendogli un
aspetto selvaggio. Indossava jeans e una maglietta scura a maniche corte, abbastanza aderente da
lasciarmi intravedere il petto tonico e muscoloso. Allinterno dellavambraccio sodo risaltava un
tatuaggio: una macchia indistinta che gli risaliva il braccio. Non era per niente appariscente, ma gli
dava unaria da spartano.
Guardarlo mi toglieva il fiato. Il cuore, che batteva allimpazzata mentre il suo sguardo
assorbiva il mio, ne aveva strappato dai polmoni ogni traccia.
Non avevo mai provato quelle sensazioni. E trovavo assurdo trovarmi l con lui.
Cera qualcosa nel suo viso. Una sorta di energia che da lui si prolungava fino a me,
toccandomi il cuore con i suoi tentacoli. Unaura invisibile che allesterno non traspariva. Eppure io la
avvertivo. Come se da qualche parte dentro di me si fosse accesa allimprovviso una scintilla. No, non
una scintilla. Un campanello, che inaspettatamente aveva messo il mio istinto in allarme. Perch?
Come se trovarmi l, in quel momento, fosse sbagliato. Ma cosa poteva mai esserci di sbagliato se ogni
parte di me era stata completamente travolta da quegli occhi, sbalzata fuori e trascinata via con forza,
contro la mia volont? Unemozione potente quanto inaspettata. E sinistra. Una parte di me lottava
contro quello strano e incontrollato impulso per farlo tacere. Come se ritenesse impossibile che la
minaccia che avvertivo, per quanto intangibile, potesse mai coesistere su un volto cos magnetico, cos
angelico. Ero sicura di non aver mai visto nessuno di pi affascinante in tutta la mia vita. Perch mi
fissava con quellespressione concentrata?
I suoi occhi... come un incantesimo oscuro mi avevano rapita trascinandomi nelle segrete delle
loro prigioni. Trasparenti come cristallo, ma ardenti come il fuoco, avevano provocato in me un
turbinio di emozioni incontrollabile. Li guardavo stringersi, affilati come il ghiaccio, mentre mi fissava
con aria sorpresa. Eppure non cera niente della freddezza del ghiaccio in quello sguardo... al contrario.
Lo avevo subito trovato caldo, come un magnete che mi attirava a s e da cui non riuscivo a sottrarmi.
Perch, per qualche assurda ragione, non riuscivo a oppormi. Vittima di una connessione mistica, mi
sentivo intrappolata in lui, come se il mio spirito si fosse fuso al suo e io ne avessi perso il controllo.
Ma, per una ragione ancora pi assurda, la scintilla dincertezza nel suo sguardo lasciava intendere che
quella strana emozione aveva investito anche lui.
Restammo immobili a fissarci. Un istante che mi sembr infinito. Abbastanza perch riuscissi a
toccare le stelle e a tornare indietro.
Lintensit dei suoi occhi mi aveva strappata al mondo, legandomi a lui con un filo invisibile
che mi aveva trascinata lontano, facendomi annegare in lui, derubandomi della cognizione di ogni cosa.
Non sarei riuscita a risalire in superficie neanche se lo avessi voluto; e io non lo volevo, non ero mai
stata pi certa di qualcosa in tutta la mia vita.
In quellassurdo attimo, non mi importava chi lui fosse, desideravo rimanere l, con quel
selvaggio sconosciuto, intrecciata al suo sguardo. Per leternit.
Chi sei tu? E perch hai un tale potere su di me? Ero sicura di non averlo mai visto, eppure
quellemozione era cos intensa, cos... familiare bench non avessi mai provato niente di simile in tutta
la mia vita.
Gemma! la voce preoccupata di Peter mi liber da quella presa indissolubile, spezzando
bruscamente il filo invisibile che mi univa a lui. Gemma... Dove sei? Andiamo, non volevo prenderti
in giro... Non dicevo sul serio, rispondi!
Da questa parte!
Un secondo dopo, la sua sagoma si insinuava a fatica tra i cespugli ispidi e intrecciati. Non
appena mi vide, Peter appoggi le mani sulle ginocchia, laria esausta e il respiro affaticato. Ti ho
trovata, finalmente... esclam, velando il suo rimprovero nella voce pesante, strozzata dal respiro
corto. Mi hai fatto prendere un colpo! Sei impazzita? Ti ho cercata dappertutto!
Sulle prime non riuscii a rispondere a Peter. Lo fissavo intontita e scossa da quellincontro,
mentre il mio cuore fremeva ancora nella fretta di riallacciarsi al filo che Peter aveva spezzato, ma,
quando il mio sguardo saett cercando quello del selvaggio misterioso, i miei occhi vacillarono, delusi,
scoprendo che non cera pi nessuno.
Al suo posto, solo gli alberi e il vento che turbinava tra le foglie, come liberato da una presenza
minacciosa.
Mi guardai intorno, sbalordita e improvvisamente preoccupata.
Non cera pi alcuna traccia della sua presenza, non un profumo, non unimpronta, n il rumore
dei suoi passi sul sentiero ricoperto di foglie secche. Era scomparso, dissolto come un fantasma.
Dov andato? domandai, inquieta, lasciando che le parole uscissero senza il mio controllo.
Dov andato... chi? chiese Peter, confuso.
Persino io stessa mi stupii della nota di frustrazione con cui avevo pronunciato le parole. Mi
sentivo affranta, ma non riuscivo a capirne il perch.
Come poteva un perfetto sconosciuto riuscire a farmi sentire cos completa, intrecciata al suo
sguardo, e svuotata dalla sua assenza?
Gemma, ripet Peter, frustrato, si pu sapere di chi stai parlando? Probabilmente iniziava a
temere per la mia salute mentale.
Il mio sguardo si perse nel vuoto, nel punto in cui si trovava il ragazzo fino allistante
precedente. Cera un ragazzo... rivelai sottovoce, sollevando distrattamente un dito.
Gemma, mi riprese con tono premuroso, non c nessuno a parte noi... nessuno. E gi che ci
sei vuoi dirmi che ci facevi qui da sola? Si pu sapere che diavolo ti prende oggi? Vedi stranezze
dappertutto! Prima hai detto di aver visto un disco volante e adesso un ragazzo misterioso che
scompare improvvisamente nel nulla... cos, lo ha risucchiato la foresta? Controlla tra gli alberi,
magari ha deciso di fare un salto di sei metri fin lass! Non c nessun altro, a parte noi. Sei certa di
star bene? Non ero pi sicura se fosse realmente preoccupato per me o se mi stesse deridendo.
Non ho visto nessun disco volante! replicai in tono sprezzante Era un... lascia stare...
Torniamo a casa, sugger Peter. Il sole sta per tramontare. Non so tu, ma io non ho voglia di
scoprire che colore hanno le foglie senza luce. Questo posto mi d i brividi al calar del sole...
Annuii, lo sguardo spento e perso in quel ricordo.
Mi girai unultima volta a perlustrare gli alberi, inutilmente. Quello strano e misterioso ragazzo
si era come dissolto. Inaspettatamente unaltra scossa mi attravers il corpo, formicolando sotto la pelle
come se volesse contraddirmi. Lo stesso brivido di un istante prima. Lo stesso avvertimento. Non cera
pi nessuno nella foresta, eppure... era come se sentissi il peso dei suoi occhi ancora fissi su di me. Una
sensazione forte e incontestabile che mi scuoteva dallinterno. Come se lui fosse ancora l, da qualche
parte sugli alberi, e mi stesse osservando.
Scossi la testa, confusa dalle mie stesse percezioni, e affrettai il passo per raggiungere Peter.
La sua apprensione lo spinse a riaccompagnarmi fino a casa raccomandandomi pi volte di
riposare, convinto che fossi affetta da una qualche forma di stress da troppo studio.
Eppure, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a prestare attenzione al suo costante mormorio.
La mente continuava a riportarmi in quel luogo, a quellincontro, come se un frammento di me fosse
rimasto intrappolato in quello sguardo, come se avesse rapito una parte del mio cuore, impedendomi di
tornare alla realt e ricongiungere corpo e mente.
Per la prima volta, da quando conoscevo Peter, il timbro della sua voce risuonava fastidioso alle
mie orecchie, ma solo perch non volevo mi strappasse a quel ricordo, e la sua insistenza nel professare
lassurdit delle mie allucinazioni riusciva solo ad aumentare quella sensazione.
Non riuscivo a prendere in considerazione lidea di aver solo lavorato di fantasia.
Era assurdo. Quel ragazzo era reale. Doveva esserlo per forza. Non potevo aver immaginato
tutto.
O forse s?
3
IMPASSE
Come un chiodo infilzato dentro il cranio che non riuscivo a espellere, il pensiero di
quellassurdo pomeriggio mi attanagliava la mente.
Non riuscivo a pensare a nientaltro che al susseguirsi veloce delle immagini che avevo
registrato. Quel lampo, la foresta, quello sguardo... Nessuno mi aveva mai spiegato che uno sguardo
avesse un simile potere.
Accesi il televisore su News Channel 5, nella speranza di trovare notizie su quello strano
fenomeno atmosferico. Saltai da un canale allaltro, in cerca di qualunque cosa, anche se non ero
ancora certa di cosa sperassi di trovare. Nemmeno la TV locale dava informazioni che potessero in
qualche modo rivelarsi utili. Avevo limpressione di cercare da ore.
Nessun avvenimento strano.
Nessun aereo precipitato.
Nessun meteorite.
Nessuno aveva visto niente.
E se Peter avesse avuto ragione? Era possibile che mi fossi inventata tutto? La certezza iniziava
a far posto al dubbio. Mia madre lo diceva sempre che presto o tardi tutte le storie che leggevo
avrebbero finito per confondere la mia percezione del mondo, alterando il mio equilibrio mentale e
indebolendo i confini tra realt e illusione, fino a farmi smarrire il senso delle cose. In qualche modo
non aveva tutti i torti, ero sempre stata lontana mille miglia dalla realt, ma cos era assurdo...
Forse Peter non aveva tutti i torti, probabilmente avrei solo dovuto riposare o in ogni caso
concentrarmi su qualcosa di concreto. Spensi il televisore e aprii il libro di matematica, sforzandomi di
non pensarci. Dovevo gettarmi quella storia alle spalle e dimenticare.
Lorologio sulla scrivania segnava le 20.00 e, fuori dalla finestra, la notte aveva gi avvolto
tutto con il suo mantello scuro.
Come ridestandomi da un sogno, guardai la penna che stringevo tra le dita, lo sguardo spento
perso sul foglio bianco. Per quanto mi sforzassi, non riuscivo a concentrarmi. Non riuscivo a
dimenticare.
Continuavo a cercare il suo volto tra i miei pensieri, contro la mia volont. Mi ostinavo ad
allontanarlo, ma senza risultato. Come se avesse piantato un seme in me e le sue radici si stessero
spandendo, ogni volta il suo ricordo riusciva a riaffiorare pi forte e nitido, eclissando tutto il resto.
Quel viso tenebroso e dolce al tempo stesso, lo sguardo fiero e turbato da guerriero... e il suo corpo
selvaggio... Mi toglieva il fiato pensare a lui e subito sentivo il viso accaldarsi. Anche se per assurdo
avessi ipotizzato che quel misterioso ragazzo non fosse frutto della mia mera immaginazione, come
potevo illudermi che una ragazza come me potesse suscitare il suo interesse, con il mio viso semplice,
contornato da comuni e lunghi capelli castani? Per la prima volta nella mia vita mi sentivo cos
insignificante e... normale. Come potevo sperare che loscurit dei miei ordinari occhi neri, per quanto
grandi, potesse riflettere la luce che brillava nel suo sguardo?
Intrappolata in quel ricordo, sentii la coscienza scivolare verso il sonno e persi i sensi, sul foglio
ancora bianco.
Riaprii gli occhi, infastidita dai raggi di luce che timidamente si facevano spazio tra le fessure
della finestra e, sollevando la testa, scoprii con orrore di essermi addormentata sulla scrivania. Mi tastai
la guancia, tracciando con le dita il solco lasciato dal quaderno, ma a quel movimento una fitta mi
perfor la testa, confondendomi. Mi portai una mano sulle tempie, gli occhi ancora semichiusi, per
scoprire che pulsavano.
Mi costrinsi a sollevarmi dalla sedia, i muscoli intorpiditi e doloranti, e mi trascinai fino al
bagno, con il pronostico che sarebbe stata una lunga e penosa giornata di scuola, ne ero certa.
Non sapevo ancora come sarei riuscita a superare il test di matematica. Non ero abituata ad
arrivare a scuola impreparata.
Frastornata, mi trascinai fino allaula, con un alone che mi copriva la testa. La prima lezione
sarebbe stata con il professor Butler e la mia reputazione in inglese mi avrebbe concesso di dedicarmi
furtivamente al ripasso di matematica.
Linsegnante entr dalla porta con aria disinvolta, suscitando un immediato silenzio.
Prima di iniziare...
Lintera classe trattenne il fiato: di tanto in tanto, il professore si divertiva a valutare la nostra
preparazione con dei test a sorpresa. E a volte il suo volto austero incuteva persino timore.
Qualcuno di voi ha qualcosa da consegnarmi? Fece scivolare gli occhiali sul naso per
guardare oltre le lenti, ottenendo solo grugniti e sguardi di disapprovazione. Miss Bloom? Mi
inchiod con lo sguardo, fermandomi il cuore.
La relazione. Avrei dovuto consegnarla quel giorno, ma lavevo completamente cancellata dai
miei progetti. Non riuscivo a credere di essermene dimenticata.
Professor Butler... balbettai, mentre mantenevo il profilo basso per il disagio, mi dispiace,
ma non ho con me la relazione, gli confessai in preda allo sconforto.
 vero. La sedia di Peter stridette sul pavimento, mentre la sua voce sovrastava il silenzio
della classe: Non ce lha perch lha lasciata a casa mia, ieri pomeriggio.
Mi girai distinto per cercare il suo sguardo.
Davvero? Il professore era colpito quanto perplesso.
Davvero? mimai con le labbra, facendo da eco allinsegnante.
Era cos tardi che sei letteralmente scappata via di corsa e lhai dimenticata da me. Ma che
avevi nella testa?! Peter mi strizz un occhio, approfittando della riflessione del professor Butler,
incoraggiandomi ad assecondarlo. Tieni, hai lasciato anche il libro di inglese, insistette, mentre si
allungava per porgermi il testo. Solo in quel momento mi ricordai che lo avevo totalmente abbandonato
sul pontile al lago. Il suo intervento mi aveva letteralmente spiazzato.
Allora? Il professore non sembrava del tutto convinto della sua versione.
Ecco, be, s... ha ragione! Ero cos stanca... Non riuscivo a trovare le parole per spiegarmi e
continuavo a blaterare, sbattendo le palpebre nervosamente. In realt non ero mai stata unottima
bugiarda. Da persona semplice, consideravo le menzogne un inutile espediente per complicare le cose.
Il professore grugn, annuendo controvoglia, deluso dalla mancata vendetta che gi pregustava.
Lo sguardo stretto a una fessura era un chiaro segno della sua riluttanza nel credere alla buona volont
di Peter. Lasciala sulla cattedra, Turner. La legger pi tardi.
Tirai un sospiro di sollievo, cercando di non farmi notare dallinsegnante.
Peter mi oltrepass reggendo il foglio tra le mani, adagiandolo sulla scrivania dellinsegnante.
Grazie, mimai con le labbra mentre ritornava a posto.
La sua palpebra si abbass di rimando, impercettibilmente, mentre il suo sguardo mi sorrideva,
soddisfatto.
Avevo limpressione che il tempo corresse verso la lezione di matematica. A dispetto di tutto, le
lezioni della professoressa Poulsen non mi dispiacevano. Prendeva con molto entusiasmo il suo ruolo
di insegnante, cercando di trasmetterci la passione per la sua materia con giochi e canti. Luso della
tecnologia TI-Nspire la esaltava. Il resto dellora vol in un soffio e il suono stridulo della campanella
ne annunci la fine troppo presto, mentre ancora non avevo terminato il mio ripasso.
Liberata la classe dalla presenza del professor Butler, mi girai verso Peter e, una volta
incrociato il suo sguardo, le parole non furono necessarie. Ieri ti ho vista assente lungo la strada, mi
spieg sollevando le spalle.
Trattenni il respiro, sentendomi improvvisamente in colpa. Dunque se ne era accorto.
Pensavo fossi stanca o che qualcosa ti preoccupasse. Non hai aperto bocca durante tutto il
tragitto. Immaginavo che non saresti riuscita a completare la relazione...
Mi spieghi come fai? Avrei voluto tenere per me quel pensiero, ma le parole si erano fatte
strada da sole.
A fare cosa? replic, incerto su cosa volessi dire.
A sapere sempre quello di cui ho bisogno! In un modo o nellaltro riesci sempre a capirmi, non
so cosa farei se non ci fossi tu, Peter. Probabilmente prima non lo avrei notato, ma, senza il velo di
inconsapevolezza sugli occhi, riuscii a cogliere lo sfarfallio appena percettibile nel suo sguardo.
Preoccupata che potesse travisare le parole, mi affrettai a renderne il significato meno ambiguo:
Grazie ancora. Sei il migliore amico che si possa desiderare.
I suoi occhi non lasciarono i miei nemmeno per un istante, e io riuscii a cogliere la luce, che
prima li accendeva, affievolirsi pian piano, come un fal sulla sabbia che si spegne lentamente, portato
via dal mattino.
Non ringraziarmi! si costrinse a replicare. In genere ero io a fare i compiti per lui. Trovarsi
dalla parte opposta non doveva farlo sentire molto a proprio agio. Mi sa per che sei in debito con
me. Sollev un sopracciglio inscenando un sorriso laconico.
Mmm... questo dipende da quello che hai scritto! lo scoraggiai con una punta di ironia nella
voce.
Almeno uno di noi ha scritto qualcosa! E stavolta non sei stata tu. Scommetto che ti sei
addormentata sui libri! mi derise mentre lo guardavo di traverso, ammettendo la mia sconfitta.
Come faceva a sapere sempre tutto?
Fissavo come unebete il vassoio ancora intatto che avevo di fronte, inseguendo distrattamente
unoliva con la forchetta.
La voragine che mi si agitava nello stomaco ogni volta che tentavo di scacciare il ricordo di
quel ragazzo, come una trottola, aveva risucchiato nel suo vortice il mio appetito. Coglievo a stento il
profilo sfocato di Peter, seduto al mio fianco, mentre gli altri, al nostro tavolo, conversavano come se il
mondo non avesse smesso di girare il pomeriggio precedente, stregato dallincantesimo oscuro del
ragazzo senza nome.
A un esame poco attento, la nostra compagnia poteva definirsi un cerchio chiuso in cui ognuno
aveva trovato la sua met. In realt Jenna Whitney e Fate Nichols flirtavano spesso con Brandon Rice,
biondo e occhi castani, e Jake Wallace, dai capelli scuri e dallo sguardo penetrante. Entrambi dal fisico
atletico da giocatori di football. Eppure non erano esattamente delle coppie, bench ritenerli solo amici
sarebbe stato leufemismo del secolo. Erano anni che i due pendevano dalle labbra delle ragazze, anche
se loro non si erano mai astenute dal soddisfare il loro ego guardandosi intorno. Jenna suscitava un
effetto devastante su ogni maschio che incrociava il suo sguardo e la consapevolezza del suo fascino le
conferiva un potere senza pari che aveva da sempre imparato a gestire come fosse un altro senso o un
prolungamento del suo corpo. Carnagione chiara, chioma bionda, sguardo ferino e fisico mozzafiato.
Era molto sicura di s e lintera scuola le moriva dietro, mentre Fate, a mio parere dallanimo pi
sensibile e meno cinico, si sforzava di farle da riflesso nello specchio, imitando ogni suo atteggiamento,
quasi considerasse Jenna una diva da idolatrare. In realt, Fate era di una bellezza del tutto differente.
Aveva una chioma rosso fuoco che portava quasi sempre in una coda alta, la carnagione chiara e gli
occhi incredibilmente verdi. Era una cavallerizza, nella vita e nello spirito, anche se la timidezza che si
sforzava di nascondere, a volte, domava il fuoco che si portava dentro. I suoi genitori avevano una
fattoria e i cavalli erano la sua pi grande passione. Lei e Jenna si tingevano persino le unghie dello
stesso colore. Forse dipendeva dal legame che le univa luna allaltra, come sorelle inseparabili. Un po
come Peter e me, ma senza smalto sulle unghie.
Non avevo mai condiviso il modo in cui si comportavano con i ragazzi, ma il nostro legame
risaliva ai giorni della culla e circondarmi della loro compagnia mi riusciva naturale. Il vero nome di
Jenna era Jeneane, ma ai tempi dellasilo eravamo cos unite che lei aveva preteso che la chiamassimo
Jenna, in modo che i nostri nomi si assomigliassero, e da allora era rimasto tale.
Qualcuno sa cosa le  preso oggi?  persino pi strana del solito...
Il bisbiglio attravers appena la parete che avevo sollevato tra me e gli altri.
Pronto? Gemma... sei con noi?
Sospettai che Jenna stesse cercando di attirare la mia attenzione dallaltro lato del tavolo.
Terra-chiama-Gemma.
La teatralit della sua voce riusc a penetrare il mio guscio confortante. Non mi ero accorta che
Fate continuava insistentemente a scuotere la mano di fronte al mio naso per riportarmi sulla
terraferma.
Ben tornata! esclam non appena riuscii a focalizzare il mio sguardo sul suo.
Mi ridestai, scrollando appena la testa per rientrare nel corpo e passai in rassegna i loro sguardi
perplessi, mentre mi fissavano come se avessero appena assistito a una mia reincarnazione
trascendentale.
Scusate, replicai, mordendomi distrattamente il labbro, mi ero solo distratta, mi giustificai,
nella speranza che il discorso non si protraesse oltre.
Distratta?! mi contraddisse Jenna, muovendo il viso in maniera teatrale. Di piuttosto
dispersa. E su un altro pianeta! Mai sentito parlare di catalessi?! A ogni modo... avete sentito cos
successo ieri nel bosco?
Trasalii, visibilmente agitata, e prestai a Jenna la mia attenzione, mentre di colpo le loro
espressioni si incupivano.
Come avremmo potuto non sentirlo? replic Brandon, abbassandole il cappello sugli occhi.
Lo sanno anche i muri, ormai non si parla daltro.
 il bello delle cittadine piccole. Lei gli lanci unocchiata ammonitrice sollevando la visiera.
Odio questo posto, mi sento in un acquario!
... o il brutto, a seconda dei punti di vista, mormor Jenna in risposta al suo risentimento.
Un acquario?! si intromise Peter, improvvisamente divertito. E tu che pesce saresti? Ti do
un suggerimento, sai che esiste il pesce asino?
Lo hai letto in un fumetto? lo schern a sua volta Brandon, perch Peter viveva di fumetti.
Non c niente di divertente, non scherzate, li riprese Fate, lo sguardo atterrito. Io ho visto la
foto di quelluomo sul Lake Placid News, stamattina. Mio Dio, non riesco pi a dimenticare
quellimmagine!
 vero, non avrebbero dovuto mostrarla, convenne Jake, premuroso come sempre quando si
trattava di Fate.  davvero raccapricciante.
Sbattei le palpebre, incapace di trovare il filo del discorso.
Si pu sapere di cosa stanno parlando? Cos successo nel bosco, Pet? domandai sottovoce a
Peter mentre gli altri si perdevano in dettagli agghiaccianti.
Hanno trovato un uomo, ieri notte nel bosco. Morto.
Il cuore mi acceler in petto senza alcun preavviso al pensiero di chi poteva trattarsi ma, prima
che potessi chiederglielo, Peter sment il mio sospetto: Era Mr Lussi, luomo calvo che vendeva
articoli da pesca.
Limmagine delluomo tanto gentile del bosco mi travolse e di colpo sentii leco della sua voce
nella testa: Posso accompagnarti a casa-asa-asa...
 morto, sibilai, agghiacciata. Non ero sicura che fosse stata una domanda. Il mio cuore
continuava a pulsare freneticamente smascherando il mio sospetto, ma non avevo alcuna intenzione di
pronunciare ad alta voce quel dubbio terribile.
 stato un omicidio.
La voce di Jenna risuon lontana e fredda, quasi volesse confermare i miei sospetti, o forse ero
io che iniziavo a congelare, ibernata in quella terribile verit, come il giorno prima lo ero stata negli
occhi del ragazzo del mistero. Lo avevo visto proprio pochi istanti dopo aver incontrato Mr Lussi. Non
cera nessun altro, nel bosco, a parte me e Peter. E se non eravamo stati noi...
Possibile che lo avesse ucciso lui?
Questo non lo sa nessuno, non ne sono nemmeno certi...
Mi costrinsi a prestare attenzione alla voce confortante di Peter, nonostante una fitta di
confusione mi annebbiasse il cervello.
Quel che  certo  che aveva il collo spezzato. Jenna sembrava provar gusto a infierire su di
me, o pi probabilmente non si era nemmeno accorta del mio turbamento e come sempre si divertiva a
ficcare il naso dappertutto. Jake, tuo padre  lo sceriffo, cosa dice la polizia? Credi che riusciranno a
risalire alle cause della sua morte?
Hanno idea di chi possa essere stato? mi intromisi cautamente, interrompendo il suo
sproloquio.
Per il momento brancolano nel buio. Probabilmente  stato solo un incidente.
Forse qualcosa lo ha spaventato,  inciampato e ha battuto la testa. Un orso o qualcosa di pi
spaventoso, continu Peter.
Cosa c di pi spaventoso di un orso? si inser Fate, improvvisamente turbata.
Chi lo sa?! Forse nella foresta ci sono i lupi mannari, tent di spaventarla Brandon, ma subito
Jake punt lo sguardo su di lui, poi sorrise a Fate, tentando di rassicurarla.
 improbabile, replic Jake per rispondere a Peter. La posa in cui  stato trovato il corpo 
troppo innaturale perch sia solo inciampato.  come se fosse caduto da un albero, ma la moglie la
trova unidea assurda perch aveva paura dellaltezza e non sarebbe mai salito cos in alto.
Forse qualcuno lo ha costretto, replic Jenna.
Non  escluso. Sospettano che sia stato ucciso, anche se non hanno nessuna prova a
dimostrarlo. Ho origliato una telefonata di mio padre, questa notte, e la cosa pi assurda  che non
hanno trovato tracce sul terreno. Quelle di Mr Lussi portavano fino al suo corpo ma, per il resto, non
cerano orme. Nemmeno una.  un mistero.
Deglutii, avvertendo un lieve formicolio pervadermi la testa.
 tutto okay? La voce di Peter mi raggiunse premurosa, anticipata dal tocco gentile della sua
mano dietro la mia schiena.
Per una volta avrei voluto che Peter non mi conoscesse cos bene da notare ogni mio
turbamento.
Perch non dovrebbe esserlo? replicai, fingendo che fosse tutto a posto.
Gemma,  da ieri che sei strana. Inizio a preoccuparmi... che ti succede? insistette Peter.
Ehi! Forse lo ha ucciso lei, Mr Lussi! esclam Brandon.
Peter gli lanci unocchiata truce. Chiudi il becco, idiota! Avvicin le labbra al mio orecchio.
Se c qualcosa che ti turba con me puoi parlarne, lo sai, sussurr fissando lo sguardo sul mio.
Notai che la conversazione sul tavolo si era improvvisamente fermata e che gli altri guardavano
di sottecchi nella nostra direzione, fingendo disinteresse.
Attraversata da unondata di imbarazzo, mi scostai dal suo corpo, troppo vicino. Perch siete
diventati tutti cos apprensivi? Non preoccupatevi, davvero, non  niente, risposi con fermezza, per far
cadere il discorso. In realt, non facevo che pensare al fatto di essermi trovata nello stesso posto in cui
con ogni probabilit si era aggirato un assassino. Avevo visto quelluomo e, forse qualche minuto dopo,
era morto.
Ero davvero cos incapace di soffocare le mie emozioni e di impedire che gli altri si
accorgessero quando qualcosa mi turbava? O peggio, ero davvero turbata per lomicidio di quelluomo,
o pi che altro mi spaventava lidea di scoprire chi potesse averlo ucciso?
Scrollai la testa allassurdit di quel pensiero. Non avevo alcun motivo di preoccuparmi per
qualcuno che nemmeno esisteva, se non nella mia immaginazione.
Nel punto in cui lo avevo incontrato, sul terreno non cerano orme, oltre alle mie. Era una prova
pi che sufficiente, dovevo convincermene.
Un battito fuori tempo del mio cuore mi lanci la sua disapprovazione al ricordo di quegli
occhi. Non potevano non essere reali. Il suo volto mi perseguitava, i suoi occhi mi davano la caccia.
Dovevo saperlo o sentivo che sarei impazzita. Come una condanna, il desiderio di scoprire chi
fosse quel ragazzo mi impose di cercarlo. Sentivo che rivederlo sarebbe bastato a renderlo reale e allo
stesso tempo a scagionarlo da quel delitto. Ero certa di poter leggere la risposta direttamente dai suoi
occhi, ma, con altrettanta sicurezza, sentivo agitarsi in me una sinistra sensazione. Un oscuro presagio.
La paura che da quellincontro non sarei pi tornata.
Ignorando listinto che mi spingeva a fuggire da lui, decisi che non mi importava. Chiunque lui
fosse. Dovevo tornare in quel bosco. A qualunque prezzo, dovevo rivederlo.
... I giorni svanivano in fretta, come le pagine di un libro sfogliate una dopo laltra,
trascinando dietro di s il suo ricordo, sempre pi sfocato. Ma, anche quando iniziavo a perdere i
dettagli del suo viso, il suo sguardo si era impresso nella mia memoria come un marchio a fuoco. Mi
aggrappai con tutte le mie forze a quel brandello di ricordo che si era annidato nel mio cuore sfidando
la ragione. Non volevo che svanisse dalla mia mente...
Due settimane dopo
Laria era pi fresca e frizzante, quel pomeriggio e, piuttosto che dallavanzata della primavera,
mi convinsi che dipendeva da una svolta personale, come se cercassi un pretesto che mi liberasse
finalmente dalla coltre scura che mi aveva ottenebrato negli ultimi tempi. La mia mente era rimasta
intrappolata in quel bosco e tentava di aggrapparsi con forza al ricordo dello sguardo selvaggio del
ragazzo misterioso. Eppure non ero riuscita a trovare niente che smentisse lipotesi di un mio viaggio
personale oltre i confini della fantasia, nemmeno in quel pomeriggio in cui ero tornata a cercarlo, senza
risultato. Alla fine mi ero costretta ad arrendermi alla teoria dello stress da troppo studio, e allidea che
quellincontro non avesse niente di reale.
Le ultime settimane mi erano sembrate cos assurde... avevo esaminato ogni dettaglio di quello
strano incontro, in cerca di risposte, ma il costante desiderio di rivedere quel ragazzo non mi aveva mai
abbandonata. Mi sentivo come se fossi stata stregata e solo ora riuscissi finalmente a vedere la realt
con i miei occhi. Per la prima volta, dopo tanto tempo, riuscivo a rendermi conto che il mio
comportamento aveva eretto invisibili pareti intorno a me, allontanando tutti i miei amici.
Persino Peter era diventato pi freddo e distante. E non potevo permettere che accadesse.
Quel giorno, a scuola, cera stata uneuforia generale per il musical di primavera che avrebbe
debuttato quella sera, un evento molto importante, per la Lake Placid High School. Ogni anno, nel
mese di marzo, gli studenti portavano in scena una grande produzione, con tonnellate di costumi,
musica, balli e canti e persone da tutta la comunit. Le audizioni si svolgevano alla fine di gennaio e, da
febbraio a met marzo, gli studenti provavano le rispettive parti nellauditorium, ogni giorno dopo le
lezioni. Gli spettacoli erano sempre molto realistici e suggestivi. Qualche anno prima, avevamo fatto
Joseph and the Technicolor Dreamcoat: una storia tratta dalla Bibbia che insegna a credere nei propri
sogni e a lottare fino in fondo, dove si narra di Giuseppe, figlio di Giacobbe, tradito dai fratelli e tratto
in schiavit, che grazie al dono della veggenza salva lEgitto dalla carestia e si ricongiunge al suo
popolo. Poi cera stato Seussical, con cui avevamo portato in vita i libri del Dr. Seuss, e infine Anna dai
capelli rossi, dove io stessa avevo interpretato una piccola parte. Mia madre ne era stata cos entusiasta
da chiudere la caffetteria per vedere lo spettacolo, io invece avevo avuto la prova che il teatro non
faceva decisamente per me: non mi piaceva essere al centro dellattenzione. Eppure Fate mi aveva
implorata e io lavevo sostenuta. A lei era toccata la parte della protagonista, ma il palco non era
nemmeno la sua vocazione. Era pi a suo agio tra i cavalli, che di fronte a una platea.
Entrai nellauditorium e scandagliai il locale alla ricerca di Peter. Il teatro era una grande sala a
due piani con molti posti a sedere e un grande palco blu. Notai la chioma rossa di Fate, in una delle
ultime file, e mi avvicinai al gruppo, prendendo posto accanto a Peter, che se ne stava solo nella fila
dietro, le cuffie nelle orecchie. Davanti a lui, con indosso la felpa blu dei Blue Bombers, cerano Jake e
Brandon, con Fate al centro. Mancava poco alle sette, lo spettacolo non era ancora iniziato e in
sottofondo si sentiva un vociferio indistinto, mentre la sala si riempiva velocemente.
Jenna! Tu che ci fai qui? Dovresti essere dietro le quinte a prepararti! la incalz Fate, mentre
Jenna ci veniva incontro con gli abiti di scena. Mrs Hathaway  capace di trasformare te nella bestia,
se ti vede qui!
Ero sicura che il suo unico scopo fosse attirare lattenzione di tutta la sala su di s. Poco
importava se la sua piccola fuga da dietro le quinte avrebbe scatenato lira della professoressa di teatro.
Tutti gli anni si aggiudicava una delle parti principali: faceva parte del complesso e del coro della
scuola e, al contrario di me, i riflettori non le dispiacevano affatto. Ogni occasione era buona per
mettersi in mostra e la sua voce, dovevo ammetterlo, riusciva a incantare pi del suo sguardo
seducente.
Non potevo andare in scena senza un portafortuna. Ammicc e, avvicinandosi
pericolosamente a Brandon, lo baci sulle labbra, lasciandolo per un momento stordito.
E tu che non volevi venire! lo rimbecc Jake ridendo, e lei gli diede una gomitata.
Piuttosto sexy, questo colore di capelli. Brandon si attorcigli una ciocca scura tra le dita.
Jenna aveva accettato di indossare una parrucca, pur di accaparrarsi la parte della protagonista nella
Bella e la bestia, ma per nessuna ragione al mondo si era lasciata convincere a usare le lenti scure.
Io sto bene con tutto. Perch, avevi forse qualche dubbio? lo provoc, seducente. Jenna era
raggiante, nel suo vestito blu pastello. Le faceva risaltare il colore degli occhi: unarma che lei sapeva
bene come usare a suo vantaggio. Indossava una gonna lunga fino ai piedi e un corpetto che le
stringeva il seno.
Nessun dubbio, principessa. Brandon le fissava le labbra, consapevole che, con quelle parole,
sarebbe riuscito a rubarle un altro bacio. Era sempre stato uno spaccone, ma, di fronte al fascino di
Jenna, larroganza cedeva il posto alladorazione.
Lanciai qualche sguardo a Peter, che nel frattempo era rimasto in silenzio, intento a selezionare
brani sulliPod mentre gli altri ridevano. Nello zaino si intravedeva una copia di X-Men, un fumetto
della Marvel che lui adorava. A volte mi sembrava che una parte di quei personaggi vivesse in lui:
nemmeno Peter era il classico cavaliere senza macchia e senza paura, ma un eroe complesso, pieno di
dubbi, emozioni contrastanti, che soffriva per un amore non corrisposto... adesso me ne rendevo conto.
Al mio saluto aveva risposto con un breve cenno della mano. Provai a sfiorargli distrattamente
il braccio con il gomito, ma con sgomento mi resi conto che o non si era accorto della mia presenza o 
pi probabilmente  mi stava ignorando deliberatamente.
Il mio Pet. Quando era accaduto esattamente? E come avevo fatto a non accorgermene in
tempo? Anche se, dopotutto, non gli avevo forse riservato lo stesso trattamento, ultimamente?
Le luci si spensero di colpo e il teatro fu risucchiato dalloscurit. Meditai sul mio
comportamento, mentre in sala il mormorio generale si quietava.
Ehi, Peter, bisbigliai, cercando di attirare la sua attenzione, vieni a casa mia pi tardi? gli
proposi, sorprendendomi di quanto timida e incerta risuonasse la mia voce. In quel momento,
desideravo solo che lui accettasse.
Peter non sollev nemmeno lo sguardo dal suo iPod, provocandomi una fitta dinquietudine al
petto. Ho delle cose da fare, mi dispiace, replic con distacco.
Aprii la bocca per parlare, ma la richiusi un istante dopo, con lo stesso bruciore di un pugno ben
assestato nello stomaco.
Spinto dal desiderio di ricevere le sue attenzioni, il mio corpo reag prima della mente e, senza
accorgermene, mi ritrovai con in mano la mela che spuntava dallo zaino di Peter, aperto sopra le sue
gambe incrociate.
Lui si volse a guardarmi, lanciando unocchiata al frutto e poi a me, incerto e quasi ammonitore.
Un lieve sorriso mi inarc le labbra mentre inclinavo la testa in una tacita sfida e Peter sollevava le
sopracciglia, tentando di fermarmi, combattuto se strapparmi la mela dalle mani o soprassedere e
continuare a non considerarmi. Al contrario di me, che non riuscivo a immaginare una vita senza
hamburger, pizza e patatine, Peter era un salutista, si allenava duramente tutti i giorni ed era fissato con
la sana alimentazione. Lo conoscevo abbastanza bene da sapere che quel gesto avrebbe suscitato una
sua reazione. Sorrisi, pregustando la vittoria di quel piano improvvisato. Infantile, ma efficace.
Poi tutto si svolse molto rapidamente. Non appena Peter si slanci verso di me, indietreggiai
distinto, allungando la mano perch lui non la afferrasse, provocando le risatine sommesse dei miei
compagni.
Sembra buona... commentai, mentre scalciavo sulla sedia per tenere lontane le sue mani.
Sstt... si lament qualcuno in sala.
Non oserai, brutta... Peter aveva abbassato il tono di voce, per non disturbare chi seguiva lo
spettacolo.
Oh-ho! Passiamo alle minacce!
Tenendolo lontano con un braccio, allontanai il viso, portai velocemente alla bocca la mela e
affondai i denti, strappando via un pezzo dalla superficia rossa e lucente, mentre gli altri gettavano la
testa allindietro, divertiti, e io assaporavo soddisfatta la mia piccola vittoria, guardando Peter di
sottecchi.
Ehi, Pet, tieni!
Peter afferr al volo qualcosa lanciato da Jake, nella fila davanti.
...  ipocalorica.
Puoi tenertela, tanto non avevo fame. Peter gli rilanci la barretta e poi inclin la testa a
guardarmi, incrociando il mio sguardo per la prima volta.
Mmm...  buona... ne vuoi un po?! lo stuzzicai, masticando con un sorriso beffardo sulle
labbra. Per un attimo, mi chiesi cosa mi fosse passato per la testa per aver rischiato di compromettere la
nostra amicizia.
No che non la voglio, ormai devi averla gi sbavata.
Ehi! lo canzonai, indecisa se offendermi alle sue parole. Io non sbavo!
Gli angoli della sua bocca si sollevarono, mostrando appena le fossette, nonostante si sforzasse
di serrarli in una linea dritta, e decisi che la sua non doveva affatto essere unoffesa.
Con laria sconfitta, Peter port un gomito sullo schienale che aveva di fronte e pieg la testa
per appoggiarla al palmo della mano, come un bambino indispettito. E una scarica mi attravers il
corpo, come un fulmine in pieno petto, mentre i miei occhi si incastravano nei suoi, selvaggi.
Cera lui, alle spalle di Peter.
Abbassai lo sguardo, colta alla sprovvista, e mi sentii risucchiare in un buco nero,
improvvisamente privata della terra sotto i piedi, la testa che girava.
Un semplice movimento di Peter era bastato a cambiare tutto, mostrandomi chi si celava
qualche metro pi in l, nascosto nel buio, con il piede spavaldamente appoggiato contro la parete.
Ma era davvero lui o loscurit mi stava confondendo?
Il battito frenetico del mio cuore aveva gi dato una risposta a quel dubbio.
Trattenni il respiro, rischiando di mandare la mela di traverso, impietrita e con il cuore rigonfio
di felicit. Un turbinio di emozioni mi attanagliava lo stomaco. Il desiderio di rivederlo che
segretamente nutrivo nel mio cuore riaffior dal cumulo sotto cui mi ero sforzata di seppellirlo, insieme
alla speranza che lui fosse reale.
Tremavo, ma sperai che gli altri non se ne accorgessero.
Allimprovviso un dubbio, per quanto assurdo e bizzarro, si insinu tra i miei pensieri, il respiro
ancora nervoso.
E se si fosse trattato di un altro frutto della mia mente che si prendeva gioco di me?
O forse era un miraggio proiettato dal mio cuore, ormai rassegnato.
Tentai con disinvoltura di scrutare i volti dei miei compagni, nelloscurit, ma tornai subito a
cercarlo, con la paura che svanisse unaltra volta. Alzai timidamente lo sguardo e lo trovai al suo posto,
il viso a tratti illuminato dalle luci del palco. In fondo al cuore, lottavo tra la nostalgia di riprovare la
scarica suscitata dalla potenza del suo sguardo e il timido, ma altrettanto forte desiderio di fissarlo
indisturbata, ma lui si volse con uno scatto e io provai un tuffo al petto, mentre i nostri occhi si
trovavano. Una connessione visiva che risucchi tutto il resto. Tutto divenne sordo e sfocato, mentre
ununica linea nitida collegava il mio sguardo al suo. Persino le voci si ridussero a un ronzio di
sottofondo, coperte dal palpito frenetico del mio cuore che batteva come un tamburo.
Una sensazione cos forte da togliermi il respiro.
Era poco distante dalla nostra fila, ma abbastanza da rassicurarmi che non avesse sentito una
parola del mio stupido e imbarazzante tentativo di riconquistare lamicizia di Peter. Il mio corpo ne
approfitt per lasciarsi andare a quellondata di calore, mentre avvertivo il sangue risvegliarsi e
ribollirmi nelle vene.
Gemma... hai visto un fantasma? La domanda sottovoce di Fate stent a raggiungermi,
mentre cercava di attirare la mia attenzione con dei gesti. Cos... cosa stai guardando? mormor,
prima di controllare alle sue spalle per seguire la traiettoria del mio sguardo.
Lansia per la risposta che avrebbe dato mi ridest da quel sogno a occhi aperti. In fondo al
petto, covavo il timore che Fate, o chiunque altro, potesse accorgersi che non cera nessuno appoggiato
alla parete in fondo alla sala, smentendo ancora una volta la veridicit dei miei sensi. Lidea di avere le
visioni si era ormai annidata da un pezzo nella mia mente, convincendomi che il selvaggio  come lo
chiamavo segretamente per la fierezza, la durezza e la potenza del suo sguardo sotto i ciuffi scuri e
ribelli sulla fronte  fosse unicamente una proiezione del desiderio di rivederlo che custodivo sepolto in
fondo al cuore.
Wow! esclam invece, riempiendosi immediatamente di entusiasmo. E quel tipo da dove 
saltato fuori?
La guardai, sorpresa, muovendo le palpebre nervosamente. C-cosa? Tu lo vedi? Riesci a
vederlo? le chiesi, dimpulso, senza pensare alleffetto che le mie parole avrebbero suscitato sugli
altri.
Il loro mormorio si zitt di colpo, mentre i loro sguardi si concentravano su di me.
Certo che lo vedo, scand Fate, perplessa, come se si trovasse di fronte qualcuno con le
rotelle fuori posto. Sei sicura di sentirti bene? aggiunse, incerta.
Era un... modo di dire! improvvisai, ma il mio tono di voce non avrebbe convinto nessuno.
Vorrei vedere! Uno cos non passerebbe inosservato nemmeno se si sforzasse! esclam Jenna
a voce fin troppo alta, accorgendosi del soggetto cui rivolgevamo le nostre attenzioni.
Sstt! Lo spettacolo era appena iniziato e qualcuno iniziava a indispettirsi dei nostri mormorii.
Chi diavolo ? Jenna abbass la voce, sporgendosi in avanti con gli occhi spiritati.
Devessere caduto dal cielo... Fate, davanti a me, lo fissava con aria sognante.
Sorrisi tra me, trionfante, perch lui esisteva. Quel pomeriggio lo avevo visto davvero, nel
bosco. Eppure non lo rivelai a Peter, ormai non aveva pi importanza dimostrargli che avevo avuto
ragione. Quella consapevolezza bastava a ripagarmi. Ma cosa ci faceva l? Sembravano tutti sorpresi:
doveva essere un nuovo studente. Eppure era strano: a Lake Placid ci conoscevamo tutti  soprattutto
tra coetanei  e, a parte qualche turista di passaggio, era impossibile che qualcuno potesse trasferirsi
nella nostra piccola cittadina tenendo tutti alloscuro.
Ehi, Gemma, guarda... Jenna si era avvicinata al mio orecchio fino a sfiorarlo. ...  te che sta
fissando.
Un brivido mi folgor la schiena. Arrossii allistante e non riuscii a trattenermi dallabbassare lo
sguardo, imbarazzata. Non sapevo stabilire se limprovviso giramento di testa dipendesse dal buio in
sala o se fosse colpa dellemozione incomprimibile che sentivo esplodere nel cuore. Nonostante
limbarazzo, sollevai ancora lo sguardo e trovai il suo ad aspettarmi. La connessione fu immediata
quanto devastante. Un lampo di luce rischiar per un momento il palco, permettendomi di vedere che
indossava una maglietta rosso scuro su dei jeans smunti e delle scarpe da ginnastica.
Cosha da fissarti in quel modo? La sfumatura irritata nella voce di Peter mi sorprese,
sottraendomi a lui.
Fissai stranita lespressione del mio amico, il viso corrugato in una smorfia acida. Dava quasi
limpressione di essere arrabbiato.
Ehi, ehi, ehi! Qualcuno qui  geloso... insinu Jenna, al mio fianco.
Peter non rispose, si limit a lanciarmi uno sguardo di sottecchi in attesa di una mia reazione,
ma io non gli prestai attenzione.
Devessere nuovo, esclam Brandon, voltandosi per un momento, non lho mai visto prima,
strano che nessuno di noi ne sappia niente.
Stavo pensando la stessa cosa, aggiunse Jake, chiss se vorr unirsi alla squadra...
Magari  solo di passaggio, sugger Fate, che per qualche ragione fissava Peter, quasi volesse
calmarlo, con quelle parole.
Ma Jenna la sment in fretta, sottolineando la sua sagacia: I turisti non vengono a vedere lo
spettacolo della scuola, non ti pare? In fondo, non aveva tutti i torti.
Chiss perch ce laveva con te... mormor Peter, pi a se stesso che agli altri.
Mi avr trovata ridicola, tutto qui, replicai, mentre quel timore prendeva forma nella mia
testa.
A me non sembrava che ti stesse deridendo, si lasci sfuggire Fate, lo sguardo per un
momento malizioso.
 un po inquietante, non trovate? ammise Jenna, in silenzio, muovendo solo le labbra.
Al buio, dovevo ammettere che il suo sguardo penetrante fisso su di me faceva un po paura.
Luce e oscurit si dibattevano sul suo volto. Sembrava un angelo, s. Ma delle tenebre.
Magari  lui lassassino che si aggira nei boschi, scherz Brandon, e io fui scossa da un
brivido.
Smettila, scemo! Jenna lo colp alla testa.  solo un ragazzo! E comunque, Fate ha ragione.
Gemma, sei sicura di non averlo mai visto prima? Ti guardava come se ti conoscesse intimamente,
afferm, dopo aver cercato con attenzione le parole. Come se ci fosse qualcosa tra di voi.
Di sicuro vorrebbe che ci fosse! Brandon inarc le sopracciglia in unespressione
inequivocabile, mentre Fate gli lanciava uno sguardo ammonitore, alternandosi tra lui e Peter, per
assicurarsi che non lo avesse ferito.
Vi state sbagliando. Non lho mai visto prima, obiettai. E comunque, Jenna, tu non dovresti
andare in scena? Lintroduzione sta per finire...
Uno scoppio aiut il mio tentativo di porre fine al discorso. Il palco si riemp di fumo, mentre
una musica, in sottofondo, accompagnava lentrata in scena del principe tramutato in Bestia, chino
sullampolla di vetro con la sua rosa rossa.
Tocca a me! Jenna si alz di scatto e si dilegu in fretta.
Stendili tutti! grid Fate, mentre lei si allontanava, svolazzando tra le poltrone blu.
Tornai a cercare il ragazzo e il mio cuore perse subito un battito, abituandosi a un nuovo ritmo
mentre, in quella nuova intimit, ci fissavamo da lontano.
La voce di Jenna riemp la sala, soave, intonando le note sullo sfondo del mercato, subito
accompagnata da quella, pi possente, di Gaston, interpretato da un ragazzo in completo marrone.
Sorrisi, senza distogliere lo sguardo, e per un attimo ebbi limpressione che lui avesse ricambiato quel
sorriso. Arrossii, vinta dallemozione, e tornai a guardare il palco, con le orecchie in fiamme.
Lo spettacolo and avanti per ore, Jenna si cambi varie volte ed era radiosa, nellabito giallo
oro di Bella, seduta a un tavolo elegantemente rivestito insieme alla Bestia, ma io non seguii una sola
battuta. Il cuore mi tremava nel petto, allidea che lui era proprio l, a pochi passi da me. Avrei voluto
seguire listinto che mi diceva di correre da lui, invece rimasi seduta, nel buio della sala, a lanciare
timide occhiate nella sua direzione, desiderosa del calore del suo sguardo.
Poi le luci si riaccesero, in un coro di applausi. Dentro di me provai una fitta, perch il tempo a
disposizione stava per finire.
I miei compagni si alzarono, mentre la sala si svuotava lentamente. Abituata al conforto
delloscurit, con le luci accese mi sentivo pi scoperta e quasi temevo di tornare a cercarlo. Sapevo
che, se avessi incrociato i suoi occhi, sarei scomparsa in lui. Un sentimento selvaggio, quanto la
fierezza dipinta sul suo volto. La mia mente si ostinava a definirlo con quellaggettivo. Perch
selvaggio era il suo sguardo. Selvaggia la forza con cui mi trascinava a s, dentro di s. Selvaggio il
sentimento che si era insinuato crescendo senza controllo. Privo di ogni raziocinio. Selvaggio.
Avrei voluto gridare a tutti limmensa gioia che mi riempiva il petto, ma ero decisa a non
rivelare a nessuno del nostro incontro nel bosco. Come se io e lui in qualche modo custodissimo un
segreto.
Quel ricordo ne riport alla mente un altro pi inquietante: non erano riusciti a trovare alcuna
pista da seguire per risalire alla morte di Mr Lussi e rivelare il nostro incontro avrebbe potuto
risollevare questioni ormai sepolte. Del resto, io non avevo visto niente di compromettente, lo avevo
solo incontrato in un punto imprecisato del bosco. Non cera niente che collegasse quella morte a lui,
altrimenti la polizia lo avrebbe scoperto. Non erano nemmeno certi che si fosse trattato di omicidio...
Non avevo idea del perch lo stessi proteggendo: per quanto ne sapevo, Brandon poteva aver
ragione, quel ragazzo poteva essere un assassino. Non potevo avere la certezza che non avesse
commesso lui quel delitto ma, per qualche ragione, listinto mi induceva a tacere. Avrei mantenuto il
segreto.
Nessuno doveva sapere quanto in realt fossi gi coinvolta da lui.
Soprattutto Peter. Non volevo rischiare di ferirlo.
Iniziai a chiedermi se quella non fosse lultima volta in cui lavrei rivisto, e fui sopraffatta dal
desiderio di sentire ancora per un istante il calore che mi pervadeva quando i suoi occhi bruciavano nei
miei.
Dominata da quellistinto, lo cercai, scoprendo con delusione che stava per uscire dalla porta.
Per un attimo mi manc il respiro e una terribile sensazione mi soffoc come una corda stretta
al collo. E se fosse scomparso unaltra volta? Immaginai di correre verso di lui e fermarlo, impedirgli
di lasciarmi di nuovo sola. Avrei sopportato di perderlo ancora, adesso che ero certa della sua
esistenza? O sarebbe stato ancora pi difficile? Stringendo i pugni per lincapacit di seguire quel
desiderio, mi abbassai a raccogliere le mie cose per tornare a casa, lo sguardo offuscato dalla
rassegnazione.
Ti sta ancora guardando... mi sussurr Fate allorecchio.
Alzai subito lo sguardo e trovai il suo, ipnotico, scrupoloso e intenso. Selvaggio.
Non era ostile, n arrabbiato, eppure aveva laria... insoddisfatta, quasi anche lui fosse scontento
che il tempo l con me fosse finito. Senza preavviso, sentii il braccio di Peter allungarsi dietro la mia
vita. Strinse la mano sul mio fianco e mi tir a s come se fossi sua.
Trattenendomi dal reagire al suo gesto, mi limitai a guardarlo con espressione perplessa, ma lui
non prest attenzione al mio tacito rimprovero perch i suoi occhi, ridotti a una fessura, sfidavano
quelli del selvaggio, immobile allaltro lato della sala.
Andiamo, mi ordin Peter, risoluto, senza distogliere lo sguardo dal ragazzo. Ti
accompagno.
In quello stesso istante, realizzai che per raggiungere luscita sarei dovuta passargli accanto.
Il cuore inizi ad accelerare a quel pensiero. Abbassai gli occhi, mio malgrado incapace di
affrontare il suo sguardo selvaggio. Da quella distanza, ero certa che avrei ceduto allemozione. Come
unonda, mi avrebbe trascinata al largo e non sarei pi stata in grado di raggiungere la riva, sarei di
certo annegata. Sentivo gi le gambe tremare, mentre le pulsazioni aumentavano a ogni passo,
facendomi vacillare. Ero davvero cos debole? Emotiva, avrebbe detto mia madre, ma io mi sentivo
debole di fronte a lui.
Spinta dal desiderio, trovai la forza per sollevare lo sguardo. Non avrei saputo dire con certezza
quale parte di me mi avesse indotto a obbedire a quellimpulso, ma ero pronta a scommettere sul cuore.
Fu un duro colpo quando non lo trovai, tra la folla che si accingeva a uscire.
Sentii una ventata di rabbia salirmi su dallo stomaco, perch il gesto di Peter poteva averlo
allontanato, ma mi sforzai di reprimerla e raggiunsi Jenna dietro le quinte, insieme a Fate.
Trovando in fretta una scusa, avevo rifiutato di farmi accompagnare da Peter, facendo
attenzione a non mostrargli il mio risentimento, anche se forse lui era riuscito lo stesso ad accorgersi
del mio improvviso malumore.
Langoscia mi imped di aprir bocca durante tutto il tragitto. Sul sedile posteriore dellauto della
madre di Jeneane, rimasi in silenzio, con lo sguardo perso oltre il finestrino, infastidita dallincessante
brusio di Jenna e Fate che non smettevano di discutere su quanto fosse meraviglioso il nuovo ragazzo,
litigando su chi lavesse visto per prima.
Sollevai gli occhi e scossi la testa, inorridita dalla loro esuberanza e mancanza di pudore.
Dio! Hai visto che corpo?! stava esclamando Fate, richiamando alla mia attenzione, mio
malgrado, ricordi che credevo sepolti. Mi stupiva quanto fosse nitida, nella mia mente, limmagine del
suo corpo atletico e allapparenza forte.
Non credo che Dio perda tempo a guardare il suo corpo, mormorai. Non avrei potuto darle
torto, ma avevo provato comunque a mascherare lemozione facendo del sarcasmo.
Perch pensi che si sia trasferito in questo buco? domand Jenna, curiosa, ignorando la mia
battuta.
Non lo so, ma di certo lo scopriremo presto! le rispose Fate, eccitata come una bambina.
Adesso ero un po in pena per lui. Si sarebbero fatte in quattro per scoprire ogni cosa sul suo
conto.
Jenna e Fate facevano parte della cerchia di persone di Lake Placid che propagavano i
pettegolezzi, al contrario di me, che invece li bloccavo con lindifferenza. Loro dovevano sapere tutto
su tutti.
E quel ragazzo non avrebbe fatto eccezione.
Per la prima volta, tuttavia, largomento era di mio interesse.
Neanche Mrs Whitney riusc a trattenerle dal confabulare per tutto il tragitto, facendo ipotesi su
chi fosse, da dove provenisse o quanti anni avesse. Non doveva essere molto pi grande di noi, ma una
sfumatura rigida ed ermetica nei tratti del suo viso suggeriva il contrario.
Ero certa che, per il giorno seguente, sarebbero riuscite a scoprirne anche il gruppo sanguigno.
E limpazienza di ricevere quelle informazioni mi rendeva loro complice.
Fuori il cielo si era addensato in un agglomerato scuro di nuvole, una leggera pioggia aveva
allontanato la foschia sulle strade, bagnandomi i capelli mentre percorrevo il vialetto di casa. Eppure
niente di tutto ci aveva importanza. Avevo il sole dentro, perch lui esisteva. Era reale, niente avrebbe
potuto rendermi pi felice in quel momento.
Entrai in casa camminando a mezzaria, quasi senza percepire il terreno sotto i piedi.
Mi sentivo elettrizzata e leggera; se il vento mi avesse portata via non me ne sarei nemmeno
accorta.
Le luci accese suggerivano che i miei erano gi rientrati, ma non mi andava di lasciarmi
distrarre dal ricordo di quella splendida serata e ignorai la voce di mia madre che mi raggiungeva dalle
scale insistendo perch scendessi a cenare. Un groviglio di emozioni mi riempiva lo stomaco, senza
lasciare spazio ad altro, in subbuglio per le farfalle che mi si agitavano nel petto.
Ho mangiato un panino mentre tornavo, urlai a mia madre in cima alle scale. Corro in
camera a studiare! le mentii, richiudendo la porta alle mie spalle.
Mi gettai sul letto, perdendomi in mille riflessioni.
Non avrei mai saputo se il selvaggio fosse andato via a causa di Peter o se fosse stato
qualcosaltro a turbarlo. Per tutto lo spettacolo aveva ricambiato i miei sguardi, perch allora si era
dileguato senza un ultimo cenno? E se avesse frainteso il mio rapporto con Peter? Noi non stavamo
insieme, ma lui non poteva saperlo. Che casino...
Provavo una strana sensazione ripensando ai suoi occhi, che adesso, libera dal suo incantesimo,
mi sembravano pi scuri dallultima volta. Cera qualcosa di sinistro che non riuscivo a spiegare
nemmeno a me stessa. Era come se mi stesse studiando minuziosamente. Jenna aveva ragione, era
come se qualcosa in me lo incuriosisse e lo confondesse al tempo stesso. Eppure mi era impossibile
credere che lintensit di quello sguardo fosse dovuta a un motivo cos futile e frivolo... doveva esserci
di sicuro qualcosaltro, di pi importante, che per non riuscivo a cogliere.
Totalmente immersa in quei pensieri, un ticchettio costante mi riport nella mia stanza.
Tesi le orecchie e mi guardai intorno per capire cosa fosse quando intuii che proveniva dalla
finestra. Qualcuno allesterno continuava a lanciare sassolini per attirare la mia attenzione.
Un tuffo incondizionato al cuore mi riemp di speranza.
Saltai gi dal letto, impaziente di rivederlo.
Ma trovai Peter ad attendermi. Solo Peter. Del resto, chi altri mi aspettavo che fosse?
Ehi! Si pu sapere che ci fai qui? gli domandai, aprendo la finestra. Solo dopo aver
pronunciato quelle parole, mi resi conto del tono sgarbato con cui mi ero rivolta a lui.
In fondo, non aveva colpa se avevo sperato di trovare qualcun altro al suo posto. Una parte di
me, per, lo riteneva responsabile di quanto accaduto poco prima.
Mi hai invitato tu, ricordi? Ti ho scritto un SMS... mormor, facendo attenzione a non alzare
troppo la voce.
Controllai il telefonino e lessi il suo messaggio.
SCENDI. SONO SOTTO CASA TUA.
Mi dispiace, non lavevo visto, bisbigliai per giustificarmi, i miei sono ancora svegli, non
posso scendere a questora! Che ti salta in mente?
Mi andava di vederti... Dun tratto sembrava in imbarazzo, ma subito riacquist la sua
sicurezza. Spostati, allora. Salgo io.
Da bambino, Peter si arrampicava sempre sul traliccio bianco che offriva sostegno al
rampicante sul muro, per intrufolarsi di nascosto in camera mia. Erano anni che non se ne serviva e, per
un attimo, guardare la sua testa dallalto della mia finestra mi ricatapult nel passato.
Stai attento, bisbigliai, cercando di non farmi sentire dai miei genitori. Potrebbe non reggerti
pi! La sua testardaggine mi provoc un sorriso, per quanto stentato.
Cosa stai insinuando? Non sono poi cos pesa... n... La gravit non gli concesse il tempo di
reggersi, trascinandolo sul terreno prima che riuscisse a finire la frase.
Provai a trattenermi, ma non ci riuscii, lasciandomi sfuggire una risata.
Un rumore, dal pian terreno, ci mise in allarme e Peter si appiatt alla parete, per non farsi
scoprire. Soffocai unaltra risata, troppo divertita dalla scena e lui si rilass, guardandomi dal basso.
Ti sembra divertente? Guarda che non mi arrendo, bisbigli, intestardito.
Vuoi farti male? Sei troppo grosso, non ti regger mai! esclamai sottovoce, tentando di
convincerlo a desistere.
Le mie parole non lo dissuasero. Non conoscevo nessuno pi testardo di lui. A parte me,
ovviamente.
Peter! Dove credi di andare?
La voce severa di mio padre mi fece trasalire, catturando la mia attenzione, ma Peter si trovava
gi a met strada.
Concentrati sulla sua faticosa scalata, non avevamo fatto caso ai miei genitori che ci
osservavano pazientemente dalla finestra al pian terreno.
Peter guard di sotto, barcollando. B-Buona sera, Mr Bloom, riusc a balbettare, poi la sua
voce si indur nel rivolgersi a me. Gemma, ti avevo detto che non era il caso di ripulire il rampicante
dalla tua finestra a questora della notte! mi rimprover fingendosi indignato, mentre mio padre, a
braccia conserte, ascoltava divertito la sua recita.
Il suo piccolo teatrino non avrebbe convinto nessuno.
E sentiamo, da quando sei cos volenteroso? Mio padre lo squadr, sollevando un
sopracciglio.
Peter mosse gli occhi da una parte allaltra, incerto su cosa replicare. Da sempre? tent di
convincerlo, ma senza risultato.
 un sollievo sentirtelo dire, perch avrei degli altri lavoretti per te. Mi sporsi oltre la finestra
e dallalto intravidi mio padre mentre reprimeva un sorriso, indicando le erbacce incolte cresciute sul
vialetto.
Peter segu con la testa la direzione verso cui indicava la sua mano e perse lequilibrio, cadendo
sul terreno.
Gettai la testa allindietro, incapace di trattenere le risate, e udii delle voci far da eco alla mia.
Coraggio, entra in casa, disse mia madre, il riso ancora negli occhi.
... e questa volta dalla porta! si sent di aggiungere mio padre, concludendo la frase per lei.
Prima di rialzarsi, Peter si lasci cadere a terra sdraiandosi sullerba. Non avrei saputo dire se
per il dolore dovuto alla caduta o per limbarazzo. Pi probabilmente per entrambi.
Che aspetti a scendere? mi chiese mio padre sporgendosi dalla finestra. Peter non salir in
camera tua.
Sbuffai: non era una novit per me. Non avevano mai permesso che io e Peter rimanessimo in
camera da soli, nemmeno da bambini, figuriamoci dopo la pubert. Noi avevamo risolto con il traliccio,
per cui Peter si intrufolava spesso di nascosto entrando dalla finestra e passavamo ore e ore a
chiacchierare o a vedere film o vecchie puntate di Dawsons Creek. A volte, per gioco, diceva che ero
la sua Joy, ma fino ad allora non avevo mai realizzato che, forse, lui non sarebbe mai stato il mio
Dawson.
Mi sistemai i capelli dando una rapida occhiata allo specchio  un gesto che non avevo mai
fatto prima  e scesi le scale di corsa.
Mi aspettavano in salotto, seduti sul divano in pelle color cammello, mentre lodore del caff
riempiva la stanza.
E la prossima volta che vuoi vedere Gemma suona il campanello! lo stava istruendo mio
padre, mentre io li raggiungevo.
Okay, Mr Bloom. Me ne ricorder. La voce di Peter, per quanto imbarazzata, rivelava una
vena autoderisoria.
4
SOGNO
Non  scritto... Io. Non. Posso. Oppormi... Non posso impedirlo, mi dispiace...
Leco di quelle parole risuonava ancora nella mia testa, sempre pi sbiadita, mentre il mattino
spingeva via la notte e io riaprivo gli occhi, un po stordita e con la testa leggera.
Rimasi qualche minuto distesa sul letto, a contemplare il soffitto, concedendomi di ricordare i
lineamenti del suo volto, prima che svanissero del tutto con il giungere del giorno.
Sotto pelle avevo come limpressione di averlo appena incontrato. Invece era stato solo un
sogno.
Ma il pensiero che mi aveva fatto battere il cuore, ridestandomi dal sonno, era la certezza che
lui esisteva e presto lo avrei rivisto ancora.
Scesi in cucina per la colazione, ansiosa che accadesse.
Sei di buon umore, oggi! constat mia madre cogliendo il mio entusiasmo.
Bench il tempo trascorso insieme fosse sempre irrisorio, le bastava davvero poco per riuscire a
leggermi. Daltronde ero stata dentro di lei per molto pi di nove mesi. Qualcuno sosteneva che nelle
settimane aggiuntive di gestazione si fosse creata una sorta di legame arcano tra noi due, come un sesto
senso che ci univa nonostante la distanza.
A volte era difficile riuscire a mascherare il mio stato danimo a mia madre.
In certi momenti, avevo limpressione di essere un libro aperto ma, per fortuna, pochi altri
possedevano la giusta chiave di lettura.
Ho solo dormito bene, le risposi, evasiva.
Mmm, mugugn lei con sguardo accusatore.  per caso successo qualcosa con Peter?
insinu, ma la sua era una speranza, pi che una domanda.
No! Ti ho gi detto cosa provo per lui, mamma! Non cambier idea.
E allora a cosa  dovuto tutto questo entusiasmo? indag perplessa e piena di speranza.
Te lho gi detto. Ho solo fatto un bel sogno! la zittii, reprimendo il sorriso sognante che
continuava a riaffiorare.
Lei si rattrist quasi fosse una bambina, delusa dalla mia spiegazione, probabilmente si
aspettava un racconto pi eccitante. Solo ultimamente avevo capito che nel suo cuore nutriva la
speranza di vedermi finalmente interessata a qualcuno, oltre che agli eroi o ai cavalieri dei romanzi che
leggevo, e forse Peter era in cima alla lista. Ma lui non era il mio Rochester, glielo avevo gi spiegato.
Se lo dici tu... ma prometti che verrai da me quando succeder, mi sugger in tono premuroso.
Lo far... quando ci sar qualcosa da raccontare sarai la prima a saperlo! la rassicurai.
Di certo non sarei corsa da Peter per dar sfogo alle mie incertezze.
Era davvero triste pensare di dover tenere fuori la persona cui pi tenevo al mondo.
Eppure non avevo altra scelta. Non potevo parlare con lui delle mie emozioni, soprattutto dopo
aver visto la sua reazione, il giorno precedente. La sua gelosia era ormai evidente.
Fuori, una fitta nebbia rivestiva le strade di un alone tetro, ma ero troppo estasiata per
curarmene.
Durante il tragitto, latmosfera trascin la mia mente nel sogno di quella notte.
Mi trovavo nel bosco, circondata dagli alberi, esattamente come quel giorno, come se stessi
rivivendo tutto dallinizio.
Ero sola, eppure riuscivo a sentire una presenza ostile intorno a me, come se qualcuno mi stesse
osservando. Come se lui mi stesse osservando. Sentivo i suoi occhi puntati addosso, come quelli di un
cacciatore sulla preda. Il pensiero mi eccitava e mi spaventava al tempo stesso.
Perch stavolta ero io la preda.
Sollevai la testa, scrutando in alto. Aguzzai la vista, cercandolo tra i rami, spinta dalla strana
consapevolezza che lo avrei trovato, ma non cera nessun altro.
Il sole mi accec improvvisamente, ma subito subii il fascino con cui la luce colpiva le foglie
penetrando attraverso i rami, che, intrecciandosi tra loro, ne filtravano i sottili raggi.
Qualcosa si mosse. Proprio l, in mezzo alla luce.
Provai a focalizzare quella strana sagoma coperta dai riflessi dorati. Era un animale?
Mi avvicinai ancora.
Di certo era pi grosso di me, forse avrei fatto meglio a scappare: avrebbe potuto uccidermi,
eppure quella probabilit non mi spaventava. Lui rimase immobile, osservandomi dallalto del ramo
pi grosso. Qualunque cosa fosse, doveva essere pi spaventata di me, perch era come se trattenesse il
respiro, in attesa che tornassi indietro, come un camaleonte che cerca di rendersi invisibile agli occhi
dei predatori.
Vinta dal desiderio di scoprire chi o cosa fosse, mi avvicinai ancora e lo riconobbi, dal battito
sordo del mio cuore. Come unonda che si infrange su uno scoglio, unemozione selvaggia mi travolse,
facendomi annegare. Selvaggia, come chi la dominava.
Quel ragazzo senza nome mi era entrato nella mente per non lasciarla pi.
I miei occhi trovarono i suoi, tra i riflessi perlati della luce che lo circondava. La sua
espressione continuava a incupirsi, a met tra fascino e stupore. Non riuscivo a comprendere cosa lo
turbasse, ma ancora una volta avevo limpressione che mi stesse studiando. Non era interessato a me,
piuttosto sembrava confuso dal mio interesse per lui. Pi mi avvicinavo, pi lui indietreggiava,
spaventato.
Cera qualcosa, nei tratti del suo viso, che riusciva a incantarmi. Provavo una sensazione
sconosciuta, di stordimento completo, come se gli bastasse incrociare il mio sguardo per rapire la mia
essenza.
La maglietta blu che indossava metteva in risalto le sfumature ghiaccio dei suoi occhi. Le
maniche lunghe erano sollevate fino ai gomiti, il tatuaggio che si diramava lungo il braccio, i
lineamenti del suo viso perfetti, la sua pelle soda e compatta... Immaginai il suo tocco morbido su di
me. Allungai una mano, assecondando il desiderio di accertarmi che fosse reale, ma poi mi ritrassi,
spaventata dalla potenza con cui lemozione mi avrebbe travolta se lo avessi sfiorato. Ne ero certa.
E i suoi occhi... era come se li avessi gi visti dentro di me, come se ne conservassi il ricordo
nel mio io pi profondo. La sua perplessit mi disorientava, studiava ogni mio movimento come se non
avesse mai visto un altro essere in tutta la sua vita, ma io lo ignorai e continuai ad avvicinarmi. Per un
istante mi manc il respiro. Quando lui mi fiss, attraverso i capelli scuri e spettinati che gli rigavano la
fronte, ribelli e selvaggi, sottili e impercettibili venature ambrate brillarono nei suoi occhi come
diamanti, come largento liquido colpito dalla luce. Un colore cos innaturale e perfetto al tempo
stesso...
Erano proprio come li ricordavo prima che il suo incontro a scuola mi smentisse. Avevo
trascorso due settimane a ripensare a quello sguardo affilato, non potevo sbagliarmi, eppure a scuola
ero certa di averli visti cos scuri e penetranti... lintensit che emanavano era la stessa, ma niente che si
avvicinasse a quella luce limpida e cristallina che adesso risplendeva nei suoi occhi di ghiaccio.
I nostri sguardi indugiavano luno sullaltro, intrecciati come la prima volta. Mi fissava come se
cercasse in me la risposta a ci che lo turbava.
Avanzai di qualche passo, imprigionata in quella trappola di ghiaccio. Appoggiai la mano al
tronco dellalbero per sostenermi mentre mi sporgevo verso di lui, totalmente priva di controllo. Di
rimando lui abbandon ogni esitazione, si pieg sulle ginocchia e con un salto mi fu di fronte. I suoi
occhi continuavano a studiarmi. Lentamente sollev una mano per toccarmi e indugi qualche istante a
un palmo dal mio viso, indeciso. Mi sentii tremare, perch dun tratto volevo mi toccasse, anche solo
per un momento. Sollevai la mano in cerca della sua, il palmo rivolto nella sua direzione. Trattenni il
respiro, sopraffatta dallemozione che il pensiero del suo contatto aveva suscitato in me. Non lo avevo
mai toccato prima. Lui studi la mia mano per un istante e poi, incerto, si convinse a sfiorarla. E fu
come se una stella esplodesse dentro di me mentre i suoi occhi scattavano nei miei. Una scossa che da
lui arrivava a me, collegandoci. Occhi negli occhi. Palmo a palmo. Lui sembrava turbato dalla forza di
quel contatto, come se anche lui avesse avvertito quella scossa. Chiuse la mano, intrecciando le dita
alle mie, come se non volesse pi lasciarmi andare, e i suoi occhi si insinuarono con prepotenza nei
miei, scavando a fondo, quasi volesse entrarmi dentro. Un brivido mi accarezz la schiena al tocco
straordinariamente caldo della sua pelle, socchiusi appena gli occhi e in quel preciso istante udii il
suono della sua voce per la prima volta.
Non ti far del male... Il suo dolce sussurro si insinu in me. Era come se quel suono potesse
penetrarmi, riuscendo a raggiungere luoghi nascosti, sconosciuti persino a me stessa, e riscaldarli fino a
farmi sciogliere. Era cos intenso e profondo da confondermi e farmi vibrare, quasi lo avesse sussurrato
direttamente al mio cuore.
Tutto il mondo intorno a noi si trasform e scomparve, mentre io, preda di un sortilegio, non
vedevo che lui. Un incantesimo oscuro che mi avvolgeva il cuore. Solo quando un soffio di vento mi
accarezz il viso riuscii a riemergere e mi resi conto che la foresta intorno a noi era scomparsa.
Trattenni il respiro, in bilico su una scogliera a picco sul mare e, spaventata da quellimprovvisa
altezza, mi aggrappai distinto a lui. Tentai subito di ritrarmi, imbarazzata da quel contatto rubato, ma
non ne ebbi il tempo perch lui fu pi veloce e mi trattenne a s con una dolcezza sconfinata. Per un
attimo dimenticai come si respirasse. Mi sentivo incapace di sfuggire alla presa dei suoi occhi, cos
profondi da non lasciarmi possibilit di scelta. Come un laccio stretto al cuore. Potente e oscuro. Per un
istante, pensai che mi fossi persa in luoghi proibiti e sconosciuti.
Non aver paura... replic un sussurro ai miei pensieri... fidati di me, solo per questa volta.
Lo guardai ammaliata, mentre la sua voce suadente mi avvolgeva come velluto nero, ma le sue
labbra non si erano mosse. Quel dolce suono mi aveva pervaso dallinterno, facendosi strada fino al
cuore.
Comera possibile?
Eppure ogni dubbio svan in fretta, scacciato via da una strana e improvvisa sensazione di
fiducia. Dun tratto sentivo di potermi affidare a lui completamente. Come se la sua voce avesse
istillato quel pensiero direttamente nella mia testa.
Scrutai il vuoto appena sotto di noi e repressi un brivido. Il mare si estendeva allinfinito,
scagliandosi contro la roccia come se tentasse di afferrarci. Non avevo freddo, perch lui era l insieme
a me, anche se il vento mi sferzava la pelle, togliendomi il respiro. O forse era il suo viso che da quella
distanza lasciava senza fiato? Il mio corpo si riemp di formicolii e sensazioni confortanti.
Chiusi gli occhi, trasportata dal vento, e mi lasciai pervadere dallemozione.
Sto cos bene qui con te, mormorai a fior di labbra. Dimpulso provai il desiderio
irrefrenabile di cercare il suo sguardo, come una nostalgia dettata dal cuore ma, non appena tornai a
guardarlo, il suo volto era divenuto cupo. Si era gi pentito? Ho detto qualcosa di sbagliato?
domandai timidamente.
Il suo silenzio, per un istante, mi convinse che non avrebbe risposto, sembrava essersi perso in
un mondo tutto suo, ma le sue labbra si schiusero poco prima che mi rassegnassi: Tutto questo 
sbagliato. Cosa sto facendo? Non dovrei nemmeno essere qui. Lo disse come se parlasse a se stesso,
come se tentasse di convincersi, ma qualcosa lo tratteneva. Non osavo sperare che si trattasse di me.
Io... io devo capire. Ne ho bisogno, bisbigli a voce spenta, abbassando lo sguardo sulle onde che si
abbattevano sulla parete rocciosa.
Per un istante mi sembr che fosse sul punto di lasciarmi e avvertii una fitta allo stomaco. Ti
prego, non andartene! mi lasciai sfuggire tutto dun fiato. Cosa c di cos sbagliato? Perch dici che
non dovresti essere qui?
Il suo volto si incup coprendosi di un alone scuro e irraggiungibile. Non potresti capire.
Potrei provarci.
Non posso, sibil tra i denti. Non mi  permesso.
Rimasi immobile per qualche istante, stordita dalle sue parole. Avevo limpressione che in lui si
dibattesse una lotta. Qualcosa che lo corrodeva lentamente. Sembrava in collera con se stesso. Cosa lo
turbava cos tanto?
Perch ti preoccupi per me? Mi fiss a lungo, frastornato.
Come aveva fatto a capire che mi dispiaceva vedere la confusione dipingersi nei suoi occhi?
Poi, improvvisamente, il suo volto si fece serio, svestendosi di ogni indecisione. Con impeto,
afferr il mio viso tra le mani e il dubbio che fino a quel momento lo aveva turbato spar di colpo.
Il suo sguardo tagliente, cos intenso e cos vicino al mio, mi travolse come unonda di pura
emozione. Per un istante, quel luccichio di autorit mi disorient. Ascoltami. Ho commesso un errore
venendo qui. Non devi mai pi pensare a me.  sbagliato, per te, per me. Per tutti. Dimentica il mio
viso. Dimentica di avermi incontrato. Tu non mi hai mai visto nel bosco,  stato uno scherzo della tua
mente. Devi cancellarmi, disse con sicurezza, come se in qualche modo si aspettasse di vedermi fare
esattamente come mi aveva chiesto.
Il gelo delle sue parole mi attravers come una lastra di ghiaccio, mentre io scuotevo la testa tra
le sue mani, frastornata da quellimposizione. Cos... Perch? Quello che dici non ha senso. Perch
dovrei dimenticare il nostro incontro? Ho gi provato a cancellarti, non funziona, gli rivelai tutto dun
fiato fissandolo negli occhi.
La mia obiezione lo sorprese al punto di dipingere sul suo sguardo una nota vicina allo
sconcerto, come se invece si fosse aspettato una mia totale accondiscendenza. Come diavolo...
maledizione, ho sbagliato tutto,  colpa mia! Devo smetterla di cercarti. Sparir dalla tua vita. Ho gi
infranto troppe regole, non dovevo arrivare fino a questo punto, ho perso il controllo... perdonami! Ti
ho solo reso tutto pi difficile. Tu devi dimenticarmi, prima che sia troppo tardi. Al diavolo! Cosa mi
succede?!
 gi troppo tardi, mi dispiace. Io non voglio dimenticarti, dissi, mentre sentivo il cuore
tremare per quella confessione inaspettata.
Tu non capisci, dannazione! ringhi, facendomi sobbalzare, ma poi il suo sguardo si addolc.
Gemma...
Il mio cuore perse per un istante il suo costante ritmo. Udire il mio nome attraverso le sue
labbra sprigion unondata di calore che dallo stomaco mi pervase il petto.
Noi... Si ferm, soppesando le parole, mentre io non riuscivo a staccare gli occhi dalla forma
con cui si piegavano le sue labbra. Ti sei fatta unidea sbagliata su di me. Tu non sai chi sono
veramente. Tu non sai quello che... Lasci cadere le braccia lungo i fianchi e parve ricomporsi.
Sarebbe tutto pi semplice se tu non avessi alcun ricordo di me.
Perch? domandai, colta da unimprovvisa fitta di disperazione. Dun tratto lo desideravo,
non volevo nientaltro che lui in quel momento, non ero pronta a perderlo cos presto.
Il suo sguardo si ridusse a una fessura, una crepa gelida nellimpulso che non era riuscito a
trattenere. Ci sono cose che non possiamo controllare. Non possiamo opporci, sentenzi severo
prima di serrare gli occhi, in preda a un sentimento che nemmeno lui conosceva. Rassegnazione, forse.
Io non posso oppormi. Ho dei doveri. Non potr impedirlo, mi dispiace... bisbigli affranto. Non ero
del tutto certa se si rivolgesse a me o se cercasse di convincere se stesso.
Lo guardavo accigliata continuando a non capire il significato di quel rifiuto assurdo. Perch
pretendeva che lo dimenticassi? Cosa avevo fatto di cos sbagliato? Non volevo accettarlo e la sua
espressione, cos combattuta, rimbalzava su di me fino a farmi male. Di che parli? Continuo a non
capire, a cosa non puoi opporti? Verso chi hai dei doveri e cosa centra con me?
I suoi occhi indugiarono sui miei, lespressione tormentata, come se anche lui cercasse una
risposta. Vorrei solo avere pi tempo. Il suo sguardo si sofferm sul mio per un lunghissimo istante,
devastato.  la mia natura, non posso farci niente. Non conosco nientaltro.
Pi tempo per cosa? Siamo qui. Solo noi. Adesso. Il tempo non ci manca.
Ti sbagli. Non c un tempo per noi. Non  scritto... Io. Non. Posso. Oppormi. Non posso
impedirlo, mi dispiace. La sua voce sussurr nella mia testa fino a svanire, cullandomi nella quiete tra
sonno e veglia.
Ero cos intrappolata nel ricordo di quel sogno che mi resi conto di essere arrivata a scuola solo
quando la voce familiare di Peter mi riport alla realt, mentre il sogno svaniva tra la foschia di quel
mattino grigio.
Gemma! grid, correndomi incontro. Ehi... Ti avevo tenuto il posto sullautobus, come mai
non sei salita? Sei venuta con tua madre?
Sono venuta a piedi, gli spiegai, un po evasiva, un po irritata.
Con questa nebbia?!
Le mie labbra si strinsero in una conferma.
Era sempre stato cos premuroso o ero io a non essermene mai accorta? Le sue attenzioni non
mi infastidivano, eppure non ero abituata a quella nuova sensazione di disagio che continuavo a
provare quando ero con lui.
Era strano sentirmi cos con Peter.
Procedetti con lo sguardo basso, concentrandomi sullasfalto ancora umido dalla rugiada del
mattino e per un po di tempo nessuno dei due apr bocca.
 ancora qui. I suoi pugni si strinsero lungo i fianchi. Sollevai distinto la testa perch il
cuore, pi veloce, aveva inviato un messaggio al cervello accelerando di colpo.
Doveva trattarsi di lui.
Vagai con lo sguardo in cerca del selvaggio, come fosse acqua nel deserto, ma subito deglutii,
la gola arsa dalla delusione. D-di chi stai parlando? tentai di domandargli, tentennante.
Peter mi lanci uno sguardo furente. Non far finta di cadere dalle nuvole, Gemma!
Il suo tono acido mi lasci attonita. Non si era mai rivolto a me con tanta freddezza. Peter era
sempre cos solare, non lo avevo mai visto cos furioso. Ero troppo abituata ai suoi modi gentili,
soprattutto quando si trattava di me.
Sai perfettamente di chi sto parlando. Digrign i denti pronunciando le ultime parole, certo
che quella spiegazione non fosse necessaria. Ho visto come lo guardi... e soprattutto come lui guarda
te. Poi, di colpo, la sua voce si accese di rabbia mentre borbottava tra s: Non mi piace... c
qualcosa di strano in lui... qualcosa di sinistro, mi avvert, furioso, ma io conoscevo bene il motivo
delle sue accuse. Era geloso.
Stai esagerando, Peter!  solo un ragazzo e poi non so nemmeno come si chiama! Non hai
motivo di essere geloso. Battei le palpebre, imbarazzata dalle parole che mi ero lasciata sfuggire.
Non sono affatto geloso.  solo che non mi piace il modo in cui ti guarda. Ieri, alla fine dello
spettacolo, lho seguito per vedere dove andava, prima che tu uscissi.
Ma che... provai a dire, ma Peter mi interruppe prima che riuscissi a terminare la frase.
Si  nascosto dietro un albero, pensava che nessuno lo vedesse, ma io lho visto! E non mi
piace affatto quello che ho scoperto. Continuava a fissare nella stessa direzione e quando ho controllato
ceri tu, Gemma! Ti stava spiando, non capisci?!
Che motivo poteva mai avere uno come lui, per spiare qualcuna come me? Era assurdo.
Adesso basta, hai superato il limite, Pet, lo avvisai, sul punto di perdere la pazienza.
Perch non mi credi, che ti importa?! Non voglio che si avvicini a te, non hai sentito ci che
dice la gente?
Da quando ti importa della gente? lo accusai, indignata.
Corre voce che sia uno strano. Non parla mai con nessuno, non mi fido. Per quel che ne
sappiamo, potrebbe perfino essere un assassino! E poi perch ti spia in quel modo?! E comunque non ti
ho ancora raccontato la parte pi strana: quando ho visto che ti fissava, un secondo dopo, ho spostato di
nuovo lo sguardo su di lui ed era gi scomparso. Scomparso, capisci?! Come se si fosse volatilizzato! 
stato cos strano che per un attimo ho pensato di aver immaginato tutto. Era l e lattimo dopo non cera
pi, come un fantasma. Guarda, mi  venuta la pelle doca!
Leggi troppi fumetti! provai a schernirlo, mentre dentro di me impallidivo ripensando alla
prima volta che lo avevo incontrato, nel bosco, e poi alle immagini raccapriccianti delluomo dal collo
spezzato che Jake era riuscito a fotografare nellufficio di suo padre. Peggiori di quelle rilasciate al
giornale. Conoscevo bene quella sensazione. Stai diventando paranoico! aggiunsi, troppo orgogliosa
per ammettere di avere torto. Peter aveva ragione: cera qualcosa di oscuro e misterioso in quel
ragazzo, riuscivo a percepirlo. Era il mio cuore a rifiutarsi di prenderlo in considerazione.
Persino il modo silenzioso in cui si era infiltrato a Lake Placid lasciava nel dubbio. Nessuno
sapeva niente sul suo conto. Proprio nella nostra cittadina, dove era impossibile mantenere un segreto.
E poi cera quella assurda sensazione che mi paralizzava ogni volta che i nostri sguardi si
intrecciavano. Non avevo chiss quanta esperienza in fatto di ragazzi, se si escludevano le infatuazioni
che in segreto coltivavo per i personaggi dei romanzi, ma iniziavo a credere che non fosse poi cos
normale il modo in cui ogni parte di me reagiva in sua presenza. Non conoscevo nemmeno il suo nome,
allora come potevano certe emozioni riuscire a sovrastarmi per la loro intensit? Era come se una forza
oscura mi legasse a lui. Qualcosa di incontrollabile e inscindibile. In qualche modo inquietante.
Sospinta da un formicolio nel petto, mi resi conto che non mi importava conoscere il suo nome
o la sua provenienza. Il desiderio di stargli vicino era troppo forte, per quanto incomprensibile. E,
anche se una parte di me lo riteneva assurdo, lintensit del suo sguardo ogni volta che incrociava il
mio bastava ad accendere una speranza nel mio cuore.
5
DELUSIONE
Varcai lentrata della scuola con il cuore in gola, il battito accelerato da unondata di emozione
al pensiero di rivederlo dopo il sogno.
Eravamo stati insieme quella notte, solo che lui non lo sapeva.
La stessa emozione che mi pulsava nelle orecchie a ogni passo tratteneva con uguale intensit il
mio sguardo ancorato al pavimento, come se fosse attirato da una calamita, privandomi del coraggio
per affrontarlo.
Mi inoltrai nel corridoio a testa bassa, mentre il rumore degli studenti che mi passavano accanto
si confondeva con quello del mio cuore che pulsava sulle tempie, confondendomi.
Per un attimo mi sentii frastornata: tutto intorno a me stava improvvisamente rallentando.
Persino laria aveva quasi unaltra consistenza, come se opponesse resistenza ai miei movimenti.
Alzai il viso per non perdere lequilibrio e subito trovai il suo.
Un incantesimo oscuro che mi chiamava a s.
Si trovava in fondo al corridoio, spavaldamente appoggiato con la mano al muro, la maglietta
nera sollevata sugli avambracci tesi e il corpo rivolto nella mia direzione.
La folla di studenti che si dirigeva nelle classi formava un muro a dividerci. Nonostante tutto, la
connessione che mi legava a lui si faceva sempre pi forte man mano che avanzavo nella sua direzione,
tremando a ogni passo. Cosa diavolo mi succedeva quando lui si trovava nei dintorni? Era come se il
mio cuore lo conoscesse, come se il mio corpo si aspettasse che lo raggiungessi e afferrassi la sua
mano, lasciando che lui mi stringesse a s, con naturalezza. Come nel mio sogno. Ma questa era la
realt. E io non conoscevo nemmeno il suo nome.
Quando un gruppetto di studenti si scans, lasciando libera la visuale, una stilettata mi colp il
cuore, fermandolo per un istante. Il battito vacill e poi si spense.
Non era solo.
Insieme a lui cera una ragazza. No, di certo doveva trattarsi di una Dea.
Vederli insieme, sorridersi e guardarsi, riusc a paralizzarmi. Una sensazione devastante che mi
svuot il petto e il cuore. Come se qualcuno lo avesse strappato dal suo giaciglio caldo per gettarlo in
una pozza di ghiaccio.
Lei era appoggiata con la spalla allo stipite della porta, e lo guardava con aria disinvolta, mentre
lui si protendeva nella sua direzione. I loro corpi vicinissimi.
Quellimmagine risucchi tutto il resto. Studenti, insegnanti, brusii e risatine sommesse. Non
cera pi nessuno nella mia testa. Il corridoio era vuoto e silenzioso, come il mio cuore, privato dei suoi
battiti, e i polmoni, derubati del respiro.
Vidi ogni speranza, anche la pi remota, attraversare rapida il mio corpo e allontanarsi da me
come uno spettro, per poi svanire davanti ai miei occhi.
Il mormorio sommesso del corridoio si riaccese, e solo allora riuscii a prestare attenzione al
brusio di sottofondo dei ragazzi colpiti dalla bellezza sovraumana di quella Dea. Eppure lei non se ne
curava, doveva essere abituata a tutte quelle attenzioni. O pi probabilmente le bastava avere lui.
Persino io non riuscivo a credere che tanta grazia e bellezza potessero concentrarsi in ununica
ragazza.
Era ovvio che il selvaggio si circondasse di ragazze come quella.
Con rammarico, mi costrinsi ad ammettere a me stessa che era assurdo aver solo pensato il
contrario.
Una lunga chioma dorata le accarezzava la schiena, arricciandosi sulle punte. Sembrava cos
soffice...
La temperatura non era poi cos alta, eppure lei indossava una morbida camicetta bianca senza
maniche, aperta sul davanti. Un paio di jeans molto attillati si stringevano sulle sue lunghissime gambe
mozzafiato. Ai piedi indossava scarpe aperte, intonate al top.
Il cuore riprese a martellarmi nel petto man mano che la distanza si accorciava.
Una ventata di una delicata fragranza floreale mi invest quando fui sul punto di raggiungerli.
Doveva di certo venire da lei.
Avevo limpressione che ogni passo fosse pi pesante di quello precedente, i piedi si sforzavano
di proseguire, luno dopo laltro.
Abbassai lo sguardo, cercando di passare inosservata, ma purtroppo niente andava mai come mi
aspettavo. Mentre il disagio lottava contro la delusione, con la coda dellocchio notai il viso di lei
girarsi per seguire il mio e non riuscii pi a trattenermi dal ricambiare il suo sguardo. Come un istinto
antico che mi costringeva a stabilire quel legame.
Mi voltai verso la ragazza, intimorita, e con una violenza inaspettata sprofondai nei suoi occhi,
ferini e sensuali, che mi scrutavano intensamente. Improvvisamente mi sentii nuda, come se mi stesse
leggendo dentro.
Iridi verde giada mi folgorarono, come se qualcuno le illuminasse dallinterno. I raggi del sole
le attraversavano, conferendo loro sfumature acqua marina. Un colore incredibile.
Non avevo mai visto sfumature cromatiche tanto intense, n avevo mai supposto potessero
esistere.
Quasi senza respirare, un istinto incontrollato mi indusse a spostare lo sguardo sul selvaggio.
Il mio cuore perse un battito quando lo trovai ad aspettarmi.
Dovevo guardarlo, anche solo per un istante; per quanto sbagliato, ne sentivo il bisogno. Ma
adesso cera quella ragazza accanto a lui, che mi seguiva con lo sguardo. Abbassai gli occhi e tornai a
fissare il pavimento, mentre la folla riprendeva il suo brusio.
Erano trascorsi pi o meno tre secondi.
Notai di sottecchi lespressione trionfante di Peter dopo aver tratto le mie stesse conclusioni e
mi scoprii inorridita dalla nota di soddisfazione che riuscii a cogliere nel suo sguardo.
Per la prima volta da quando lo conoscevo, Peter mi aveva deluso.
Mi trascinai fino alla classe, intorpidita dalla delusione.
Leccitazione dei ragazzi per la nuova arrivata era quasi tangibile. Erano tutti in fermento per
lei, come api attorno alla propria regina.
Pure le ragazze, raggruppate in cerchio, non facevano che parlarne, anche se era il ragazzo
nuovo ad assorbire gran parte della loro attenzione.
Completamente priva di interesse nellunirmi al loro gruppo, aprii il blocco per gli appunti e
iniziai a scarabocchiarlo, in attesa che la lezione avesse inizio. Desideravo soltanto che quella giornata
finisse.
Ehi, Gemma, hai visto quella nuova? La voce di Fate mi distrasse dai miei propositi,
costringendomi a sollevare lo sguardo. Pare che stiano insieme... voglio dire... con il ragazzo
nuovo...
Non sai ancora il suo nome... dedussi. Nonostante i miei propositi, non ero riuscita a tenere a
freno la curiosit.
Ci crederesti?!
Non lo trovi eccitante?! si intromise Jenna arrivando dietro di lei, improvvisamente attirata
dal nostro mormorio. Ha quellaria tenebrosa... e nessuno sa niente su di lui, per di pi oggi si 
presentato con la Dea delle ninfe!  davvero assurdo... non avrei mai creduto di poterlo dire, ma quel
ragazzo  un totale mistero persino per me, ammise, sbuffando, laria sconfitta.
Il professor Butler entr in quellistante e ognuno prese posto al proprio banco, lasciando cadere
ogni discorso.
Tornai con lo sguardo sul mio foglio pasticciato, sicura che neanche la pi interessante delle
lezioni mi avrebbe convinto a partecipare.
Ma un improvviso bisbiglio mi indusse a sollevare lo sguardo.
E ogni muscolo del mio corpo si blocc di colpo trattenendo il respiro.
Come me, lintera classe era rimasta stregata dal misterioso fascino che emanavano i due nuovi
ragazzi, in piedi accanto al professore.
Il cuore sfugg al mio controllo battendo come un forsennato. Iniziai a temere che chiunque,
nellaula, sarebbe riuscito a sentirlo.
Abbiamo due nuovi studenti nella nostra scuola, inizi linsegnante. Frequenteranno le
lezioni con voi, di conseguenza, sforzatevi di essere cordiali con loro. Potete rendervi conto da soli che
lanno scolastico  gi inoltrato, sarebbe gentile da parte vostra se li aiutaste a inserirsi al meglio. Fece
una pausa. Persino il professore sembrava stordito dalla loro presenza. Bene, ragazzi, presentatevi
pure alla classe.
La ringrazio, Mr Butler. Il mio nome  Evan James. La sua voce, vellutata e suadente, riusc a
impietrire lintera classe, e il suo sguardo scatt sul mio, mentre un brivido inaspettato mi corse lungo
le braccia.
Evan James... La mia mente, incantata, si ritrov a mormorare il suo nome.
Come un incantesimo oscuro, la sua voce aveva provocato un effetto devastante su ogni ragazza
della classe, quasi esercitasse una sorta di coercizione mentale. Avevo tentato di resistere alla piega con
cui i suoi occhi si erano socchiusi, svelando un pericoloso mix di spartana dolcezza, ma persino io non
ero riuscita a trattenere il fremito che dal corpo si era irradiato fino al cuore: un turbinio infuocato che
aveva continuato a scuotermi anche quando la sua voce si era spenta, come uno strascico armonioso
che mi solleticava il cuore.
Eppure... cera qualcosa di familiare in quel timbro, come se lavessi gi sentito.
Un assurdo flash back mi perfor la mente, senza preavviso. ... fidati di me, solo per questa
volta. No. Non poteva essere. Quella voce era...
La stessa che avevo sognato.
Impossibile! Scossi la testa per riprendermi, per costringermi a rifiutare lassurdo scherzo che la
mente mi stava giocando. Non avevo mai sentito la sua voce. Non potevo sapere che suono avessero le
sue parole. Eppure...
E lei  Ginevra, riusc ad aggiungere prima che il professore lo interrompesse bruscamente.
Molto bene, prendete posto dove potete, ho un argomento piuttosto importante da spiegare.
Ginevra... Il suo nome continuava a ronzarmi nella testa. Aveva un suono cos imponente...
quasi appartenesse a una regina.
Lattimo seguente sentii il cervello bloccarsi, allarmato dalla direzione verso cui i due ragazzi
avanzavano velocemente.
Diedi una rapida occhiata in giro, esaminando la classe. Poi abbassai lo sguardo fingendo di
studiare la vernice senape che ricopriva il banco, in preda al panico.
Si dirigevano ai due banchi nella fila accanto alla mia.
Attesi con il cuore in gola. Lui avrebbe potuto sedersi su quello allestrema destra, lasciando a
lei il banco accanto al mio. Un formicolio si libr lungo le braccia: il mio corpo che mi tradiva mentre
lui prendeva posto alla sinistra della ragazza, lasciando solo lesiguo corridoio a dividerci.
Quel pensiero bast a estraniarmi totalmente dalla voce del professor Butler, che si ridusse
quasi a un sussurro, completamente coperto dai miei pensieri miscelati al frenetico pulsare del cuore.
Il selvaggio era troppo vicino perch potessi concentrarmi su qualcosaltro che non fosse lui.
Riuscivo persino a percepirne lodore, come se profumasse di bosco.
Evan, mi costrinsi a correggermi.
Di tanto in tanto, inclinavo impercettibilmente la testa nella sua direzione, sperando che non se
ne accorgesse.
Puntualmente, trovavo il suo sguardo su di me, come se non aspettasse altro.
Da quella distanza, riuscivo chiaramente a distinguere il colore dei suoi occhi.
Erano scuri. Di un colore caldo e rassicurante, niente a che vedere con quelli color ghiaccio in
cui la mia mente li aveva trasmutati, in sogno. Si intonavano perfettamente al colore dei capelli, puro
cioccolato fondente. Eppure... mi sembrava ancora di scorgere quelle sottili venature dorate allinterno
delle iridi, come fili caramellati sul cioccolato fuso.
Daltronde, il mio era stato solo un sogno guidato dallimmagine che ricordavo di lui,
probabilmente confusa dai riflessi del sole. Sapevo bene quanto la mente, a volte, fosse in grado di
alterare la realt.
Mi infastidiva pensare al modo brusco e maleducato in cui il professore aveva interrotto la sua
presentazione. Fosse dipeso da me, lo avrei lasciato parlare ininterrottamente per ore. Ero certa che non
mi sarei mai stancata del suono suadente della sua voce.
Un po imbarazzata dalla profondit dei suoi occhi costantemente fissi su di me, avvicinai la
mano ai capelli e, cercando di camuffarlo in un gesto spontaneo, li raggruppai da un lato, per sentirmi
pi coperta.
Lanciai unocchiata di sottecchi allaltro lato dellaula, dove i ragazzi continuavano a girarsi e
agitarsi al loro posto, nel tentativo di osservare i nuovi arrivati.
La voce di Jenna sovrastava le altre, presuntuosa. Persino dalla mia posizione riuscivo a
coglierne il tono austero e arrogante: Dovrete mettervi in fila, lho visto per prima...
Aprii la bocca, sconcertata da tanta sicurezza. Forse non si era accorta della regina delle Dee
che gli sedeva accanto? Difficile credere che qualcuno potesse non notarla. Sorrisi distinto al pensiero
che in realt almeno quella piccola conquista mi spettava perch, a dispetto di tutte le altre, ero stata io
a vederlo prima di chiunque altro, anche se ritenevo ridicolo che potesse contare qualcosa. Non aveva
alcuna importanza chi di noi avesse incrociato il suo sguardo prima delle altre.
Lui aveva Ginevra, contava solo questo.
Allora perch Jenna sembrava non curarsene?
Ma se non si  nemmeno accorto che esisti! Per una volta lascia un po di spazio anche alle
altre! la rimprover qualcunaltra, indispettita.
Ti piacerebbe, ma non sono in vena di simili atti daltruismo! Vedrai se non si accorger di
me.
Se Jenna voleva qualcuno, se lo prendeva, senza convenevoli. E adesso voleva lui.
Per la prima volta da quando la conoscevo, desiderai di poter avere un briciolo della sua
sicurezza.
Stavolta per dubitavo che le sue strategie potessero portarla da qualche parte. Per quanto
nessun ragazzo fosse in grado di resistere al blu disarmante degli occhi di Jenna, nemmeno lei era in
grado di competere con Ginevra.
Nessuna avrebbe potuto.
Eppure nessuna di loro era disposta a cedere terreno. Non riuscivo a capire come la presenza di
Ginevra non le avesse minimamente scoraggiate.
Per quanto riguardava Jenna, ero perfettamente consapevole che per lei si trattava solo di un
gioco.
In diverse occasioni lavevo sentita raccontare le sue svariate avventure e non ero mai riuscita a
comprendere come facesse a essere sempre cos fredda, a non legarsi mai a nessuno.
Nella sua mente contorta, probabilmente si trattava di una sfida. Un gioco perverso cui nessuno
era in grado di opporsi. Presto o tardi, cadevano tutti nella sua trappola. Come un abile ed elegante
ragno, Jenna tesseva una tela da cui nessuno era in grado di fuggire ma, non appena li catturava, li
lasciava andare, li scaricava, stroncando la storia sul nascere, come se avesse paura di stabilire un
rapporto pi profondo.
Non lui, ringhiai istintivamente tra me, mentre il mio cuore impazzava furioso, come se in
qualche modo lui mi appartenesse.
Non lui, temetti con un sordo tremito in fondo al cuore, sperando per la prima volta che
qualcuno non le cedesse.
Le ore volarono in un soffio, ignorando il mio desiderio disperato che il tempo si fermasse l, in
quellaula. Con lui.
Perdete solo tempo. Appoggiai sul tavolo il vassoio pieno di cibo, ostentando disinteresse,
mentre in realt approfittavo dellora della mensa per inserirmi nei discorsi delle mie compagne.
La mia allusione riusc ad attirare su di me i loro sguardi.
Perch? Hai novit, forse? domand Fate, laria infastidita quanto curiosa.
Non vi basta Ginevra come novit? le ricordai, esterrefatta dalla disinvoltura con cui si erano
dimenticate di lei.
Ti arrendi in fretta, tu... mi accus Jenna, spiazzandomi con la prontezza della sua
affermazione.
In che senso? bofonchiai addentando la prima cosa con le parvenze di cibo che riuscii ad
afferrare, mentre attendevo con ansia una risposta, anche la pi piccola, che potesse riaccendere le mie
speranze.
Per quel che ne sappiamo potrebbero anche essere fratelli! esclam lei in tono convincente.
E il mio cuore si riaccese.
Per un istante, ebbi un lieve capogiro, per quella nuova rivelazione, o forse dipendeva dal
pavimento a scacchi della mensa. Spinta dalle mie insicurezze, non avevo preso in considerazione
lipotesi che forse Evan e Ginevra non formassero una coppia.
Riflettendoci, laveva presentata come Ginevra, e il professore lo aveva interrotto prima che
ne pronunciasse il cognome. Forse lidea di Jenna non era poi cos assurda.
Quella piccola speranza inizi a farsi spazio tra i miei dubbi, nutrita dal cuore, mentre scrutavo
attentamente nella loro direzione, impaziente di scorgere qualche somiglianza nei loro tratti, entrambi
di una bellezza esasperante.
Evan manteneva costantemente lo sguardo basso sul tavolo, permettendomi di fissarlo senza
sosta senza che cogliesse i miei sguardi rubati. Dal modo in cui inclinava la testa, sembrava non
volesse ascoltare Ginevra, quasi fosse sotto accusa: lei continuava a parlare velocissima e lui, invece,
non apriva bocca.
Come un dj-vu, gli occhi di Evan si sollevarono inaspettatamente su di me, annullando la
distanza tra noi, e il cuore mi balz in gola, mentre sotto pelle sentivo formicolare la strana sensazione
di aver gi vissuto la profondit di quello sguardo. Una vena di curiosit si fondeva allamara afflizione
che induriva i tratti del suo volto. Non avevo dubbi che si trattasse della stessa amarezza che la notte
precedente aveva afflitto anche me, come se in realt non si fosse trattato di un sogno ma di un ricordo.
I nostri sguardi rimasero incatenati per un lunghissimo istante, mentre cercavo invano di
comprendere le ragioni di quel turbamento. Forse Ginevra si era accorta dellinsistenza con cui mi
fissava?
Lo stridio della campanella spezz il filo invisibile che ci univa.
La violenza emotiva con cui mi aveva colpito lardore represso nel suo sguardo mi imped di
concentrarmi sulle lezioni; il cervello era in panne nel tentativo di carpire i segreti celati in quel
tormento. Peter mi raggiunse quasi bramando la mia compagnia al suono che sanciva la libera uscita da
quella che da un po di tempo si era trasformata in una prigionia.
Alluscita della scuola, la massa di studenti si biforcava in due direzioni: una cerchia di pochi
eletti, di cui io non facevo parte, raggiungeva le proprie auto nel parcheggio dietro ledificio, gi per la
collina, accanto allo Youth Center. Chi, come me o Peter, non godeva di un tale privilegio, si limitava
ad attendere il pulmino della scuola.
Comprare unauto richiedeva un cospicuo investimento economico e i miei genitori avevano di
recente dato fondo ai risparmi ristrutturando il locale e non potevano permettersela, anche se avevano
promesso di rimediare non appena possibile.
Inconsapevolmente, seguii con lo sguardo le sagome di Evan e Ginevra, curiosa di vedere in
quale direzione si sarebbero diretti.
I loro passi si avviarono senza indugio verso il parcheggio, mentre io mi lasciavo sfuggire uno
sbuffo derisorio per aver ingenuamente sperato nella sua compagnia durante il tragitto verso casa. Del
resto, non avrei potuto aspettarmi che si confondessero con la massa prendendo lautobus. Non cera da
meravigliarsi se di l a poco avessero svoltato langolo a bordo di una lussuosa auto sportiva.
A smentire le mie supposizioni, in lontananza, un rombo affilato risuon per la strada,
richiamando la nostra attenzione. Tutti sgranammo gli occhi per lo stupore nel vedere il selvaggio alla
guida di una moto nera, aggressiva, che di certo doveva costare parecchio, a giudicare da come la
fissavano i ragazzi intorno a me. A quel suono, cos acuto ma sottile allo stesso tempo, distinto mi
venne in mente il ruggito di un felino arrabbiato; mi faceva tremare. Unemozione del tutto estranea ed
elettrizzante.
Ehi, Tyler, sussurr un ragazzo alle mie spalle, hai visto che moto?! Dio, che spettacolo!
Credo sia una Mv Agusta, ma non ne ho mai vista una cos mostruosa! Ha il telaio completamente in
carbonio!
Ci credo che non hai mai visto niente del genere,  una F4 CC. Nemmeno io ne avevo mai
vista una cos da vicino... guarda che scarichi! Da quelle quattro canne dorgano in carbonio non pu
che uscire musica. Ho sentito dire che pu raggiungere i 315 chilometri orari! Sstt... zitto! Senti che
suono... lo avevo gi sentito su YouTube, ma dal vivo  una forza! Guarda, mi  venuta la pelle doca,
replic Tyler con la voce rotta dallemozione, quasi fosse in fibrillazione.
Una CC? domand il primo allamico, che dava limpressione di essere un esperto
sullargomento.
Aguzzai le orecchie per carpire quante pi informazioni possibili.
Devo spiegarti proprio tutto? Una Claudio Castiglioni! Duecento cavalli di pura adrenalina!
Vedi le due C contrapposte sul fianco? Ne hanno fatte solo cento esemplari in tutto il mondo.
Solo cento? esclam il suo interlocutore. Diamine, quando lho visto con quella ragazza
mozzafiato ho pensato che non si potesse invidiare qualcuno pi di cos, ma adesso... il nostro amico l
deve ritenersi fortunato ad aver messo le mani sopra uno di quei gioiellini, continu con un filo di
invidia nella voce.
Fortunato?! Vorrai dire ricco! Quei pochi fortunati  come li hai chiamati tu  se la sono
accaparrata per circa centomila euro a pezzo. Ormai non se ne trovano pi in giro, ma se dovesse
capitartene una tra le mani... non riesco nemmeno a immaginare il prezzo che dovresti sborsare adesso
per averla! concluse sbavando.
Evan faceva ruggire la moto, mentre attendeva con impazienza che Ginevra prendesse posto
dietro di lui. E io non riuscivo a fare a meno di fissarli con una fitta fastidiosa in pieno stomaco.
Eppure, a smentire quella sensazione, nonostante la distanza, i suoi occhi erano accesi come fari
su di me.
Il suo piede scivol con decisione sul pedale, a ingranare la marcia, mentre Ginevra gli cingeva
il petto e il mio cuore riprendeva a tremare.
Una fitta di dolore mi bruci lo stomaco. Non avevo dimestichezza con quel sentimento, ma
riuscii ugualmente ad attribuirgli un nome.
Gelosia.
Vederli insieme mi bruciava il petto.
A differenza di molte altre, non invidiavo Ginevra per il suo aspetto, per la sua grazia, per il suo
portamento elegante, ma avrei dato qualsiasi cosa, in quel momento, per trovarmi al suo posto.
Procedevano nella nostra direzione, entrambi mantenendo gli occhi fissi su di me, come se io
fossi il loro punto focale. Non riuscivo a capire se i loro sguardi nascessero spontanei o se
semplicemente ricambiassero i miei, ma non avevo la forza per accertarmene e rinunciare alla
sensazione estatica che provocavano gli occhi del selvaggio su di me. Era strano come il suo sguardo
cos fiero potesse apparire allo stesso tempo autoritario e confuso. Scacciando il disagio, mi sforzai di
sostenere lo sguardo di Evan per tutto il tempo, nonostante la distanza continuasse ad accorciarsi e lui
puntasse dritto nella mia direzione, mentre il mio cuore pulsava martellante nel petto chiedendo di
uscire.
Poi, lo osservai scomparire dietro langolo, lasciando la scia del suo profumo dietro di s. Il
profumo di una cascata nascosta nei meandri di una misteriosa foresta.
6
SENSAZIONE AGGHIACCIANTE
Ipnotizzata dal ricordo del suo sguardo, osservai distrattamente lautobus allontanarsi senza di
me.
In un istante la strada si svuot degli studenti e tutto tacque.
Un lugubre strato di nebbia lambiva lasfalto. Conoscevo perfettamente quella lieve foschia,
cupa e grigia, ma la sensazione che covavo in fondo al petto la rendeva meno familiare. Pervasa da
quello strano disagio, mi ritrovai ad accelerare landatura senza nemmeno accorgermene.
In quel gelido e penetrante silenzio, leco dei miei passi incerti sullasfalto risuonava in modo
sinistro nellaria, alimentando la mia inquietudine.
Dun tratto la raggelante sensazione di essere seguita mi spezz il fiato, come se qualcuno mi
stesse osservando da molto vicino. Mi fermai per accertarmene, ma di fatto non cera nessuno per le
strade, ne ero pi che certa. Avevo controllato.
Per quanto mi sforzassi di tenerlo per le briglie, sentivo il panico aumentare a ogni passo;
lanciavo occhiate furtive alle mie spalle, totalmente priva del coraggio per fermarmi ancora e
controllare.
Non appena il mio sguardo tornava a concentrarsi sulla strada, quella sensazione tornava a
tormentarmi con pi forza. Un anelito gelido e invisibile che mi rizzava i peli sulle braccia.
Valutai mentalmente la distanza che mi separava dal conforto delle mura di casa, alternando i
piedi a una velocit sempre crescente, allunisono con i battiti del cuore.
Svoltai langolo come se avessi lacqua alla gola, e finalmente riuscii a scorgere da lontano il
cancello di casa. Nonostante ci, pi mi avvicinavo, pi il panico cresceva dentro di me,
costringendomi ad accelerare ancora, fin quando mi ritrovai a percorrere gli ultimi, esasperanti metri
correndo.
Infilando nervosamente le mani nella tasca, serrai le dita sulle chiavi, nel tentativo disperato di
guadagnare tempo prima di giungere alla porta. Cosa mi succedeva? Perch il panico mi aveva stretto
nella sua cupa morsa?
Mi aggrappai alle sbarre del cancello e tentai di inserire la chiave nella serratura, ma mi tremava
la mano, impedendomi di centrare la fessura. Riuscii a stento a evitare che la chiave mi scivolasse dalle
dita.
Dopo un tentativo disperato, uno scatto metallico mi avvert dellapertura. Spalancai con ansia
il cancello e lo richiusi alle mie spalle, voltandomi con il fiato corto per scoprire chi mi aveva seguita.
Perch cera qualcuno dietro di me, ne ero certa come del mio respiro.
La sorpresa giunse con violenza quando non trovai nessuno dietro le sbarre, nonostante
continuassi ad avvertire quellinquietante sensazione formicolarmi sotto pelle, come se un fantasma mi
fosse passato accanto. Ancora e ancora.
Esaminai la strada con aria circospetta e mi affrettai a sigillarmi in casa, ma neanche tra le
familiari mura domestiche quella percezione svan del tutto.
Mi incamminai lungo il corridoio accendendo tutte le luci, perplessa per linsolito silenzio che
aleggiava nellaria.
Solo quando intravidi il piccolo foglietto spiegato sul tavolo ne capii il motivo. Mi avvicinai
con cautela al centro della stanza, quasi mi aspettassi di leggere una richiesta di riscatto. Lanciai
unocchiata veloce oltre le mie spalle e poi mi allungai sul tavolo per leggerne il contenuto senza
toccare il foglio.
Scricciolo,
impegni improvvisi. Ti ho preparato qualcosa al volo. Se ti venisse fame, trovi tutto nel frigo.
Mi far perdonare. Un bacio, mamma.
Lasciai andare laria trattenuta nei polmoni e mi imposi di smetterla di tremare. Erano solo
rimasti al lavoro, come succedeva spesso. Eppure la sensazione di essere osservata continuava a
tormentarmi e la consapevolezza che la casa fosse vuota riusc a incendiare il panico che aleggiava
sulla mia pelle. Mi precipitai in camera, sperando di trovare conforto nella compagnia di Iron. Per
qualche assurda ragione, per un secondo temetti di non trovare nemmeno lui dietro la porta e che sarei
rimasta sola con il mio fantasma a darmi la caccia. Ma, quando ne varcai la soglia, impallidii
violentemente.
Iron era sveglio, in piedi, lo specchio dietro di lui rifletteva la sua immagine. Avanzava cauto,
con le orecchie basse, lasciando che le piccole rughe che gli rigavano la fronte si stirassero sulla sua
testa; era in posizione di guardia, accennando brevi movimenti con la coda, totalmente incurante del
mio ingresso, come se annusasse laria. Possibile che non fossi pazza e che il fantasma esistesse
davvero e Iron riuscisse a percepirne la presenza?
Una voragine mi risucchi lo stomaco nel vederlo muovere la lingua nel vuoto, lentamente,
come se tastasse laria. No, come se ci fosse qualcuno davanti a lui, invisibile ai miei occhi.
Per un breve, gelido istante rimasi sulla soglia, pietrificata. Poi provai a chiamarlo, con cautela
e, dopo diversi tentativi, riuscii finalmente ad attirare la sua attenzione. Come risvegliato da un sogno a
occhi aperti, percep la mia presenza e mi raggiunse.
Avevo gi preso in considerazione lidea di non mangiare e a mensa avevo fatto il pieno, ma il
mio stomaco puntualizz il suo disaccordo, contorcendosi per la fame.
Nonostante la presenza rassicurante di Iron, per, nemmeno la cucina riusc a restituirmi il
conforto sperato.
Continuavano a succedere cose inquietanti.
Non ricordavo in quale occasione, ma da qualche parte avevo letto che gli animali possedevano
un senso in pi, in grado di percepire la presenza degli spettri. In quel caso io non avrei dovuto
percepirla, per. O forse anche negli uomini esisteva questa forma di percezione sensoriale, seppur
meno sviluppata? Un sesto senso che ti fa rabbrividire alla presenza di un fantasma.
Non ero nemmeno certa di ricordare se la fonte di quellinformazione avesse origini fiabesche,
con tutti i romanzi paranormali che avevo divorato.
Eppure lirrequietezza di Iron mi contorceva lo stomaco. Speravo si calmasse, ma, a dispetto dei
miei sforzi, lui continuava a zampettare per tutta la cucina, inquieto. Non lo avevo mai visto cos
agitato.
Poi ricordai.
Era successo ununica altra volta. Nel bosco, poco prima di scomparire nella foschia della
foresta.
Afferrai la cornetta del telefono attaccata alla parete della cucina quasi staccandola dal muro, e
le mie dita digitarono il numero istintivamente, sperando che Peter corresse a farmi compagnia. Ero
certa che avrebbe trovato nel mio timore infondato un altro motivo per schernirmi, ma non mi
importava. Avevo bisogno della sua compagnia, perch le ginocchia mi tremavano al pensiero di dover
trascorrere il pomeriggio da sola.
Oltre la cornetta, ogni squillo riverberava sulla mia schiena, percorsa da brevi e costanti scosse
elettriche, ma dallaltra parte non giungeva nessuna risposta, mentre sotto pelle continuavo ad avvertire
la sinistra sensazione di essere osservata.
Nel silenzio di quellattesa snervante, il ringhio sommesso di Iron mi fece sobbalzare.
Con il cuore in mano, mi voltai in direzione di quel suono gutturale.
Le ginocchia mi tremarono, seguite da ogni altra parte del mio corpo.
Non cera nessuno davanti a lui.
Iron ringhiava contro la parete vuota, indeciso se attaccare o correre a nascondersi.
Tramortita da un terrore improvviso, afferrai Iron con un gesto fulmineo, abbandonando la
cornetta a penzolare sul suo filo e scappai a rinchiudermi nella mia stanza, percorrendo le scale tre
gradini alla volta. Una volta dentro, girai la chiave nella serratura e osservai lalone del mio alito
formarsi sul legno della porta, su cui premevo la fronte.
Non ero certa di come mai fossi convinta di essere al sicuro, chiusa nella stanza. Per quel che ne
sapevo, se qualcuno avesse voluto farmi del male, non sarebbe bastata una serratura a fermarlo. Eppure
in qualche modo linquietudine iniziava ad assopirsi.
Seduta alla finestra, iniziai a rileggere la mia copia consunta di Jane Eyre, ma le parole
continuavano a sfuggirmi mentre osservavo il percorso del sole farsi strada nel cielo, nascondendosi di
tanto in tanto dietro sporadiche nuvole grigiastre, fin quando le palpebre divennero pesanti e io mi
abbandonai al conforto delloscurit dietro i miei occhi.
Mi svegliai di soprassalto, strappata al sonno da un rumore violento. Il vecchio volume di
Charlotte Bront era riverso sul linoleum, ma dubitavo che il cuoio ammorbidito dal tempo avesse
potuto generare un rumore cos forte da svegliarmi.
Lanciai unocchiata oltre il vetro della finestra per scoprire che la luna aveva gi trovato posto
nel cielo, bench avessi avuto la sensazione di essermi assopita solo qualche istante.
Ancora quello strano rumore metallico.
Cautamente, mi avvicinai alla porta e laprii, cercando di non fare rumore, aguzzando le
orecchie nel tentativo di capire da dove provenisse.
Il corridoio era pi scuro della notte, ma mi sforzai di avanzare a tentoni, seguendo il fascio di
luce della luna che si faceva strada debolmente dal soggiorno. Una volta sulle scale impallidii,
scoprendo che il rumore proveniva dallingresso principale. Qualcuno stava tentando di entrare.
Il trillo del telefono squarci il silenzio, scagliandomi il cuore in gola mentre trattenevo il
respiro. Il suono si protrasse nelloscurit, riecheggiando nel corridoio in un rantolo sinistro. Un nuovo
dubbio mi gel il sangue. Come faceva il telefono a squillare se non avevo riagganciato la cornetta?
Era forse entrato qualcuno mentre dormivo? E le luci? Chi aveva spento le luci? Ero certa di
aver lasciato tutto acceso.
La serratura sfrigolava, sotto assedio, mentre la maniglia tremava in modo convulso.
Poi, di colpo, un ultimo scatto secco e la maniglia si blocc, insieme al mio cuore.
Trattenni il fiato e afferrai qualcosa di pesante sulla mensola, mentre continuavo ad
avvicinarmi. Non riuscivo a vedere con chiarezza cosa fosse, ma dalla consistenza doveva far male, se
colpivo al punto giusto.
Osservai la porta aprirsi lentamente. Era entrato.
Strinsi loggetto con entrambe le mani preparandomi a colpire e, nelloscurit, distinsi una
mano allungarsi verso linterno, vagando sulla parete in cerca dellinterruttore.
Gemma, che ci fai con la mia ciambella in mano?
La luce aveva rischiarato la stanza mostrando il volto rassicurante di mio padre.
Liberai il respiro dai polmoni e rilassai le braccia. Siete voi, sospirai, sollevata.
Chi ti aspettavi che fosse? domand mia madre, sorpresa.
Ho rischiato linfarto! li accusai aspramente. Come vi  saltato in mente di forzare la
serratura? li rimproverai, con la voce sprezzante che si liberava dal timore represso.
Sei proprio una fifona, lo sai? mi schern mio padre. Avevi intenzione di colpirci con
quello? Si lasci sfuggire una risata, mentre indicava il fermacarte a forma di ciambella che reggevo
ancora tra le mani.
Scusa, tesoro, tuo padre ha lasciato le chiavi di casa in caffetteria e abbiamo dovuto usare le
maniere forti per entrare. Ho provato a telefonare, ma non hai risposto.
Il mio stomaco brontol in quellistante, ricordandomi che avevo saltato pi di un pasto, ormai.
Pensai di riscaldare il pranzo nel forno a microonde e li seguii in cucina, soffermandomi sulluscio a
osservare la cornetta del telefono perfettamente riagganciata.
Eppure... ero pi che certa di averla lasciata a penzolare.
Nonostante tutto, ne avevo sopportate fin troppe per un solo giorno e decisi che non sarei
rimasta a ricamarci sopra.
Con la presenza dei miei genitori in casa, mi appariva tutto pi lontano e assurdo. A posteriori,
riconoscevo di aver trascorso un pomeriggio nel terrore senza una ragione precisa e di aver dato vita a
creature che esistevano soltanto nella mia testa.
Dovevo proprio smetterla di leggere racconti paranormali.
Eppure, distesa sul letto, una parte di me temeva di abbandonarsi al sonno. Dopo gli strani
episodi di quella giornata, ero certa che la notte non mi avrebbe risparmiato gli incubi peggiori.
Chiusi gli occhi e con mio stupore riuscii ad assopirmi.
Mi voltai a osservare la strada deserta dietro di me: la nebbia, con il suo manto velato, sembrava
volerla nascondere. Avevo limpressione di essere gi stata in quel posto, in quel preciso momento, di
aver gi vissuto quella stessa scena e il cuore accelerava il suo battito a ogni istante, sperando che
cogliessi la minaccia nel suo messaggio.
Leco dei miei passi batteva sullasfalto come un martello su unincudine di ferro, e i miei sensi
erano stranamente in allerta ma, pi che ogni altro, il mio istinto fremeva perch restassi in guardia.
Cera qualcun altro insieme a me. Non riuscivo a vederlo, ma ero certa che fosse l. Lo percepivo, come
lacqua che scorre sulla pelle o un suono che accarezza ludito. Certezze incomprimibili, che sfuggono,
ma pur sempre reali.
Qualcuno mi seguiva.
Spinta da tale consapevolezza, accelerai il passo, affrettandomi a raggiungere il cancello di
casa, terrorizzata, mentre nel mio corpo si dibatteva una lotta. Listinto mi suggeriva di scappare,
qualcosaltro mi imponeva di restare. Avvertii una stretta al cuore, ma riuscii a non cedere e mi ritrovai
allinterno del cancello con il fiato spezzato dalla corsa.
Fu quando mi voltai di scatto che il mio cuore smise di battere.
Evan.
I suoi occhi grigi mi fissavano con unintensit di fuoco, studiandomi minuziosamente.
Come poteva il ghiaccio riuscire a sciogliere con la forza di un incendio? Di colpo lo scenario
intorno a noi mut e le sbarre metalliche che dividevano i nostri sguardi si dissolsero.
Il vialetto di casa scomparve, lasciando il posto a un luogo altrettanto familiare. Il bosco.
La mia mente continuava a riportarmi in quel luogo, come se volesse rivelarmi qualcosa, come
se il nastro continuasse a riavvolgersi per permettermi di cogliere dettagli che mi erano sfuggiti.
La nebbia si disperdeva tra gli alberi e ci sfilava accanto come spettri mentre noi intrecciavamo
i nostri sguardi, talmente vicini da sentire il calore del suo corpo sulla mia pelle. Temevo di non essere
in grado di contenere lemozione che mi attraversava quando i miei occhi si perdevano nei suoi e i suoi
nei miei, vagando per luoghi sconosciuti. Il cuore pulsava talmente forte da permettermi di distinguere
ogni palpito, in battere e in levare, come fosse un concerto di emozioni; la melodia pi bella che avessi
mai ascoltato. Il petto era divenuto troppo stretto e ogni colpo era pi forte, quasi volesse sfondarlo per
uscire. Non avrei saputo stabilire se per lo spavento o per qualcosa di diverso.
Un istinto incontrollato mi costrinse a sollevare la mano, mosso dal profondo e irrefrenabile
desiderio di toccarlo per vedere se fosse reale ma, prima che riuscissi a sfiorarlo, Evan svan nel nulla,
come se avesse letto in anticipo il mio desiderio e volesse sfuggirmi, anche se non riuscivo a intuirne le
ragioni.
Silenziosamente riapparve alle mie spalle.
Attraversata da un fremito indecifrabile, sospirai, attendendo che il respiro rallentasse mentre
con la coda dellocchio scorgevo la sua sagoma stagliarsi immobile dietro di me.
Mi voltai di scatto, ma lui si allontan come uno spettro prima ancora che riuscissi a
visualizzare il suo profilo. Si ferm in fondo agli alberi, lasciando una cospicua distanza a dividerci.
Avanzai, cercando di accorciare quella distanza, mantenendo il contatto visivo perch lui non
svanisse di nuovo.
Il suo sguardo era fisso su di me, intenso e infuocato. I pugni stretti e la mascella serrata a
ricordarmi la prima volta che lo avevo visto.
Un vento gelido mi attravers la pelle, imprimendosi a una profondit tale da sfiorarmi le ossa,
e il viso di Evan fu di fronte a me, straordinariamente bello e tenebroso, vicinissimo al mio.
Esitai per un istante, trattenendo il respiro. Lintensit del suo sguardo faceva quasi male da
quella distanza.
Le sue labbra mi sorrisero, accattivanti, i suoi occhi mi fissavano, selvaggi, mentre io mi
scioglievo, arrendendomi completamente a lui.
Come se avesse finalmente vinto la battaglia che lo costringeva a starmi lontano, Evan sollev
la mano e la avvicin al mio viso, esitando per un solo istante. Socchiusi gli occhi, bramando quel
contatto sulla pelle.
Assaporai ogni istante, rabbrividendo al calore della sua mano ardente che mi incendiava la
pelle dellincavo del collo, scivolando sul mio braccio. La seguii con lo sguardo fin quando non
raggiunse lentamente la mia mano. Le sue dita si mossero lievemente, in cerca delle mie. Lui mi sfior
il palmo con il pollice, lievemente. Lo imitai e, colto da un impeto improvviso, Evan mi strinse la mano
con fervore.
A quel tocco caldo e rassicurante, ogni paura svan, sostituita da una profonda sensazione di
pace che mi pervase fino a colmare ogni particella del mio essere.
Era come se una parte di me percepisse qualche anomalia legata alla sua presenza, al suo arrivo
a Lake Placid, a tutto ci che avesse a che fare con lui, ma, puntualmente, bastava che lui stabilisse un
contatto, anche soltanto visivo, perch ogni mio dubbio venisse spazzato via come nebbia dal sole.
Dovrei starti lontano... Come una melodia, la sua voce si insinu nel silenzio. Provo a
resistere, ma non ci riesco.
Perch vuoi starmi lontano? Non capisco. Il mio istinto prov a fermare le parole, ma il cuore
mi imped di tacere. Perch si sforzava di lottare contro quel legame che inspiegabilmente ci univa? Era
chiaro che lo avvertiva anche lui.
Non ho detto che lo voglio, replic, risoluto, lo sguardo nel mio. Non dovrei essere qui, non
dovrei interferire,  solo che... non so cosa mi succede.  pi forte di me, io... Si interruppe, cercando
nei miei occhi la risposta. Io non riesco pi a fare a meno di quello che c in te... di quello che scateni
in me. Scand le parole una alla volta, come se persino a lui quella verit si rivelasse per la prima
volta. Sembrava che in me avesse finalmente trovato qualcosa che non sapeva di cercare. Cosa potevo
avere io di diverso?
Sul volto provato, Evan indossava una maschera intrisa di incertezza e confusione. Ce laveva
con se stesso perch non era in grado di frenarsi. Sentimenti che, se solo avessi potuto, avrei scagliato
via da lui.
Consapevole della mia impotenza, lo osservai in silenzio mentre si consumava in quel tormento.
Tu non capisci. Il suo volto si incup per un momento, poi si ricompose Come potresti...
Quel che restava di un sorriso sprezzante gli incresp parte delle labbra, mentre i suoi occhi si
perdevano nella nebbia.  sempre stato cos facile e istintivo per me. Perch con te dovrebbe essere
diverso? Torn a studiarmi, come se avesse potuto trovare in me quella risposta. Io non ero in grado
nemmeno di comprende le ragioni che lo tormentavano ed Evan lo sapeva bene. Fiss le nostri mani
ancora unite, poi i suoi occhi balzarono sui miei. Non riesco a controllarmi, quando ci sei tu. Non
funziona come dovrebbe. Perch non funziona come dovrebbe? Era costernato. Perch non so pi chi
sono?
Davvero sperava di trovare nei miei occhi la risposta? Ero pi che certa che in realt non
volesse farmi cogliere appieno il significato del suo monologo, ma non mi importava. Mi bastava stare
l con lui. Intrecciai le dita della sua mano, ancora nella mia, e la strinsi pi forte.
Non hai bisogno di controllarti quando sei con me, lo rassicurai. Lasciati andare.
Non posso. Non potresti mai capire, replic con voce dun tratto risoluta. Il suo sguardo si
fece allimprovviso pi severo. Devo andarmene. Non posso farlo. Io... non sono adatto. Non questa
volta, mormor, mentre lasciava la mia mano per stringere i pugni. Mi fiss negli occhi e la sfumatura
amara che vi aleggiava suggeriva che aveva appena preso una decisione, per quanto inafferrabile
potesse apparirmi. Lascer che sia qualcun altro a farlo al mio posto, bisbigli, dandomi le spalle per
allontanarsi.
Le sue parole risuonavano prive di senso, come se mi nascondesse la chiave per decifrarle,
tuttavia riuscivo a coglierne limportanza e la solennit. In fondo al cuore sapevo che sarebbe stata
unarma a doppio taglio. Eppure, tutto ci che mi importava era quel momento.
Non andartene!
Evan si ferm sul posto, pur rimanendo di spalle.
Non mi importa se non puoi spiegarmi cosa sta succedendo. Resta qui con me, non ti chieder
nulla. Raddrizz le spalle, come se le mie parole lo avessero colpito.  una promessa.
Evan abbass il capo, acconsentendo tacitamente. Si volt in cerca del mio sguardo e, per un
solo istante, la frustrazione lo liber del suo peso, ma, nella lotta contro ci che lo tormentava, il
sollievo svan in un istante. Non posso. Le parole vagarono nel vento mentre lui svaniva e io,
impotente e atterrita, lo guardavo dissolversi insieme alla nebbia.
Aspetta!
Il grido riecheggi nella mia stanza. Mi girai, tastando con la mano il cuscino da cui mi ero
sollevata e scrollai la testa nel rendermi conto di aver solo sognato.
Mi sembrava tutto cos assurdo... quel sogno era talmente reale da non riuscire a credere che
non lo fosse.
Probabilmente era tutto quel mistero che aleggiava intorno a Evan a nutrire la mia
immaginazione. Non trovavo nessunaltra ragione che spiegasse quegli strani sogni, ormai ricorrenti, di
cui Evan era divenuto protagonista indiscusso.
Mi sollevai dal letto, ancora intontita, e mi preparai per andare a scuola.
Se non altro, sapevo cosa aspettarmi da quella giornata.
7
ALCHIMIA
Le stranezze non svanirono con la notte.
Al mio arrivo, la scuola era per lo pi deserta e silenziosa, la campanella non aveva ancora
sancito linizio delle lezioni e gli studenti iniziavano a riempire svogliatamente i corridoi.
Ne approfittai per risistemare il mio armadietto. Allesterno la lacca blu brillava come fosse
nuovo, ma un tornado sembrava averne investito linterno.
Come posso resisterti?
Evan. Persi un battito e chiusi gli occhi distinto, mentre il cuore tremava e le tracce della voce
di Evan, leggera come un sospiro nel sussurrare quelle parole al mio orecchio, si allontanavano restie
dalla mia testa. Ne assaporai la dolce eco, abbandonandomi a quel suono prima che svanisse.
Mi guardai intorno, alla ricerca di Evan, voltandomi lentamente, e trasalii, nel vederlo in fondo
al corridoio, a una notevole distanza dal mio orecchio.
Ero certa di aver udito il suono della sua voce, eppure lui era cos lontano...
Ehi, Gemma! Brandon mi venne incontro, agitato. Hai visto Peter? C la partita, domani, e
dobbiamo provare la strategia di attacco.
Non lho ancora visto, mi dispiace, mormorai, ancora stordita.
Ehi, ti senti bene? Brandon mi fissava, preoccupato. Se lo vedi, digli di non fare tardi agli
allenamenti, anzi perch non vieni a vederci?
Un brivido mi sferz la schiena, mentre i miei occhi si perdevano in quelli di Evan. Qualcosa lo
preoccupava.
Gemma, hai sentito quello che ti ho detto? mi incalz Brandon.
Eh? S, certo, gli dir che lo stai cercando, ribattei, sforzandomi di prestargli attenzione.
Non riuscivo a spiegarmi cosa mi stesse succedendo, iniziavo a temere che qualcosa in me non
andasse. Avevo sentito la voce di Evan dentro di me. Ero ossessionata da lui, Evan mi era entrato nella
testa.
Tornai a osservarlo, imbarazzata, cercando di non farmi notare. Evan era appoggiato con la
spalla al suo armadietto, laria turbata, e Ginevra continuava a parlargli velocemente, mentre la sua
espressione si faceva sempre pi seria, quasi sconvolta. Cosa non avrei dato per sapere cosa lei gli
stava dicendo...
Mi costrinsi ad abbassare lo sguardo ed entrai in classe, disorientata da quellesperienza
paranormale.
Quel giorno, avvertii gli occhi di Evan addosso ancor pi di quello precedente. Una parte di me
continuava a ripetermi che fosse sbagliato provare quellemozione. Non ero ancora certa che lui e
Ginevra fossero realmente imparentati. E se Jenna si fosse sbagliata? Latteggiamento sfrontato di Evan
non faceva che imbarazzarmi, dopotutto lei gli sedeva accanto... eppure, Ginevra sembrava non curarsi
delle continue occhiate che lui si ostinava a lanciarmi.
Confusa da quelle sensazioni contrastanti, mi estraniai dalla classe, riducendo la voce del
professore a un impercettibile brusio di sottofondo. Perseverando con quellatteggiamento, la mia
media ne avrebbe presto risentito ma, per la prima volta in tutta la mia vita, non mi importava.
Raccolsi i capelli da dietro la nuca e li spostai da un lato, per sentirmi pi protetta dal suo
sguardo insistente.
Cosa c in te?
Il suono della voce di Evan mi riscosse e mi voltai di scatto a cercarlo, con un formicolio
costante sulla pelle. Era successo di nuovo. Lavevo sentita nella mia testa, aleggiare come la pi dolce
delle melodie.
Distolsi lo sguardo, preoccupata per cosa mi stesse succedendo. Evan era chino sul quaderno,
impegnato a disegnare ellissi prive di senso. Eppure avrei potuto giurare di aver colto una nota di
frustrazione in quella voce, a met tra curiosit e irritazione. Tornai a fissarlo, approfittando di
quellistante in cui la sua concentrazione era rivolta totalmente al foglio spiegazzato che continuava a
tormentare con linchiostro. Le maniche sollevate della maglietta mostravano le vene sulle sue braccia
sode ogni volta che muoveva la penna. Di tanto in tanto, intravedevo il tatuaggio sul suo avambraccio
sinistro. Avrei voluto essere in grado di decifrare quelle strane scritte in nero ma, nonostante gli sforzi,
non riuscivo a dare senso a quei segni stilizzati tracciati sulla pelle. Erano piccoli simboli, o forse un
messaggio in una lingua antica, non avrei saputo stabilirlo. Linchiostro sembrava avvilupparsi attorno
al suo avambraccio, come radici velenose che si ramificavano, tentando di affondargli nella carne. Un
brivido mi scosse, mentre guardavo quel disegno: sembravano quasi artigli che cercavano di
imprigionarlo nella loro stretta. Quel giorno mi aveva sorpresa a fissare con insistenza il tatuaggio e la
sua espressione si era incupita. Lo aveva guardato a sua volta e poi aveva fissato me, con un cipiglio di
sorpresa negli occhi.
Il suo viso aveva unespressione intensa, come fosse concentrato su qualcosa che andava al di l
del foglio. Un misto tra desiderio ed esitazione. Leggevo il dubbio in quegli occhi profondi e scuri
come cioccolato fondente. Cosa lo tormentava?
Probabilmente doveva trattarsi solo di unaltra delle mie fantasie, del mio desiderio
incontrollabile di lui. Era impossibile che io avessi sentito la sua voce.
La cosa pi frustrante era non poterlo raccontare a nessuno.
Peter non saltava mai le lezioni, ma quel giorno non si era presentato.
Dopo lultima ora  il laboratorio di fotografia , mi sentivo troppo scossa per tornare a casa,
cos pensai di seguire il suggerimento di Brandon e andare a vedere gli allenamenti di Lacrosse. La
squadra si allenava ogni giorno, fra le tre e le quattro, in un campo poco distante, ed ero certa che Peter
non sarebbe mancato per nulla al mondo. Alla Lake Placid High School si prendevano molto
seriamente le attivit sportive, cerano squadre femminili e maschili e gli sport variavano a seconda
della stagione: dal basketball al baseball, allhockey, allatletica o alle gare di sci. Brandon, Peter e Jake
praticavano quasi tutti gli sport, ma erano fanatici del Lacrosse e ognuno di loro era considerato un
elemento molto importante.
La squadra non era ancora al completo, ma qualche giocatore si stava gi riscaldando, facendo
flessioni o correndo intorno al campo, con il logo giallo dei Blue Bombers ben impresso sulla maglia.
Mi sedetti sulla fila pi bassa delle tribune. Mancava ancora una buona mezzora alla partita, cos ne
approfittai per mettere qualcosa sotto i denti e aprii Jane Eyre, sedendomi a gambe incrociate. Piluccai
distrattamente un sandwich, a testa china. Mi sembr che finisse troppo presto, per il vuoto che sentivo
ancora nello stomaco. Avevo ancora fame, ma per fortuna avevo fatto scorta in mensa: sapevo gi a
cosa sarei andata incontro. Era sempre stato cos, quando ero particolarmente in ansia. Il cibo non
riusciva a saziarmi. I miei genitori non sarebbero rientrati per il pranzo in famiglia, cos avevo preso
due porzioni per ogni cosa. Addentai una pizzetta, senza sollevare lo sguardo dalle pagine, e avvicinai
con avarizia le due barrette di cioccolato che avevo estratto dallo zaino, quasi qualcuno avesse potuto
rubarmele, anche se non cera nessuno, sulle tribune, a parte me.
Mangi tutto da sola?
La voce di Evan torn a tormentarmi, riecheggiando nella mia testa.
La confusione mi blocc per un attimo, ma poi scrollai la testa, decisa a ignorarla.
Stappai distrattamente una Coca e la sorseggiai, ma per poco non mi scivol dalle mani quando
sentii ancora la sua voce far da eco ai miei pensieri: Dico sul serio, credo sia troppo per una persona
sola...
Sospirai, esasperata. Dovevo essere sullorlo di un crollo nervoso, ne ero certa. Mi concentrai
sul testo, ma non riuscivo a scacciare il pensiero di Evan.
Ne hai lasciato almeno un po anche agli altri? rise.
Adesso il mio cervello si prendeva gioco sfacciatamente di me? Lo strizzacervelli avrebbe
avuto di che lavorare.
Mantenendo lo sguardo fisso sul libro, continuai a ignorare la voce della mia subdola coscienza
che, forse per punirmi o beffarsi di me, si era travestita con un suono cos dolce. Ormai era chiaro che
qualcosa nella mia testa non andava, ma non volevo che anche gli altri se ne accorgessero. Anni di
disinteresse verso i ragazzi si stavano trasformando in un insano desiderio di Evan, travolgendomi
sottoforma di ossessione.
Ti sto infastidendo... perdonami... Un velo di tristezza affievol la voce. Che maleducato, in
teoria non ci siamo nemmeno presentati... mi chiamo Evan James.
Il mio cuore perse un battito lanciando un segnale disperato al cervello.
Lui era l. E parlava con me.
Inclinai lievemente la testa, sollevando lo sguardo.
Evan mi sorrise, seduto appena dietro le mie spalle, divertito dallespressione disorientata e
colma di imbarazzo che dovevo avere sul volto. Mi fissava in silenzio, aspettando che gli rispondessi.
Sorrisi debolmente e, per un attimo, riuscii a pensare solo a come fosse rilassato il suo viso.
Non lo avevo mai visto senza il velo scuro della confusione.
Ho... molta fame, riuscii a borbottare, ancora sbigottita.
Non parli mai con gli sconosciuti o  una regola tutta per me? riprese in tono beffardo.
Battei le palpebre. Assorta tra quei pensieri folli e le decisioni insane di Jane, mentre rifiutava il
suo amato Rochester, non mi ero accorta che le tribune non erano pi completamente vuote. Al
contrario degli altri che, invece, si erano accorti di noi due, lanciando occhiate sfacciate nella nostra
direzione. Dovevo essere lunica ragazza cui Evan rivolgeva la parola, da quando era arrivato a Lake
Placid. A parte Ginevra, ovviamente.
Mi chiedevo solo dove tu riesca a mettere tutto quel cibo. Non dovresti essere cos in forma, se
mangi cos tanto... replic, divertito.
Mi succede solo quando sono nervosa, dissi, con le guance accaldate dal complimento celato
tra le righe.
E sei nervosa, adesso? domand dolcemente, avvicinando il volto al mio da dietro la mia
spalla. La sua voce era sensuale e persuasiva.
Il mio cuore perse un battito, schiacciato dal peso di quegli occhi scuri, cos vicini ai miei.
Ovvio che lo ero, ma non potevo di certo spiegargliene le ragioni. Stava continuando a
studiarmi? Era questa la ragione per cui parlava con me?
Avrebbe pensato che ero pazza, se gli avessi rivelato della mia ossessione. La verit era troppo
sconvolgente. Persino io stessa stentavo a credere a quello che mi stava succedendo. Sognare un
perfetto sconosciuto ogni notte e sentirne la voce nella testa non doveva essere normale. Sarebbe stato
troppo assurdo per chiunque. Mi costrinsi a distogliere lo sguardo, temendo che il mio corpo mi
tradisse.
Sono solo... sotto stress, mi limitai a rispondere, giocherellando con una barretta. Sembra
che studiare troppo non faccia molto bene. Spezzai un quadrettino di cioccolato e lo portai alla bocca.
E comunque, il mio nome  Gemma Bloom, mugugnai, gustando il cioccolato che si scioglieva
lentamente.
Conosco il tuo nome, replic, latteggiamento disinvolto e un sorriso seducente sulle labbra.
Gli lanciai unocchiata di sorpresa. Questa volevo proprio sentirla.
Evan sorrise, guardandomi dritto negli occhi, come se fosse sul punto di rivelarmi una verit
mistica e inaccessibile a chiunque altro.  scritto sul tuo ciondolo, replic, lespressione sempre pi
divertita.
Mi stava forse prendendo in giro?
Allung una mano per esaminarlo e una scossa elettrica mi attravers la schiena nellistante
esatto in cui le sue dita mi sfiorarono la pelle.
A quel contatto, Evan si ritrasse in fretta, camuffando con un velo di imbarazzo il suo disagio.
No, non si trattava di semplice imbarazzo. Preoccupazione, piuttosto. Probabilmente non ero stata
lunica a sentire quellenergia fluire attraverso i nostri corpi e quella sensazione lo aveva lasciato
perplesso.
Scusami, sussurr timidamente. Poi la sua espressione si fece pi confusa, come se si fosse
perso in un mondo tutto suo.
Strinsi tra le dita il ciondolo a forma di farfalla che portavo al collo, preparandomi al tuffo nel
passato che mi attendeva, come ogni volta in cui mi costringevo a ricordare.
Deve essere importante... Il suo sguardo ipnotico indag il mio, probabilmente incuriosito
dallimprovvisa tristezza sul mio volto.
La sua domanda mi lasci attonita, privandomi delle parole.
Nessuno me lo aveva mai chiesto prima. Nemmeno Peter, ma daltronde lui conosceva bene la
storia di quel cimelio. In un certo senso. Ce lho da quando ero bambina e non me ne separo mai.
Evan non rispose. Scivolando sul sedile al mio fianco, si limit a far oscillare lo sguardo tra me
e il ciondolo, spingendomi a continuare. Il mio cuore fece una capriola, per quella nuova vicinanza.
Non ero certa che a lui potesse interessare il mio passato ma, nonostante fosse la prima volta
che parlavo con lui, sentivo le barriere della diffidenza sgretolarsi, per lasciare il posto a un senso di
profonda intimit. Apparteneva a mia nonna, gli confessai con naturalezza, mentre il mio sguardo si
perdeva tra i ricordi.
Le eri molto affezionata, afferm, per semplice intuizione.
Per qualche strana ragione, le parole iniziarono a sgorgare come un fiume in piena, prima che il
mio cervello riuscisse ad approvarle. Per una ragione ancora pi strana, sentivo di non voler frenare
quel flusso di emozioni. Come se conoscessi Evan da sempre. Non come Peter, ma come una parte di
me.
Gli raccontai di come mia nonna fosse stata una seconda madre per me. Un esempio, un punto
di riferimento. Quasi non mi ero resa conto del tempo che passava mentre conversavo seduta sulle
tribune insieme a lui. Una parte di me pensava ancora che fosse solo un sogno.
Era cos facile parlare con Evan... cos naturale; nonostante fosse la prima volta, era come se
una parte di me lo avesse riconosciuto. Lui mi ascoltava affascinato, avido di informazioni, come se
volesse scoprire tutto di me.
Quando ero piccola, non riuscivo a capire perch i miei genitori continuassero a lasciarmi da
lei, pensavo mi trascurassero per via del lavoro, mentre mia nonna mi faceva da mentore, confessai,
invasa da una dolce nostalgia. Non mi era mai passata.  suo, il nome inciso sul mio ciondolo.
Apparteneva a lei... Lottai per trattenere il magone che quel ricordo minacciava di scatenare.  morta
da un giorno allaltro, senza preavviso.
Lei non ti ha veramente lasciata, replic, sorprendendomi con la solennit di quello strano
commento.
Come no, e adesso dirai che veglier su di me finch la porter nel cuore. Avevo tentato di
fare del sarcasmo, ma fu un fallimento, smontato dal tono spento con cui avevo pronunciato le parole.
In realt stavo per dire finch avrai con te il suo ciondolo, ma la tua versione suona molto
meglio. Mi guard negli occhi con una dolcezza esasperante e io non riuscii a fare a meno di
ricambiare il suo sorriso. Le sue dita si mossero appena sul sedile e sfiorarono le mie. Non mi ero
accorta che le nostre mani fossero cos vicine, ma mi ritrovai a ricambiare il suo gesto sfiorando a mia
volta le sue dita. Un lieve tocco che bast a scatenare una tormenta di emozioni. Dun tratto, il petto mi
sembr pi pesante, il respiro pi lento e le labbra si schiusero da sole mentre osservavo le nostre dita
giocare a sfiorarsi sul legno, la mente persa in uno stato febbrile. Sollevai gli occhi su di lui per un
istante, deglutendo per inumidire larsura che dun tratto mi aveva prosciugato la gola.
Non... non ne sono pi tanto sicura.
Evan mi lanci uno sguardo rassicurante, come se volesse che mi fidassi delle sue parole. Ma
era come se qualcosa si fosse spento dentro di me, dopo la scomparsa improvvisa di mia nonna.
La mia fede aveva iniziato a vacillare, quasi fino a scomparire.
Inevitabilmente sentii le pupille pizzicare. Il disagio crebbe quando capii che quel particolare
non gli era sfuggito.
Ti brillano gli occhi, constat, e una ruga di dispiacere giunse a increspargli la fronte.
Perdonami,  colpa mia, non dovevo riaprire certe ferite,  solo che... Esit, incontrando il mio
sguardo, come se non fosse sicuro di dovermelo rivelare. Probabilmente ti sembrer un pazzo, ma... 
come se ti conoscessi da sempre, ti sento cos vicina, ammise, sprofondando gli occhi nei miei. Se
non lo ritenessi impossibile, giurerei di averti gi conosciuta.
Battei le palpebre pi volte, totalmente sconvolta dalla sua rivelazione. Conoscevo bene quella
sensazione. Come potevamo provarla entrambi?
Come se un fortissimo legame ci unisse luno allaltra. Come se le nostre anime si fossero
conosciute in altre vite. Una forza mistica, soprannaturale.
Ehi! Mi leggi nel pensiero? lo schernii dimpulso, certa che niente potesse pi stupirmi.
Sarebbe interessante, si lasci sfuggire, facendomi arrossire dimbarazzo.
E cosa ti piacerebbe sapere esattamente? domandai, perplessa e imbarazzata dalla sua
affermazione.
Il suo sguardo si fece pi intenso e profondo, come se dicesse sul serio. Vorrei trovare le
risposte. Avere pi tempo. Capire cosa mi succede quando sono con te.
Lemozione mi travolse. Quellimprovvisa confessione mi aveva lasciato senza parole. Quando
sono con te? Era solo la prima volta che passavamo del tempo insieme, perch allora anchio avevo
limpressione che non fosse cos?
Improvvisamente, il volto di Ginevra riaffior nitido tra i miei pensieri.
Per un attimo mi ero quasi dimenticata della possibilit che lei fosse la sua ragazza. Remota, a
sentire Jenna, ma pur sempre esistente.
Mi sentivo confusa e frastornata da tutte quelle nuove emozioni.
A quellidea, passai rapidamente dallimbarazzo alla diffidenza e ritrassi bruscamente la mano
dal suo tocco, pentendomi allistante.
Non vedo Ginevra... affermai, sperando che cogliesse la mia insinuazione.
Evan non si guard nemmeno intorno, replic senza staccare gli occhi dai miei: Dovrebbe
essere in giro... da qualche parte, volevo starmene un po per conto mio.
La confusione raggiunse livelli inesplorati. Perch sei qui? sibilai decisa, al limite
dellinsolenza.
Evan non disse nulla, ma la sua espressione parl al suo posto.
Neanche lui conosceva la risposta a quella domanda.
Poi una luce gli si accese in volto. Mi sorrise, sprezzante, mozzandomi il respiro, e si alz.
Che razza di maleducato, pensai tra me, con lo sguardo perso nel vuoto. Non si era nemmeno
degnato di salutare. E io che gli avevo persino fatto delle confessioni.
Frastornata dallambiguit del suo comportamento, avvertii la presenza di Evan dietro di me
solo quando la mia mano si trov nella sua, lungo il mio fianco. Il calore mi incendi il braccio e corse
fino a raggiungere il cuore, mentre la sua stretta, da impetuosa e piena di desiderio represso, lasciava il
posto a una dolcezza sconfinata. Era come se anche lui avesse obbedito al desiderio di rivivere il sogno
di quella notte. Mi sfior il palmo con il pollice, scatenando un brivido di calore nello stomaco, il volto
chino accanto al mio, e la sua voce mi accarezz lorecchio: Dimentichi la tua promessa...
Il calore del suo respiro mi stord, costringendomi a socchiudere gli occhi mentre sentivo le sue
labbra muoversi lentamente, sussurrando sulla mia pelle. Deglutii, mentre calde scosse mi percorrevano
il corpo.
Aprii gli occhi, in uno stato febbrile e, ancora stordita, mi resi conto che non cera pi.
Evan era scomparso, lasciandomi a interpretare il suo arcano messaggio, completamente sciolta
in una pozza di languido torpore.
Persa in quelle fantasie, mi sentii richiamare. Qualcuno si avvicinava correndo nella mia
direzione, togliendosi il paradenti dalla bocca. Mi guardai per la prima volta intorno: la partita doveva
essere finita.
Ehi, Gemma! Jake aveva la stecca in mano e indossava i paracolpi obbligatori, oltre al casco
di protezione che al primo impatto mi aveva impedito di riconoscerlo.
Ciao, Jake! Fate non c, se la stai cercando. Aveva una lezione di equitazione. Ho sentito
Raul che diceva che lavrebbe accompagnata.
Jake serr la mascella e io mi morsi il labbro per lerrore. Raul era un ragazzo mulatto e con gli
occhi azzurri, che faceva il filo a Fate dalle elementari. I suoi genitori vivevano in un ranch, dove il
padre impartiva lezioni a chi volesse imparare a cavalcare e organizzava escursioni a cavallo per i
turisti. Lestate precedente avevano persino avuto un flirt e, nonostante la rottura, lui aveva perso la
testa.
Jake mormor qualcosa, imprecando a denti stretti. Potevo vedere i suoi muscoli guizzare sotto
lattrezzatura, nonostante lo sforzo di trattenersi. La vicinanza tra Fate e Raul lo mandava in bestia. Si
vedeva lontano un miglio che era pazzo di lei. In realt, ero venuto per assicurarmi che fosse tutto a
posto. Fece un cenno oltre le mie spalle, in un chiaro tentativo di indicare il mio incontro con Evan.
Era molto protettivo, persino con me.
Oh... ci hai visto... Sentii crescere lagitazione. Doveva aver percepito lintimit del suo gesto
nel prendermi la mano e sussurrarmi allorecchio.
E se Jake lo avesse detto a Peter?
Che ci faceva James, seduto qui? Sei rimasta di pietra quando lui si  alzato e se n andato di
fretta, lho visto. Ti ha detto qualcosa che ti ha offeso? Posso pensarci io, se vuoi...
No, Jake,  tutto a posto. Quando si  alzato, ho pensato che fosse andato via senza salutare,
per questo ero turbata, non mi ero accorta che era dietro di me e il fatto che mi abbia preso per mano
prima di allontanarsi non...
Per mano? Lespressione sul volto di Jake mi blocc: sembrava confuso, come se il suo
ricordo non coincidesse con il mio. Non cera nessuno dietro di te, vi ho visti bene. Quando lui si 
alzato se n andato di fretta, senza voltarsi indietro.
Impallidii a quella rivelazione e un dubbio mi folgor la mente.
Possibile che lo avessi solo immaginato?
8
EFFIMERA SPERANZA
Lenigmatico incontro con Evan mi aveva incendiato le sinapsi e le informazioni stentavano a
trovare la giusta connessione. Come se quel contatto fosse riuscito a friggermi i neuroni. Avevo tentato
per tutto il giorno di decifrare le parole con cui Evan si era congedato, senza risultato.
Non ricordavo di aver mai promesso nulla in sua presenza, al contrario, ero certa che fosse la
prima volta in cui parlavo con lui, fatta eccezione per le conversazioni che avevamo ogni notte in
sogno, ma era assurdo anche solo pensarlo. Eppure le sue parole mi tormentavano, come un chiodo
piantato nel cervello che non riuscivo a espellere. E poi cera la strana affermazione di Jake...
Un mistero, un enigma irrisolvibile che non riuscivo a decifrare, per quanto mi sforzassi.
La sedia della scrivania stridette sul linoleum della mia stanza, mentre mi alzavo, decisa a
uscire a prendere un po daria. Nonostante la pioggia continuasse a bagnare le strade, le temperature
non si erano ancora stabilizzate, in quelle prime settimane di aprile.
Sulluscio della porta, lanciai unocchiata alla casa di Peter, non molto distante dalla mia. Ero
certa che lui avrebbe accolto con piacere la mia compagnia, ma non altrettanto certa di riuscire a dargli
lattenzione che meritava, per cui, accantonando lidea di trovare rifugio nella foresta, tra le alternative
a mia disposizione realizzai che sarebbe stato meglio raggiungere la caffetteria dei miei genitori.
Preferii non sollevare sulla testa il cappuccio della felpa, consentendo alla pioggia sottile di
accarezzarmi i capelli. Tenevo la testa china per via della pioggia, e cos potevo leggere di volta in
volta i nomi delle vette pi alte delle Adirondack, incisi sulle quarantasei pietre grigie che
interrompevano di tanto in tanto il marciapiede di mattoni rossi che si snodava lungo la riva del Mirror
Lake, lungo pi di quattro chilometri.
Main Street correva lungo il lago, circondata da quartieri pieni di negozi e ristoranti su entrambi
i lati. Al centro, proprio sulla sponda, il Bandshell Park faceva da cornice a matrimoni e concerti sulla
riva, mentre di fronte, su una collinetta, si ergeva la bellissima Adirondack Community Churc.
Le case, in citt, erano pi piccole rispetto alla zona residenziale, ma comunque deliziose, con
le loro variet di colori. Le costruzioni erano in legno, alcune bianche, altre marroni, blu o verdi.
Appena fuori dal villaggio, il litorale era costeggiato da bellissime case in legno, fattorie o log cabin,
costruite interamente da tronchi. Lattrazione principale, per, rimaneva lantico cinema Vittoriano.
La sorpresa sul volto di mia madre si pales non appena incroci il mio sguardo: in genere
durante linverno ero solita trascorrere i pomeriggi sui libri, scolastici e non, mentre i miei erano
abituati alla mia presenza al lavoro solo nelle vacanze estive.
Ehi, Alex! esclamai entrando, notando una chioma biondo scuro ondeggiare tra i tavoli.
Gemma! Un sorriso gentile e coinvolgente le illumin il volto. Alexandra Mcfaddin lavorava
alla nostra caffetteria tre volte la settimana, con il proposito di mettere da parte qualche soldo per il
Nazareth College, a Rochester, nello Stato di New York. Da piccole giocavamo spesso insieme, io, lei
e Peter, bench lei fosse qualche anno pi grande, ma poi i suoi si erano trasferiti in una casa pi
grande e pi distante dalla nostra. Nonostante la sporadicit dei nostri incontri, il tempo non era riuscito
ad alterare la nostra amicizia e il mio affetto per lei era rimasto lo stesso, come se non si fosse mai
trasferita.
Noia da studio?
Afferrai il grembiule rosso scuro dalle mani di Alex mentre lei si offriva di allacciarmelo dietro
la schiena.
Qualcosa del genere. Lo lisciai sul davanti e ricambiai il suo sorriso lasciandola al suo lavoro
per andare a servire i clienti dietro il lungo bancone che divideva il locale, anche se dubitavo che sarei
riuscita a concentrarmi.
La consapevolezza di non sentire pi le voci nella mia testa mi aveva rassicurata per tutto il
pomeriggio, distogliendomi dallidea di affidarmi a uno strizzacervelli.
Fino a quel momento.
Muffin, ciambelle o frittelle al burro di arachidi? Anche se quella torta ai mirtilli ha unaria
davvero invitante...
Persi un battito. Maledetta voce, sibilai a denti stretti, con lo sguardo basso sul bancone.
Sistemai le frittelle sparse disordinatamente, riponendole con cura nei vassoi.
E cos non ti piace la mia voce...
Alzai distrattamente lo sguardo e mi paralizzai, mortalmente imbarazzata nel rendermi conto di
chi avevo di fronte. Possibile che fossi cos imbranata? Davvero avevo creduto che la voce fosse solo
nella mia testa?
N-no, balbettai, incerta su come rimediare.
Ah, esclam, sorpreso, pensando erroneamente che avessi appena confermato la sua
supposizione.
No!  solo che... non ti avevo visto, tentai di correggermi, con una vampata di calore al viso
che mi lasciava immaginare il colore della mia pelle, ho pensato che fosse...
Hai pensato che fosse... mi incalz Evan, fissandomi con un sorriso sornione sulle labbra.
Proprio non riuscivo a mettere le parole nella giusta successione.
Mordendomi la lingua, lanciai unocchiata distratta alle sue spalle, dove Alex continuava a
gesticolare con un sorriso di stupore sulle labbra, nel tentativo di incoraggiarmi. Pensavo fosse
qualcun altro, ecco tutto, perdonami, mentii, usando la prima scusa che il mio cervello, stordito dalla
sua presenza, era stato in grado di elaborare.
Un lampo di confusione gli attravers lo sguardo, come se le mie parole lo avessero in qualche
modo messo in allarme. Per un istante fui assalita dal dubbio che lui sapesse esattamente cosa mi stava
succedendo. Allontanai in fretta quel pensiero, rendendomi conto della sua assurdit.
Mi... mi piace la tua moto, invece. Che frase stupida che mi era sfuggita dalle labbra,
eludendo i controlli del cervello! Nella mia testa suonava come un tentativo di cancellare la gaffe
riguardante la sua voce, invece avevo solo peggiorato le cose. Dovevo decidermi a mordermi la lingua
ogni volta che sprofondavo nellimbarazzo, perch finivo sempre per dire qualcosa di peggio. Ma era
una lezione che non riuscivo a imparare.
E cos ti piace la mia moto... ribatt inclinando la testa, mentre un lampo di evidente
soddisfazione indugiava sul suo sguardo e il suo mezzo sorriso diveniva lupesco.
S... voglio dire... mi piace il rumore... voglio dire...  carino... il suono... s, era chiaro
ovviamente, balbettai goffamente, subito sovrastata da un irrefrenabile desiderio di correre a
nascondermi per limbarazzante piega verso cui avevo pilotato il discorso. Era come se osservassi il
mio corpo dallalto, impotente e totalmente incapace di fermare il mio sproloquio. Sembra il ruggito
di un felino, conclusi tutto dun fiato dilatando gli occhi per la vergogna. Mio Dio! Che mi
succedeva? Ero forse posseduta? Come facevo a riavvolgere la scena e rimangiarmi tutto?!
Evan sorrise, a met tra il divertito e il lusingato, ma, prima che potessi sprofondare nella fossa
di disagio che io stessa mi ero scavata sotto i piedi, lui avvicin il viso al mio, la voce profonda e
carezzevole. Dovresti sentirla quando  arrabbiata, ammicc, lo sguardo tenebroso incollato al mio,
lasciando che il mio desiderio di lui scambiasse quellavvertimento per un invito.
Come mai da queste parti? domandai, nel goffo tentativo di riprendere il controllo di me
stessa e portare il discorso verso argomenti pi sicuri.
Alz le sopracciglia, facendo correre gli occhi da un lato allaltro della stanza.  una
caffetteria... giusto?
Giusto. Era stata colpa mia o si prendeva ancora gioco di me?
Daltronde, collezionare gaffe in sua presenza mi riusciva cos naturale...
Imbronciai lo sguardo ed Evan si lasci scappare un risolino molto attraente. Iniziavo a pensare
che niente in lui non fosse attraente ma, come una falena attratta dalla fiamma, avevo limpressione che
seguire quellistinto mi avrebbe inevitabilmente condannata. Non appena Evan percep limbarazzo nel
mio silenzio, si schiar la voce. Chiedo scusa, non volevo essere scortese. Permettimi di
ricominciare... Raddrizz le spalle e si port una mano sul petto, accennando un lieve inchino. Aveva
uno sguardo cos potente, penetrante, pericoloso e meraviglioso allo stesso tempo... Sareste cos
gentile, Milady, da concedermi di assaporare la vostra torta ai mirtilli?
Bench consapevole che il suo fosse uno scherzo, il suo sguardo concentrato sul mio era
divenuto cos intenso da far s per un istante che lo dimenticassi.
Sono certo che sia deliziosa e... dolce. Soppesava ogni parola, imprimendole importanza
mentre il mio cuore vacillava, stordito dalla profondit del suo sguardo. E le mie labbra sono
impazienti di riceverla dalle vostre mani... per sentirne il sapore, disse con una dolcezza sconfinata,
mentre io combattevo per impedire al mio cuore di fermarsi, vinto dalloscura profondit del suo
sguardo.
Gemma! url mio padre dal retro, spezzando il magico incantesimo che ci univa, mentre
Alex, impegnata a fingere di strofinare i tavoli, si lasciava sfuggire un risolino, subito camuffato da un
colpo di tosse.
Arrivo! gridai alle mie spalle dopo un attimo di esitazione, cercando di fare appello a un
contegno sepolto chiss dove.
Tagliai una fetta di torta avvolgendola in un tovagliolo e allungai la mano oltre il bancone. Per
un attimo vacillai, rendendomi conto di colpo che lavrei toccato ancora. Evan si avvicin e mi trem il
cuore.
Accompagnai la torta dalle mie mani alle sue, evitando di toccarlo, ma lui insistette e sfior le
mie dita dolcemente, mentre il suo sguardo, incollato al mio, mi toglieva gli ultimi residui di respiro dai
polmoni. Il contatto con la sua pelle inebri i miei sensi, mentre scariche elettriche si disperdevano in
ogni parte di me. Intrappolata in quella magia, caldi brividi di energia giocavano a rincorrersi lungo la
mia schiena. Perch Evan doveva farmi quelleffetto? Possibile che i miei ormoni si fossero
improvvisamente scongelati, ribellandosi agli anni in cui mi ero costretta a relegare il cuore dietro le
pagine dei libri, inseguita da cavalieri immaginari?
Gemma, vieni o no?! insistette mio padre, la voce infuriata.
Ritrassi velocemente la mano accorgendomi, dagli occhi di Evan, che quellemozione aveva
scosso anche lui. Era come se per lui quel contatto rappresentasse un mistero e di volta in volta
cercasse di toccarmi per scoprirlo.
Distolsi lo sguardo dal suo, seppur controvoglia e, con le farfalle nello stomaco, raggiunsi mio
padre dalla porta dietro il bancone, mentre con la coda dellocchio scorgevo Evan sedersi al tavolo
accanto alla finestra.
Mi girava la testa e per poco non inciampai in uno dei gradini.
Coshai da strillare tanto? chiesi, infastidita che ci avesse interrotto. Ignoravo che in realt
fosse proprio quello il suo intento.
Devi... ci sono i vassoi da lavare, replic, dopo aver cercato con cura la risposta. Poi, a labbra
strette, mormor qualcosa che non riuscii ad afferrare, anche se avevo avuto limpressione che avesse a
che fare con labbra e sapore.
Perch non li metti in lavastoviglie? gli domandai, confusa ed esasperata al tempo stesso.
Joshua! Lasciala in pace, intervenne mia madre in mio soccorso. Piuttosto... Mi lanci
unocchiata di traverso e abbass la voce. Chi-era-quel-ragazzo? Sgran gli occhi, compiaciuta, e
indic con un cenno laltra stanza. La ragione dei continui richiami di mio padre iniziava ad apparirmi
sempre pi chiara.
Non  nessuno, risposi, imbarazzata, sperando che non riuscisse a cogliere il rossore sulle
gote.  solo un mio compagno di classe.
Mia madre mi scrut attentamente. Nessuno? Non mi sei sembrata tanto indifferente... poco
fa.
C-cosa? Mi stavate spiando? la accusai sottovoce, ancora pi imbarazzata al pensiero che mio
padre mi avesse visto flirtare con Evan.
Sono solo curiosa... Alz le spalle, quasi offesa. Non mi  concesso? Iniziavo a pensare che
qualcosa in te non andasse. Non ti sei mai interessata a nessuno!
Grazie, mamma! replicai stizzita, senza velare il mio sarcasmo.
Che c?!  il primo ragazzo che ti piace in diciassette anni! Sei bellissima, tesoro, eppure non
ti accorgi mai degli sguardi che ti lanciano.
... Ma tu invece s, non  cos? Inclinai la testa, sorpresa dalle sue rivelazioni.
Andiamo, tu sei lunica che non se ne sia mai accorta! Lestate scorsa il locale era sempre
pieno di ragazzi e non credo dipendesse dal frapp alla fragola di tuo padre. Per non parlare di Peter.
Sei ancora convinta di essere solo unamica per lui?
Arrossii, imbarazzata dalla sicurezza con cui mia madre mi rivelava ogni volta ci che io non
riuscivo mai ad afferrare.
Insomma, dico solo che era ora che ti decidessi a sollevare gli occhi dai tuoi libri. Dai, perch
non mi racconti tutto? Voglio ogni dettaglio! esclam con un entusiasmo fin troppo acceso, come se
attendesse quel momento da tempo.
Sstt! Abbassa la voce. Te lho detto, non c niente tra noi, insistetti ma, subito amareggiata
dalla sua espressione delusa, mi costrinsi a rimediare. Mi dispiaceva lasciarle pensare che non volevo
condividere con lei certe sensazioni. In fondo cosa avevo da perdere? Non che non ci abbia pensato...
Il suo sguardo si riaccese, come quello di una bambina che ha ottenuto le sue caramelle. E
allora? Cosa  successo? domand con insistenza, intenerendomi con quegli occhi grandi e brillanti
che a volte ricordavano i miei.
Sollevai le spalle, non sapendo su quali dettagli soffermarmi. Si  trasferito da poco; non so
nemmeno se sia disponibile.
In che senso? Come, non lo sai? Mi prese per un braccio, allontanandomi dalle orecchie
attente di mio padre che fingeva di lavorare.
In un certo senso, ero sollevata di poterne finalmente parlare con qualcuno. Certo non avrei mai
pensato a mia madre come confidente. Daltronde, probabilmente era lunica a interessarsi a me senza
secondi fini. Prima di parlare, azionai la macchina per macinare il caff, assicurandomi che il rumore
frastornante dei chicchi servisse a coprire le nostre voci e a tenere mio padre alloscuro della nostra
conversazione. C una ragazza, a scuola... lei ... bellissima, le rivelai con una smorfia sul viso. E a
quanto pare sono inseparabili. Quella confessione mi chiuse lo stomaco, rattristandomi.
E li hai notati in atteggiamenti particolari?
Non ero pi tanto convinta di voler proseguire con lei quella conversazione, ma cercai di non
farglielo notare. Questo no, per... sono sempre insieme.
E allora?! Non vuol dire niente! Anche tu e Peter siete sempre insieme. Cosa esclude la
possibilit che sia la sorella?
 quello che ha detto anche Jenna, risposi mentre il mio tono di voce tornava a riaccendersi.
Non credevo di poterlo mai dire, ma per una volta sono daccordo con lei. A suo parere,
Jenna non era mai stata esattamente una buona compagnia. Il suo incoraggiamento torn a farmi
sperare.
E mia madre se ne accorse subito. Perch non vai a chiederglielo?
Cosa?! No! Mamma! esclamai, imbarazzata. Cosa le faceva credere che avrei avuto il
coraggio di chiedere a Evan di Ginevra? Aveva cresciuto unaltra figlia, forse?
Perch no? Lui  qui, a pochi metri da te! Cosa te lo impedisce?
Non avrei mai il coraggio di farlo.
Dovresti imparare a cogliere al volo le occasioni. La timidezza  un laccio stretto attorno alle
ali che ognuno di noi possiede. Solo se lo sciogli volerai lontano. Non rinunciare a qualcosa di cui
potresti pentirti. A volte basta allungare la mano per afferrare ci che si ha davanti. Qualcun altro
potrebbe fare un passo pi lungo del tuo e allora non potresti pi tornare indietro. Spiega le tue ali,
scricciolo, e va da lui.
Non potevo darle torto, ma proprio non riuscivo a seguire il suo consiglio.
Guarda anche lei come guarda te? mi sussurr allorecchio, mentre lo sguardo raggiungeva
Evan oltre il bancone. Poi indietreggi silenziosamente fino a dileguarsi.
Nello stesso istante i miei occhi guizzarono su quelli di Evan, cos profondi e... caldi, e li
trovarono ad aspettarmi.
I nostri sguardi rimasero intrecciati per un tempo che mi sembr infinito, come le due met di
un ingranaggio perfettamente incastrate tra loro, a scambiarsi informazioni che le parole non erano in
grado di rivelare.
Lemozione mi stordiva ogni volta che accadeva.
Mi sentivo sprofondare. Dubitavo che succedesse a chiunque. Una sensazione tanto devastante
non poteva essere comune.
Ogni attimo sprofondavo in un avvolgente e confortante abisso. Misterioso. Pericoloso. Ma da
cui avrei scelto di non fare pi ritorno, se solo fossi potuta rimanere l per sempre...
Una parte di me sentiva che quel sentiero mi avrebbe condotta alla mia fine, ma non mi sarebbe
importato, se solo lui lo avesse percorso al mio fianco. Era troppo tardi ormai per tirarmi indietro.
Iniziavo a perdermi in lui.
Ogni attimo, inconsapevolmente e senza alcun controllo, iniziavo a innamorarmi di Evan.
9
INCENDIO
Nonostante la sua fetta di torta fosse finita da un pezzo, Evan era rimasto a lungo seduto al
tavolo della caffetteria, scrutando la pioggia fuori dalla finestra. Iniziavo a temere che la sua
permanenza l potesse dipendere dalle cattive condizioni atmosferiche, piuttosto che da un interesse nei
miei confronti, come in realt speravo.
Di tanto in tanto, cedevo al desiderio di lanciare occhiate fugaci nella sua direzione, preda di un
impulso incontenibile. Ma sorprendere anche lui nel fare lo stesso mi confortava. Mi rendeva felice. Per
la prima volta, ero riuscita a trovare conforto nelle parole di mia madre, allontanando completamente
dalla mia testa limmagine di Evan e Ginevra insieme.
Le sue sottili attenzioni per me lasciavano spazio alla speranza che anche lui ricambiasse,
almeno in parte, i miei sentimenti. O forse era solo il desiderio di lui a offuscare la mia capacit di
vedere con chiarezza, permettendomi di crogiolarmi nellillusione.
Dannazione, non riuscivo a essere obiettiva, quando si trattava di Evan.
Dopo un paio dore, scrutando oltre la vetrata, iniziai a intravedere un timido sole affacciarsi
attraverso la coltre di nubi. In unaltra occasione, quel pensiero mi avrebbe rallegrato, ma in quel
frangente serv solo ad allarmarmi.
In fondo al cuore, sapevo, anzi temevo, che Evan sarebbe andato via.
Lo stridio della sedia sul pavimento non tard a darmi ragione. Con il cuore in gola, lo osservai
avanzare con passo deciso verso la cassa, dove mia madre lo attendeva, impaziente di osservarlo pi da
vicino.
Cercai in tutti i modi di ignorare gli assidui e imbarazzanti sguardi di approvazione che
continuava a lanciarmi, temendo che anche Evan potesse notarli. Ma ogni mio tentativo silenzioso di
invitarla a smettere non faceva che peggiorare le cose.
Allarmata dalla consapevolezza che, dopo aver pagato, Evan potesse andare via senza prima
salutarmi, le lanciai cenni da dietro il bancone, sperando che cogliesse il mio invito a dileguarsi. Ero
certa che Evan non si sarebbe mai avvicinato a me in sua presenza.
Con una saggezza che riusc a sorprendermi, mia madre colse il mio messaggio e si allontan,
lasciandoci soli.
Pochi istanti dopo, Evan avanz timidamente nella mia direzione e le ginocchia tornarono a
tremarmi. Perch diavolo doveva per forza farmi questo effetto? Sarebbe stato tutto pi semplice se
fossi riuscita a conservare un po pi di contegno.
Erano secoli che non assaggiavo una torta cos buona, si compliment per spezzare il
silenzio.
S, be, ecco... il merito va a mio padre, blaterai imbarazzata. Il merito  di mio padre? Ma
che risposta era?
Non  lunica cosa di cui dovrei complimentarmi con lui allora, afferm sottovoce, mentre io
cercavo di interpretare le sue parole. Le torte... non sono lunica cosa dolce che ha saputo fare,
sussurr, sfrontato, sfoderando il pi seducente degli sguardi.
Il mio cuore, tremando, colse lallusione, ma io decisi di aggirarla. Gi... in effetti anche le
crostate non sono niente male. Io le trovo deliziose; dovresti provarle, la prossima volta.
La prossima volta. Speravo davvero ci fosse una prossima volta.
La mia risposta riusc a strappargli una risata.
Perfino il suo sorriso era perfetto, come ogni altra cosa di lui, il bianco dei denti riluceva sotto
le labbra carnose. Immaginai la sensazione di sentirle sulle mie e scrollai subito la testa, rendendomi
conto di essermi soffermata a fissarle.
Gi, le crostate! ripet, soffocando un sorriso mentre usciva dalla porta. Allora ci vediamo a
scuola, Crostatina... aggiunse, facendomi locchiolino. Il suo atteggiamento mi lasci inerme,
incapace di controbattere, il cuore che mi batteva allimpazzata mentre osservavo Evan che si
allontanava per poi scomparire oltre la vetrata. Era una mia impressione o era diventato pi spavaldo?
Il sole si preparava a ritirarsi dopo il suo lungo viaggio, mentre loscurit si accingeva ad
avvolgere la piccola cittadina di Lake Placid.
Inizio ad andare, annunciai a mia madre. Mi avvicinai al tavolo dove si era seduto Evan e ne
accarezzai la superficie, seguendo una nostalgia dettata dal cuore. Il legno sotto le mie dita era rugoso,
per via dei numerosi tagli lasciati dai turisti: dediche, sigle e incisioni. Ma un solco era profondo pi
degli altri. Abbassai lo sguardo e lo vidi.
Librati in alto
e raccogli le stelle pi belle
Perch non ci aspetti? Possiamo rientrare insieme, per una volta.
Sollevai il viso di scatto. Mia madre si era affacciata oltre la porta, mentre io avevo ancora i
brividi.
Preferisco di no. Ci vediamo a casa, fui costretta a replicare, e uscii prima che finisse di
parlare, con quel nuovo dubbio nella testa e il cuore che mi batteva forte.
Possibile che fosse stato lui a incidere quella frase?
Avevo molte cose su cui rimuginare, un intero pomeriggio da riesaminare nella mia testa, parola
per parola. Sentivo lo stomaco sottosopra per le emozioni e camminavo a un metro dal terreno.
Mi sentivo cos leggera, che pensai che il vento avrebbe potuto portarmi via in qualsiasi istante,
trascinandomi nel suo dolce soffio.
I miei piedi conoscevano a memoria quella strada, per cui potei concedermi di non prestare
attenzione al percorso, spinta dalla certezza che anche a occhi chiusi sarei comunque arrivata a
destinazione.
Qualcuno mi stratton alle spalle, rischiando di farmi cadere sullasfalto. Dalla forza con cui mi
aveva spinta intuii si trattasse di un uomo, ma solo dopo qualche istante mi accorsi della divisa che
indossava.
Signorina, non pu procedere in quella direzione, mi ordin il poliziotto, con voce ferma e
risoluta.
Ma che succede? Devo tornare a casa!
Glielo ripeto, da qui non si passa!
Lidea di imboccare unaltra strada mi infastidiva: in quel modo, mi sarei dovuta concentrare
sul tragitto. Cos successo? domandai, rassegnata.
Un incendio. Ora si sposti e mi lasci lavorare. Devo sgomberare la strada.
Cafone, mi lasciai sfuggire sottovoce.
Solo quando misi a fuoco lo scenario poco distante, compresi la gravit della situazione e fu
come precipitare in un pozzo senza fondo. Nero, freddo. Interminabile.
Come avevo potuto non notare tutto quel caos?
Lintera Lake Placid si era radunata l, a riempire tutte le strade. Oltrepassai nervosamente il
poliziotto, ignorando i suoi richiami, e mi intrufolai tra la folla, cercando di farmi spazio tra la gente.
Guardavano tutti nella stessa direzione. Avanzai ancora, tentando di avvicinarmi, fin quando
non avvertii il calore delle fiamme ardere sul viso. Seppur con difficolt, riuscii a scorgere labitazione
in pasto alle fiamme, le mura totalmente incenerite dal rogo. Sentivo le urla della gente incrementarsi a
ogni passo. Pi mi avvicinavo, pi quel suono si faceva intenso e struggente. Poi le sirene dei vigili del
fuoco sovrastarono le grida di sgomento, annunciando il loro arrivo, bench ormai rimanesse ben poco
da sottrarre alle feroci fauci del fuoco.
Le fiamme si innalzavano altissime, danzando come nastri rossi e gialli, lanciandosi oltre le
finestre annerite. Mi avvicinai abbastanza da riuscire a scorgere, allesterno, i pompieri che prestavano
soccorso a donne, uomini e bambini, dai volti sporchi di cenere e dai vestiti lacerati. I meno fortunati 
privi di sensi per le inalazioni di fumo o con escoriazioni pi gravi e la pelle ustionata  venivano
trasportati allospedale dalle ambulanze.
Uno spettacolo agghiacciante.
Il grido atroce di una donna sovrast tutte le altre urla strazianti. Un brivido mi attravers la
schiena nelludire quel suono raccapricciante, ma listinto mi indusse ad avvicinarmi ancora.
Tentai di farmi spazio, strattonando la folla, e scoprii che si trattava di una donna, di circa
trentanni, il viso invecchiato dal dolore che mascherava la sua giovinezza, arsa in quel rogo insieme
alle fiamme.
Urlava disperata contro i soccorritori che tentavano di calmarla, senza risultato.
Amy!!! La mia bambinaaa! Vi prego! Salvate la mia bambinaaa! Dovete salvarla! Ha solo
quattro anni! continuava a gridare in preda alla disperazione, singhiozzando.
Un brusio di compassione mista a sgomento si disperse tra la gente, concentrata sul dolore di
quella madre affranta.
AMYYY!!!
Quel grido straziante, sordo, zitt la folla, dilaniando i cuori.
Non ero ancora riuscita ad avvicinarmi abbastanza da udire le voci dei pompieri, ma
dallespressione seria sui loro volti intuii che le autorit cercavano di comunicare alla madre la morte
della piccola. Evidentemente non erano arrivati in tempo: le fiamme avvolgevano completamente
ledificio e per la bambina non cera pi niente da fare.
Non abbiamo trovato pi nessuno... vivo. Mi dispiace, signora. Lo sfortunato poliziotto cui
era toccato quellarduo compito aveva parlato alla madre con distaccata freddezza, sforzandosi di
nascondere la pena per quella giovane che aveva appena perso la figlia. Non importava. In qualunque
modo lo avesse detto, niente avrebbe potuto cambiarne il significato. Sua figlia era morta. Non
esistevano parole al mondo in grado di alleviare il suo dolore.
No. No. No. Noooo!!! Salvatelaaa! Vi prego! Dovete salvarla!  ancora viva! urlava la donna
tra le lacrime, facendomi rabbrividire a ogni singhiozzo disperato. Perch?! Perch non ha preso
me?!
Avrei voluto poter correre da lei e stringerla forte, nonostante non la conoscessi, ma nessun
conforto sarebbe mai bastato. Non cera niente che avrebbe potuto farla stare meglio. Continuava a
scalciare per aria mentre le autorit cercavano di tenerla ferma. Aveva perso la ragione, ma nessuno si
sentiva di biasimarla.
Un fiotto di lacrime mi risal la gola, ma mi costrinsi a ricacciarlo indietro, lanciando uno
sguardo oltre la finestra delledificio in fiamme.
Qualcosa allinterno cattur la mia attenzione.
Corrugai la fronte, cercando di mettere a fuoco quelle immagini confuse, e trasalii intravedendo
unombra, nascosta dalla coltre di fumo.
Mi concentrai su quella sagoma sbiadita e per un istante le voci si assopirono, tutto intorno a me
tacque improvvisamente, come se qualcuno avesse spento ogni suono. Fissai con attenzione quella
strana figura, cercando di distinguerne il profilo. Doveva trattarsi senza dubbio di un uomo,
probabilmente di un pompiere. Ma le immagini continuavano a confondersi e a sfocarsi, risucchiate dal
fumo. Avrei voluto gridarlo a tutti, ma temevo fosse unaltra delle mie visioni. Non appena mi
concentrai pi intensamente notai con gioia che non era solo.
Poco pi in basso, unaltra piccola sagoma sfilava accanto a lui, stringendogli la mano.
Sgranai gli occhi. La bambina! Sentii il cuore tremare dalla gioia e attirai convulsamente
lattenzione di un pompiere gridandogli contro. Presto! Lha presa! Tirateli fuori! urlai, combattuta
tra la gioia e lo sgomento.
Signorina, si calmi, di cosa sta parlando? Luomo tent di attirare lattenzione del mio
sguardo, ma io continuavo a fissare lombra nelledificio temendo di perderla.
La bambina! Ha preso la bambina!
Il pompiere lanci unocchiata verso ledificio annerito dalle fiamme, con unespressione
perplessa.
C un uomo lass con lei, non lo vede?! insistetti, accorgendomi del suo scetticismo.
Dovete sbrigarvi! lo incalzai, iniziando a innervosirmi.
Luomo mi tir per un braccio, abbassando la voce. Se  uno scherzo, non  affatto divertente.
Quella donna sta soffrendo, Cristo santo! Abbia un po di compassione!
Lo fissai sconcertata, alternando lo sguardo da lui alla finestra. Possibile che non lo vedesse?
Ma  proprio l, al terzo piano! insistetti, esasperata, cercando di trattenere le lacrime. Come fa a
non vederlo?! Potrebbe trattarsi di uno dei suoi pompieri!
Luomo imprec sottovoce prima di rivolgermi uno sguardo esasperato. Il terzo piano 
crollato completamente. Non c pi nessuno in quelledificio, dannazione! Devo farle un disegno?
Poi si ricompose. Ha per caso inalato del fumo? Si sente bene?
Sbattei le palpebre, frastornata, mentre la sua voce si affievoliva nella mia testa.
Signorina, ha bisogno di un dottore? Si faccia controllare,  diventata pallida, stava dicendo il
pompiere, ma avevo limpressione che quel suono provenisse da lontano.
Non li vedeva anche lui? Comera possibile che non li vedesse anche lui?
Sto bene, riuscii a dire alla fine, prima che mi caricasse su una barella di peso. Voglio solo
andare a casa. Sollevai lo sguardo unaltra volta e, tra le fiamme, le ombre si confondevano per poi
riapparire nitide. Un uomo e una bambina. O forse no? Non ero pi certa di quello che vedevano i miei
occhi. Forse il pompiere aveva ragione, forse avevo immaginato tutto, ma non ebbi pi il tempo di
accertarmene perch le ombre scomparvero, divorate dalle fiamme, coperte da una nube di fumo.
Perlustrai nervosamente le entrate delledificio nella speranza che quelluomo uscisse portando
in salvo la bambina, ma la squadra antincendio dava limpressione di non attendere pi alcun membro e
lattesa si rivel vana quanto le speranze. Nessuno usc pi dalledificio fin quando le fiamme non
morirono, il fumo anner il cielo e la gente si disperse per le strade.
Avevo anche le allucinazioni, adesso? Sentire le voci nella mia testa non era gi abbastanza?
Ultimamente, se avessi dovuto scommettere sullaffidabilit delle mie percezioni, avrei
sicuramente puntato contro.
Eppure un pensiero mi attravers la mente. Cera qualcosa nel profilo di quelluomo che... No.
La mia ossessione per Evan non poteva spingersi cos oltre o avrei davvero dovuto ammettere che
qualcosa in me non andava. Eppure, pi mi soffermavo su quel dubbio, pi limmagine si schiariva,
apparendo nitida nella mia testa. Dun tratto il ricordo delluomo trovato nel bosco senza vita riaffior
senza preavviso, collegandosi al primo. La mia mente varc improvvisamente i cancelli del tempo
procedendo a ritroso verso il nostro primo incontro, nel bosco, e subito rievoc il ritrovamento del
cadavere, il giorno dopo.
Due incidenti. Due morti. E, in entrambe le occasioni, Evan era l. Possibile che ne fosse in
qualche modo coinvolto? Non poteva trattarsi di una coincidenza. Come potevano i miei sentimenti per
lui bastare a scagionarlo agli occhi della fredda e imparziale logica? Per quanto il mio cuore
continuasse a opporsi ai tentativi dellistinto di mettermi in allarme, cera qualcosa di sinistro in Evan
che riconduceva quelle immagini a lui. Non potevo negarlo.
Eppure questa volta non potevo essere altrettanto certa di averlo visto... giusto?
Scrollai la testa, esasperata dalle mie stesse paranoie.
Dovevo andarmene da quel posto, non ero sicura di poter sopportare oltre il dolore che quel
dubbio aveva istillato nel mio cuore.
Trattenni un moto di lacrime e mi incamminai verso casa.
Lo strazio della giovane donna continuava a perseguitarmi mentre procedevo spedita verso
casa. Per un attimo avevo davvero sperato che qualcuno avesse tratto in salvo la bambina, ma poi il
sospetto che si trattasse solo di unaltra delle mie allucinazioni mi aveva resa inerme.
Mi ero sentita impotente e devastata al tempo stesso. Sapevo che quella donna non si sarebbe
pi ripresa dallo shock.
Perdere sua figlia, dopo averla cresciuta e amata per quattro anni, era un dolore cui non si
sarebbe mai potuta abituare. Mai. Perch perdere qualcuno che si ama  sempre un dolore
insopportabile.
Procedevo a testa bassa, turbata dalleco di quelle urla che mi rimbombavano nella testa,
tormentandomi.
Non avevo mai assistito a tanta disperazione. Gli unici ricordi con cui potevo confrontarmi
riguardavano tutti libri o film in cui alla fine un supereroe riportava la piccola tra le braccia della
madre.
Ma questa era la vita reale.
Nessun supereroe avrebbe salvato la piccola.
Non ci sarebbe stato alcun lieto fine per quella madre affranta.
Confusa da tutto quel caos e deviata dalla gente che riempiva le strade, mi ero mossa
distrattamente, senza pi prestare attenzione al tragitto, rendendomi conto solo troppo tardi di aver
sbagliato strada. Le case si allontanavano pian piano dietro di me, man mano che procedevo verso la
foresta. Per quanto disorientata dalla folla, avevo la certezza che non fosse la direzione giusta, eppure
qualcosa mi aveva spinto a proseguire, non un profumo, non limpressione di familiarit che mi
suscitava quel posto, per quanto forte. Niente di concreto. N si trattava dellistinto che, al contrario,
premeva perch mi allontanassi in fretta. Una percezione, piuttosto. Talmente forte da sovrastare
listinto. Come un richiamo che non riuscivo a ignorare. O a respingere. Unattrazione ancestrale,
mistica. Pericolosa. Eppure non mi importava. Avevo limpressione che quella strada mi avrebbe
condotta nei meandri di me stessa.
Mi arrestai di colpo, confusa.
Delle spesse mura in pietra si ergevano altissime in fondo al sentiero, proteggendo una fortezza.
Una barriera invalicabile che non lasciava trapelare nulla allesterno. Sigillata dal resto del mondo.
Cosa si celava oltre quelle mura cos possenti e maestose? Possibile che fosse un luogo abbandonato?
La roccia bianca era cos antica da dare limpressione che fosse l da sempre. Grossi solchi si
alternavano a profonde crepe scalfite dal tempo.
Mi guardai intorno, per capire in che luogo fossi finita. Il sentiero mi aveva condotta fuori da
Lake Placid, in una zona che frequentavo di rado, eppure ero certa di non aver mai visto una struttura
simile.
Toccai la pietra con il palmo della mano, cauta, e unenergia flu attraverso il mio corpo. Mi
scostai, trasalendo: era la stessa forza che mi aveva condotta fino a l, come se scaturisse direttamente
dalla roccia. Mi guardai intorno, spaventata da quellenergia, come se quel posto mi attirasse a s.
Provai a rifarlo e stavolta non sentii niente. Con la mano seguii una grossa crepa nella parete,
nella speranza di trovare un cancello, unapertura, un varco attraverso cui poter entrare in quel luogo
impenetrabile. Ero divorata dalla curiosit di scoprire cosa si nascondesse allinterno di quella fortezza,
ma iniziavo a convincermi che fosse inespugnabile, quando, solo a pochi metri da me, la crepa si apr
in un piccolo varco accessibile a una persona dalla corporatura esile.
Esitai, intimidita dallatmosfera sinistra che la luce del crepuscolo conferiva alla parete, come
se quello squarcio conducesse direttamente allinferno. Ma, prima che riuscissi a dare ascolto allistinto
e a scappare via da quel posto, limpulso che mi aveva condotta fin l mi spinse ad avanzare.
Lemozione rischi di travolgermi.
Non avevo idea di che aspetto avesse il paradiso ma, se ne esisteva uno in terra, doveva
senzaltro celarsi dietro quelle mura, perch era come se la vegetazione di tutto il mondo avesse avuto
origine da quel posto incantevole. Uno spettacolo meraviglioso e indescrivibile. I tronchi possenti si
innalzavano altissimi facendo da guardiani a quel paradiso terrestre e disegnando sinuosi sentieri.
Come se avesse preso vita alla mia presenza, il manto verde che ricopriva il suolo ondeggi,
danzando al soffio delicato del vento. La primavera regnava ovunque in quel luogo. Come una regina,
dipingeva tutto di mille colori. I rampicanti serpeggiavano sugli alberi ricoprendone gli arbusti, i fiori
sbocciavano ovunque, diffondendo nellaria una delicata fragranza. Infinite goccioline dacqua
imperlavano gli aghi dei pini come piccoli diamanti, brillando alla fioca luce degli ultimi raggi di sole.
Scrutando con attenzione, pi in fondo, nascosto dietro siepi rigogliose, si scorgeva un tetto.
Anche se dalla mia posizione non riuscivo a stabilirlo con certezza, intuii che dovesse trattarsi del retro
di una casa. Se quello era solo il giardino sul retro, non osavo immaginare quali meraviglie avrebbe
rivelato lingresso.
Qualcosa si mosse, poco distante dalla mia posizione, e io mi pietrificai.
Cera qualcuno, allinterno.
10
BACIO FUNESTO
Una fitta lacerante, senza pari, mi attravers il cuore. Linsulsa speranza che avevo tenuto viva
svan di colpo, dissolvendosi davanti ai miei occhi come una nuvola spazzata via dal vento, mentre una
parte di me si spegneva come una candela al vento.
Totalmente rapita dal fascino di quella fortezza, non avevo prestato attenzione alla piccola
panchina in legno nascosta tra le siepi. Finch qualcuno non si era mosso: seduto di fronte a lei, Evan si
era avvicinato ancora di pi a Ginevra, e il mio cuore si era scagliato contro il petto, tentando di
fermarli.
Quello che fino ad allora era stato solo un sospetto si concretizz spazzando via tutte le mie
illusioni.
Nonostante Evan fosse di spalle, era impossibile non riconoscere quei riccioli appena accennati
che gli accarezzavano la nuca, tinti di rosso dai raggi del sole al tramonto.
Indossava la stessa maglietta scura che portava quel giorno a scuola, e la mano di Ginevra si
insinuava sulla sua schiena, sollevando sensualmente il tessuto.
Persino il giardino incantato impallidiva di fronte alla bellezza di Ginevra, perdendo i suoi
colori per offrirglieli in dono. I lunghissimi capelli dorati le ricadevano ondeggiando oltre una spalla,
mentre la pelle non aveva bisogno di essere colpita dai raggi del sole: brillava di luce propria.
I loro volti si avvicinarono fino a sfiorarsi e un nodo mi strinse la gola. Avevo gi intuito con
sgomento cosa stava per accadere, ma vedere quel bacio mi raggrinz il cuore.
Avevo atteso a lungo di sapere cosa cera tra loro. Credevo di essere preparata al peggio. Invece
mi sentii precipitare in un buco nero.
Non potevano essere fratelli.
Mi sentii svuotare il petto, come se una mano gelida ne strappasse via il contenuto con violenza,
mentre io rimanevo a guardare, derubata di ogni forza.
Rabbia. Delusione. Frustrazione.
Sentimenti contrastanti lottavano tra loro per il predominio.
Ma, a prevalere su tutti, la gelosia.
Una gelosia che non credevo di possedere, emersa allimprovviso come la lava di un vulcano in
eruzione, come se Ginevra stesse violando una parte di me, perch, per ragioni del tutto
incomprensibili, in fondo al mio cuore sentivo che Evan era gi mio. Apparteneva a me e a me soltanto.
Mi sentivo pervasa da una rabbia devastante nel vedere le sue mani su di lei, le loro bocche cos vicine.
Avrei voluto scavalcare la parete e afferrare Ginevra per i capelli, ma poi il pensiero di quel pomeriggio
insieme a Evan torn a rimpicciolirmi il cuore. Solo qualche ora prima, lui mi aveva sfiorato la mano,
lasciandomi credere di aver desiderato quel seppur breve contatto. Riuscivo ancora a ricordare
lintensit della scossa che mi aveva trasmesso il suo tocco.
Invece ero bloccata a osservare quelle stesse mani stringere il volto di unaltra e avvicinarlo al
suo, per sfiorarne la bocca. Avrei voluto poter scoprire quale sensazione avrebbe suscitato in me il
contatto con le sue labbra. Se bastava il suo sguardo a provocarmi le vertigini, non osavo immaginare
quali misteriosi piaceri avrebbe riservato un suo bacio. La consapevolezza che non lo avrei mai pi
scoperto spian la strada a un nuovo sentimento. Furia.
Mi sentivo tradita. Illusa. Vuota.
Possibile che avessi frainteso tutto? Il suo comportamento sfrontato, le sue costanti, piccole
attenzioni avevano istillato un barlume di speranza nel mio cuore, coltivandolo a ogni nuovo incontro,
mentre adesso mi veniva strappato via, sradicato con violenza.
Possibile che non significassi niente per lui?
Il mio cuore si rifiutava di accettare quellipotesi, ostinandosi a rinnegare gli scatti fotografici
che gli occhi gli inviavano.
Abbiamo compagnia. Mantenendo gli occhi fissi su di lui, Ginevra avvert Evan della mia
presenza, senza accennare uno sguardo nella mia direzione.
I miei occhi vacillarono appena in tempo prima che quelli di Ginevra, taglienti come lame, mi
incenerissero.
Le sue iridi, opalescenti, mi fissavano con lintensit del mare quando si perde allorizzonte.
Non avevo mai visto un colore tanto acceso e affilato, eppure non sembrava ostile... solo curioso.
Per un istante i nostri sguardi rimasero incatenati e fu come se un incantesimo oscuro mi
impedisse di muovermi, mentre lei mi studiava minuziosamente. Provai a contrastare la forza ipnotica
che mi incatenava al suolo, ma era come se persino laria opponesse resistenza. E, mentre io non facevo
che pensare che avrei solo voluto riversarle addosso tutto lodio che mi aveva pervaso, dalla sua
espressione continuava a non trapelare alcuna ostilit, n tantomeno gelosia.
Solo... frustrazione. La stessa sfumatura di cui gli occhi di Evan si dipingevano spesso.
Sperai fervidamente che quel sentimento non fosse pena. Avrei preferito che mi odiasse,
piuttosto.
Lo scatto repentino di Ginevra mi sblocc da quellipnosi, inducendomi istintivamente a
retrocedere.
Indietreggiai di qualche passo, cautamente, senza staccare gli occhi dal suo volto. Sembrava che
lei volesse fermarmi, ma, liberata da quella presa invisibile che mi aveva resa inerme, fuggii via prima
che Ginevra decidesse di rincorrermi.
Ehi! Aspetta!
Leco delle sue parole mi raggiunse sbiadita, ma, priva della forza del suo sguardo, non riusc a
trattenermi.
Volevo scappare il pi lontano possibile. O forse avrei preferito rimanere l e sprofondare,
lasciando che la terra mi inghiottisse.
Ma, pi di ogni altra cosa, volevo, dovevo evitare che anche Evan mi vedesse. Era gi stato pi
che umiliante essere scoperta da Ginevra.
Dover essere costretta a contenere le lacrime di fronte a lui, svelandogli i miei sentimenti,
sarebbe stato troppo.
Mi fermai dalla mia corsa senza meta per riprendere fiato e accertarmi che nessuno mi stesse
seguendo.
La gola raschiava, riarsa, e le lacrime spingevano per riversarsi.
La strada era deserta per cui, lontana dalla citt, lontana da tutti, finalmente certa che nessuno
potesse vedermi, il nodo che mi attanagliava la gola si sciolse, liberando uninterminabile scia di
lacrime che mi rigarono il viso, lasciando pallidi solchi sulla mia pelle smunta dalla delusione.
Non avevo mai pianto per un ragazzo. Non avevo idea che la delusione potesse provocare simili
reazioni. Delusione per aver visto con i miei occhi il pensiero di loro due insieme concretizzarsi.
Riempii i polmoni daria, respirando profondamente, seppur con fatica, e ripresi a correre,
sperando che il vento spegnesse il fuoco che mi bruciava il petto.
Volevo allontanarmi da quel posto orribile. Volevo tornare a casa e rifugiarmi nel conforto della
mia stanza.
Quel pomeriggio, cos pieno di emozioni contrastanti, era stato troppo intenso per me.
Pi di quanto fossi abituata a sopportare.
Trovavo assurdo come si potesse passare dal toccare il cielo con un dito a sprofondare nelle
tenebre pi oscure. Ma la vita non ti chiede cosa trovi che sia giusto. Lumore cambia, come le
stagioni, la differenza sta nella rapidit con cui tutto si trasforma.
Avevo creduto di vivere un sogno, solo qualche ora prima, ma poi si era trasformato in un
incubo.
Ero stata una stupida. Ma davvero valeva la pena scontrarsi contro quel dolore insopportabile
solo per poter vivere qualche istante di felicit?
Era meglio vivere ignari, nellillusione? O sbattere contro la dura e dolorosa realt?
Non ero del tutto certa di conoscere la risposta giusta.
E, anche adesso, chi mi avrebbe assicurato che sarei stata in grado di voltare pagina e
dimenticare Evan come se niente fosse?
Si era azionato un meccanismo irreversibile che impediva al mio cuore di cancellare il suo
ricordo. Evan mi era entrato nella pelle. Ma avevo scoperto che era davvero straziante essere niente,
per chi per noi  tutto. Potevo solo confidare nelle cure del tempo, sperando mi aiutasse a cancellarlo.
Per adesso, continuavo a visualizzare quellimmagine dolorosa e pietrificante.
Una parte di me aveva preso da tempo in considerazione lipotesi di Evan e Ginevra come
coppia, ma era diverso finch quel pensiero era rimasto nella mia testa. Vederli insieme, cos vicini...
aveva cambiato tutto. Niente sarebbe pi stato come prima.
Le luci dei lampioni, per le strade, lampeggiavano a intermittenza mentre correvo senza sosta
sullasfalto bagnato, sollevando schizzi dacqua al mio passaggio.
Attraversai a passo svelto il piazzale della scuola, scorgendo i tratti anonimi dei volti sfocati
dalla corsa. Per le strade cera ancora moltissima gente, incapace di trovare pace al tormento cui aveva
preso parte solo qualche momento prima.
Il cielo aveva ritrovato la sua serenit, disfacendosi della coltre grigiastra e mostrando le sue
stelle. Nessuna nuvola anneriva lorizzonte. Si erano tutte raccolte a oscurare il mio cuore.
Non mi importava che la gente potesse vedermi in quello stato, anche se il mio passo spedito
doveva di certo suscitarne la curiosit. Si trattava pur sempre di estranei.
Lunico giudizio di cui mi preoccupavo era quello della mia famiglia. Una volta a casa, avrei
fatto in modo che nessuno mi vedesse cos.
Il vento soffiava gentilmente sul mio viso asciugandomi le lacrime e scompigliandomi i capelli,
come una carezza di conforto. Respirai avidamente una boccata di quella fresca brezza primaverile e
trasalii, scontrandomi contro qualcosa di duro. Limpatto destabilizz il mio equilibrio e io caddi a
terra, le narici ancora piene di un profumo che aveva accelerato dimpulso il mio battito cardiaco.
Fresco come una cascata nei meandri della foresta.
Evan.
Ahi! Che male...
Ehi! Dove vai cos di corsa? Come riusciva la sua voce a cancellare ogni dolore, fisico o
interiore? O forse bastava la sua presenza?
Serrai le labbra, nel timore che mi tradissero, riversando la mia rabbia contro di lui. Temevo mi
sarebbe tremata la voce se solo avessi aperto bocca. Come un vile traditore, il cervello proiett nelle
pupille limmagine delle sue labbra su quelle di Ginevra, ma il cuore, pi fidato, la cancell allistante,
ribellandosi al suo tentativo di dominarmi.
Per qualche assurda ragione, non volevo ricordare, volevo crogiolarmi ancora un po
nellillusione che la gentilezza nella sua voce fosse tuttaltro che casuale.
Allora? Vuoi dirmi dove vai cos di fretta, piccola crostatina? Un sorriso lupesco gli incrin
le labbra mentre il mio cuore si arrendeva a lui. Non riuscivo a credere che fosse cambiato tutto solo in
poco meno di unora, quando volavamo insieme sospesi tra cielo e terra. Perch si comportava come se
non fosse accaduto niente? Possibile che Ginevra non gli avesse detto di me? Avrei dovuto ringraziarla
per avergli impedito di girarsi nella mia direzione? E come aveva fatto Evan a cambiarsi tanto in fretta?
Indossava la maglietta rossa che portava in caffetteria, non quella scura con cui lo avevo visto nel
giardino... ma, in fondo, perch Ginevra avrebbe dovuto tacere? Per proteggermi dallimbarazzo? Solo
lidea mi sembrava ridicola. Perch avrebbe dovuto offrirmi la sua complicit quando io non facevo
che pensare alla curva morbida delle labbra di Evan? Dopotutto si trattava del suo ragazzo.
Continuavo a tacere, sconcertata allidea che Ginevra avesse potuto rivelargli tutto, mentre la
superficie fredda e umida sotto le mie natiche mi ricordava che mi trovavo ancora sul cemento,
incapace di sollevare gli occhi gonfi.
Dovevo dare limpressione di una stupida, ma il contrasto di tutte quelle emozioni mi
confondeva. Non ero in grado di gestirle con naturalezza.
Speravo che Evan andasse via e mi lasciasse in pace, invece si inginocchi davanti a me, senza
preoccuparsi di bagnarsi i jeans sullasfalto umido, e mi tese la mano. Da quella distanza, non avrei pi
potuto evitare che si accorgesse delle lacrime. Le sue dita mi sollevarono il mento, dolcemente. Come
ogni altra volta, il contatto tra i nostri corpi gener una scossa, leggera e confortante, che si irradi fino
allo stomaco.
Stai piangendo.
Distolsi lo sguardo. Non volevo fargli pena. Ma non riuscii a evitare la presa gentile delle sue
dita sotto il mio mento, che insistevano perch lo guardassi. Incrociai i suoi occhi, velati di
preoccupazione, e lintensit dellemozione mi stord come un treno in piena corsa. Erano troppo vicini
perch non cedessi al suo incantesimo. Quasi senza averne coscienza, percepii la sua mano scostarmi i
capelli dalla fronte mentre un senso di pace mi pervadeva la testa. Doveva essere il suo sguardo a farmi
quelleffetto guaritore.
Mi sentivo come se mi avesse appena sollevata su dallacqua, impedendomi di annegare, e i
polmoni si fossero svuotati, permettendomi di tornare a respirare.
Le sue labbra si incresparono nel pi seducente dei sorrisi, togliendomi il fiato appena
riacquistato.
Un viso cos bello faceva quasi male.
Sapevo che Evan si aspettava una risposta, ma sapevo anche di non essere disposta a
concedergliela.
Il suo pollice si mosse dolcemente sulla mia guancia, come per cancellare i segni lasciati dalle
lacrime, e io mi sentii tremare il cuore. Allora vuoi dirmi cosa ti  successo? Vedendo che tacevo mi
offr una mano perch mi rialzassi. Sembri sconvolta.
Il pensiero di afferrarla mi fece tremare di desiderio, solo averla sfiorata quel pomeriggio aveva
scatenato emozioni cos intense... Rabbrividii, al contatto con la sua pelle e per un istante cancellai
Ginevra dal mio vocabolario, rimuovendo la sua esistenza dalla faccia della terra. Esistevamo solo io
ed Evan e la sua mano stretta nella mia.
Dun tratto notai sulla sua pelle un segno che prima non avevo notato. La cicatrice di
unescoriazione che spiccava sul dorso della sua mano destra, molto simile a una bruciatura. Possibile
che fosse davvero lui in quelledificio?
Mi sollevai, indugiando a fissarla prima di lasciare la presa.
Sei ferito. Quel commento sfugg prima che riuscissi a trattenerlo.
Evan ritrasse in fretta la mano nascondendola nella tasca dei jeans. Non  niente. La sua
espressione si era improvvisamente oscurata.
Grazie per laiuto, mormorai nel tentativo di rimediare. Lemozione, quando ero con lui, mi
spezzava la voce.
Allora non lhai persa? Mi fiss, ritrovando il sorriso.
Corrugai la fronte, perplessa.
La parola. Iniziavo a pensare che lo scontro ti avesse mozzato la lingua.
Sollevai un sopracciglio al suo sarcasmo infantile, ma lui colp la punta del mio naso con
lindice.
Perch insisteva nel toccarmi? Non capiva che mi confondeva?
Il contatto con lui mi destabilizzava.
Non era colpa mia se il suo atteggiamento mi disorientava, una parte di me si sentiva ancora
tradita e accecata dalla gelosia. Perch si dimostrava tanto gentile? Era cos divertente prendersi gioco
dei miei sentimenti?
 stato un pomeriggio molto lungo, mi limitai a replicare, mentre il mio ego ferito si
divincolava per sfuggire al suo sguardo intenso e profondo; ma il cuore ebbe la meglio e rimasi
immobile, desiderando di potermi perdere nella profondit dei suoi occhi.
Per un solo e unico istante, ebbi limpressione che per lui fosse lo stesso.
La ragione continuava a suggerirmi di scappare, ma ogni battito gridava il suo nome.
Possibile che avessi scambiato la sua cortesia per qualcosa di diverso?
Avevo davvero travisato i suoi sguardi?
Eppure la forza con cui percepivo il legame invisibile che mi univa a lui mi stringeva il petto,
inequivocabilmente.
Ti riaccompagno a casa. La risolutezza con cui aveva pronunciato le parole, anzich chiedere,
faceva intendere che non era previsto un mio rifiuto. Non abito molto distante da qui, prendo la moto
e ti do un passa...
No! lo interruppi bruscamente prima che potesse concludere la frase.
Evan mi fiss, sorpreso dallimpeto che avevo impresso nella voce. Non ti lascio vagare per le
strade in quelle condizioni. Seguimi, mi ordin, afferrando la mia mano con un gesto deciso.
Per quanto desiderassi la sua compagnia, tornare indietro era fuori discussione. Non volevo
rivedere Ginevra.
Adesso che mi soffermavo a pensarci... come faceva lui a venire dalla direzione opposta alla
mia?
Grazie del pensiero, replicai con tono pi pacato, ma sono quasi arrivata ormai, mentii,
mentre la mia mano, mio malgrado, scivolava via velocemente, sottraendosi alla sua presa sicura.
Evan avanz, bloccandomi con le spalle al muro, le braccia appoggiate alla parete accanto alla
mia testa e lo sguardo inchiodato al mio. Il cuore inciamp nel suo galoppo.
Non dire sciocchezze. La sua voce era persuasiva, ma non riusc a scalfire le mie intenzioni.
Ti riporto a casa. Continuava a parlare come se si aspettasse di vedermi cedere al suono della sua
voce o alla forza del suo sguardo. Cera qualcosa di oscuro nei suoi occhi, unenergia che non riuscivo
a carpire. Selvaggia e suadente al tempo stesso.
Ho detto che sto bene. Davvero, insistetti.
Evan sembr sorprendersi alla mia caparbiet e allent la presa offrendomi uno spazio di fuga.
Casa tua  dalla parte opposta! si ostin ad aggiungere, esasperato, stringendo le palpebre.
E lui come faceva a saperlo? Tu come... balbettai, confusa. Lascia stare.
Evan non replic alla mia allusione, lasciando abilmente cadere il discorso.
Dico sul serio, lo rassicurai cercando di mostrarmi tranquilla, sei gentile a offrirmi un
passaggio, ma non impiegher molto ad arrivare, sono molto veloce e poi sono certa che laria fresca
mi far bene.
Evan corrug la fronte, indeciso, poi si arrese e torn a folgorarmi con un sorriso sornione. Si
trovava ancora abbastanza vicino da potersi avvicinare al mio orecchio. Vuol dire che dovr
rinunciare ad averti in moto con me, sussurr con un misto tra sensualit e dolcezza. Un colpo dritto al
cuore.
Voleva stare da solo con me? Possibile che stessi di nuovo travisando le sue intenzioni?
E poi, non lo preoccupava la possibilit che Ginevra ci vedesse insieme?
La testa aveva nuovamente preso fuoco, incendiata dalla confusione che istillava il suo ambiguo
comportamento. Pi tempo trascorrevo insieme a lui, pi profondamente i dubbi si insinuavano nella
mia mente. Frenai il pulsante battito delle mie ciglia, scosse dalla sua proposta.
S, come no... magari unaltra volta, replicai, stordita, certa che si stesse ancora una volta
prendendo gioco di me, mentre una fitta di rimprovero mi squarciava il petto, come se il mio cuore
fosse dotato di vita propria e mi rinfacciasse il suo dissenso.
La ignorai e mi costrinsi a superarlo sollevando il cappuccio della felpa sulla testa. Ci vediamo
a scuola, mormorai, facendo attenzione a non incrociare il suo sguardo. Poi ripresi la corsa.
11
VISIONI
Era strano dovermi confrontare con tutte quelle nuove emozioni, cos contrastanti tra loro.
In genere mi affidavo alla ragione, ma avevo sentito dire che nelle questioni di cuore la sua
voce si affievoliva fino a scomparire. E anchio avevo scoperto che il mio istinto prendeva il
sopravvento quando si trattava di Evan. Uninsolita e indomabile impulsivit si impadroniva di me, e io
mi lasciavo guidare senza opporre nessuna resistenza.
Avevo rallentato il passo, contando quelli che mi separavano da casa. Desideravo pi di ogni
altra cosa gettarmi sul letto, coprire la testa con il cuscino e lasciarmi alle spalle quella lunga e
opprimente giornata. Mio malgrado, per, sapevo bene che invece avrei ripercorso mille volte quel
pomeriggio cos assurdo, che adesso volevo solo dimenticare. Se solo avessi sprecato meno tempo a
esaminare ogni cosa, nella mia vita, forse non sarebbe stato tutto cos difficile...
Nessuno mi aveva mai insegnato a fare i conti con certe emozioni. Dovevo scontarne i segni
sulla mia pelle. Dispensare consigli era sempre stato facile, quando si trattava degli altri. Seguirli, non
lo era affatto. E adesso che ero io ad aver bisogno daiuto mi sentivo terribilmente sola. Non potevo
contare su nessuno. E la colpa era soltanto mia, per il mio carattere introverso e solitario. Solo adesso
comprendevo il motivo per cui i miei genitori avevano per anni tentato di spronarmi ad aprire un varco
nel mio guscio, perch i miei amici potessero attraversarlo. Ma io non avevo mai seguito quel
consiglio. E adesso mi sentivo sola.
Non ero del tutto certa per che ci dipendesse unicamente dalla mia riservatezza. In realt mi
sentivo diversa dalle altre ragazze. E non ero nemmeno in grado di stabilire se fosse la solitudine a
rincorrermi o se fossi io a ricercarla.
Lunico con cui ero riuscita a stabilire un legame forte era Peter. Un ragazzo.
Non avevo mai preso in seria considerazione lidea che un giorno non avrei potuto contare sul
suo aiuto. E, a malincuore, per la prima volta rimpiangevo la mancanza di unamica nella mia vita.
Iniziavo a pentirmi di non aver accettato il passaggio di Evan.
Mi sentivo esausta, spossata dalle emozioni quanto dalla corsa a perdifiato, e lassenza di
salivazione mi graffiava la gola.
Persino le lacrime si erano prosciugate sul mio viso, tirando la pelle ormai secca. Una
sensazione fastidiosa che tentai di alleviare strofinando le guance con le dita, senza risultato.
A pochi passi dal vialetto di casa, notai che il cancello era socchiuso. Rimproverandomi per
quella distrazione, lo attraversai, per poi richiuderlo alle mie spalle.
Le luci erano spente, i miei non erano ancora rientrati.
Attraversai spedita il vialetto. Non mi piaceva lidea di stare al buio e le immagini inquietanti di
quel pomeriggio non mi davano pace, confondendosi con altre pi remote ma altrettanto inquietanti.
Il fuoco. Il bosco. Le grida. Un collo spezzato.
Perlustrai nervosamente le tasche in cerca delle chiavi.
Destra. Sinistra.
Vuote.
Mi scrollai lo zainetto dalle spalle, ispezionandone con ansia linterno. Frugai nelle tasche, tra i
due romanzi, nelle fessure oltre le cerniere, persino nellastuccio della reflex, ma non riuscivo a trovare
niente che avesse la consistenza delle chiavi e la notte mi rendeva cieca. Pi mi agitavo, pi il panico
mi stringeva il petto, spezzandomi il respiro. Le luci si accendevano solo dallinterno e il buio si faceva
sempre pi fitto man mano che i minuti scorrevano, unicamente rischiarato da un pallido quarto di luna.
Non avevo alcuna intenzione di rimanere l fuori e aspettare il ritorno dei miei genitori, anche se
non mancava molto, ormai, al loro arrivo. Avevo sempre avuto un problema con il buio, quasi quanto
con gli spazi chiusi. Con impertinenza, la mia mente continuava a tornare a Evan, rimproverandomi per
non aver accettato il suo passaggio. Se solo avessi avuto il suo numero, avrei potuto chiamarlo e
pregarlo di raggiungermi.
Mi guardai ansiosamente intorno, cercando di mettere a fuoco i particolari del giardino che, con
quel lieve bagliore, si ricoprivano di un alone spettrale. Il quarto di luna alto nel cielo si scherniva di
me, sorridendomi, mentre una sinistra penombra gravava su ogni cosa risvegliando le mie peggiori
paure.
Qualcosa si mosse alle mie spalle e il cuore fece una capriola, riprendendo la sua corsa
frenetica.
Mi voltai di scatto, ansimando, ma il giardino era tornato a rifugiarsi nel silenzio.
Tentai di aguzzare la vista, e con la coda dellocchio riuscii a cogliere il movimento fulmineo di
unombra sfrecciare dietro di me a una velocit spettrale.
Il terrore rischi di paralizzarmi e sperai con ardore si trattasse di un altro scherzo della mia
mente.
Chi c?! gridai alla notte, mentre la voce, tremante, si disperdeva nel buio.
Non ne avevo avute abbastanza per quel giorno? Alla lista di emozioni sconvolgenti doveva
aggiungersi anche il terrore?
Senza muovermi, esaminai con lo sguardo spaventato il perimetro che dal vialetto conduceva
fino a casa. Persino il vento tratteneva il respiro tenendo in ostaggio laria.
Il silenzio era cos opprimente da impedirmi di comprendere se il battito che udivo riecheggiava
nellaria oscura o mi scuoteva dallinterno.
Cercavi queste?
La voce suadente di Evan sussurr dietro la mia nuca, preceduta solo da una ventata daria
fresca. Mi paralizzai senza voltarmi e deglutii, travolta da unemozione inaspettata.
Anzich farmi trasalire, la sua presenza aveva suscitato un immediato senso di sollievo. Come
un balsamo guaritore. Sottraendo al cuore il controllo del mio corpo, mi voltai lentamente in cerca del
suo sguardo. Non riuscivo a stabilirlo con certezza, ma avevo quasi limpressione che i suoi occhi
fossero pi chiari, come il ricordo che conservavo di lui nei miei sogni, come se riflettessero il bagliore
della luna.
Reggeva tra le mani il mazzo delle chiavi che avevo dato per disperso, sventolandole allaltezza
del mio naso.
Evan... La voce, tardiva, era ancora bloccata nella sorpresa legata alla sua presenza. Mi... mi
spieghi come hai fatto? Non sapevo bene a cosa si riferisse la mia domanda.
Ho preso la moto... Evan evit abilmente tutte le risposte, rivelandomi lunico particolare di
cui non avevo bisogno. In realt aveva perfettamente colto la mia allusione.
Daccordo. Ma come hai fatto a entrare? Ricordo perfettamente di aver chiuso il cancello...
Dalla sua espressione, per quanto adombrata dalla notte, riuscivo a leggere il rimprovero per
essersi tradito.
Dun tratto non ero pi sicura di voler conoscere la risposta. Lo scintillio sinistro nei suoi occhi
mi aveva trasmesso il suo tacito messaggio, sollevandomi i peli in tutto il corpo.
Ti sbagli, Gemma, il cancello era aperto... insistette, concentrando la potenza del suo sguardo
seducente su di me. Quasi fosse una coercizione.
Era chiuso, Evan, contestai, ostinata, pronunciando il suo nome lentamente per enfatizzare il
mio dissenso. E poi come facevi a sapere dove abito? Mi spii di nascosto, per caso? lo accusai, a
met tra biasimo e preoccupazione. Nonostante lattrazione che mi governava, non ero ancora certa su
chi fosse Evan, o di quanto fosse coinvolto nei misteriosi incidenti che avevano avuto inizio a Lake
Placid solo dopo il suo arrivo.
Dal suo torace si sollev unarmoniosa risata. Sono stato costretto a seguirti, crostatina!
Strinse lo sguardo sul mio, con una dolcezza senza pari. Perch diavolo insisteva nel chiamarmi con
quello stupido, infantile... adorabile vezzeggiativo? Avevo le tue chiavi, Gemma, insistette,
nonostante la mia espressione scettica. Ti sono cadute quando ci siamo scontrati. Ho pensato di
riportartele, ma se non ti servono... Ritrasse la mano in cui reggeva le chiavi e si volt per andarsene.
Tolgo il disturbo.
Aspetta!
Evan si blocc prontamente, come se si fosse aspettato il mio richiamo. Non avrei potuto
stabilirlo trovandomi alle sue spalle, eppure avevo la certezza che le sue labbra si fossero increspate
verso lalto.
Per favore, mi costrinsi ad aggiungere, nel tentativo di rimediare al tono aspro con cui lo
avevo accusato di avermi seguita. Non riuscivo a sbarazzarmi di quellostilit che continuava a
emergere senza preavviso. Non ero certa se quel rifiuto di accettare le attenzioni di Evan dipendesse
dalla consapevolezza che lui apparteneva a unaltra, o se fosse il mio istinto a spingermi alla diffidenza.
Probabilmente avevo scoperto sulla mia pelle cosa intendesse la gente nellaffermare che lamore 
cieco, perch, per quanto il mio istinto insistesse, il cuore non si lasciava scalfire dal dubbio. Sono
stata scortese. Volevi solo aiutarmi e io continuo a respingerti.
Per qualche assurda ragione, le mie scuse non sortirono leffetto che mi aspettavo. Come se le
mie parole avessero improvvisamente risvegliato in lui il tormento che si era assopito, la sua
espressione si incup. Contrasse le spalle, come se volesse farsi pi piccolo o si sentisse in colpa. Chin
la testa, impedendomi di vederne i tratti del volto. Il suo silenzio mi aveva quasi convinta che fosse sul
punto di lasciarmi senza una risposta, poi inaspettatamente si gir.
Il suo sguardo mi colp dritto al cuore, trascinandomi nel suo vortice mentre io, inerme,
attendevo che riprendesse a battere, spettatrice di me stessa. Evan avanz lentamente. Il sorriso lupesco
lasciava trapelare la sua consapevolezza delleffetto che riusciva a sortire su di me ogni volta che mi
guardava.
Mi concessi di arrossire, cullata dal conforto che la notte, complice, avrebbe celato il calore
affiorato sulle gote. Muovendosi con studiata lentezza, Evan allung una mano e afferr la mia, mentre
io lo guardavo ipnotizzata. Mi appoggi il mazzo delle chiavi sul palmo e strinse il mio pugno nel suo,
avvicinando cautamente le labbra al mio orecchio. Il calore del suo fiato mi stord, privandomi di ogni
capacit di reagire.
Cosa stava facendo? E perch mi derubava del controllo del mio stesso corpo? Come dotate di
volont propria, le palpebre si chiusero, cullate dal suono appena percettibile delle sue labbra che si
schiudevano accanto al mio orecchio.
Tu non hai niente da farti perdonare.
Deglutii, tremando al suono ipnotico del suo sussurro, e il significato del suo messaggio mi
sfugg. Dallorecchio, il calore del suo respiro mi penetr la pelle, diffondendosi in tutto il corpo fino
ad affievolirsi in un tenero tepore che mi inond il cuore.
Un brivido demozione mi sferz con ritardo la pelle, diffondendosi sulle braccia e sulla nuca.
Quando riaprii gli occhi, Evan spariva dietro langolo.
Tentando di scrollarmi di dosso lemozione che mi contorceva ancora lo stomaco, inserii la
chiave nella serratura. Una volta allinterno appoggiai la schiena contro la porta dellingresso,
sospirando mentre un altro brivido mi scorreva nelle braccia.
Mi costrinsi ad attraversare il corridoio, gettando lo zaino sul pavimento.
Iron russava rumorosamente, lo si sentiva fin dalle scale. Scossi la testa, divertita. Il mondo si
era riempito di colori e non riuscivo a dimenticare il suono della voce di Evan, lattrazione magnetica
che la sua pelle esercitava su di me quando si avvicinava o il potere del suo sguardo. Mi diressi
distrattamente in bagno con le farfalle nello stomaco. Possibile che il cervello selezionasse le
informazioni da trattenere? Avevo ancora il viso sporco di lacrime, eppure non riuscivo a pensare ad
altro che alla mia mano chiusa nella sua.
Aprii il rubinetto, lasciando che lacqua scorresse fluida nel lavandino. Impiegava del tempo
prima che si riscaldasse. Ne approfittai per spazzolare i capelli, raccogliendoli in una coda alta per
evitare che si bagnassero. Avevo labitudine di portare sempre un grosso elastico nero sul bicipite, che
in genere le maniche lunghe delle felpe, in inverno, facevano scivolare fino allavambraccio.
Spazzolai per bene i denti, poi chinai la testa e riempii con un po dacqua i palmi chiusi a
coppa delle mani, gettandola sul viso.
Il sollievo giunse immediato nel sentire il calore sulla pelle sciogliere i residui di quella giornata
rimasti ancora sul mio volto. Indugiai qualche secondo, godendomi quella sensazione e sprofondando il
viso sotto il flusso dellacqua corrente. Quando anche gli occhi si liberarono dal torpore, a tentoni,
allungai il braccio alla mia destra, per afferrare lasciugamano. Tamponai la pelle, soffermandomi sugli
occhi, mio malgrado ancora gonfi e intorpiditi dalle lacrime. Non volevo che i miei genitori una volta
rientrati si accorgessero del mio stato danimo. Cos, impaziente di verificare lentit del rossore, mi
guardai allo specchio e gli occhi di Evan mi folgorarono. Un tremore di puro terrore mi colp il petto e
mi voltai di scatto, trovando la porta vuota sul corridoio, mentre la pelle rabbrividiva al ricordo.
Il respiro mi strinse la gola. Preda di un panico lacerante, mi affrettai a richiudere la porta.
Strinsi i pugni cingendomi il busto con le braccia e, appoggiata alla parete, mi lasciai scivolare sul
pavimento.
Cosa mi stava succedendo? Iniziava a essere chiaro che qualcosa in me non andava, ma a chi
potevo confidarlo? Chiunque avrebbe scambiato la mia ossessione per follia, eppure... Persino in quel
momento avvertivo una presenza oscura aleggiare nellaria, che mi faceva rabbrividire, come se
qualcuno mi stesse osservando da vicino, come se mi stesse toccando. Mi sembrava di impazzire. Ero
sola in quella stanza, i fantasmi non esistevano e i morti non tornavano... giusto? Perch allora mi
sembrava che non fosse cos? E cosa centrava Evan con quella sensazione? Possibile che lossessione
per lui mi stesse conducendo alla follia? Come poteva, la mia testa, dar vita a fantasie oscure che
esistevano solo nei romanzi?
Sospirai. Probabilmente quel pomeriggio mi aveva provata pi di quanto riuscissi a riconoscere.
Nonostante quella nuova consapevolezza, lidea di aprire la porta e attraversare il corridoio mi
faceva tremare. Avrei voluto che i libri mi avessero inculcato un po di temerariet, invece di farmi
assorbire solo gli aspetti pi inquietanti e spaventosi. Ma io non ero la protagonista di un libro. E,
quando si trattava della vita vera, sentire voci nella testa, percepire presenze o vedere ombre invisibili a
chiunque altro non potevano che spaventarmi. Ma perch tutto riconduceva a Evan?
La luce tremol e si spense, gettandomi nel panico. Mi sollevai di scatto e spalancai la porta.
Cera qualcosa che non andava nellaria. Dovevo uscire da l e dovevo farlo in fretta. Raggiunsi a
grandi falcate la mia stanza e mi scontrai contro la porta, rischiando quasi di staccarla dalle cerniere.
Cercando di dominare il respiro, girai la chiave nella serratura, perlustrando la mia stanza con lo
sguardo. Sapevo di non essere mai stata particolarmente coraggiosa, ma ultimamente era come se il
mio istinto si fosse risvegliato, rimanendo sempre in allerta. Come se intuisse qualcosa che alla ragione
sfuggiva.
Tirai fuori liPod da un cassetto della scrivania in noce e mi lasciai cadere sul letto. Mi sentivo
sfinita, prosciugata di tutte le forze dalla moltitudine di quelle emozioni. La musica riusc a penetrare la
barriera di tensione che avevo costruito e la sciolse, mentre il mio sguardo si perdeva sulle pareti verde
chiaro e il respiro tornava regolare. Alzai il volume al massimo, nella speranza di staccare la spina con
il mondo e lasciarmi trasportare dalla voce ipnotica di James Blunt che, con Tears and Rain, mi cull
tra i due mondi fino a farmi perdere coscienza.
12
AVVERTIMENTO
Mi ritrovai sperduta in un buio fitto come la pece. Il freddo mi penetrava le ossa. O perlomeno
sperai che i brividi che mi sferzavano il corpo dipendessero dalla temperatura.
Era come se le peggiori sensazioni vissute durante il giorno tornassero a tormentarmi nella
notte.
Non riuscivo a vedere dove mi trovavo, eppure lidea di stare ferma mi terrorizzava, per cui
avanzavo lentamente, saggiando il pavimento con il piede prima di schiacciarlo con il mio peso. A ogni
passo, il legno scricchiolava, producendo un suono sinistro che riecheggiava nella stanza, come se
fosse vuota.
Una finestra si mosse cigolando. Trasalii, ma poi fui grata del fascio lunare che aveva lasciato
entrare, nonostante rivestisse ogni cosa di una penombra spettrale. Linconfondibile odore che mi
giunse alle narici, di legno consumato e terra umida, mi riport indietro negli anni, a quando ero poco
pi che una bambina.
Tutti gli altri bambini evitavano di avvicinarsi a quella antica e grande casa dallaspetto
spettrale, che si diceva infestata dai fantasmi. Io e Peter, invece, ne avevamo fatto il nostro rifugio
segreto. Per raggiungerla, dovevamo attraversare la foresta di nascosto, evitando lo sguardo di qualche
adulto un po pi superstizioso. Dalla parte occidentale della casa si intravedeva il pi grande dei due
laghi che bagnano la nostra cittadina, il Lake Placid Lake, anche se la vegetazione incolta la
nascondeva dietro un groviglio di rami e tronchi frastagliati. Al suo interno potevamo nasconderci
chiudendo le porte al mondo, lasciando che la fantasia ci conducesse attraverso luoghi inaccessibili a
chiunque altro, dove le storie prendevano vita e i fantasmi danzavano nel grande salone, suonando il
pianoforte in mogano e prendendoci per mano. Con il tempo ne avevamo esplorato ogni cunicolo,
scoperto ogni passaggio segreto.
Peter impiegava ore a cercarmi per le stanze, fin quando non ne avevo abbastanza di aspettare e
facevo in modo che mi trovasse. La casa ne era piena, come se fosse stata progettata per nascondersi.
La maggior parte dei passaggi collegavano le stanze o conducevano alle cantine sotterranee. Altri
ancora confluivano verso lesterno, in mezzo agli alberi del bosco.
Larredamento impolverato e smunto, antico quanto maestoso, mi ricordava le grandi case di
cui leggevo nei romanzi ottocenteschi. Sulle pareti erano ancora appesi dei ritratti che fino a qualche
anno prima ero convinta ci guardassero.
Mi diressi verso la finestra, guidata unicamente da un debole fascio di luce, ma qualcosa si
mosse prima che riuscissi a raggiungerla. Mi sfugg un gemito.
Cera qualcuno, celato dal buio, nellangolo pi remoto della stanza.
Guidata da un insolito coraggio, mi avvicinai cautamente mentre le assi scricchiolavano sotto i
miei piedi.
C qualcuno? La voce usc velata dalla paura che tentavo di reprimere e, in risposta, mi
giunse un gemito sommesso, mentre i miei occhi si abituavano alloscurit.
Scorsi il profilo di una sagoma rannicchiata sul pavimento, nascosta nellombra. Il dondolio
inquietante del suo corpo mi gel il sangue nelle vene mentre dei singhiozzi gli scuotevano la schiena.
Che si trattasse dellassassino, venuto a rifugiarsi in quel posto? Per un istante mi bloccai, in preda al
terrore.
Lanta della finestra si apr di colpo, sbattendo violentemente sulla parete esterna. Il rumore mi
fece sobbalzare, mentre un nuovo fascio di luce penetrava a illuminarle il volto.
I suoi occhi gonfi di dolore mi folgorarono, iniettati di sangue come quelli di un vampiro privo
di ragione, ma non riuscirono a spaventarmi. Mi chinai verso di lei, riconoscendo con sgomento il volto
della madre della bambina portata via dal fuoco.
Continuava a fissarmi, stringendo le ginocchia al petto, come se immaginasse di stringere
quello della figlia. Il suo sguardo, spento, vuoto, esausto, si sofferm sul mio per poco pi di qualche
secondo, per poi tornare a fissare il pavimento, dondolando su se stessa.
La pena mi assal come in quel maledetto giorno. Mi coprii le orecchie per le grida che erano
tornate a riecheggiarmi nella testa, fin quando non si spensero, con la rapidit con cui si erano
manifestate. Allungai una mano sulla sua spalla e, nel sentire il mio tocco, la donna sollev lentamente
lo sguardo e lo fiss sul mio per meno di un secondo, subito distratta da qualcosa oltre le mie spalle.
Amy... sussurr con un filo di voce.
Impallidii violentemente e, con cautela, seguii il suo sguardo oltre le mie spalle, gli occhi
bloccati da un terribile presentimento. I polmoni trattennero il respiro, prigioniero di un terrore
inaspettato, mentre una bambina dai capelli dorati mi fissava a qualche passo di distanza. Percepii ogni
muscolo tremare. Una strana percezione mi infondeva lassoluta certezza che la vita aveva abbandonato
quel piccolo corpo dal viso cinereo e dagli occhi cerchiati. Eppure, dal suo viso trapelava uninsolita
serenit, impedendo alle ombre della morte di trasparire attraverso la sua pelle. Non cera parvenza di
dolore, sofferenza o terrore nei suoi occhi di bambina. Tuttaltro. Lespressione appariva compiaciuta,
soddisfatta. Realizzata. Come se la morte lavesse completata, rendendola addirittura felice.
Le sue labbra si tesero in un delicato sorriso, confermando le mie sensazioni. Sollev una mano
e poi strinse il pugno lentamente, in un gesto daddio. Osservavo la scena inebetita, svuotata dal terrore
che mi aveva posseduta come uno spettro maligno, mentre Amy allungava un braccio nelloscurit,
cercando la mano di qualcuno nascosto nellombra. Cera qualcun altro insieme a lei?
Strinsi le palpebre e intravidi unombra. Non ero certa se fosse sempre stata l, o se fosse
apparsa solo dopo, come un fantasma.
Avevo limpressione che fosse restia a mostrarsi a noi.
Amy sollev il viso verso chi le stringeva la mano e io li fissavo pietrificata e confusa. Un urlo
squarci il silenzio. I gemiti della madre si inasprirono, mentre la sua voce si faceva pi acuta, gridando
il nome della figlia, disperandosi tra le lacrime e i singhiozzi. Come se temesse che quelluomo la
portasse via.
Mi girai di scatto verso la donna, per tranquillizzarla, ma non cera pi. Era scomparsa,
lasciando solo leco della sua voce straziata dal dolore e una parete vuota, usurata dallumidit. Fissai il
muro ovattato di muffa, perplessa. In preda a una confusione lacerante.
Unimprovvisa vampata di calore infuri contro il mio volto, accecandomi con la sua luce
intensa.
Mi voltai di scatto, scoprendo che la stanza aveva preso fuoco, divorando il legno. No. Un
esame pi attento mi permise di scoprire che non mi trovavo pi alla casa sul lago.
Ero allinterno delledificio che quel giorno aveva strappato la vita alla piccola Amy.
La sua prigione di fuoco.
Mi dimenai tra le fiamme nel tentativo di raggiungerla. Forse, se lavessi presa in tempo, sarei
riuscita a trarla in salvo, ma il fuoco, come un demone infuriato, continuava a sollevare lastre
incandescenti che ci dividevano, mentre Amy fissava i miei tentativi senza battere ciglio, accerchiata
dalle fiamme che infierivano sul suo corpo come fruste.
Scappa! le urlai con tutto il fiato che riuscii a emettere, ma dalla mia bocca non usc alcun
suono. Avevo limpressione che il fumo mi schiacciasse il petto.
Unimprovvisa vampata rivel ci che fino a un istante prima non ero riuscita a vedere,
svelando ci che lombra delloscurit aveva protetto.
Evan, sibilai sgranando gli occhi.
Il mio sguardo si incastr al suo, come un ingranaggio stregato. Gli occhi di Evan, di rimando,
assunsero una sfumatura affranta, come si sentisse in colpa.
Sembrava devastato.
Spezzando lincantesimo, lui si volt, lasciandomi a fissare le sue spalle, la mano stretta a
guidare quella della piccola Amy. Tentai di fermarli, ma Evan si arrest di colpo, come se avesse
intuito le mie intenzioni prima ancora che riuscissi ad accennare un movimento.
Non puoi fare niente, mi ammon senza voltarsi, la voce affranta, nessuno pu farci niente,
sussurr pi piano, il tono rassegnato.
Evan inclin appena il volto, il corpo ancora a darmi le spalle.
Cosa lo tormentava? La bambina era con lui, adesso. Poteva salvarla.
Non posso, bisbigli, rispondendo ai miei pensieri come se riuscisse a leggermi dentro. Non
posso rinnegare me stesso, sibil a denti stretti. Sollev gli occhi sui miei e la sua espressione si fece
pi seria. Il tempo sta per scadere.
Il mio corpo reag alle sue parole rabbrividendo. Come se il mio istinto fosse riuscito a cogliere
il significato che celavano. Qualcosa di oscuro che il mio cuore si rifiutava di comprendere.
Lo sguardo di Evan aveva pi laria di un avvertimento. Chiuse gli occhi e, quando li riapr,
qualcosa risplendette tra le sue pupille, simile a una lacrima, ma il calore del fuoco la dissolse ancora
prima che riuscisse a mostrarsi. Dun tratto il suo sguardo dilaniato mi trafisse.
Non potr evitarlo, mi dispiace, mi avvert.
Per un istante, ebbi limpressione di riuscire a cogliere la natura di quella piccola ruga che si
faceva spazio tra i suoi occhi. Dolore, misto a rassegnazione. Un istinto sconosciuto mi sugger che era
in pena per qualcosa. Cos da vicino, il suo tormento diveniva intollerabile, quasi come se da lui
arrivasse fino a me attraverso la pelle. Avrei voluto cancellarlo dal suo volto perch dun tratto mi
faceva male. Perch soffriva? E perch quella sua tristezza riusciva a contagiarmi? Come se il suo
tormento mi appartenesse.
Cosa? Cosa non potrai evitare? domandai, sgomenta, ritrovando improvvisamente la voce.
Evan sembrava costernato, come se lottasse con se stesso per decidere se fornirmi una risposta.
Tu sarai la prossima.
Le sue parole mi trapassarono come una lastra di ghiaccio, risuonando come una minaccia.
Inerme e con gli occhi dilatati, lo osservai dissolversi tra le fiamme portando con s la bambina.
Leco della sua voce si insinu nelle profondit della mia mente, ripetendosi senza fine, come un
boomerang che tornava indietro a colpirmi e colpirmi, mentre, attonita, li guardavo svanire mano nella
mano.
13
INQUIETANTI SOSPETTI
Riaprii gli occhi ansimando, con la fronte imperlata di sudore e il fiato spezzato, e mi resi conto
di trovarmi sul mio letto. La luce penetrava timidamente attraverso le fessure della tenda, annunciando
il mattino. La sveglia sul comodino segnava le 6.00. Un orario piuttosto insolito per il mio risveglio,
che in genere non avveniva mai prima delle sei e venti. Le lezioni iniziavano alle sette e mezzo. Se non
altro non sarei arrivata in ritardo, per una volta.
Distesa sul letto, stirai i muscoli, accorgendomi di indossare ancora gli stessi vestiti del giorno
precedente. Un brivido di freddo mi assal, ripensando alla lunga giornata che mi ero lasciata alle
spalle.
Non cera da stupirsi se continuavo ad avere quegli strani incubi. Iniziavo addirittura ad
abituarmi.
Ai piedi indossavo ancora le scarpe, mentre fra le mani reggevo il filo delliPod con cui mi ero
addormentata, ormai riverso sul pavimento in legno. Lo tirai su e con sorpresa scoprii che non si era
ancora scaricato. Dalle cuffie si disperdeva una cupa melodia, le avvicinai allorecchio e fui
attraversata da un brivido sinistro, mentre la voce ipnotica di Amy Lee cantava Before the Dawn. Lo
spensi reprimendo quel brivido e tutto torn silenzioso.
Dalle stanze non proveniva alcun rumore, fuorch il suono nasale che da mio padre si spandeva
fino al corridoio. In punta di piedi, andai scalza fino al bagno, facendo attenzione a non svegliare i miei
genitori. Richiusi la maniglia con cautela e nel voltarmi trasalii alla vista della mia immagine riflessa: il
ricordo inquietante della sera precedente mi faceva ancora tremare.
Mentre il getto dellacqua nella doccia diveniva pi caldo, lasciai scivolare i vestiti sudati della
notte sul pavimento: jeans consumati, top verde militare e felpa rosso scuro. Prima di introdurmi nel
box doccia, tastai la temperatura dellacqua aspettando che il vapore inumidisse la stanza. Direzionai il
getto sulla nuca e, lentamente, mi portai i capelli da un lato, lasciando ricadere lacqua bollente sulla
pelle nuda. Il sollievo fu immediato. La confortevole sensazione del calore dellacqua sulla pelle mi
scioglieva, distendendo i muscoli e rilassando corpo e mente. Sollevai il viso, approfittando di quel
momento per svuotare la mente e cercando di prolungarlo il pi possibile.
Non sapevo ancora cosa avrei dovuto aspettarmi da quella giornata. Speravo solo che fosse
meno intensa della precedente.
Mio malgrado, non riuscivo a trattenere le immagini confuse che mi infestavano la mente, come
spettri dispettosi. La realt si fuse ai sogni, confondendo la linea di confine. Tracce di ricordi si
intrecciavano in un vortice dietro le mie palpebre chiuse. Ricordi legati a Evan, che cercavo di
assemblare in un unico disegno, inseguendone la logica.
Malgrado il mio impegno, per, una forza oscura gravava sulla mia mente, perch le
informazioni non trovassero la luce. Con sgomento, mi resi conto che era il mio cuore a offuscare i
ricordi, impedendo di ricomporre quellassurdo puzzle.
Per un istante, fui tentata dallidea di ritornare sotto le coperte pur di evitare di andare a scuola e
incontrare Evan. Non ero sicura di poter affrontare il miscuglio di emozioni che mi suscitava.
E men che meno di vederlo insieme a Ginevra, adesso che il dubbio aveva lasciato il posto alla
certezza.
Ginevra aveva avuto tutto il tempo per raccontare a Evan lo spiacevole episodio del pomeriggio
precedente. Mi scrollai quel pensiero di dosso, trovandolo troppo imbarazzante.
Eppure non potevo nascondermi per sempre, e sapevo con certezza che ad affrontare i problemi
di spalle si rischiava di cadere. Meglio andare avanti e superare gli ostacoli, che bloccarsi e rimanere
nel dubbio, mia nonna lo diceva sempre.
In fondo al cuore avevo la sensazione che la mia improvvisa audacia dipendesse da tuttaltro.
In realt, morivo dalla voglia di rivederlo.
Uscii dalla doccia, mentre il fumo si levava dalla mia pelle, inondando la stanza di vapore.
Lacqua si condensava sulle piastrelle, scendendo in rivoli su tutte le pareti.
Aprii leggermente la finestra per disperdere il vapore e con un asciugamano frizionai i capelli
bagnati, avvolgendo il corpo in un telo bianco.
Mi avvicinai allo specchio per guardare la mia immagine, ma il vapore mi imped di vederne il
riflesso.
Allungai un lembo dellasciugamano per pulirlo, ma mi fermai, perplessa.
Cera qualcosa, sullo specchio. Una scritta.
Mi sforzai di coglierla prima che il vapore la portasse via con s e rimasi attonita, totalmente
stordita mentre svaniva ritraendosi timidamente sotto i miei occhi.
Gemma?
Chi poteva aver scritto il mio nome sullo specchio con quellelegante grafia? E perch
affiancarlo al simbolo dellinfinito?
Mi resi conto di essermi bloccata solo quando il vapore svan del tutto e lo specchio mi restitu
la mia immagine, attonita e perplessa. Incrociai i miei occhi, con la strana sensazione che non mi
appartenessero, osservandoli mentre le pupille si dilatavano al ricordo del volto riflesso il giorno prima.
Possibile che Evan fosse stato davvero l? Rabbrividii in tutto il corpo, ma cancellai quel
pensiero con la stessa rapidit con cui lo avevo formulato. Era assurdo anche solo pensarlo.
Gemma, sei tu? La voce di mia madre, ancora intorpidita dal sonno, si lev dal corridoio.
Con chi stai parlando?
I miei occhi scattarono sul loro riflesso, preoccupati. Possibile che avessi parlato ad alta voce?
Cosa mi stava succedendo? Avevo sempre pi la sensazione che il mio corpo scivolasse dal mio
controllo. O forse si trattava della mente che iniziava a disconnettersi dal corpo?
Chi  a questora? Sei al telefono? insistette, alzando la voce perch la sentissi.
Nessuno, mamma, stavo solo cantando, sono in bagno! Nel momento in cui pronunciai le
parole, uno dei dilemmi che mi affliggevano si sciolse, liberandomi del suo peso: doveva per forza
essere un messaggio di mia madre, quello sullo specchio. Di sicuro si era intenerita nel vedere che mi
ero addormentata vestita. Un insolito modo per ricordarmi che mi voleva bene.
Scossi la testa, passandomi una mano tra i capelli. Davvero avevo creduto che Evan fosse
entrato nel mio bagno per lasciarmi un messaggio criptato sullo specchio? Mi sentivo unidiota solo per
averlo pensato.
Scesi le scale saltando tre gradini alla volta, afferrando al volo una ciambella al cioccolato dal
tavolo della cucina.
Prendi lombrello! url mia madre dal piano superiore.  prevista pioggia.
Aprii la porta, bloccandomi sulla soglia prima di uscire. Ti voglio bene anchio, mamma!
gridai oltre le scale con la ferma convinzione di replicare al suo messaggio.
Piccole, fredde e incostanti goccioline dacqua si abbatterono sulla mia testa, lasciando i solchi
del loro passaggio sui miei capelli mentre mi affrettavo verso la fermata dellautobus.
Guardare la pioggia mi rilassava. Appoggiai la testa sul vetro e socchiusi gli occhi, ascoltando il
fruscio confortante delle gocce che cadevano tra le foglie.
Un rumore aggressivo mi costrinse a riaprirli. Scattai con lo sguardo sullasfalto, spinta da un
impulso dettato dal cuore, che aveva gi riconosciuto quel suono e premeva tumultuosamente contro la
mia gola. Non avevo dubbi che si trattasse della moto di Evan.
Mi raddrizzai, evitando che il mio fiato si condensasse sul vetro freddo offuscando la visuale, e
la moto si affianc al mio finestrino per superare lautobus.
Gli occhi di Ginevra scattarono sui miei, senza esitazione alcuna. Come se sapesse esattamente
il posto in cui mi trovavo. Come se avesse udito la mia voce chiamarla da quella precisa posizione.
Evan fissava la strada davanti a s, mentre le ciocche dei capelli bagnati, scurite dalla pioggia,
svolazzavano sfiorandogli la fronte. La chioma dorata di Ginevra si muoveva dietro di lei, lasciandosi
trasportare dal vento. Niente caschi.
Un moto di inquietudine mi strinse lo stomaco. Non potevo negare che fossero perfetti luno per
laltra. Non avrei mai potuto reggere il confronto con Evan, men che meno quello con Ginevra.
Accanto a loro, sfiguravo come la luce tremolante di una candela accanto a quella di un enorme faro.
Ginevra mi segu con lo sguardo mentre Evan accelerava bruscamente, scomparendo dal mio
campo visivo. Che glielo avesse detto? Il cuore mi pulsava in gola al pensiero che, una volta scesa
dallautobus, avrei dovuto affrontarlo.
Lanciai unocchiata al parcheggio della scuola, nascondendomi dietro lombrello. La pioggia
continuava a infittirsi, ma il desiderio di Evan mi consentiva di scorgere ogni mezzo persino da quella
distanza. Con rammarico, scoprii che la moto di Evan non si trovava ancora nel parcheggio.
Una volta in classe, presi posto al banco in terza fila, accanto alla finestra, e guardai fuori, verso
il flusso degli studenti che si affrettavano a entrare per ripararsi dalla pioggia.
Laula di letteratura inglese si riemp poco alla volta. Scansai la sedia per far posto a Jenna,
arrivata per ultima, subito prima del professore, e i miei occhi vacillarono, ricadendo distrattamente sul
banco vuoto di Evan.
Come cancellata dalla pioggia, ogni parvenza dansia per il pensiero di affrontare Evan spar di
colpo, eclissata dal timore di non rivederlo. Iniziai a valutare cosa poteva avergli impedito di arrivare,
districandomi tra migliaia di dubbi e ipotesi che mi gonfiavano la testa mentre sprofondavo sulla sedia,
in preda allo sconforto. Avevo limpressione che la sua presenza, adesso che mi veniva tolta, avesse un
effetto lenitivo sul mio cervello, come una medicina che chiudeva il mondo fuori, con tutti i suoi
dilemmi.
La lezione sembrava interminabile e asfissiante, come se mi togliesse laria.
Durante tutta lora, non riuscii a frenare limpulso convulsivo di lanciare occhiate al suo banco
vuoto, spostare lattenzione sulla porta, come se potessi evocarlo, e abbandonare lo sguardo sul
pavimento, arrendendomi allidea che non sarebbe pi arrivato.
Lora di trigonometria pass pi in fretta, probabilmente perch sapevo che lui non ci sarebbe
stato in ogni caso.
Nella pausa pranzo masticai lentamente ogni cosa, continuando a fissare silenziosamente il
vassoio, rassegnata allassenza di Evan. A scuola non si faceva che parlare dellincendio e della
bambina che si era portato via.
Anche se la pioggia non inveiva pi contro il tetto, con il suo fruscio continuo, mi voltai di
riflesso verso la finestra per controllare ed ebbi un tuffo al cuore nel vedere Ginevra seduta al tavolo
accanto alla vetrata.
Trattenni un respiro soffocato e cercai Evan, accorgendomi con rammarico che non era l con
lei. Lultima conferma che quel giorno non sarebbe venuto.
Il suo sguardo si perdeva oltre la finestra, e di tanto in tanto stringeva le palpebre come se stesse
tentando di ascoltare una conversazione. Un pensiero assurdo, visto che vicino a lei non cera nessuno.
Mi concessi di fissarla, approfittando della sua distrazione per indugiare pi di quanto avrei dovuto.
Il suo sguardo mi inchiod in quel preciso istante, smentendomi. Come quella mattina, non
aveva esitato a trovare i miei occhi, come se avessi pronunciato il suo nome a voce alta.
Abbassai subito gli occhi sul vassoio, incapace di sostenere i suoi mentre avvertivo il flusso del
sangue divampare sulle guance per limbarazzo, al ricordo dellincontro del giorno precedente.
Una parte di me si sentiva in colpa per la fitta di desiderio che mi assaliva quando pensavo a
Evan. Eppure non riuscivo a fare a meno che affiorasse, per quanto consapevole che lui fosse di
unaltra.
Il fatto che Ginevra non ricambiasse i miei sguardi con ostilit o gelosia, come avrebbe dovuto,
mi faceva solo stare peggio. Non ero abituata a quelle sensazioni, non era affatto da me comportarmi
senza alcun riguardo per gli altri. Trafitta da un profondo senso di colpa, mi alzai timidamente dalla
sedia salutando gli altri e svuotai il contenuto del vassoio nella spazzatura, uscendo dalla stanza con
addosso la freddezza del suo sguardo.
La ritrovata speranza di rivederlo nellora di spagnolo cancell quella colpa non appena sfuggii
al peso degli occhi di Ginevra. Avevo la sensazione che fosse listinto a spingermi verso quella
direzione e non il cuore. O pi probabilmente si trattava solo di un egoismo che non avevo mai saputo
di possedere. Respirare la presenza di Evan iniziava sempre pi a divenire una necessit. Era strano
come quel desiderio avesse completamente eclissato limbarazzo che mi aveva indotto a evitarlo.
Il mio sangue avvertiva il bisogno delle emozioni che lui mi suscitava, come un drogato che
brama la sua dose pur sapendo quanto sia dannosa. Chiss perch...
Conoscevo la risposta.
Non pu vivere senza. Cos come io avevo scoperto di non riuscire pi a fare a meno di Evan,
come se mi mancasse laria in sua assenza, pur rendendomi conto di quanto quel sentimento fosse
assurdo, surreale, privo di ogni logica o raziocinio. Soprannaturale. Possibile che una magia oscura mi
avesse indissolubilmente legata a lui?
Encantado de tenerla entre nosotros. Il professor Wilson accolse il mio rientro in classe con
una nota di sarcasmo nella voce, mentre io raggiungevo il mio posto a testa bassa.
Siento llegar tarde, mi scusai, imbarazzata, con un filo di voce.
Consideravo il professor Wilson un ottimo insegnante. In un modo o nellaltro, aveva la rara
capacit di stimolare sempre e comunque il nostro interesse. Laspetto gioviale lo ringiovaniva
parecchio, anche se ormai era un uomo di mezza et, pi propenso ad allargarsi che ad aumentare in
altezza. Nonostante ci, il lieve accento e lo sguardo latino suscitavano ancora un certo fascino sulle
sue colleghe. I capelli screziati di grigio, sulla pelle rugosa per via delleccessivo appetito, non gli
impedivano di interrompere le lezioni per ridere con noi studenti e conversare apertamente, sfiorando
spesso argomenti poco scolastici.
Quel giorno, nemmeno una lezione di spagnolo del professor Wilson sarebbe bastata a
distogliere i miei pensieri da Evan e riportarli in quella classe.
La sua assenza riempiva tutta laula. Mi sentivo svuotata, come se mancasse una parte di me in
quella stanza, un prolungamento del mio corpo che avevo solo da poco scoperto di possedere.
Non avevo alcun motivo per continuare a sperare nel suo arrivo. Evan non sarebbe venuto, quel
giorno.
Imposi al cervello di non pensare pi a lui, ma il cuore grid la sua opposizione, battendo pi
forte.
Gemma! mi salut Jenna non appena mi raggiunse, mentre la pioggia riprendeva la sua lenta
impresa di bagnare il terreno.
Ehi, replicai, sollevando una mano, totalmente priva di entusiasmo.
Si pu sapere che ti prende? Lacidit nella sua voce mi colse del tutto impreparata. Diventi
sempre pi strana... Il suo viso si contorse in una smorfia, quasi non riuscisse pi a riconoscermi.
Non avevo riflettuto su come il mio comportamento potesse apparire agli occhi degli altri.
Non sono la sola a pensarlo, sai? Anche Peter e gli altri se ne sono accorti. Vieni a scuola, ma
 come se non ci fossi! In realt sei completamente assente. Bada che non se ne accorgano gli
insegnanti o assisteremo alla caduta in picchiata della tua media, mi avvert senza reprimere un moto
di sarcasmo.
Sono solo un po stanca, replicai in mia difesa. Non dormo molto bene, ultimamente.
In fondo non le avevo mentito del tutto.
Non ero mai stata un tipo loquace. Al contrario di quelle di Jenna, le mie risposte infastidivano
perch troppo concise. Come un meccanismo a corrente, le sue corde vocali si azionavano con una
parola, fin quando non desideravi scoprire come si spegnessero. Anche perch la maggior parte delle
volte il cervello non sembrava collegato alla stessa presa. A volte riuscivo a seguire i suoi discorsi a
fatica, perdendomi per strada. La sua abilit espressiva mi faceva girare la testa e, in quei casi, mi
limitavo ad annuire senza sforzarmi di seguire il filo conduttore, ammesso che esistesse. Piuttosto,
molto spesso mi concentravo sulla sua respirazione, chiedendomi quando si sarebbe fermata a prendere
fiato, al tempo stesso affascinata dalla sua straordinaria capacit di trattenere una cos cospicua quantit
daria.
Allora vieni o no? Pronto?! Jenna stava continuando a blaterare, sventolando la mano davanti
al mio viso, mentre io mi rendevo conto di averlo appena rifatto. Era cos facile estraniarmi mentre
parlava. Probabilmente, doveva trattarsi di una sorta di difesa che il mio organismo azionava quando il
suo tono raggiungeva corde troppo alte, cos, senza accorgermene, mi rifugiavo tra i pensieri.
Venire dove? domandai rientrando nel mio corpo.
Ecco! Cosa ti dicevo?! Sono pronta a scommettere che non hai sentito nemmeno una parola di
quello che ho detto! torn a bacchettarmi, mentre io la guardavo con aria colpevole. Andiamo alla
partita di Lacrosse, stasera. Ci saranno tutti. Ti unisci a noi? domand, esasperata, probabilmente per
lennesima volta. Peter ci tiene molto... aggiunse, facendomi rinsavire. Dovera Peter? Scommetto
che non ti sei nemmeno accorta che ha preso labitudine di saltare la scuola. Jenna non si sforz
nemmeno di velare il suo rimprovero, pronunciando le parole quasi con disprezzo.
Peter. Mi sentii assalire dalla colpa. Non avevo pi pensato a lui, ultimamente. Evan mi era
entrato nella testa scacciando fuori tutto il resto, monopolizzando la mia mente.
Con rammarico, mi resi conto che anche lui si era allontanato da me, probabilmente scoraggiato
dal mio comportamento. Avevo limpressione che non mi chiamasse pi da giorni. Mi sforzai di
ricordare la nostra ultima conversazione, ma non riuscii a cavare un ragno dal buco.
Possibile che Jenna avesse ragione? Allesterno apparivo davvero cos distante?
Tenevo troppo a Peter per rischiare di perdere la sua amicizia. Dovevo chiamarlo al pi presto e
chiarire le cose con lui.
Grazie per linvito, replicai a Jenna, ma non mi sento in gran forma; credo che rimarr a
casa. La salutai con un breve cenno della mano, allontanandomi in fretta.
Come vuoi! La sua voce mi giunse esasperata, mentre si univa alla fila di studenti in attesa di
salire sullautobus.
Mi affrettai ad allontanarmi, certa che camminare sotto la pioggia sarebbe stato ben pi
confortante della voce di Jenna intenta ad assillarmi durante il tragitto fino a casa.
Divorato il pranzo in famiglia, afferrai lo zaino in cerca del telefono. Sollevai le ginocchia sul
letto, stringendole contro il petto, e composi il numero di Peter. Lo sapevo a memoria e facevo prima a
comporlo, che a cercarlo in rubrica.
La linea inizi a squillare, mentre io tamburellavo con le dita sulle scarpe, in attesa che
rispondesse. Avevo avuto un atteggiamento riprovevole.
Come avevo potuto non notare lassenza di Peter? Proprio non riuscivo a perdonarmelo.
La pazienza diminuiva a ogni squillo. Peter non aveva mai atteso tanto prima di rispondere.
Possibile che ce lavesse con me? In quel caso non avrei potuto nemmeno biasimarlo.
Ricomposi il numero, per accertarmi di non aver sbagliato.
Lattesa si rivel snervante. Il telefono continuava a emettere il suo suono cupo, ma dallaltra
parte nessuno si decideva a prendere la chiamata. Non era da Peter.
Il suono della sua voce, al terzo tentativo, plac lansia dellattesa. Mi resi conto solo in
quellistante di quanto mi fosse mancato, bench lo avessi visto a scuola solo il giorno precedente. O
forse era passato di pi?
Ehi, Pet! esclamai, lasciando trasparire lentusiasmo affiorato nel sentirlo.
Ah... sei tu. La sua voce, al contrario, si spense nelludire la mia. Un colpo dritto al cuore.
Sapevo bene che la colpa era esclusivamente mia, Evan non meritava le attenzioni che gli avevo
dedicato. Non se il prezzo era lamicizia di Peter.
Per Evan, io non esistevo. Lui aveva Ginevra. E io rischiavo di perdere anche Peter se non fossi
riuscita a chiarire le cose con lui. Rischiavo di rimanere sola.
Non sei molto felice di sentirmi... constatai, rattristata, sperando non fosse troppo tardi per
rimediare.
No... Gemma, scusa, non sei tu, replic, vago, sono solo concentrato su qualcosa cui sto
lavorando... continu, nel chiaro tentativo di non rivelarmi ci cui si stava riferendo.
Non sei venuto a scuola...
Hai chiamato per questo? Sembrava avesse fretta di riattaccare.  tutto okay, grazie per
essertene preoccupata, replic con distacco.
Sentire la freddezza nella sua voce mi torturava. Una freddezza che non ci apparteneva. Aveva
eretto un muro tra noi due o, forse, ero stata io a farlo.
Dimmi di questo progetto, lo spronai, elemosinando la sua attenzione.
Lo avrei implorato se fosse stato necessario, non avevo dubbi a riguardo.
Ehm... Non sono sicuro di poterne parlare.  meglio non coinvolgere nessuno... mi dispiace,
Gemma.
Nessuno. Le sue parole riecheggiarono nella mia testa. Ero diventata nessuno, per lui, non
potevo perdonarmelo.
Neanche me? Non ci sono mai stati segreti tra noi. Avevo assunto un tono quasi
supplichevole, per quanto mi sforzassi di non lasciar trasparire il mio sgomento, mentre in realt quelle
parole risuonavano false persino alle mie orecchie.
Ero stata la prima a tenergli nascosto... non ero sicura di cosa gli avessi tenuto nascosto o
perch lo avessi fatto. Allimprovviso, non riuscivo pi a ricordare nessuna delle stupide ragioni che mi
avevano impedito di confidarmi con Peter fino a escluderlo dalla mia vita.
Sai che puoi fidarti, lo incoraggiai, intuendo dal suo silenzio che aveva solo bisogno di essere
spronato.
Okay! Okay! Te lo dico! Il suo entusiasmo si riaccese come fuoco al vento. Ma non
considerarmi pazzo e... non arrabbiarti. Sei tu che me lo hai chiesto, mi intim, lasciandomi perplessa.
Arrabbiarmi? Perch avrei dovuto arrabbiarmi?
Me ne ricorder, lo rassicurai, mascherando la confusione.
La sua continua esitazione mi incendiava i nervi.
Peter, non tenermi sulle spine, di che si tratta?
Di James.
Il telefono minacci di cadermi dalle mani al suono del cognome di Evan.
Una strana lotta interiore ebbe luogo in me, senza il mio consenso, combattuta tra la curiosit di
scoprire ci che Peter stava per rivelarmi e la rabbia per il tono di disprezzo che aveva usato nel
pronunciare il suo nome.
Cosa centra Evan? replicai dimpulso, quasi ringhiando, e nel tono della mia voce si
nascondeva pi unaccusa, che una domanda.
Peter si lasci sfuggire un gemito  sicuramente di disgusto  perch lo avevo chiamato per
nome, invece che per cognome, come aveva fatto lui. Si pu sapere da che parte stai? Gemma, c
qualcosa in lui e negli altri... non mi convincono... sono sicuro che nascondono qualcosa.
Cosa vuoi che nascondano? Sei assurdo!
Ho provato a fare delle ricerche sul suo passato, per scoprire in quale scuola studiasse prima,
ma non ho trovato niente! Come se non esistesse. E lo stesso vale per la sua fidanzata. Chi sono? Che
cosa vogliono nascondere?
Trasalii, cercando di non fargli notare la mia reazione. Di tutto il suo discorso, a turbarmi era
stata la parola fidanzata.
Avevo limpressione di aver perso il filo del discorso, come se mi fosse sfuggita qualche
battuta. E poi, gli altri? Ti riferisci a Ginevra? Di chi stava parlando?
Sono in quattro, mi rivel fieramente, il tono soddisfatto di un poliziotto sulla pista giusta.
Peter, di cosa parli?
Evan e Ginevra non sono gli unici! Ci sono altri due ragazzi con loro, poco pi grandi di noi,
credo, mi spieg, sempre pi eccitato.
Tu come fai a saperlo?
Li ho visti! Gemma, so dove abitano e...
Cosa?! Sei stato a casa loro? lo interruppi, esterrefatta. In realt non avevo alcun diritto di
rimproverarlo per qualcosa che avevo fatto io stessa.
Stamattina ho notato che non andavano a scuola, cos li ho seguiti e ho scoperto dove abitano.
Diamine, dovresti vederla!  unantica tenuta in pietra, ma ti assicuro che non cera mai stata prima!
Sapevo perfettamente di cosa stava parlando Peter. Anchio ero stata testimone dellimmensit
di quella fortezza.
E allora? Che c di tanto strano, non capisco! Mi sforzavo di apparire disinvolta, mentre uno
strano istinto mi induceva a difendere Evan e la sua famiglia, nonostante non la conoscessi.
Che c di strano?! Gemma! Hai sentito quello che ho detto? Sono sicuro di non averla mai
vista prima! E una casa cos enorme non si costruisce da un giorno allaltro!
Come fai a esserne certo? Pu anche darsi che tu non ci abbia fatto caso! In fondo, non ti
capita spesso di allontanarti cos tanto da Lake Placid. A te non piace la foresta.
Tu come fai a sapere che non  in citt? replic in fretta, spiazzandomi.
Mi morsi il labbro inferiore, quasi fino a farlo sanguinare. Lhai... detto tu... poco fa, provai a
rispondere, sperando ci cascasse.
Gemma, sono sicuro di non sbagliarmi. C qualcosa in loro. Qualcosa di strano... non mi fido,
non li conosciamo. Chi ci dice che non sia stato uno di loro a uccidere Mr Lussi? Chi altri, senn?
Quel pensiero mi gel il sangue nelle vene. Avrei dovuto fidarmi del mio migliore amico, si
trattava di Peter, eppure non riuscivo a ignorare la sensazione di fastidio che mi suscitavano le sue
accuse contro Evan. Sentivo la necessit di prendere le sue difese, ma non osavo. Rischiavo davvero di
compromettere tutto. Li stai accusando di omicidio? Non credi di esagerare? Sono ragazzi, come noi.
Non li conosciamo,  vero, ma non  un motivo sufficiente.
S, invece, se  morta una persona. Io ho visto qualcosa. Non ne sono sicuro, ma... Peter
parve sul punto di rivelarmi qualcosa, ma poi si blocc. Non ho nessuna intenzione di far finta di
niente. Non ti ho ancora detto che Evan, stamattina,  entrato a casa con Ginevra. Lei dopo qualche ora
 uscita guidando la sua moto. Sono rimasto appostato tutto il giorno e nessuno ha pi lasciato quella
casa.
E allora? Ginevra  venuta a scuola, lo sapresti se tu fossi venuto! Che c di strano?
Niente, se non il fatto che Evan  rientrato un momento fa.
Dal silenzio successivo alla sua affermazione, intuii che probabilmente si aspettava che
cogliessi qualcosa dalla sua rivelazione, ma proprio non riuscivo a stargli dietro. Non credo di
seguirti, ammisi, esasperata.
Ti ho detto che non  mai uscito di casa! Come ha fatto a rientrare dopo ore?
Stai scherzando? Non ti  venuto in mente che possa essere uscito da un ingresso secondario?
Mentre lo dicevo, mi resi conto da sola di quanto suonasse sbagliato. Avevo perlustrato di persona
quella fortezza e non cerano uscite secondarie. Non ero nemmeno certa che ce ne fossero di principali.
E, se Peter aveva sfruttato la crepa sul muro, non restavano molte alternative a disposizione.
Non sono mai stato tanto serio. Scoprir cosa nascondono e non mi fermer finch non ci sar
riuscito.
Sollevai gli occhi al cielo per la solennit con cui aveva parlato, confortata dal pensiero che non
potesse vedermi.
E non alzare gli occhi al cielo! mi canzon, lasciandomi di stucco.
Boccheggiai, incredula. Ma in fondo preferivo la versione detective del soprannaturale di Peter,
piuttosto che quella taciturna e diffidente. Forse in fondo non era mai cresciuto. Forse il suo era solo un
modo per evadere dalla monotonia della cittadina tranquilla in cui era cresciuto. O probabilmente
leggeva troppi fumetti.
Ti ha visto qualcuno?
Non mi hanno solo visto, uno di loro mi ha anche minacciato. Sono pericolosi, devi credermi!
Soprattutto la ragazza, c qualcosa di inquietante, in lei.
Minacciato? Cosa stai dicendo, Pet?
Uno di loro simulava un combattimento con la bionda, quando mi sono accorto che ce nera un
altro, appostato in ginocchio, sul tetto, che li stava osservando. Poi ho sentito un botto e ho scoperto
che Ginevra aveva scagliato il ragazzo biondo contro un grosso albero. Devi credermi, ho sentito la
terra tremarmi sotto i piedi. Pochi secondi dopo, mi sono ritrovato accanto il ragazzo che prima era sul
tetto. Mi aveva visto mentre li spiavo e mi ha chiesto se stessi cercando qualcosa, ma io ero troppo
sconvolto per la sua improvvisa apparizione per rispondergli e lui ha mormorato qualcosa che suonava
come una minaccia.
Non dimenticare che li stavi spiando nella loro casa. Ne aveva tutto il diritto, replicai.
Ma Peter mi ignor. Ho finto di andarmene e mi sono nascosto, fin quando non sono rientrati.
 stato allora che ho visto Evan.
Sei testardo come un mulo! lo rimbeccai.
Non ho paura di loro e puoi anche non credermi, Gemma, ma io non mi fiderei se fossi in te.
Senti, non ho voluto dirlo, per non far insospettire la polizia. Lultima volta che siamo stati al lago,
quando ti sei persa, ho visto Mr Lussi, nel bosco. Poco prima di ritrovare te.
Stai dicendo che lho ucciso io? replicai con sarcasmo, perch sapevo dove voleva arrivare.
Peter, non avresti dovuto tenerlo nascosto!
Nemmeno tu, allora. Mi ha detto di averti parlato.
Trasalii, con il cuore in gola.
Lho fatto per proteggerti.
Dun tratto mi sentivo unipocrita. Peter sapeva che gli avevo mentivo, ma aveva continuato a
proteggermi, mentre io mi ostinavo a proteggere un ragazzo dai mille misteri.
Allinizio non ti avevo creduto, ma poi Evan  arrivato a scuola. Ho visto la faccia che hai
fatto. Tu lo hai riconosciuto! Era lui il ragazzo che dicevi di aver visto nel bosco. E poi Mr Lussi 
morto. Non serve essere Sherlock Holmes per capire come sono andate le cose. Non fingere di non
averci pensato anche tu. E, dopo quello che ho visto oggi, sono pi che sicuro che loro non sono chi
dicono di essere. Stai alla larga da James, mi intim severo. Poi la sua voce si addolc: Fallo almeno
per me.
Deglutii. Che Peter avesse ragione?
No. Le sue accuse sono assurde, mi dissi.
Una nota, nel tono con cui aveva pronunciato le ultime parole, mi aveva rivelato che mi ero
sbagliata nel trarre le mie conclusioni sulle sue fantasie da fumetto. I suoi sospetti per Evan non erano
altro che frutto della sua gelosia. Un tentativo di dimostrarmi che Evan fosse sbagliato per me. Come se
io non lo sapessi gi.
Peter, non devi dimostrare niente a nessuno, lascia perdere, per favore, lo implorai.
Davvero tu non la avverti? C unaura malvagia che lo circonda, come fai a non rendertene
conto?
S, pensai, si chiama Ginevra. Mi limitai a scuotere la testa evitando di pronunciare le parole.
Nemmeno lo conosci, sospirai, esasperata.
Non  necessario conoscerlo.  una cosa che avverto.
E io avverto che stai diventando paranoico. Andiamo, Pet, non puoi dire sul serio!
Dannazione, apri gli occhi, Gemma! Sei sicura di non aver notato niente di strano in quei
ragazzi? Anche a scuola Ginevra non fa che parlare mentre lui non le risponde mai, come se lei
leggesse le risposte direttamente nella sua testa, li ho osservati. Persino il loro arrivo improvviso ha
destato sospetti in tutti, ma stranamente nessuno sembra interessarsene a parte me.
Le sue affermazioni strapparono Evan dal mio guscio caldo. Anche se non volevo ammetterlo
ad alta voce, Peter non aveva tutti i torti. Erano successe molte cose strane dal mio primo incontro con
Evan, nel bosco. Cose inquietanti che Peter ignorava, ma non avevo mai realmente dato peso al
pensiero che potessero dipendere da lui. Scossi la testa. Era assurdo, Peter mi stava influenzando con le
sue idee insensate.
Stai diventando paranoico, non c niente di strano in quei ragazzi! lo rimproverai,
esasperata. Eppure non riuscii a scacciare completamente quel dubbio che, come un tarlo, si era fatto
spazio nella mia mente.
Ti dimostrer che ti sbagli, promise, senza lombra di un dubbio che velasse la sua voce.
Se ne sei convinto... Sollevai le spalle. Non aveva senso continuare a contraddirlo.
Probabilmente non sarei mai riuscita a fargli cambiare idea.
Devo andare. Ci vediamo in giro. Peter riattacc, prima che potessi replicare.
La conversazione con Peter aveva preso una piega totalmente inaspettata. Mi sentivo sollevata
dallaver chiarito con lui, ma una nuova ondata di dubbi aveva sovrastato quelle che gi lambivano le
sponde della mia mente, come insetti che brulicavano sulle mie difese. Iniziavo a sospettare che forse
in Evan risiedeva davvero un mistero arcano. Forse nascondeva davvero un segreto oscuro. In fondo il
mio istinto aveva percepito dallinizio la sua natura sinistra. Un richiamo primordiale mi aveva
condotta fino alla sua casa. E poi cerano le voci, le visioni. Gli incubi. Tutto riconduceva a Evan.
Possibile che Peter avesse ragione?
Mi lasciai ricadere sul letto, mentre le palpebre iniziavano a cedere.
Possibile che nascondesse qualcosa?
EVAN
14
INQUIETUDINE
Evan, finalmente! Ci hai messo uneternit a tornare! Ginevra mi venne incontro mentre mi
costringevo a entrare dalla porta. Non tenermi sulle spine, com andata? chiese, apprensiva.
Non hanno accettato la mia richiesta, le spiegai infuriato. Avevo ancora i muscoli della
mascella tesi, per quanto stretta e a lungo lavevo serrata.
Mi dispiace, bisbigli lei avvicinandosi ancora.
La guardai stringendo i pugni, vinto dalla frustrazione. Non sapevo ancora come avrei fatto a
finire ci per cui ero venuto. La possibilit di assolvermi dal mio incarico, affidandolo a qualcun altro,
mio malgrado, non mi era stata concessa.
Non preoccuparti, mi rassicur Ginevra appoggiando le mani sulle mie spalle, finir presto,
vedrai. Ti aiuter a superarlo.
Lo spero, ma adesso abbiamo un altro problema di cui preoccuparci. Il ragazzo, quel... Peter,
ha dei sospetti su di noi.
Ginevra trattenne una risata, ma la sua voce continu a parlarmi con seria dolcezza: S, lo
avevo percepito, tutti gli altri hanno smesso di interessarsi a noi, ma lui devessere immune alla tua
coercizione. Per  innocuo, Evan, non abbiamo niente di cui preoccuparci! Lo sto tenendo docchio.
Devi solo ricordarti di muovere un po di pi le labbra, a scuola.
Sta diventando troppo curioso, se continua cos dovr intervenire. Stamattina lho sorpreso
mentre ci spiava attraverso lo squarcio che Simon e Drake hanno lasciato sulle mura esterne, le
raccontai, lanciando uno sguardo di rimprovero verso i miei fratelli.
Che c?! Non  colpa mia se sono una forza della natura! esclam Drake sfoderando un
sorriso sardonico.
Ti faccio vedere io chi  la forza della natura! Fatti sotto, gorilla! Posso batterti quando
voglio! disse Simon raccogliendo la sfida mentre si lanciava contro il suo sterno.
Smettetela! ordinai, severo. Non ricordavo di essere mai stato cos teso.
E dai, fratellino, rilassati! Ci stavamo solo divertendo un po! Che ti  successo? Divertiva
anche te, fino a poco tempo fa! Non ti piace pi la lotta? mi schern Drake per provocarmi, sfidandomi
con una finta.
Cercate di fare pi attenzione, almeno. Avete squarciato un muro, maledizione! Qualcuno
avrebbe potuto vedervi! ringhiai, fermando il pugno di Drake nel mio e ammonendolo con lo sguardo.
Provveder io stesso a richiuderlo, se ti far stare meglio, mi rassicur, cogliendo la seriet
nella mia voce.
Hai gi perso fin troppo tempo. Vedi di non dimenticare, lo avvisai velando la minaccia nella
voce, che non possiamo attirare lattenzione,  gi abbastanza complicato cos.
Dovresti ricordarlo a Ginevra! Ha quasi sradicato un albero davanti ai suoi occhi...
Che storia  questa? scattai, furioso.
Visto che sei in vena di confessioni, perch non gli racconti del tuo discorsetto? replic lei, e
Drake sollev le spalle.
Gli ho solo detto che se continuava a trattenere il fiato rischiava di morire...
Strinsi i pugni. Ero fuori di me, ma la faccenda sembrava divertire mio fratello.
Non dimenticare la parte in cui ti sei offerto di aiutarlo. Lhai spaventato a morte, lo ammon
Ginevra.
Ho aggiunto se voleva! Sono stato gentile...
Simon gli lanci unocchiata in tralice, per zittirlo. Tra di noi era il pi saggio e aveva intuito
che avevo i nervi a fior di pelle. Evan, calmati. Ci siamo accorti che ci stava spiando e ci siamo
divertiti a dare un po di spettacolo. A chi pu dirlo? Non gli crederebbe nessuno. Lintera popolazione
 sotto la nostra influenza. La gente non presta attenzione a noi, lo sai bene.
Non  questo che mi preoccupa, ammisi, invaso da uno strano ardore. Per un istante tacqui,
indeciso se confessare loro quel sentimento. Ho avuto pi di una volta limpulso di ucciderlo.
Non dire sciocchezze! mi ammon Simon.  solo un ragazzo.
Per la sua curiosit o c dellaltro? Drake sollev un sopracciglio e io gli lanciai unocchiata
gelida. Non ero in vena di raccogliere le sue provocazioni. Sai qual  il tuo problema? Fai quello che
devi fare, ma in realt non sei mai riuscito a coglierne il divertimento! mi rivel, in una sorta di
perverso ammonimento.
Non c proprio niente di divertente in quello che facciamo, Drake.
Ecco.  proprio questo il punto in cui ti perdi. Perch non riesci a vederlo? Non si tratta di
quello che facciamo,  ci che siamo. Ti rifiuti di vedere le cose dalla giusta prospettiva.
E quale sarebbe questa prospettiva? Perch non ci illumini, Drake? ringhiai, in preda allo
sconforto.
Non c nessuna Redenzione. Siamo quello che siamo e nessuno pu farci niente. La vita che
scorre attraverso di te, la morte che lasci a raggelare il corpo... Non senti il potere che possediamo? Sei
tu che ti complichi lesistenza, fratello. Ne coglierai il sapore quando ti deciderai ad accettarlo.
Piantala, Drake! lo ammon Ginevra.
No, Drake ha ragione... a parte il discorso sulla Redenzione, ovvio, si inser Simon, il fiato
corto, impegnato a schivare i pugni che Drake tentava di affondargli. Evan, non c niente di diverso
in quella ragazza e in ogni caso non dovrebbe interessarti. Tra di noi, sei sempre stato quello con le
idee pi chiare, non mettere tutto in dubbio adesso. Hai sempre detto che un giorno tutto avrebbe
acquistato un senso. Diamine, che fine ha fatto la tua indole spartana, soldato?! Cosa ti impedisce di
vedere la situazione con distacco? Esegui gli ordini e non pensarci pi. Niente di pi semplice.
Riuscire a sostenere un discorso serio con i miei fratelli quando decidevano di stuzzicarsi era
unimpresa tuttaltro che facile. In genere il loro comportamento non mi infastidiva. Quel giorno,
invece, non riuscivo a tollerarlo. Ero irascibile, inquieto. Sentivo il peso del mondo addosso.
In realt non avevo una risposta per le sue domande e, al contrario di quanto sosteneva Simon,
affrontare la situazione non mi era mai sembrato pi difficile. Non stavolta, mi lasciai sfuggire,
spossato, fissando il pavimento. Non con lei.
Ginevra si schiar la voce. A proposito, Evan... C qualcosa che devi sapere.
Il suo tono richiam la mia attenzione. Persino Simon e Drake si fermarono allistante.
Peter non  lunico a esser stato qui, confess con gli occhi bassi e laria improvvisamente
colpevole. Ero in giardino... prosegu con insolita cautela, sulla panca sul retro...
Taglia corto, Gin, la interruppe Drake, noto per la sua impazienza.
Ero con Simon... voglio dire... eravamo insieme. E Gemma ci ha visti. Abbass lo sguardo,
avvertendo su di s il peso del mio. Simon era di spalle e lei ha pensato... ha pensato che fossi tu,
Evan. Ti ha scambiato per Simon. Si  convinta che io e te siamo una coppia, concluse, la voce piena
di rimorso.
Perch non me lo hai detto prima? esclamai, furioso.
Perch avrei dovuto? Non hanno importanza i suoi sentimenti, Evan. Non devono
interessarti!
Sapevo che Ginevra aveva ragione, perch allora mi turbava lidea che Gemma soffrisse? Era
cos fragile e delicata. Possibile che fosse linnocenza nei suoi occhi a indurmi a preoccuparmi per lei,
o cera dellaltro?
Non ti ho ancora detto tutto, continu Ginevra. Per lei  stata solo una conferma a un
sospetto che nutriva da tempo. Non avercela con me per non avertelo detto, Evan, lho fatto solo per il
tuo bene.
Trattenni limpulso di sfondare la parete con un pugno.
Mi coprii il volto con le mani, imprecando sottovoce, incapace di fermare il flusso di pensieri
che mi aveva investito senza preavviso. Mi trattenni e rimasi in silenzio, certo che mi sarei pentito di
qualsiasi cosa fosse uscita dalla mia bocca in quel momento. Non trovavo niente che non si avvicinasse
a unimprecazione.
Mi dispiace, insistette lei, cogliendo il rimprovero che avevo preferito non esprimere. Non
volevo complicarti le cose pi di quanto non lo siano gi. Credi che io non veda il tuo stato danimo?
Volevo solo proteggerti.
E tu non credi che io abbia il diritto di decidere da solo cos meglio per me? ringhiai,
incapace di trattenere oltre il mio risentimento.
Ho cercato di fermarla, ma  scappata via di corsa! mi spieg, mostrandomi il suo rammarico.
Ora capisco perch... mi lasciai sfuggire mormorando tra me, folgorato da quella nuova
consapevolezza. Devessere stato quando ci siamo scontrati ieri pomeriggio. Era sconvolta. Lanciai
unocchiataccia a Ginevra. Se solo lo avessi saputo prima. Dannazione! Non credi che debba gi
soffrire abbastanza?
Una scossa dolorosa mi trafisse il petto al pensiero di ci che la aspettava.
Non volevo che le giungesse altro dolore. Non a causa mia, se almeno per una volta potevo
evitarlo. Lei mi aveva dato cos tanto. Invece le lacrime che avevo asciugato sul suo viso erano per me.
Ero io la causa della sua sofferenza. Ancora una volta.
Per qualche arcana ragione, non potevo sopportarlo.
Il suo fragile viso riaffior tra i miei ricordi, solcato dallamarezza delle lacrime.
Persino cos la trovavo bellissima.
Sentivo di doverla proteggere, anche se non riuscivo a spiegarmi la natura di quellistinto.
Sapevo che in realt ero venuto per tuttaltro scopo.
Evan, domani non avr pi importanza. Smettila di tormentarti, mi ricord Ginevra, quasi
fosse una pretesa, gli occhi gonfi di premure.
Domani.
Mancava gi cos poco? Ancora un solo giorno e sarebbe finita... tutto sarebbe tornato alla
normalit e io avrei ripreso quella parvenza di esistenza che mi ostinavo a chiamare vita.
Come ho fatto a non accorgermi di niente, stanotte? Non capisco cosa diavolo mi stia
succedendo! Non mi riconosco pi. Mi coprii il volto con le mani, spossato.
Evan, questa storia  assurda, lo sai benissimo anche tu! Ti stai spingendo troppo oltre. Vai a
scuola, ti comporti come uno di loro! Stai vivendo una vita che non ti appartiene! Non saremmo
nemmeno dovuti rimanere in questo posto tanto a lungo...
Non cera tempo! ringhiai, reso inerme da quel sentimento. E poi, faceva comodo a tutti
stabilirci da queste parti finch le nostre attivit si fossero concentrate in questa zona, provai a
convincerla. O pi probabilmente volevo solo convincere me stesso.
No, Evan. Puoi mentire a me, ma non sforzarti di mentire a te stesso. Sappiamo tutti perch sei
voluto restare. Per lei.
Il pensiero di lei mi fece trasalire.
 tutto inutile, mettitelo in testa! Torna alla realt, Evan! Siamo quello che siamo, ognuno di
noi ha le sue responsabilit sulle spalle. Devi finire quello per cui siamo venuti. Non dipende da te.
Credi che non lo sappia? Non riuscivo a fare a meno di quel tono furioso, ma adesso non ce
lavevo con Ginevra, non pi. Ce lavevo con me stesso, con la mia natura.
Non puoi fare niente per lei, Evan, ne abbiamo gi parlato, mi ricord, cercando di
convincermi. Come se le sue parole avessero potuto cancellare il mio stato danimo. Nemmeno io
riuscivo a controllarlo. Manca poco ormai, il tempo sta per scadere.  il suo tempo. Non puoi
controllarlo.  il suo destino, non dimenticarlo.
Ne avevamo gi parlato, era vero, in svariate occasioni, ma non era servito a farmi stare meglio.
Era passato meno di un mese dal nostro arrivo a Lake Placid. Aver incontrato Gemma lo aveva
reso il periodo pi difficile e tormentato della mia esistenza. Non riuscivo a comprendere perch
eseguire quellordine fosse tanto difficile. Mi dispiaceva, per la prima volta in tutta la mia vita. Pi che
ogni altra cosa, non capivo perch sentissi lesigenza di proteggerla da un destino che le riservava
tuttaltro.
Mi abbandonai sul divano appoggiando i gomiti sulle ginocchia. Lasciai che la testa crollasse
sul palmo delle mani nascondendo il volto, devastato da quel tormento.
Solo un istante dopo, sulle spalle sentii la presa delicata delle mani di Ginevra, appena dietro di
me. Evan, sussurr, la voce preoccupata, sono sinceramente in pena per te, non ti ho mai visto cos.
Questa storia ti sta distruggendo.
Non potevo darle torto. Ero a pezzi. Lultimo mese era stato un interminabile conto alla
rovescia che sarebbe presto giunto al termine. Ancora un altro giorno... poi sarebbe finito tutto.
Quando avessimo lasciato Lake Placid, nessuno si sarebbe pi ricordato di noi. Se ne sarebbe
occupato Simon.
Tutto sarebbe tornato alla normalit per noi.
Ma era davvero ci che volevo? Di l a un giorno, quel dolore che mi dilaniava il petto e che
nessuno di noi riusciva a comprendere sarebbe svanito con lei?
Mi sembrava impossibile.
Non avrei pi dimenticato il suo volto. O il suo cuore.
Non avevo mai dato ascolto ai miei istinti, ai miei desideri. O forse non ne avevo mai avuti
prima. Non mi ero mai concesso un gesto di puro egoismo.
Portare a termine il compito che mi veniva imposto era sempre stato la mia unica certezza.
Come un soldato, eseguivo gli ordini che mi venivano dati. Un gesto meccanico, privo di qualsiasi
attrattiva.
Ma non questa volta; non se era lei lobiettivo. Ancora non riuscivo a capire cosa avesse di
diverso...
Perdi solo il tuo tempo... non c niente che tu possa fare per evitarlo. Smettila di tormentarti,
mi ammon Ginevra, dando voce alla mia costernazione. A volte dimenticavo che potesse sentirmi
anche quando nessun altro era in grado di farlo.
Con il volto ancora nascosto tra le mani, le lanciai un grido silenzioso. Non so pi chi sono.
Aiutami, ti prego, la implorai nei miei pensieri. Nessun altro nella stanza riusc a sentirlo. Non so cosa
fare... ammisi, mentre mi struggevo nellangoscia.
Senza sollevare lo sguardo, sentii i passi pesanti dei ragazzi uscire dalla stanza ed ebbi la
certezza che Ginevra li avesse invitati a dileguarsi con un gesto o con un semplice sguardo, che a volte
poteva comunicare pi di quanto io stesso fossi in grado di fare con il mio potere.
Vuoi che sia sincera? domand cautamente.
Ti prego. Sollevai lo sguardo afflitto.
Penso che tu abbia sbagliato ad avvicinarti tanto a lei. Dovevi lasciar perdere quando ne eri in
grado, invece ti sei intestardito a voler scoprire le ragioni per cui quella ragazza fosse diversa. Devi
smetterla di seguirla dappertutto. Cosa importa se lei riesce a vederti o a sentire la tua presenza?!
Stentavo a riconoscermi. Stavo portando la mia famiglia sullorlo dellesasperazione. Eppure
non potevo farci niente. Per la prima volta, dopo tanto tempo, finalmente io riuscivo a sentire qualcosa.
Qualunque esso fosse. Vorrei solo avere pi tempo per capire. Gemma  diversa da chiunque abbia
mai incontrato. Nessun altro riesce a vedermi. Ci deve pur essere una spiegazione! Sono sempre stato
bravo a controllare la gente, ma lei non ascolta quello che le impongo. Anche quando entro nella sua
mente, nei suoi sogni, lei mi vede, anche se non dovrebbe esserne in grado, e si avvicina a me, cerca di
toccarmi. Provo a resisterle, a resistere al mio desiderio di provare quelle assurde sensazioni, ma poi
perdo il controllo, ogni volta, e mi abbandono allimpulso di sentire il suo tocco su di me, guidato da
chiss quali istinti remoti che credevo di aver perso, sepolti dai secoli. Non riesco a controllarmi
quando sono con lei. Tu non puoi capire. So che dovrei starle lontano, ma non ci riesco. Nessuno mi
aveva mai toccato... Mi afferrai i capelli, costernato. Dio...  una sensazione incredibile. Strinsi gli
occhi, tornando a struggermi in quelle ignote emozioni, del tutto estranee e incomprensibili.
Chiss se funziona anche con gli altri, mormor tra s Ginevra, potremmo chiedere a Drake
di...
No! Inaspettatamente, sentii ardere un fuoco in fondo al petto. Nessuno deve avvicinarsi a
lei.
Persino io stesso mi stupii del suono di quelle parole. Era stato un avvertimento. Senza
controllo, la mia mente varc i cancelli del tempo, procedendo a ritroso fino al giorno del nostro primo
incontro, nel bosco. Eravamo appena arrivati a Lake Placid. La stavo osservando mentre accarezzava il
suo cane, certo che lei non potesse vedermi, ma poi allimprovviso si era girata verso di me, come se
invece mi vedesse. Lidea mi sembrava folle, non poteva vedermi nella mia vera natura, eppure lei
continuava a guardare nella mia direzione. Continuava a guardare me. Era un pensiero semplicemente
assurdo. Eppure il suo sguardo si era incatenato al mio, suggerendo il contrario. Pi mi fissava, pi quel
pensiero vacillava, costringendomi a considerare quellipotesi, seppure insensata. Lei non avrebbe
dovuto vedermi. Se solo Gemma fosse arrivata qualche minuto dopo, avrei rischiato che scoprisse il
mio lato oscuro. Il predatore. Il Giustiziere.
Il cuore di quelluomo avrebbe dovuto spegnarsi per mano mia  di una morte naturale, come
tante  ma io avevo fatto un errore. Gemma mi aveva mandato in confusione e avevo finito per
prendermela con lui. Gli avevo spezzato il collo. Ero stato brutale. E, per questo, avevo lasciato delle
tracce.
Come ero giunto a una tale disperazione?
Allinizio ero solo confuso, quel mistero mi incuriosiva, stuzzicava i miei istinti pi sepolti.
Non mi ero mai sentito tanto elettrizzato per qualcosa. Lei riusciva a vedermi. Ne ero affascinato e
spaventato al tempo stesso. Per due intere settimane mi ero limitato a osservarla da lontano, turbato
dalle mie stesse sensazioni, cercando di capire cosa la rendesse diversa da chiunque avessi mai
incontrato. Perch quella ragazza era in grado di vedermi?
Quella domanda mi tormentava.
Lavevo seguita ovunque, tenendomi a distanza, senza per capire. Solo nei sogni mi concedevo
di avvicinarmi a lei un po di pi. Anche in quei casi non avrebbe dovuto percepire la mia presenza,
invece non era cos e ogni volta scoprivo nuove sensazioni. Cera una parte, nascosta dentro di lei, che
aveva paura di me, anche se si sforzava di combatterla. Lo avevo capito quella notte, sulla scogliera, la
prima volta che le ero apparso in sogno. Allora ero gi irrimediabilmente legato a lei. Ne ero
affascinato e non riuscivo pi a starle lontano. Dovevo scoprire cosa aveva di diverso. Dovevo
avvicinarla e fare un tentativo. Prima che fosse stato troppo tardi. Poi con il tempo quel sentimento si
era trasformato, divorandomi lentamente. Confusione, stupore, curiosit avevano presto lasciato il
posto al senso di colpa, alla pena... al dolore, quando avevo capito che non ero ancora pronto a
separarmi da lei. Senza accorgermene, avevo lasciato cadere le rigide spoglie del cavaliere nero di cui
portavo il peso, mentre strane e confortanti sensazioni si impadronivano di me. Come un bambino
sperduto, mi ero smarrito in quei grandi occhi neri che guardavano me. Come nessuno aveva mai fatto
prima. Non poteva finire tutto cos...
Non puoi fare niente per impedirlo. Non ti rendi conto di quanto tutto questo sia assurdo? Mi
hai persino trascinata con te, costringendomi a iscrivermi nella sua scuola, intervenne Ginevra,
interrompendo il mio ricordo.
Continuavo a dimenticare che Ginevra potesse leggere i miei pensieri. Mantenere segreti in sua
presenza era impensabile. Qualche volta mi ero esercitato a schermare la mente, ma non mi aveva mai
preoccupato il pensiero di condividerla con lei. Non esisteva una confidente pi discreta e affidabile.
Non lavevo mai considerata nemmeno una sorella: i legami di sangue non sempre sono indistruttibili,
ma non il nostro. Ginevra era tutta la mia famiglia, insieme a Simon e Drake. Le dovevo tutto.
Volevo venirne a capo, le risposi, scoprire cosa cera di diverso in lei. Dopo il primo giorno,
ho capito che il tuo aiuto mi era indispensabile, lo sai bene.
Durante il giorno, forse, ma non durante la notte. I pensieri possono mentire, nascondere la
verit persino a chi li formula, quando non si rende pienamente conto di ci che sta accadendo, ma non
linconscio... e quello solo tu sei in grado di decifrarlo. Tu puoi leggerle dentro. Il tuo potere  pi forte
del mio.
Serrai i denti ripensando a come unintera notte trascorsa insieme a Gemma non mi bastasse
mai. Volevo avere pi tempo. Per capire Gemma, per capire me stesso. Per scoprire lorigine
dellimpulso che mi spingeva a cercarla. Un desiderio che non riuscivo a spiegare nemmeno a me
stesso. Mio malgrado, mi ritrovavo a trascorrere le giornate fremendo in attesa della notte, perch sarei
potuto stare con lei, senza riserve, nonostante la natura turbolenta dei suoi sogni. E ogni volta mi
sentivo insoddisfatto quando i primi raggi di sole, al mattino, le accarezzavano il viso e capivo che il
nostro tempo insieme stava per finire.
Che importanza vuoi che abbia? mi interruppe Ginevra, rispondendo ancora una volta ai miei
pensieri.
Sospirai, in preda allo sconforto. Ne ha per me, mi lasciai sfuggire, incapace di ignorare
quelle nuove sensazioni. In una delle nostre notti, mi ero reso conto di quanto fosse sbagliato, ma poi la
promessa sincera di Gemma di non chiedermi nulla, pur di avermi accanto, mi aveva fatto cambiare
idea. Avrei dovuto rinunciare a lei, tanto valeva vivere quelle sensazioni finch il momento non fosse
arrivato. Mio malgrado per, pi tempo passavo insieme a Gemma, pi mi rendevo conto di quanto
sarebbe stato difficile lasciarla andare e rinunciare a tutte quelle nuove sensazioni.
Per lappunto, dovresti smetterla di fissarla cos insistentemente, la confondi.
 che non riesco a capire il suo potere.
Non ha nessun potere,  solo una tua fissazione, replic Ginevra, esasperata.
Ne ha su di me. Sei stata tu stessa ad accorgerti che lei riusciva a sentirmi, a scuola. Come fai
a non renderti conto di quanto sia assurdo?! Persino i pensieri mi sfuggono per correre da lei. Quando
sono con lei non riesco a controllarmi. Ieri lho seguita dentro casa, le confessai, spossato.
Evan! Ginevra non si sforz di trattenere il suo rimprovero.
Non posso farci niente,  stato pi forte di me. Credevo di riuscire a controllarmi, volevo
forzare il mio autocontrollo, ma  stato inutile. Lei mi ha visto attraverso lo specchio e ho finito per
spaventarla. Ho dovuto far saltare la corrente perch non accadesse ancora.
Una breve risata di Drake mi giunse dallaltra stanza, subito soffocata da un gemito. Simon
doveva avergli dato un colpo perch tacesse.
Per il suo bene, dovresti fare in modo che ti dimentichi. Devi starle lontano, Evan.
Io non voglio starle lontano, replicai distinto, poi deglutii, rendendomi improvvisamente
conto di ci che avevo detto. Cosa mi stava succedendo?
Sai quali conseguenze avr su di lei questo tuo accanimento? La sua anima continuer a
cercarti, ma non riuscir mai a trovarti. Non avr pace per leternit.  questo che vuoi per lei?
No, non lo era, eppure non riuscivo lo stesso a controllarmi. Davvero ero cos egoista? Mi
passai le mani tra i capelli, lisciando i ricci sopra la testa, come se quel gesto avesse potuto portar via
anche il tormento. Ho bisogno di capire perch Gemma ha questo potere su di me. So che lei 
diversa, ma non  soltanto questo.  qualcosa che succede a entrambi.  stato cos sin dallinizio, come
una sorta di reazione chimica che ci attira luno verso laltra, per quanto tenti di oppormi.  unenergia
talmente forte che a volte  quasi insopportabile. Credevo che con il tempo sarei riuscito a dominarla,
invece non ha fatto che peggiorare. Il mio corpo, i miei poteri, la mia mente... niente mi appartiene pi,
quando sono con lei.  come se tutto slittasse verso Gemma, come se il mio spirito cedesse a lei,
arrendendosi alla forza che lo investe fino a devastarlo.  come se non fossi pi io a guidarlo. Il mio
istinto forse...
Il tuo cuore... sussurr Ginevra, con un filo di voce.
Un brivido mi percorse la schiena.
Cosa tentava di dirmi? Non ricordavo di avere un cuore. Per secoli era stato sepolto, schiacciato
da unesistenza vuota.
Avevo dimenticato me stesso, come un rudere ingrigito dal tempo, ignorando la forza di certe
sensazioni. Non credevo di essere ancora in grado di provarne. Forse non lo ero mai stato, prima.
Osservandoli come gelido spettatore, avevo visto molti occhi colmarsi di disperazione, dolore,
rassegnazione, persino amore, qualche volta. Sentimenti lontani, che non riuscivano mai a
raggiungermi. Mi ero sempre sentito come una lastra di acciaio, capace unicamente di riflettere le
emozioni senza assorbirle, come il metallo fa con la luce. Poi era arrivata Gemma e aveva sconvolto
tutto.
Ricordo la prima volta che mi ha toccato... mormorai, prima di perdermi nel ricordo di quel
sogno. Lei mi vedeva, ma avrebbe anche potuto toccarmi? Quella domanda si era presto tramutata nel
desiderio di scoprire la risposta, cos avevo fatto un tentativo, e il mio mondo si era trasformato
nellistante in cui i nostri palmi si erano sfiorati. Non avrei mai creduto che potessero esistere emozioni
tanto forti, se il tocco delle sue mani non mi avesse trafitto il cuore. Era in pena per me, riesci a
crederlo? Non sapeva nemmeno chi fossi. Non aveva idea di cosa fossi capace o di ci che avrei dovuto
farle. Eppure si preoccupava della mia confusione, riusciva a leggerla sul mio volto, nonostante non
avessi ancora detto una parola. Come faceva a capirmi? E, pi mi ribellavo a quella connessione, pi
tentavo di sfuggirle, pi velocemente tornavo da lei. Seguivo quellimpulso contro la mia volont. Non
riuscivo a starle lontano, era come se sentissi la necessit di starle accanto, di sentire il calore del suo
tocco. Non hai idea delle emozioni che mi attraversano quando si avvicina. Quando mi tocca. Il nostro
corpo non  fatto per contenerle e mi travolgono con lintensit di unesplosione. Perch? Cosa mi sta
succedendo? Devessere la mia punizione. O forse questa  una prova cui Dio ha voluto sottopormi.
Credi che sia questa la mia mela? Pensi che Gemma sia il mio frutto proibito? Sollevai lo sguardo su
Ginevra, in cerca di risposte che nessuno era in grado di fornirmi.
Non lo so. La sua voce risuon implacabile, priva della minima esitazione. Ma non puoi
permetterti di cedere alla tentazione, mi ammon in tono severo. Evan, devi tornare in te. Questa
storia  gi andata troppo oltre, non ti riconosco pi! Sarei la prima a suggerirti una soluzione se solo
esistesse. Stai perdendo di vista chi sei veramente. E non puoi permetterlo. Sei un Giustiziere. Occorre
che io te lo ricordi? Devi concentrarti su te stesso, e sul compito che devi svolgere, sottoline
cercando di ricondurmi alla ragione mentre io fissavo il pavimento, vinto dalla frustrazione e dal
desiderio di poter vivere in un altro mondo. Un mondo in cui non avrei dovuto nascondere la mia vera
natura. Un mondo in cui non sarei stato costretto a eseguire quel maledetto ordine di esecuzione. Non il
mio... Non questo... Quel posto non esisteva. Mi sentivo intrappolato in un labirinto senza via di fuga,
in cui tutte le strade portavano a lei.
Rassegnati, Evan. Mancano poche ore e Gemma diverr solo un ricordo. Devi fartene una
ragione, insistette, senza lasciare spazio alla speranza. Non puoi fare niente per impedirlo, devi
dimenticare questa storia e concentrarti sugli ordini. Voglio che ti sia chiara una cosa, Evan. Ginevra
si impose con lo sguardo. Non sei tu a ucciderla.
Rabbrividii al suono di quelle parole pronunciate ad alta voce.
S, invece, le ringhiai, sfinito da quel tormento che non mi dava pace. Anche se vorrei che
non fosse cos.
Non puoi pensare di proteggere la persona che devi uccidere. Non puoi rinnegare te stesso.
Leco di quelle parole mi raggiunse mentre Ginevra si allontanava dalla stanza.
Ma subito il silenzio fu riempito dai miei fratelli, che giunsero dalla stanza accanto.
Il problema  che ci stai pensando troppo. Drake sprofond al mio fianco sul divano. Che ti
importa?  solo una mortale e da domani non la rivedrai pi. Devi solo occupare il tempo fino ad
allora.
Non puoi compromettere tutto per questo senso di colpa che provi, anche se  insolito,
aggiunse Simon.
Conosci la parola dordine: niente cuore. Non possiamo permetterci di provare alcuna piet e
fino a ora non ti eri mai posto il problema. Drake continuava a infierire, come se le sue parole
avessero potuto cambiare ci che provavo. Sei sempre stato uno spietato Giustiziere.
Non mi serve che tu faccia lelenco delle mie qualit, Drake! sfogai su di lui la mia
frustrazione.
Quello che intendevo  che, anche se adesso questa ragazza riesce a farti provare delle
sensazioni, non significa nulla. Prendi sempre le cose troppo sul serio. Puoi goderti il momento e farla
finita lo stesso, imparerai a prenderci gusto!
Godermi il momento? Dovrei fare come te e andarmene in giro a sedurre le anime predestinate
prima di strappar loro la vita?
Sono irresistibile, che posso farci? Sollev un sopracciglio, arrogante.
Siamo pi di questo, Drake. Noi siamo il loro destino.
Non  vero! Il loro destino  gi scritto! Al massimo, noi siamo un dono.  cos sbagliato
concedere loro un po di sano divertimento, prima di ucciderle?  un po come lultimo desiderio...
Sorrisi tra me, nascondendo la frustrazione. E saresti tu questo desiderio? gli domandai,
velando lironia.
Drake ammicc, lespressione arrogante. Il pi delle volte.
Piantatela, si intromise Ginevra, esasperata, questa discussione non vi porter da nessuna
parte, lho gi sentita un milione di volte.
Ha ragione. So io quello che potrebbe aiutarti. Hai bisogno di ricordare chi sei. Il sorriso di
Drake era pi eloquente delle sue parole.
Mi sentivo sempre pi inquieto. Stavo trascinando la mia famiglia nel mio personale inferno.
Senza pensarci troppo, lo seguii. Ovunque avesse intenzione di condurmi, decisi che non mi
importava. Volevo solo distrarmi dal pensiero fisso che mi logorava ormai da un mese.
Vengo con voi. Ginevra aveva gi letto la sua mente.
Scordatelo.  unuscita tra maschi. A meno che tu non faccia una magia per farti crescere un
nuovo giocattolo tra le gambe... sempre che tu non lo abbia gi fatto...
Sei disgustoso!
 vero, ma  quello che pi ti piace di me. Le strizz un occhio e Simon lo fulmin con lo
sguardo. Che ho detto?!
Ti assicuro che non ne ha alcun bisogno, replic il fratello, colpito nellorgoglio per quella
battuta.
Di questo ne sono certo. Risvegliereste un morto, voi due.
Attento. Ginevra gli diede una pacca sulla spalla. Potrei sempre decidere di far sparire il tuo,
di giocattolo.
Non oseresti, replic Drake, ma la sua risata non riusc a mascherare del tutto il timore che lei
potesse farlo sul serio.
Fossi in te non la provocherei, gli ricordai.
Pochi secondi dopo, eravamo al piano di sotto, le moto che rombavano sotto di noi e i fari
proiettati sulla porta del garage che si alzava lentamente.
15
TRA MASCHI
Il locale era gremito di gente. La musica che avevamo percepito cinque isolati prima era solo un
decimo di quella che ci aveva investito al nostro ingresso. Il folle tentativo di Drake di distrarmi ci
aveva portati in una discoteca al centro di Plattsburgh, nello Stato di New York.
Non era la prima volta che vedevo Drake eseguire gli ordini, ma avevo tutta limpressione che il
vero scopo di quella serata, per lui, fosse mettersi in mostra.
Io e i miei fratelli ci avvicinammo al bancone del bar, facendoci spazio tra la folla. Non avevo
idea di chi fosse la sua preda ma, a giudicare dallespressione attenta di Drake, non doveva essere
lontana.
Sollevai le maniche della maglietta fino ai gomiti e feci un cenno al barista perch si
avvicinasse. Qualcosa di forte.
Lanciai unocchiata alla sala: centinaia di corpi si muovevano sfrenati tra le luci psichedeliche.
Ehi, Evan. Drake attir la mia attenzione, indicando delle foto appese alla parete del bar.
Non  il tizio di cui ti sei occupato tu?
Guardai meglio e lo riconobbi. Jasper Mason. Il pi delle volte non parlavamo degli ordini che
ci venivano imposti, ma la notizia della morte di quel calciatore aveva fatto il giro del mondo,
monopolizzando le trasmissioni in TV.
Potevi andarci pi piano. Simon sorrise, un po affascinato, un po divertito dal mio scontro
con quel maledetto. Gli stupratori non mi erano mai piaciuti.
Se lo  meritato. Svuotai il bicchiere con un unico sorso, gettando la testa allindietro. Mi
bast fare un cenno al barista perch lo riempisse unaltra volta. Avevo scelto per lui una morte
cruenta, ma se lera decisamente cercata. Conoscevamo il luogo e il momento esatto in cui gli ordini
andavano eseguiti. Sulle modalit, tuttavia, mi concedevo un margine di scelta, qualche volta.
Qualcuno doveva pur fargli espiare i suoi peccati. La sua mente era oscura. A volte mi chiedevo
come anime sporche come quella di Mason potessero meritare il perdono. Fosse dipeso da me, lo avrei
lasciato in balia delle sue colpe. Il male non avrebbe atteso molto, prima di rivendicarlo.
Poi mi ripetevo che era sempre meglio cos: unanima ritrovata piuttosto che una persa.
In fondo, il perdono non mi riguardava.
La tua personale idea di divertimento, fece notare Simon.
Decisamente, replicai, sorridendo al ricordo dello sguardo pieno di terrore di Mason.
Drake era rimasto in silenzio, mi voltai verso di lui e ne notai lespressione concentrata. Era in
ascolto. Poi il suo sguardo incroci il mio, con determinazione.
Chiunque fosse la sua preda, doveva essere arrivata.
Con un sorriso scaltro sulle labbra, mio fratello fece un cenno per indicarci il suo obiettivo. Ci
bast un secondo per trovarlo: una biondina tutto pepe che si scatenava sulla pista. Indossava una
maglietta grigia semitrasparente, dalla scollatura molto pronunciata, e pantaloni aderenti, a evidenziare
le gambe toniche. Aveva tinto le labbra con un rosa molto forte, probabilmente per cercare di attirare
lattenzione anche sul resto.
Tesi le orecchie per riuscire a cogliere la conversazione e, nonostante la distanza, isolai la sua
voce e il frastuono si zitt. La ragazza sembrava agitata. Ce lhai? Andiamo! Non dirmi che non lhai
portata?! chiese, sfrontata. Ne avevo viste parecchie, come lei. Il pi delle volte non finiva bene.
Ehi, non ti agitare, Selina! Il mio amico non  ancora arrivato. Hai ancora un po di tempo per
pensarci. Sei sicura che non sia troppo per te? C sempre la coca... che amico sarei, se non ti mettessi
in guardia?
Da quando ti preoccupi per me? replic lei, indispettita. Mi parli del paradiso e poi ti rifiuti
di mostrarmi la via?
Selina doveva essersi sentita elettrizzata, nel pronunciare quelle parole. Non aveva idea che il
suo desiderio si sarebbe presto avverato, nel pi terribile dei modi.
Come vuoi, ma poi non prendertela con me se ti toccher passare per linferno, domani
mattina. Il ragazzo aveva ancora delle reticenze. Se tuo fratello scopre che sono stato io a dartela,
sono morto, mormor.
Non lo scoprir, non essere paranoico! Axel, prendi i soldi e pensa a divertirti!
Daccordo, Selina, ma solo per questa volta. E non dimenticare che io ti avevo avvisato.
Axel si allontan dalla sua amica.
Simon, Drake e io ci scambiammo unocchiata complice: il suo avvertimento non sarebbe
bastato a scagionarlo dal rimorso. Il senso di colpa lo avrebbe divorato per il resto della vita.
Selina aveva ripreso a ballare, contesa tra due ragazzi che si muovevano a ritmo strusciandosi
su di lei e che probabilmente non conosceva. Ogni tanto lanciava sguardi in cerca del suo amico, che
manteneva un profilo basso, appoggiato al muro nella zona pi buia della stanza.
Avevo inquadrato subito la personalit di Axel: era uno di quelli che si circondavano di belle
ragazze solo per il gusto di intrattenerle. Non era molto alto n particolarmente bello, ma la carnagione
scura e la cicatrice che gli tagliava il sopracciglio dovevano farlo sembrare un dannato in cerca di
espiazione. Intanto, le amiche di Selina avevano portato della birra, che bevevano dalle bottiglie
ancheggiando tra i bei fusti.
Poi di colpo mi irrigidii, avvertendo una presenza ostile. Scattai con lo sguardo verso i miei
fratelli e vidi che anche loro lavevano percepita. Cercai di nuovo nellangolo buio e un brivido mi
attravers il corpo. Il male si preparava ad attaccare.
 la seconda volta, in questa settimana. Un altro ragazzo, pi alto e muscoloso, si era
avvicinato ad Axel. Nonostante il frastuono, riuscivo a sentirli chiaramente. Come se non ci fosse
nessun altro, nella stanza.
Non  per me, stavolta.  per unamica.
 quella biondina con cui stavi parlando? Se pensi di fartela dopo averle dato questa, sei fuori
strada.
Me la sono gi fatta e comunque non sono affari tuoi, Chad. Vuoi darmela o no?!
Non ne sono sicuro, quanti anni ha?  almeno maggiorenne?
Cos, dun tratto hai una coscienza? Ne ha ventitr. O forse ti stai solo informando perch
vorresti fartela anche tu?
Chad sembrava un buttafuori. Dovevano essere in confidenza, perch Axel non sembrava
intimorito dalla sua stazza.
Sai che me ne faccio di quella stronzetta! Mi spiace per te che dovrai riportarla a casa KO.
Col cazzo! Se mi becca suo fratello sono morto.
Chad appoggi le mani sulle spalle di Axel, parlando con un tono quasi fraterno. Che pensi di
fare, Axel? Non metterti nei guai per una puttanella annoiata che vuole solo scopare e divertirsi.  roba
forte. E lei  solo una ragazzina, cazzo!
Chad era riuscito a scavare un sentiero verso la coscienza di Axel, che dun tratto sembrava
combattuto. Ma non avrebbe potuto dare ascolto a quellistinto, perch una voce pi forte sussurrava il
suo dissenso proprio dentro di lui. La voce del male, che rivendicava la sua anima. Sono un sacco di
soldi... Il ragazzo era sul punto di pentirsi, ma poi parve perdere di colpo ogni remora. Mi ha gi
pagato, mi dispiace.
Serrai i denti, perch Axel aveva fatto la sua scelta. La scelta sbagliata.
Aveva ceduto alla sua personale tentazione.
I Msala hanno in potere la vita degli uomini, ma non la loro anima. Ne decretano la durata
sulla terra, ma la destinazione dipende dalle scelte degli uomini stessi.
Gli umani, per, lo ignoravano sempre pi spesso.
Quando fosse giunto il suo momento, con ogni probabilit, per Axel non ci sarebbe stato uno di
noi ad attenderlo.
 il mio turno. Drake tracann un altro bicchiere e si avvent verso Axel che, fermo nella sua
decisione, si affrettava a raggiungere Selina, ma lui gli diede uno spintone e il ragazzo croll a terra.
Ehi! Guarda dove vai! protest Axel, tastando il pavimento con la mano in cerca della piccola
busta trasparente con la pasticca gialla che gli era scivolata. Alla vista di Drake si zitt in fretta e si
sollev di scatto, portando le mani avanti. Drake sorrise, scaltro, e lo fiss dritto negli occhi,
pronunciando le parole come un ordine, la voce estremamente bassa e convincente: Io non sono
veramente qui. Tu non mi hai mai visto. Hai dato lecstasy a Selina, ma sei stanco, hai esagerato con la
dose e non ti reggi in piedi. Prendi un taxi e dormi fino a domani. Quando ti sveglierai, avrai molte
cose di cui rimproverarti.
Axel annu, ipnotizzato dalla sua voce, mentre Drake continuava a fissarlo negli occhi.
Soggiogare gli umani era una delle cose che lo divertiva di pi. Poi si dilegu tra la folla.
Drake si abbass e raccolse la pasticca dal pavimento. Quando si alz, non era pi lo stesso.
Sollev il cappuccio sulla testa e avanz con decisione verso Selina, nel suo nuovo corpo.
Axel, finalmente! esclam lei.
Un buon affare richiede pazienza. A parlare era stata la voce di Axel, ma io sapevo che dietro
il volto di quel ragazzino si nascondeva mio fratello. Un Giustiziere della morte. Proprio come me.
Il suo potere di cambiare aspetto gli era utile, ma spesso Drake lo usava per il proprio
divertimento.
Axel allung la mano perch lei la prendesse.
Posso fidarmi? Selina laveva afferrata con sicurezza, ma io avevo colto il lieve tremito nella
sua voce, quasi avesse riconosciuto lombra della morte che si celava sotto quel cappuccio.
 roba buona. Le strizz un occhio, per rassicurarla.
Lei la port alla bocca e la ingoi in un istante. Fate largo! Vado a conquistare il mondo!
Lanci un urlo e strapp la bottiglia di mano alla sua amica, che si dimenava sulla pista.
Axel si volt e il viso di Drake prese forma, mentre mi raggiungeva con un ghigno sulle labbra.
I giovani doggi! Non sanno proprio come divertirsi... Drake si appoggi al banco e scol il
contenuto del mio bicchiere, il cappuccio ancora sulla testa rasata.
A quanto pare, tu invece s, replicai, e lui sogghign, con una luce famelica che gli brillava
negli occhi. Il predatore in lui si preparava a cacciare. Aveva teso la trappola; il lavoro sporco doveva
ancora arrivare.
Puoi sempre prendere appunti, ammicc, ancora pi divertito.
Avevo sempre considerato gli ordini ineluttabili doveri. Per qualche strana ragione, invece,
Drake ne era affascinato. Un gioco pericoloso in cui erano sempre gli altri a pagare le conseguenze.
Io non avevo mai provato nulla che non fosse indifferenza o senso del dovere.
La mia idea di divertimento  un po diversa dalla tua, replicai.
Rassegnati, Drake. Simon, che si era allontanato, arriv alle nostre spalle. Tanto non lo
convincerai mai.
Ne sono convinto! Siete senza speranza, voi due. Ma era mio dovere fare un tentativo.
Scrollai la testa, mentre Simon si concedeva una risata rumorosa.
Noi e Drake avevamo punti di vista totalmente differenti. Era lui che non avrebbe mai capito la
nostra fiducia nella Redenzione.
Per lultima volta, non c niente di divertente nel porre fine alla vita di un umano, dissi.
Scommettiamo? Drake sorrise, svuot un altro bicchiere e lo batt sul banco.
Poi si allontan, lo sguardo improvvisamente famelico mentre si dirigeva verso la sua vittima.
 sempre convinto che non ci sia salvezza, per quelli come noi.
 una partita persa. Simon scosse la testa, un po divertito, un po preoccupato per la
leggerezza con cui nostro fratello affrontava i suoi doveri di Sotterraneo. Prima o poi si caccer nei
guai.
Il suo  un gusto perverso. Solo perch non ci sentiamo elettrizzati allidea di uccidere, non
vuol dire che non sappiamo divertirci, puntualizzai.
Simon sollev il bicchiere per brindare al momento.
Io non posso lamentarmi. Il sorriso malcelato svel il suo sottile riferimento a Ginevra e alla
passione travolgente che li univa.
Colpo basso. A mia volta, sfiorai il suo bicchiere con il mio. La mia idea di divertimento
non pu competere con la tua, ma sono convinto che nessun ordine di esecuzione pu darti la stessa
scarica di una corsa clandestina in piena notte. Mi ero divertito di pi durante il tragitto in moto che da
quando avevo messo piede nel locale.
 una sfida?
Sollevai le spalle, allettato da quellidea. Se non ti tiri indietro...
Non mi tiro mai indietro, dovresti saperlo.
Niente agevolazioni.
Simon dovette rifletterci un istante: non avremmo potuto usare i poteri, nella corsa, e sapeva
che sullasfalto non avevo rivali, ma non pot rifiutare.
Nessuna regola. Nessun limite. Solo lasfalto, il vento e il rombo del motore. Non avrei potuto
chiedere di meglio.
Ci sto. Aspettiamo Drake e vediamo se sei cos imbattibile, mi provoc, sempre che non ci
prenda troppo gusto a dimostrarci la sua idea di divertimento. Simon mi fece un cenno con la testa.
Guardai oltre la mia spalla. Drake era al centro della pista, conteso tra Selina e due delle sue
amiche.
Si diverte davvero! constatai scuotendo la testa.
Selina si muoveva con sensualit contro il suo corpo, in un chiaro tentativo di sedurlo, mentre
Drake la stringeva per i fianchi.
Se non fossi sicuro di come andr a finire, lo lascerei qui a godersi la serata.
Poco male, replicai sollevando le spalle, sono sicuro che troverebbe lo stesso il modo di
intrattenersi senza Selina.
Li osservai dimenarsi tra la folla. Drake sembrava cos a suo agio, tra quegli umani, quasi fosse
uno di loro. Del resto, era abituato a indossare la maschera che pi gli conveniva. Si trattava solo di un
altro dei suoi travestimenti, anche se laspetto era quello di sempre.
Drake non aveva dimenticato qual era il suo ruolo nella vita di quella ragazza. Aveva solo
deciso di sfruttarlo per il suo personale divertimento. Giunto il momento, il Giustiziere avrebbe fatto il
suo lavoro perch, a dispetto dello stato danimo con cui si eseguivano, per quelli come noi gli ordini
erano tutto ci che contava.
Continuai a osservarli, divertito e per la prima volta affascinato dal modo di fare di mio fratello.
Scossi la testa, sorridendo. Stava tracciando con le labbra le linee del suo collo, le mani in
esplorazione del suo fondoschiena.
Non avevo dimenticato la confusione che mi portavo dentro, ma vedere Drake per un attimo
aveva allentato la tensione. Sapevo che la tregua non sarebbe durata a lungo. Lora di Gemma era
sempre pi vicina e presto avrei dovuto fare i conti con i fantasmi che mi tormentavano.
Quel pensiero mi strinse il petto.
Per secoli, non avevo provato la bench minima emozione nellobbedire agli ordini. Perch
lunico sentimento che riuscivo a provare doveva essere cos oscuro?
Le mie emozioni si erano risvegliate, ma nel modo pi sbagliato.
Mi sforzai di scacciare quel pensiero e tornai a concentrarmi su Drake, sperando di assorbire un
po della sua spensieratezza.
Selina gli stava accarezzando lavambraccio. Non mi hai detto il tuo nome, non mi sembra di
averti mai visto da queste parti...
Drake sorrise con un angolo della bocca perch lei lo aveva sfiorato proprio sul tatuaggio,
nonostante non potesse vederlo. Era quella, la nostra maledizione, e presto sarebbe stata anche la sua.
Non ti serve il mio nome. Riprese a baciarla con veemenza, mentre lei si muoveva a ritmo contro di
lui.
Poi il suo sguardo mut, ma lei non avrebbe potuto cogliere quel cambiamento. Quella nuova
determinazione.
Perch non ce ne andiamo in un posto pi tranquillo? domand Selina, sempre pi sfacciata:
era la droga che faceva effetto, privandola delle inibizioni. Fa piuttosto caldo qui... La sua voce era
ovattata, resa incerta dal mix di ecstasy e alcol. Il suo corpo aveva avuto un sussulto, un disperato
tentativo di opposizione prima della resa, ma lei era troppo esaltata per prestargli ascolto.
Spiacente, bellezza. Drake la fiss per la prima volta negli occhi, sulle labbra un ghigno che
tradiva il suo divertimento. Il tempo  scaduto.
Al suo breve cenno, la ragazza si volt e sgran gli occhi. La folla si era fermata, come lei
congelata tra confusione e terrore, mentre a terra giaceva inerme il suo corpo vuoto.
16
PRIGIONIERO
Dimmi che hai imparato la lezione. Alluscita dal locale, Drake mi diede una pacca sulla
spalla, compiaciuto per la serata.
Se c una cosa che ho imparato,  che la tua lingua  pi lunga di quanto credevo, anche se
non lo avrei mai detto.
Ci lasciammo alle spalle la folla accalcata attorno al corpo di Selina. I tentativi di rianimarla
sarebbero stati inutili, perch Drake aveva gi adempito al suo compito e laveva accompagnata nel
trapasso. Selina non si era nemmeno accorta del momento in cui il suo corpo aveva iniziato a
sussultare, sempre pi forte, fin quando non aveva pi retto al cocktail letale di alcol e droghe e si era
arreso. Possibile che, con il suo comportamento, Drake avesse davvero reso la sua morte pi serena?
Forse mi sbagliavo, dopotutto, e latteggiamento di mio fratello riusciva a concedere un ultimo
momento di piacere alla sua vittima. Proprio come aveva sempre detto. Conoscevo Drake e di certo il
suo scopo principale era approfittarne per s, ma era cos sbagliato se alla fine riusciva a rendere il
passaggio meno traumatico?
Non avevo tutte le risposte e, in fondo, non mi importava.
Ora che la musica si era attutita dietro le porte del locale, i rumori della confusione erano tornati
a invadermi la testa. Io e i miei fratelli camminavamo verso le tre moto parcheggiate sul ciglio della
strada, ma un fischio, non molto distante, mi distrasse da quei pensieri. Seguii la direzione del suono e
lo riconobbi: Chad, il tizio che aveva venduto la droga ad Axel. Era appoggiato a unauto, con una
ragazza che doveva avere la stessa et di Selina. Prima di concedermi il tempo per pensarci, mi
avventai su di lui e lo colpii in pieno petto, afferrandolo per la maglietta. Lo scagliai con forza contro
lauto e la ragazza lanci un urlo, mentre i vetri si frantumavano sotto il peso di Chad.
Ehi! Sei impazzito?! Volevi ammazzarlo?! inve contro di me per difendere lamico, tentando
di sovrastare il suono dellallarme che aveva riempito la notte.
No. Sorrisi tra me e mi avvicinai a lei. Non  ancora il suo tempo.
La ragazza mi fiss, incerta se temermi o trovarmi affascinante. Innervosita dal mio gesto o
forse per sembrare pi grande, si port la sigaretta alle labbra. La afferrai tra due dita senza mai lasciare
il suo sguardo, proprio mentre faceva un lungo tiro. La ragazza toss, colta di sorpresa.
Dovresti tenere di pi alla tua salute. Gettai la sigaretta a terra, ma lei continu a fissare me,
ipnotizzata dalloscurit che si celava nella mia voce.
Quando mi voltai, grid: Stronzo alle mie spalle. Poi corse a soccorrere il suo amico, privo di
sensi sul cofano. Il mio non era stato un suggerimento, ma un ordine cui lei non si sarebbe opposta.
Non avevo idea del perch avessi agito cos. Di solito non prestavo molta attenzione alle attivit
degli umani. Forse avevo voluto sfogare sul quel ragazzo la mia frustrazione o forse qualcosa in me
stava cambiando. Qualunque cosa fosse, sentivo che quel nuovo sentimento era umano.
Perlomeno, per un po di tempo Chad avrebbe smesso di fare quel lavoro sporco.
Avviammo i motori e il rombo delle tre moto riemp la strada. Sentivo gi ladrenalina
pervadermi la testa. Mi girai verso Simon, pronto a sfidarlo, ma notai subito la sua concentrazione.
Conoscevo bene lespressione che aveva sul volto: aveva appena ricevuto un ordine. Ho il sospetto
che dovremo rimandare la nostra corsa, mi lamentai.
Simon, invece, mi rivolse un sorriso. Al contrario.  proprio quel che ci voleva. Acceler e
part sgommando, sfidandoci a seguirlo.
La posta in gioco sarebbe stata diversa, ma il divertimento, stavolta, avrebbe fatto al caso mio.
Sfrecciamo come missili sullasfalto umido, in una sfida allultimo respiro.
Correre mi faceva sentire vivo. Tutte le volte. Cos, sperai che il vento si portasse via anche
quella strana confusione.
Ero un Sotterraneo. Eseguire gli ordini era tutto ci che contava. Doveva essere cos. Accelerai
dimpulso, per marcare dentro di me quella convinzione.
Simon mi sorpass in curva. La sua Desmosedici aveva subito fatto valere i suoi cavalli,
portandolo in vantaggio. Lui e Drake avevano fatto riscaldare le gomme posteriori facendo bornout,
lasciando dietro di s unincredibile fumata bianca. Ma non sarebbe servito a tenermi lontano. Avevo
tutte le intenzioni di vincere la sfida, e non solo quella con i miei fratelli, ma anche quella con me
stesso. Sorpassai Drake e, con un colpo deciso del polso, la mia moto si sollev, esultando per la
determinazione che tentavo di rincorrere, ma che continuava a sfuggirmi.
Tra la gente, tendevamo a mantenere un profilo basso, ma quando salivamo sulle moto
quellintento cessava di esistere e il pi delle volte davamo spettacolo, facendo a gara su chi fosse il pi
spericolato nelle strade poco transitate. Lasciai che i miei fratelli mi sorpassassero, mantenendomi
dietro, mentre loro cercavano di frapporre una maggiore distanza, alleandosi per non farmi passare. Un
chiaro segnale di quanto mi temevano. Drake stava spingendo la moto oltre il limite ed era sul punto di
perderne il controllo. Avrebbe potuto usare i poteri per non andare a sbattere contro il guard rail, invece
pieg la moto per curvare a destra, sovrasterz e poi acceler al massimo ma, non riuscendo a evitare
limpatto, appoggi la mano a terra, strisciandola per rallentare, ruot lacceleratore al limite e
impenn, esultando nel ritrovare lequilibrio. Pensai di superarli nel rettilineo. Simon si era portato in
testa, ma Drake, in un tentativo di sorpasso, acceler troppo bruscamente e la moto si impenn di
scatto, poi lui lasci lacceleratore e la moto si riabbass, tranciando di netto lo specchietto di Simon,
che schizz sullasfalto. Accelerai distinto, per schivarlo con un colpo di sterzo, e il posteriore derap.
Sorrisi, perch era il mio turno. In prossimit di una curva a destra, diedi gas e mi portai in
vantaggio, approfittando della loro staccata. Io frenai al limite, al punto che la ruota posteriore si
sollev da terra. Non appena tocc di nuovo il suolo, accelerai e, per Simon e Drake, non ci fu pi
occasione di venirmi a prendere. La moto derapava a ogni curva, scivolando sotto di me. Era
incredibile quante sensazioni riuscisse a darmi.
Il rombo del motore mi riempiva la testa. In quellistante, su quellasfalto, non cera spazio per
nientaltro. Mi concentrai su quel suono, su come mi faceva sentire. Sterzai bruscamente e la moto si
impenn, ruggendo nella notte. La potenza del motore era tale che bastava una lieve spinta del polso
per farla impennare. Piegai in curva fino a sfiorare lasfalto con il gomito.
Correre mi faceva sentire potente. Invincibile. Mi faceva sentire appagato.
Spostai il peso del corpo in avanti, per alleggerire il posteriore e farlo slittare in curva e,
sovrasterzando, lasciai ai miei fratelli una fumata bianca in segno di vittoria.
Sapevo che, di l a poco, avrei dovuto fare i conti con la realt, perci tentai di sfuggirle ancora
per un po: ridussi di una marcia e, accelerando, la moto si impenn, spinta dalla potenza del motore.
Proseguii cos per un bel tratto, giocando con il polso per mantenere la ruota anteriore sollevata. Ma,
pi acceleravo, pi veloce mi inseguiva perch quella realt, cupa e tormentata, era dentro di me.
Mi aveva fatto prigioniero.
Ero un soldato, ma, in quel momento, mi sentivo solo un ostaggio.
Drake mi affianc, anche lui su una ruota sola, poi abbassammo le moto nello stesso istante,
quasi la nostra fosse una coreografia, una danza oscura.
Insieme sorpassammo una monovolume, una delle poche auto che avevamo incontrato
nellultima mezzora. Dal sedile posteriore, un bambino appoggi le mani al finestrino, osservando
affascinato la nostra folle corsa. Mi chiesi cosa stesse pensando, con linnocenza dei suoi cinque anni al
massimo... senza il peso del mondo addosso.
Poi Simon mi fece un cenno con la testa e compresi allistante.
Lauto era il suo bersaglio.
Drake si port davanti alla monovolume, mentre io e Simon ci disponevamo ai lati. Luomo alla
guida pareva confuso dalle nostre manovre, ma probabilmente pens che fossimo una banda di teppisti.
Non aveva idea che avrebbe bucato allimprovviso e che, sullasfalto bagnato, avrebbe perso il
controllo del veicolo... e la sua famiglia.
Nella notte silenziosa, il rumore delle moto riecheggiava riempiendo la strada.
Era un ordine di Simon, ma io avevo bisogno di sentire che era quello, il mio posto. Dovevo
ricordare che era quello, il mio dovere. Come lo era sempre stato. Niente cuore. Nessuna piet.
Accostai la moto allauto e con un calcio deciso colpii la ruota posteriore. Lurto fu cos
violento che la monovolume slitt, stridendo sullasfalto umido con la gomma bucata.
Luomo tent di riprenderne il controllo, ma Simon salt in piedi sul sedile della moto in corsa
e, con un balzo, piomb accovacciato sul cofano, guardando il conducente dritto negli occhi.
Poi lauto and a sbattere con ferocia, decretando la fine della sua folle corsa... e delle vite dei
passeggeri.
Dal cofano si levava una scia di fumo, la ruota anteriore che girava ancora.
Io e Drake accostammo, mentre Simon portava a termine ci che avevamo iniziato. Io avrei
dovuto tenermi fuori, ma non ero riuscito a resistere allimpulso. Quella sera, avrei voluto piegare il
mondo al mio volere, pur di sentirmi diverso. Pur di non provare quelloppressione che mi stringeva il
petto.
Sapevo che sfogarmi su quegli sconosciuti non sarebbe servito a cancellare quello che provavo
o a farmi tornare ci che ero sempre stato. Un soldato. La nera ombra del destino che porta via il
respiro. Priva di qualsiasi emozione. Proprio come in quel momento.
Non provavo niente. Perch con Gemma doveva essere diverso?
Il bambino mi fiss per un lungo istante, riscuotendomi da quei pensieri. Quando lo guardai a
mia volta, nascose il viso tra le gambe della madre, continuando a fissarmi.
Lei lo strinse a s. Aveva capito cosera appena successo, ma listinto di protezione verso il
figlio le aveva imposto di non mostrare il proprio shock, alla vista del suo corpo contorto tra le lamiere.
Un corpo che non abitava pi. Noi invece sentivamo ogni loro pi piccola emozione.
Avvicinati, Logan.
Simon si era rivolto al bambino, ma lui scosse la testa, impaurito. Mamma, perch questo
signore conosce il mio nome? replic dopo un po.
Lei gli accarezz la testa, per rassicurarlo.
Ho paura, mamma. Non mi lasciare.
La madre lo strinse a s con pi forza. Sono qui. Non ti lascer mai pi, lo rassicur.
Simon si abbass allaltezza del piccolo e gli sfior una tempia, scacciando ogni suo timore.
Dove ci porti? Il bambino sembrava aver acquistato una nuova sicurezza.
Simon sorrise, mentre i genitori li osservavano, stretti luno allaltra. In un posto bellissimo.
Anche Logan sorrise. Poi scomparvero, lasciando sullasfalto i rottami dellauto. Allinterno, tre
corpi stretti fra le lamiere, ma nessuna anima.
17
LO SFOGO
Colpii con forza la pelle dura. Ancora e ancora. Il sacco pieno di cemento oscillava sotto i miei
colpi, saltellando sulla catena, le nocche che si laceravano per la brutalit degli affondi.
Dopo lordine di esecuzione di Simon, ero tornato a casa spingendo la moto oltre ogni limite e,
quando il motore era arrivato al massimo delle sue possibilit, avevo usato i miei poteri per andare
ancora pi veloce. Avevo sfidato laria. Come il fulmine che sfugge alla tempesta, solo che la tempesta
era dentro di me.
Stranamente, la corsa non aveva soddisfatto il mio bisogno di sfogarmi.
Una volta a casa, mi ero chiuso in palestra, lunico posto in cui nemmeno la mente di Ginevra
poteva seguirmi. Avevo tolto la maglietta, avevo stretto le fasce nere attorno ai palmi e avevo iniziato a
colpire. E colpire.
Potevo sfogarmi nella mia forma eterea, ma scelsi di non farlo.
Volevo sentire la brutalit dei colpi sulla carne, per soffocare un altro tipo di emozione, pi
forte e incontrollabile. Come temevo, per, nemmeno le ferite bastavano a lenire il dolore che provavo
in fondo al petto. I tagli alle mani sanguinavano, ma sarebbero guariti in pochi istanti. Allo stesso
modo, sarei riuscito a guarire, una volta che Gemma fosse morta? Quella domanda mi assillava.
La risposta giunse da luoghi inesplorati. Quelle ferite non si sarebbero pi rimarginate.
Mentre mi preparavo ad affondare un destro, un lieve sbuffo daria mi sfior lorecchio. Schivai
il colpo e bloccai nella mia mano il pugno che Simon aveva sferrato alle mie spalle. Lo inchiodai
contro il muro in un secondo. Lui si liber e tent ancora di colpirmi. Parai i suoi attacchi, sempre pi
veloci, finch non fu il mio turno. In pochi istanti, la palestra era diventata il nostro campo di battaglia.
Non era la prima volta. Io e i miei fratelli ci allenavamo spesso per divertimento, ma quel giorno ero
mosso da tuttaltro sentimento. Non ero sicuro di saperlo definire: frustrazione, rabbia... impotenza. Un
sentimento che, per quanto veloce avessi corso, non ero riuscito a seminare. Persino i colpi che sferravo
avevano unenergia diversa, perch provenivano da una parte di me che prima non conoscevo. Anche
Simon attaccava con uninsolita ferocia, intuendo il mio bisogno.
Ci muovevamo per lenorme stanza in una danza oscura, una lotta corpo a corpo in cui la
brutalit dei colpi avrebbe ucciso il pi forte degli umani.
Persino le pareti ci facevano da palco e, di tanto in tanto, le usavamo per sfuggirci, attraverso
capriole e acrobazie di ogni genere. Usai i miei poteri e i sacchi che pendevano dal soffitto oscillarono,
letali e precisi. Simon us invece i lunghi bastoni che, ruotando, provarono a colpirmi, senza per
riuscirci. Una lotta allultimo sangue, che io non avevo intenzione di perdere. Nella sfida contro i
Msala, non potevo oppormi ma, in quella contro mio fratello, niente sarebbe riuscito a fermarmi. Mi
sentivo come un fiume in piena arginato da una diga: pronto a straripare. Le pareti si stavano crepando
e io avrei distrutto tutto ci che avrei trovato lungo la mia strada.
Provai alcune prese per tentare di afferrarlo, ma Simon le schiv abilmente, contrattaccando a
sua volta.
Puoi sempre dirmi di fermarmi, quando ne hai abbastanza, lo provocai. Simon risal
velocemente la parete per schivare il mio attacco.
Proprio adesso che iniziavo a divertirmi? Sorrise e, con unabile mossa, mi ruot attorno e
riusc ad atterrarmi. Mi hai rubato la scena, in battaglia, mi accus con un sorriso, perch sulla strada
avevo colpito lauto al suo posto.
Ruotai le gambe e mi liberai dalla sua presa, immobilizzandolo sotto il mio corpo.  stato pi
forte di me. Lo sto facendo anche adesso, se non te ne sei accorto. Lo inchiodai al muro, bloccandolo
con forza. E poi, non sono io quello che ha bisogno di cambiarsi. La sua maglietta era ridotta a
brandelli: al contrario di me, non laveva tolta prima del combattimento.
La porta della palestra si apr sbattendo e Simon ne approfitt per invertire le nostre posizioni.
La aggiunger alla lista delle cose che mi devi, proprio accanto allo specchietto di Drake, replic.
Io vi porto con me e voi vi divertite senza invitarmi? ci accus Drake con sarcasmo. Voglio
sapere chi ha vinto. Lo sfido. Qui. E adesso.
Accetto, replicai risoluto, due contro uno. Con Simon non avevo ancora finito.
Scontrarono i pugni, in segno di fratellanza.
Non ne hai ancora avute abbastanza? Simon mi colp alla spalla.
Mi stavo solo riscaldando.
Simon sorrise, per la mia tenacia o forse perch pensava che fossi riuscito a dare sfogo alla mia
rabbia. In ogni caso, dovremo rimandare. Ho appena ricevuto un lavoretto. Una mezzora al massimo
e sono da voi.
Giornata dura! Sorrisi tra me per la battuta che mi ero lasciato sfuggire.
Simon aveva ricevuto due ordini nel giro di qualche ora, ma era un ritmo che conoscevamo
bene. In realt, tutti noi eravamo abituati ad assecondare la morte ogni qualvolta ci ordinasse di portare
per lei il suo soffio gelido sulla vita di un mortale. La frequenza delle esecuzioni variava di giorno in
giorno, per ognuno di noi.
Non pi del solito, ribad lui con sarcasmo.
Quasi sempre, il dovere ci richiamava allordine pi volte al giorno, ma nessuno di noi lo
riteneva un sacrificio. Eseguire gli ordini, per un Sotterraneo, era motivo di orgoglio, una via per
lespiazione. Eppure ai periodi di attivit frenetica potevano susseguirsi giornate di totale calma, a volte
anche settimane. Nessuno di noi poteva saperlo con certezza, anche se in genere non ci lasciavano mai
troppo a lungo fermi.
Alcuni ordini li ricevevamo mesi prima, altri con solo qualche istante di anticipo. Le morti
naturali erano pi facili. Negli incidenti, invece, dovevamo programmare tutto, controllando ogni
piccolo evento che avrebbe portato la vittima alla propria fine.
Poco male, replic Drake, non avevo intenzione di combattere con voi due ridotti in queste
condizioni. Cristo santo! Siete stati in unarena di leoni? Simon, sar meglio che ti cambi o la tua
vittima penser che sei uno zombie venuto dallinferno.
Simon si guard i vestiti e rise perch per una volta Drake aveva ragione.
Risi anchio e la palestra si riemp di quel suono. Non mi aspettavo cos in fretta una resa, ma
se  cos vado a farmi una doccia.
Nessuna resa, replic Drake, indispettito. Rimettiti in forma e poi ne riparliamo.
Pi in forma di cos? Spalancai le braccia per mostrare il mio corpo allenato e assicurargli
che non lo temevo. Ero sudato, i jeans avevano qualche strappo per via della lotta e i tagli sul torace
stavano gi guarendo, ma avrei potuto batterlo con le mani legate.
Io intanto vado a vedere cosa fa la biondina, asser Drake, per provocare il fratello.
Simon si sfil la maglietta e gliela tir addosso, mentre lui spariva, con un sorrisetto sornione
sulle labbra.
In quel nuovo silenzio, Simon mi diede una pacca sulla spalla. Va meglio? mi domand, e fu
chiaro che, stavolta, la sua era stata una tacita offerta di aiuto contro i demoni che mi tormentavano.
Aveva compreso il mio bisogno di sfogarmi.
S, grazie per lo sfogo. Scontrai il pugno contro il suo prima che svanisse, richiamato al suo
dovere. Gli avevo mentito, ma lui non poteva saperlo.
Non volevo che i miei fratelli mi vedessero cos vulnerabile. Non ero mai stato un debole, ma
quel nuovo sentimento mi stava logorando.
Mi gettai un asciugamano bianco sulla spalla e lasciai la palestra.
Raggiunsi il bagno nella mia forma umana: non volevo svestirmi del corpo, nonostante fossi
certo che le sensazioni che provavo provenissero da l, che fossero umane, anche se avevano messo
radici in me. O forse temevo che nella mia forma angelica, in cui tutto era amplificato, non sarei
riuscito a sopportarle.
Aprii lacqua della doccia e mi sfilai i jeans. In pochi istanti, la stanza si riemp di vapore.
Appoggiai i palmi al muro e lasciai che lacqua mi scorresse sulla schiena.
Limmagine di Gemma nella doccia si impose con prepotenza tra i miei pensieri. Dun tratto,
ripensai a come aveva chiuso gli occhi, al modo in cui si era raccolta i capelli da un lato, mentre
lacqua le gocciolava sulla pelle... al desiderio che avevo provato.
Sapevo che non avrei dovuto spiarla, ma non ero riuscito a trattenermi.
Chiusi gli occhi e la mia visione parve divenire realt. Dun tratto, lei era proprio l, sotto la
doccia insieme a me. Le sfiorai la spalla con il naso, annusando lodore della sua pelle bagnata, cos
inebriante... feci scivolare la mano sul suo fianco e strinsi le dita sulla carne, in preda a un desiderio
sconosciuto. Combattuto dallidea di attrarla a me. Fui scosso dalla follia di quei pensieri.
Lei sollev il viso e incrociai i suoi grandi occhi scuri. Un brivido si impadron di me. Mi
sentivo senza fiato.
Due colpi batterono alla porta, risucchiandomi nella realt.
Serrai i pugni sulla parete in pietra e la colpii con il palmo, maledicendo me stesso. La roccia si
crep sotto il mio colpo.
Scrollai la testa bagnata e mi passai le mani sulla faccia.
Mi sentivo un pazzo.
Dovevo smetterla di tormentarmi.
Avrei messo a tacere quel nuovo lato di me che tentava di emergere.
Ero un soldato. E Gemma era il mio bersaglio.
18
TORMENTO
Mi lasciai sprofondare sul divano e chiusi gli occhi, vinto dalla frustrazione.
Luscita con i miei fratelli mi aveva aiutato a schiarirmi le idee. Avevo capito che il soldato era
sempre l, schiacciato dalla confusione, dovevo solo lasciargli lo spazio per combatterla.
O forse era solo unillusione e quel sentimento era pi forte di lui.
Ero solo. Sul punto di crollare.
Ginevra aveva ragione. Lo sapevo. Sapevo di non avere scelta. Il destino aveva estratto il nome
di Gemma legandolo al mio nella morte.
Allora cosa mettevo in dubbio? Era tutto tempo sprecato.
Avrei fatto quello che dovevo, nonostante tutto.
Non ero nessuno per poter decidere. A nessuno importava quello che volevo io. Qualcun altro
aveva gi deciso per me, per lei, per noi; mi costrinsi ad accettare che non ci sarebbe mai stato un
noi. Il suo destino era gi stato scritto, la sua strada segnata. E io non ne facevo parte. Adesso che
avevo finalmente trovato qualcosa per cui valeva la pena di vivere dovevo rinunciare a lei.
Pu il destino essere pi avverso e infausto?
Mancava solo un giorno, ormai.
Gemma doveva morire.
Lavrei persa per sempre. E, con lei, le sensazioni che avevo ritrovato. Sarei tornato a vivere
come un guscio vuoto, insensibile. Spento.
Rimasi disteso sul divano, al buio, dimenticandomi del tempo che scorreva inesorabilmente.
La stanza era silenziosa, tanto da permettermi di distinguere perfettamente ogni ticchettio
dellorologio appeso alla parete nellaltra camera. Scandiva il tempo rendendo ogni secondo sempre pi
pesante.
Tic-tac-tictactictac.
Persino quel suono si prendeva gioco di me, rallentando la sua corsa.
Avrei voluto perdere conoscenza, se solo fossi stato in grado di farlo, lasciare che il tempo mi
sfuggisse. Ma nemmeno un cos insignificante dettaglio mi era concesso.
Incapace di dormire, intrappolato in una forma eterea che non riuscivo pi a riconoscere, avrei
dovuto sopportare ogni minuto che mi separava dalla fine. Una fine che, iniziavo a sperare, si
affrettasse a raggiungerci.
Raggiungerci, mormorai a fior di labbra, dando voce a quel pensiero, sorprendendomi per la
naturalezza con cui avevo incluso anche me in quella fine inesorabile che avrebbe spezzato la vita di
Gemma. Non la mia. Allora perch mi sembrava che quella morte mi appartenesse?
Non riuscivo a sopportare lidea di perdere Gemma ma, se non potevo impedirlo, tanto valeva
soffocare subito quellagonia.
Avevo limpressione di essermi fossilizzato in quella posizione per un tempo infinito, quando
un delicato rumore di passi interruppe lo stato di apatia in cui ero sprofondato.
Non mi occorreva sollevare lo sguardo per scoprire chi fosse. Conoscevo perfettamente il suono
del peso di ognuno dei miei fratelli. Dal tocco morbido e sinuoso con cui la sua scarpa accarezzava il
duro pavimento in marmo, la riconobbi allistante.
Gin, sei ancora qui?
Scusa... non sopporto di vederti cos... pensi ancora a lei. Non cera traccia di dubbio nella
sua voce.
Lo hai letto nella mente?
Lho letto nei tuoi occhi.
Sollevai il volto, incrociando il suo sguardo in cerca di una spiegazione.
Ogni donna vorrebbe vedere quellespressione sul suo uomo.  talmente evidente che tu stai
pensando a lei, non  necessario leggere la mente, per capirlo.
Non posso farne a meno. Ci ho provato, ma non riesco a smettere di pensare a lei nemmeno
per un istante.
Avete appena sterminato unintera famiglia e sei in pena per una sola ragazza! Che ti prende?
Ginevra aveva ragione. Non sentivo il minimo senso di colpa per quelle persone, per quel
bambino... perch non provavo niente? Non me lo ero mai chiesto, prima. Gemma aveva messo in
dubbio tutto. Almeno, Drake si divertiva. Simon aveva Ginevra. A me cosa restava? Non avevo mai
provato nulla e adesso mi veniva imposto di rinunciare allunica persona capace di risvegliare le mie
sensazioni.
Forse ero solo un egoista. Sapevo che la sua anima sarebbe stata bene. Ma cosa ne sarebbe stato
di me? Rinunciare alle sensazioni estatiche che provavo con Gemma mi sembrava insopportabile.
Conosci le istruzioni? La voce di Ginevra era glaciale e fredda, svuotata di ogni
comprensione. Un evidente tentativo di dichiarare chiusa la questione. Non potevo fare niente per
Gemma. Non mi era stato nemmeno concesso di sottrarmi al mio dovere per non macchiarmi di quella
colpa. Non mi avevano lasciato scelta. I Msala erano stati irremovibili. Nessuno osava pronunciare il
loro nome a voce alta. Persino la terra aveva tremato al loro cospetto, durante il nostro incontro.
Mio malgrado, mi costrinsi ad annuire. Nessun altro conosceva le istruzioni, ma Ginevra poteva
leggerle direttamente nei pensieri di ognuno di noi.
Bene. Gemma uscir di casa per andare a scuola, ma trover South Main Street bloccata e sar
costretta a percorrere Station Street, fino a raggiungere Mill Pond Drive dal lato opposto, dom... tra un
po, si corresse, guardando il velo della notte oltre la finestra. Seguii il suo sguardo oltre il giardino,
inondato da unoscurit tetra e implacabile, come la belva che si nascondeva in me. Il mostro che
avrebbe preso la vita di Gemma.
Guardai per lennesima volta lorologio, in preda a unansia sconosciuta. Segnava le due di
notte. Mancavano solo cinque ore alla fine.
Sentivo la fitta al petto intensificarsi man mano che i minuti scorrevano.
Assicurati che la imbocchi e induci il camion a perdere il controllo. Per il resto, sai come deve
andare. Gemma non arriver mai a scuola, precis freddamente, come se lintera faccenda non ci
riguardasse.
Senza preavviso, fui investito dalle immagini di quel futuro imminente. Esplosero nella mia
testa, tramortendomi, sfilando davanti ai miei occhi come se le avessi gi vissute. Gemma sarebbe
uscita di casa come ogni altro giorno. Avrebbe ignorato lautobus, scegliendo di proseguire a piedi,
come le succedeva spesso, per accorgersi solo troppo tardi che lintero quartiere sarebbe stato
inaccessibile. Chiuso al traffico per un guasto alle tubature del gas. Me ne sarei occupato io stesso.
Il suo destino la attendeva da unaltra parte. Avevo ripassato tutto mille volte, come non mi era
mai successo. Gemma non sarebbe mancata allappuntamento con la morte.
Un semplice gesto della mia mano avrebbe sancito la sua condanna.
Visualizzai limmagine di quel camion senza controllo attraverso i suoi occhi. Mi sembr
perfino di percepire il suo terrore, un istante prima che la travolgesse. Alle sette in punto.
Poi lo vidi, il suo zainetto verde riverso sul cemento, i suoi vestiti chiari macchiati di sangue... e
il suo corpo, esanime, sullasfalto.
Persino cos era bellissima, come una catenina preziosa lanciata in mezzo al mare che scintilla
sprofondando lentamente tra i riflessi argentei dellacqua, attraversata dai raggi di luce che si
affievoliscono per lasciare il posto al buio. Fin quando si deposita sul fondo, per leternit. Nella mia
visione i suoi occhi erano chiusi, come quando la osservavo dormire, ma il suo cuore aveva smesso di
battere.
Gli occhi di Ginevra riflettevano la stessa freddezza che mi era sempre appartenuta.
Non possiamo scegliere ci che siamo.
Ma di quella freddezza non riuscivo a trovare traccia, quando si trattava di Gemma.
Quante vite spezzate, luna dopo laltra...
Uomini, donne, bambini... non avevo mai esitato a eseguire gli ordini, prima. Non avevo mai
messo in dubbio i miei doveri. Sapevo di essere solo una pedina nelle mani della Confraternita, privata
di ogni facolt di scegliere.
Perch con lei doveva essere cos difficile? Perch dovevo attaccarmi a qualcuno che non
potevo avere? Cosa aveva Gemma che non avessi gi visto migliaia di volte, tanto da suscitare quel
senso di colpa cui fino ad allora ero stato estraneo, quel desiderio di lei... limpulso inarrestabile di
farmi sopraffare dalle emozioni che lei e lei soltanto aveva scatenato?
Quel pensiero mi diede limpulso per reagire.
Dovevo rivederla.
Volevo stare con lei unultima volta. Non mi era forse permesso di salutarla?
Non mi era concessa unultima notte insieme a lei?
Quellunica decisione mi spettava.
Chiusi gli occhi e mi concentrai sul volto di Gemma nei miei pensieri.
Quando li riaprii, ero nella sua stanza.
Rimasi per un po di tempo ai piedi del suo letto, facendo attenzione a non svegliarla.
Iron brontol, sprofondato sul cuscino. Riusciva a percepire la mia presenza, nonostante
dormisse, ma il mio odore non lo allarmava pi tanto da svegliarlo. Sorrisi. Era stata dura, ma alla fine
la nostra amicizia si era consolidata.
Gemma si muoveva nel letto, il corpo arrotolato goffamente nel tessuto suggeriva che dormisse
sonni inquieti. Gli occhiali da lettura le erano caduti sul pavimento, insieme alla sua copia di Jane Eyre.
Doveva tenerci molto. Probabilmente laveva letta svariate volte, a giudicare dalle condizioni della
copertina. Avrei voluto mostrarle la copia che conservavo dal 1847 solo per vedere lo stupore
illuminarle gli occhi, era cos adorabile. Doveva essersi addormentata senza accorgersene. Fui tentato
di raccogliere gli occhiali, ma poi ricordai il modo in cui lavevo spaventata quando avevo fatto lo
stesso con le luci e la cornetta del telefono, sistemandola per lei. Non avevo idea di cosa mi spingesse a
proteggerla, anche in quelle piccole cose, ma era un impulso che non riuscivo a frenare.
Le pareti erano piene di immagini. Mi soffermai a esaminarle, curioso. In quasi tutte le foto
Gemma era insieme al suo amico. In altre era da sola, il sorriso in primo piano che le illuminava il
volto abbronzato dal sole destate. Doveva averle scattate lui.
Mi sfugg un grugnito per come quel Peter le stava addosso.
Quando lo avevo visto arrampicarsi alla sua finestra mi ero sentito ribollire da uno strano
sentimento.
Senza pensarci, avevo stretto i pugni e le assi in legno si erano frantumate sotto il suo peso.
Dentro di me, non avevo idea di cosa mi avesse spinto a reagire in quel modo, dun tratto non volevo
che lui salisse in camera da lei. Ma poi Gemma aveva sorriso e lui ci aveva riprovato. Allora mi ero
costretto a fuggire via, per resistere allimpulso di spezzargli il collo.
Gemma continuava a girarsi tra le lenzuola azzurre. Ogni suo movimento diffondeva nellaria il
profumo della sua pelle, inondando i miei sensi soprannaturali. Un lembo del lenzuolo si scost
allaltezza della vita, lasciando intravedere le sensuali fossette di venere sulla schiena che si
affacciavano dalla maglietta, e il mio corpo trattenne il respiro, come dotato di vita propria.
Piccole rughe le segnavano la fronte. Per un istante, sperai che dipendesse dalla mia assenza in
quel suo sogno, ma esitai ancora un po prima di raggiungerla.
Volevo godere di quellunico momento in cui lei non poteva vedere me.
Avanzai verso di lei per osservarla da vicino. Quando le fui accanto, la mano sfugg al mio
controllo e si mosse ad accarezzarle il viso, bramosa della sensazione che solo la sua pelle riusciva a
trasmettermi. Come se fosse impregnata di una sostanza con un potere esaltante. Un dolce veleno in
grado di stordirmi. Eppure la sua pelle sotto le mie dita era cos morbida... soffice... e calda.
Mi abbassai cautamente fin quando le mie labbra non sfiorarono il suo orecchio.
Sono qui, le sussurrai chiudendo gli occhi, perch qualunque cosa la tormentasse in quel
sogno si placasse. Sapevo che poteva sentirmi, solo lei avrebbe potuto farlo.
Gemma reag nello stesso istante, rilassandosi al suono della mia voce. La ruga tra le
sopracciglia si distese e il respiro torn regolare, confortato dalla mia presenza.
Non riuscivo a trovare la forza per staccare gli occhi da lei. Per quanto a lungo avessi vissuto,
non avevo mai visto una creatura tanto meravigliosa.
I suoi capelli scuri si schiudevano sul cuscino in un ventaglio ribelle, ondeggiando
sinuosamente fino alla sua spalla. Di tanto in tanto qualche morbida ciocca le sfiorava il viso e io mi
ritrovavo a studiarla, invidioso come un ladro che brama il suo tesoro. Un fascio di luna le illuminava
la pelle irradiandosi dalla nuca fino a sfiorarle la guancia, inondandola di luce argentea. La sua pelle
risplendeva come un diamante.
Dovetti far appello a tutto il mio autocontrollo per resistere allimpulso di sfiorare le sue labbra
con le mie, di assaggiare la sua pelle, tracciando il profilo del suo volto, il mio respiro caldo su di lei,
muovendomi fino al mento, al collo, scendendo fino alla spalla... sul suo seno, che sporgeva timido
dalla maglietta, troppo sottile per frenare il mio bisogno e, per un attimo, mi persi in quel desiderio. In
quel delirio, preludio alla follia.
Trovavo adorabile lespressione intensa e testarda che le riempiva gli enormi occhi scuri come
diamanti neri, quando si sforzava di studiarmi per riuscire a cogliere la natura del mio tormento.
Era come se un potere oscuro si agitasse dentro di lei, quando le stavo accanto. Un potere che
nemmeno lei riusciva a imprigionare e che ci travolgeva entrambi, scagliandoci in un luogo lontano e
inaccessibile agli altri, dove esistevamo solo noi e i nostri sguardi intrecciati indissolubilmente. Un
potere in grado di privarmi della forza per sfuggirle.
Occhi profondi e pieni di vita, brillanti come stelle, sfavillanti come lucciole nella notte... Era
troppo se chiedevo di non portarne via la luce?
Gemma...
La preoccupazione che laveva agitata si era placata, lasciando il posto a un sonno rigeneratore,
tranquillo. Per un solo istante, provai una fitta di delusione per aver cancellato linquietudine legata alla
mia assenza. Probabilmente il desiderio di me, in lei, non era cos radicato come il mio.
Gemma schiuse le labbra, agitando la testa come se avesse percepito quel pensiero e unondata
di emozione mi attravers il corpo.
Dio, come mi batte il cuore. Trasalii al suono dei miei stessi pensieri.
Io non avevo un cuore. Non pi.
Allora perch provavo quella sensazione? Come se fosse ancora l, al suo posto, pulsando al
ritmo del respiro di Gemma.
Come se volesse uscirmi dal petto e gridare il suo tormento.
Mi sentivo come se avessi lacqua alla gola, divorato dalla certezza che presto non sarei pi
riuscito a respirare. Sopraffatto da quella sensazione, inspirai profondamente, come se dovessi
affrettarmi a cogliere lultimo anelito prima di affondare nellabisso e perdere i sensi. Ma mancava
ancora qualche ora prima che il dolore mi sommergesse, spegnendo per sempre la scintilla che mi
aveva riportato in vita.
Ormai non mi sentivo pi padrone di me stesso. I pensieri vagavano alla deriva, osservando il
volto pieno di candida innocenza della creatura che avevo di fronte. La creatura che dovevo uccidere.
Pensieri confusi, incoerenti, dominati da sensazioni selvagge che non riuscivo a comprendere, che non
riuscivo a frenare...
Per quanto fosse difficile affrontare la cruda realt della stella avversa sotto cui ero nato, non
potevo anteporre le mie emozioni al destino.
In fondo, chi ero io per contestare il fato? Nessuno.
Chi era Gemma, per causarmi quel dolore?
Tutto.
La risposta giunse da luoghi inesplorati.
Per quanto ottenebrato da quelle sensazioni, io dovevo trovare la forza per combattere contro
lavversario latente che mi affliggeva, dissuadendomi dai miei doveri come uno spettro dispettoso.
Doveri che non potevo contestare. Contro cui non potevo ribellarmi.
Allora contro chi dovevo lottare per scacciare quel dolore? Contro me stesso? Improbabile,
doveva trattarsi di unentit pi forte e io non sentivo pi di esserlo. In quel momento, non riuscivo
nemmeno a tenere a bada i miei pensieri, doveva per forza trattarsi di unenergia potente, tale da
sfuggire al mio controllo. Ma, se non ne conoscevo la natura, come potevo sfidare il mio nemico e
impedirgli di offuscarmi la mente?
Mi sentivo un pazzo.
Era sempre pi difficile riuscire a oppormi a quella forza incontenibile cui non sapevo dare un
nome e che continuava a trasformarsi. Tormento... brama... desiderio di lei. Un avversario potente
quanto oscuro. Era sempre pi difficile riuscire a spiegare quel peso, quella necessit che mi premeva
contro il petto.
Dio, mi toglie ogni respiro. Ormai mi sentivo un folle divorato da quel sentimento
incomprensibile. Perch mi sento cos? Da dove nasce questa forza, questa pena? Non conosco la sua
natura, non riesco a controllarla... Eppure sento che fa parte di me, mi divora dallinterno, come un
tarlo silenzioso. Ha affondato le sue radici senza che io me ne accorgessi, senza che io potessi
fermarla. Si  radicata in me e la sento crescere ogni giorno... Percepivo la forza con cui i miei
pensieri si rincorrevano, travolti dallondata crescente di disperazione mentre sfioravo le dita di
Gemma con il dorso della mano, toccandola appena perch non si svegliasse.
Non riesco a darle un nome, ma fa male.
Possibile che sia il rimorso? No...  pi intenso...
Si tratta allora di dolore? No...  pi violento e profondo.
 forse laltra faccia del dolore, selvaggia e ardente come il fuoco?  forse questo lamore di
cui tutti parlano? Sarei in grado di riconoscerlo, se colpisse anche me con le sue frecce affilate? Non
lho mai provato sulla pelle per averne la certezza. Mai nella mia vita da mortale, men che meno
nellesistenza vuota di cui sono prigioniero da centinaia di anni.
Pu lamore colpirti allimprovviso e travolgerti come un treno in piena corsa, incapace di
fermarsi?
Pu questo sentimento essere cos devastante e bruciare come lava, annebbiare i tuoi pensieri,
senza lasciarti alcuna possibilit di scelta? Come un ladro, avido e silenzioso, si porta via il tuo cuore
e ogni parte di te, mentre tu resti immobile a osservare, inerme, spettatore di te stesso. Senza alcuna
via di fuga.
Unonda di pura emozione mi travolse e mi fu tutto pi chiaro.
Quel battito che percepivo era lei che stava nascendo nellangolo pi profondo del mio cuore,
come un fiore che si fa strada tra il ghiaccio.
I dubbi si dissolsero come nebbia, mentre mi rendevo conto che lamavo.
Amavo quella dolce creatura. E lavrei amata per sempre.
In un vile inganno del fato, solo adesso che finalmente riuscivo a dare un nome al mio
tormento, ora che sentivo di amare Gemma pi di me stesso, dovevo perderla per sempre.
Pu il destino essere pi crudele?
E pu un uomo, dopo aver conosciuto la luce, tornare nelloscurit?
Un uomo forse, ma io non lo ero. Io non avrei pi potuto cancellarla.
Sarei stato suo per sempre.
Come potevo rassegnarmi a vivere senza di lei? Dimenticarla sarebbe stato impossibile.
Sarebbe stato come cancellare me stesso. Gemma ormai faceva parte di me, come un pezzo inscindibile
del mio stesso spirito. Una volta strappato via, avrebbe lasciato una ferita incurabile.
Quale senso avrebbe avuto, allora, vivere per sempre se non avessi pi potuto vederla,
toccarla... Amarla. Avrei scambiato leternit per vivere da mortale insieme a lei, se mi fosse stato
concesso. Ma a nessuno importava ci che io desideravo. Ero un predatore per conto della morte e non
mi era concesso scegliere le prede. Dovevo solo eseguire gli ordini.
Afflitto da quella consapevolezza, compresi che tutto quello per cui avevo sempre combattuto,
tutto quello in cui avevo sempre creduto e che avevo difeso non avevano pi importanza. Percepii quel
nuovo sentimento come un vulcano che dopo secoli di inattivit sprigionava allimprovviso la sua
forza, cancellando al suo passaggio tutto ci che ero stato.
Niente aveva pi valore se non potevo avere lei.
Lunica cosa che contava era racchiusa nel piccolo corpo disteso di fronte a me. Gemma.
Guardandola, per la prima volta sentii di non essere pi solo. Ma quelleffimera sensazione era
destinata a non durare. Respirai profondamente e fui riempito dal suo profumo, lo trattenni dentro di
me fin quando la mia anima non ne fu sazia.
Avevo limpressione di conoscerla da sempre, eppure erano passate solo poche settimane dal
nostro primo incontro. Come un fulmine, il suo sguardo mi aveva lacerato il cuore, aprendo una ferita
che non si sarebbe pi rimarginata.
Mi lasciai inondare dai ricordi. Ripensare allostilit nella sua voce mi faceva sorridere, ora che
ne conoscevo le ragioni. Mi credeva impegnato con Ginevra quando io volevo solo lei... non lo sapevo
ancora, ma ero gi suo e lo sarei stato per sempre. Avevo creduto che la pena che provavo dipendesse
dallidea di dover rinunciare alle nuove sensazioni, ma mi sbagliavo. Non volevo rinunciare a lei. Il
ricordo dei brevi istanti vissuti insieme mi scald il cuore. Quelle notti, nei suoi sogni, erano solo
nostre, anche se lei non lo avrebbe mai saputo. Per la prima volta, in quelle occasioni avevo sentito di
poter essere me stesso, fino in fondo e senza riserve.
Respirai ancora una volta, profondamente.
Mi sarei mai pi sentito in quel modo, come solo lei riusciva a farmi sentire?
Libero. Appagato. Completo.
Impossibile. Come potevo sentirmi completo se una met di me mi veniva strappata via?
Perch era questo Gemma per me, la mia met, la mia Eva. Senza di lei, una parte di me
sarebbe morta per sempre.
In quellistante, un barlume illumin i miei pensieri, rischiarando come una cometa loscurit in
cui rischiavo di soccombere.
Fu allora che intravidi per la prima volta unaltra strada e realizzai il mio piano.
Non avrei dovuto sopportare lesistenza vuota che mi attendeva quando la luce di Gemma si
sarebbe spenta, perch non ci sarebbe pi stata alcuna esistenza da vivere. La morte, crudele testimone,
si era fatta beffa di noi. Il destino aveva permesso che mi innamorassi di lei. Forse anche questo era
scritto. Era inevitabile e la morte sarebbe stata doppiamente appagata. Se non potevo impedire la sua
morte, avrei cercato anche la mia. Dopo aver eseguito gli ordini e portato a termine il destino di
Gemma, avrei posto fine alla mia esistenza. Avevo deciso.
Guardai lorologio sul suo comodino.
Solo due ore e si sarebbe consumata una tragedia.
Due vite si sarebbero spezzate. Quella di unumana e quella di un Angelo disperatamente
innamorato di lei.
Non avevo molto tempo. Sarebbe stato pi facile uscire da quella stanza senza infliggermi la
sofferenza delladdio, ma il desiderio di guardarla unultima volta negli occhi, per sentire il suo
sguardo ardere sul mio, rischi di sopraffarmi.
Avrei custodito gelosamente quellultimo ricordo di lei, lo avrei sepolto in un angolo
inaccessibile del mio cuore, dove mi sarei rifugiato prima di scomparire per sempre.
Sfiorai il dorso della sua mano. Al mio tocco delicato, le sue labbra si schiusero. Le parole che
sussurrarono, quasi impercettibili, sarebbero risuonate incomprensibili a un orecchio umano, ma non al
mio, in grado di cogliere la sua vera essenza, quello che il suo inconscio tentava di comunicarmi.
Sbarrai gli occhi, decifrando il suo mormorio sommesso e tormentato.
Dove sei? Dove sei, perch non riesco a vederti? Sento che ci sei, ma non riesco a vederti.
Sentii il cuore tremare. Mi stava aspettando.
La consapevolezza che Gemma ricambiasse il mio desiderio mi riempiva lo spirito.
Ma che importanza poteva mai avere? Tra qualche istante sarebbe finito tutto.
Allora perch mi sentivo inondare di felicit?
Troppo tardi avevo scoperto nellamore un sentimento umile, in grado di nutrirsi di gioie
effimere malgrado la consapevolezza che non possano durare.
Evan...
Il sussurro ansioso di Gemma spron la mia impazienza.
Volevo starle accanto unultima volta... volevo dirle addio... Addio per sempre.
...
.
...
FINE Parte 1.